SIMON SCARROW.
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SOTTO UN UNICI IMPERO.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 13.
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Parte 2.
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Titolo originale: Brothers in Blood. 2014. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Cristiana Giotti.
2015. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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CAPITOLO DICIOTTO.
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 Quando l'esercito ritorn alla sua base di Viroconium il morale degli uomini era completamente recuperato e i soldati sembravano pervasi da una allegra spavalderia mentre varcavano le porte della fortezza dietro i loro vessilli marciando al passo. Il generale Ostorio e i suoi ufficiali cavalcavano alla testa della colonna, in scintillanti corazze e armature, con indosso immacolate tuniche scarlatte. Il presidio della fortezza era stato avvisato del ritorno del generale e tutta la guarnigione si era schierata in fila lungo le mura per applaudire i compagni vittoriosi. Gli uomini in marcia risposero al plauso con partecipazione, non vedendo l'ora di ritrovare le comodit delle loro caserme, i pasti regolari e pregustando una lunga visita alle terme nel vicus tentacolare che si trovava a breve distanza dalle mura e dal fossato della grande fortezza.
 Le unit dei legionari che erano state impiegate nella battaglia presiedevano il fronte della colonna. Dietro di loro seguivano le unit ausiliarie che erano state incaricate del rastrellamento di quanto rimaneva dell'esercito nemico. Sentendo gli indistinti applausi che provenivano davanti a loro sorrisero a malincuore per i festeggiamenti in onore dei loro compagni legionari, pur condividendo con questi ultimi il desiderio di godere delle comodit di Viroconium.
 Dietro gli ausiliari procedeva la lunga colonna di prigionieri, incatenati e legati insieme, una marea ondeggiante di disperato squallore, per lo pi uomini, ma anche donne e bambini, questi ultimi condannati a una vita di schiavit, prima ancora di avere alcuna possibilit di assaporare quella libert che, per diritto di nascita, spettava alla prole dei guerrieri della loro trib. Una coorte di cavalleria di Batavi, incaricata della loro sorveglianza, avanzava ai lati dei prigionieri per garantire che questi mantenessero il ritmo del passo e che la colonna non si sparpagliasse troppo. Per spronare chiunque cominciasse a rallentare era sufficiente una leggera spinta con la parte posteriore della lancia o una lieve pungolata con la sua punta.
 Dietro i prigionieri, ad alcune miglia di distanza dalla testa della colonna, c'era il convoglio delle salmerie, abbastanza lontano da non avere a portata d'orecchio l'entrata trionfante del generale e delle sue legioni. Davanti c'erano i mezzi su ruote dell'esercito, alcuni dei quali trasportavano l'artiglieria smontata, un insieme di baliste e di catapulte pi grandi. I carri pesanti trasportavano le granaglie e l'equipaggiamento di scorta necessario ad alimentare e rifornire l'esercito durante la marcia. Poi venivano i carri attrezzati per i chirurghi delle legioni, che portavano gli uomini ancora ricoverati per le ferite loro inferte sul campo di battaglia.
 Quelli che erano morti subito erano stati raggruppati sulle tristi pire funerarie fatte bruciare fuori dall'accampamento, mentre quelli defunti in un secondo momento erano stati seppelliti all'esterno dei campi di marcia. Le tombe erano state contrassegnate con semplici pietre incise frettolosamente con i rispettivi nomi e unit, e una breve preghiera agli di di prendersi cura delle loro anime. Anche se feriti, gli uomini nei carri erano di buon umore, grati per la generosa quantit di vino che gli veniva offerta su ordine del generale Ostorio. Molti erano gi ubriachi e l'aria calda della campagna risuonava delle stonate canzoni da marcia, brindisi e risate.
 Nella parte posteriore della colonna c'erano i civili del campo, diverse centinaia di mercanti, commercianti, ruffiani, puttane, intrattenitori, mercanti di schiavi e le rassegnate famiglie illegittime dei soldati. Secondo la legge ogni uomo del rango di centurione o di grado inferiore, non aveva il permesso di sposarsi. Tuttavia, i soldati sono creature in carne e ossa e alcuni di loro si erano legati affettivamente con donne che vivevano all'esterno delle fortezze dell'impero, dalle quali avevano avuto dei figli. Queste povere creature, rifletteva Catone, erano destinate ad arrancare dietro l'armata, facendo totale affidamento sulla magra retribuzione del soldato a cui erano legati. Se questi fosse caduto in battaglia a loro sarebbe rimasta una piccola somma nel testamento del soldato, sempre che ne avesse sottoscritto uno. In caso contrario non avrebbero avuto alcun sostegno, fino a quando la madre avesse trovato un altro uomo. Insieme a questi gruppetti familiari si trascinavano i carretti dei vari commercianti del campo, stracolmi di ninnoli, bevande e di tutti quei piccoli lussi di cui i soldati facevano incetta quando erano fuori servizio.
 Dietro la schiera dei civili, a una certa distanza, marciavano le coorti ausiliarie della retroguardia. Gli uomini della Coorte Segoviana all'inizio della marcia si erano trovati ad affrontare un terreno umido, reso ancora pi viscido dal passaggio di migliaia di stivali, zoccoli e ruote che li avevano preceduti. La terra era stata ormai asciugata dal sole, anche se non era ancora cos secca e arida da trasformarsi in una nuvola di polvere che, al passaggio di un grande esercito, si sarebbe attaccata a ogni superficie riempiendo le bocche e gli occhi di una sabbia sottile.
 Macrone e Catone marciavano a breve distanza su un fianco del convoglio delle salmerie, mentre i loro uomini erano allineati a formare un'ampia barriera su ogni lato della linea di marcia. Catone, avendo deciso di prendersi una pausa dalla sella, aveva consegnato il suo cavallo a Trace e aveva percorso a piedi il restante tragitto fino a Viroconium. Il numero di elementi della scorta si era cos ridotto che sarebbe bastato un piccolo gruppo di incursori a provocare il caos e a fuggire con il bottino ancor prima che Catone riuscisse a raggruppare gli uomini sufficienti a respingere l'attacco. Ma non c'era traccia di nemici sulla via di ritorno per Viroconium.
 Di tanto in tanto attraversavano un piccolo villaggio o un insediamento i cui abitanti superstiti si andavano a nascondere al passaggio dell'esercito. Sulla cima delle colline Catone, a volte, aveva avvistato delle figure che li osservavano da lontano. Erano perlopi dei piccoli gruppi, probabilmente dei cacciatori, e non bande di guerrieri. Non si erano mai avventurati pi vicino e fuggivano appena un cavaliere romano si volgeva nella loro direzione. La sconfitta dell'esercito di Carataco sembrava aver arrestato la voglia di combattere dei Siluri e degli Ordovici. Tuttavia, Catone era certo che se Carataco avesse alzato di nuovo il suo stendardo sarebbero stati in molti ad unirsi a lui, come era gi successo in passato dopo le precedenti sconfitte.
 Non mi dispiacer barattare una tenda e una stuoia con una bella caserma asciutta e un letto vero e proprio, disse Macrone, stringendo gli occhi per scrutare il paesaggio davanti a s alla ricerca dei primi segni di Viroconium.
 Non posso darti torto, concord Catone distrattamente. Era preoccupato per la sparizione di Carataco e per l'esigenza di scoprire l'identit della spia che Pallante aveva mandato per ucciderli. Catone riflett che l'unico vantaggio che avevano al momento era che il delatore non sapesse di essere stato scoperto da Settimio, e che questo fosse l'unico motivo per cui lo avevano lasciato in vita quando si erano appropriati del suo carro. Se l'uomo di Pallante avesse saputo chi era Settimio, lo avrebbero trovato con un coltello nella schiena, invece che con una botta in testa. Con un po' di fortuna, avrebbero scovato ed eliminato la spia nemica prima che avesse l'opportunit di fare altri danni.
 E poi c' la prospettiva di avere dei rinforzi, disse Macrone cercando di intavolare ancora la conversazione. Sar utile per rimpolpare i nostri ranghi. Sul fianco sinistro non c' quasi pi nessuno dei nostri. Speriamo che il generale abbia chiamato elementi dalla Seconda.
 All'accenno della loro vecchia legione Catone si ricord che l'unit di lite, un tempo sotto il comando di Vespasiano, si trovava ora di stanza a Isca Dumnoniorum. La legione, oltre ad occuparsi di vigilare sulle trib locali, attualmente era diventata una istituzione per quanto concerneva l'addestramento. Le nuove reclute destinate ai convogli, inviate via mare dalla Gallia, avevano ricevuto da quella legione una preparazione di base prima di essere smistate alle altre unit dell'esercito in Britannia. Catone decise che avrebbe affidato l'addestramento delle reclute destinate ai Corvi Sanguinari a un cavaliere veterano come Mirone. S, decise, se ne sarebbe occupato il decurione Mirone. Lui aveva cose pi importanti a cui dedicarsi.
 Conscio di non aver risposto immediatamente al suo amico, Catone ripet mentalmente il loro ultimo scambio di parole e si schiar la gola. Non vorrei che tu ti illudessi, Macrone. La scorta al convoglio delle salmerie e i suoi ufficiali in comando sono ancora nel libro nero del generale. Se ci saranno dei rinforzi disponibili temo che io e te saremo gli ultimi ad averli.
 Sei proprio l'emblema dell'allegria, vero?
 Puoi biasimarmi? Ostorio ha dato a noi la colpa della fuga di Carataco e puoi essere certo che ne informer Roma. Se la sua versione dei fatti fosse accettata, non sarei sorpreso se in futuro ci affidassero un comando ancor meno gratificante dello sgrosso di una latrina.
 Di nuovo nella merda, eh?, disse Macrone scherzando.
 Catone non pot fare a meno di sogghignare e Macrone gli diede una leggera pacca sulla schiena. Andiamo, ragazzo! Devi imparare a sorridere.
 Seriamente per, Macrone, in questo momento non riesco proprio a sorridere. Il nostro ritorno alla vita da soldati non  stato certo un gran successo.
 Oh, non  andata poi cos male. Abbiamo difeso Bruccium contro l'esercito di Carataco e lo abbiamo costretto a ritornare sulla collina. Nessuno pu negarcene il merito. I ragazzi che erano qui con noi sanno bene quello che abbiamo fatto.
 Catone sospir. Suppongo di s. Ma tutto questo non avr alcuna importanza per molti di quelli che torneranno a Roma. Siamo alla merc degli di, Macrone. E gli di molte volte hanno uno strano senso dell'umorismo.
 Allora potresti provare ad andare d'accordo con loro. Direi che  il momento giusto per offrire un sacrificio alla dea Fortuna. Vedila cos Catone. Al momento non c' nulla che possiamo fare in questa situazione, giusto?
  vero.
 Allora perch devi sprecare tutto questo tempo a preoccuparti cos tanto? Ti dico io cosa faremo. Stasera, appena saremo di nuovo in caserma, ce ne andremo al vicus e ci prenderemo una bella sbronza. Pagher io da bere.
 Catone riflett un attimo e poi annu. Va bene, allora. Che sbronza sia.
 Due giorni dopo Catone e Macrone stavano in piedi davanti alla piattaforma adibita alla rassegna della truppa posta all'esterno di Viroconium. La fortezza era stata ampliata per ospitare una seconda legione ed erano state costruite una serie di fortificazioni pi piccole, destinate alle unit ausiliare aggregate all'esercito per le campagne contro le trib di montagna. Davanti ai due ufficiali si estendeva l'area adibita all'addestramento, un ampio rettangolo che i genieri dell'esercito avevano sgomberato due anni prima, quando era stata costruita la fortezza. Gli uomini destinati alla scorta, i cui ranghi erano stati integrati con i rimpiazzi, erano disposti in fila di fronte ai loro comandanti.
 Con Carataco tuttora in libert, il generale non aveva ancora dato ordine agli uomini di sparpagliarsi e la vessillazione della Nona Legione era stata aggregata alle caserme gi affollate all'interno della fortezza. Nonostante le vittime della recente battaglia, l'arrivo di una colonna di rimpiazzi aveva fatto s che alcune coorti di legionari fossero assegnate alle fortificazioni pi piccole. Per questo motivo, e per la remota eventualit che l'esercito potesse mettersi in marcia per combattere ancora, la scorta del convoglio delle salmerie era stata tenuta a disposizione per l'evenienza, e i legionari e i Traci condividevano una fortificazione collocata all'estremit del campo di addestramento rispetto alla fortezza principale.
 Catone, volendo prendere le distanze dal generale Ostorio, aveva accettato di buon grado questa soluzione. La sistemazione andava a genio anche agli uomini che, a causa delle perdite subite, si trovavano a disporre di un sacco di spazio all'interno della fortificazione. Tuttavia, il lusso di quello spazio dur poco quando alle due unit furono assegnate nuove reclute per rinforzare i ranghi ormai ridotti. Poco pi di duecento uomini per Macrone e centocinquanta Batavi per Catone, oltre a duecento cavalli. Non abbastanza per rimettere in sesto la forza al completo ma meglio di niente. Come era d'abitudine, i centurioni anziani della Prima Coorte di ogni legione avevano diritto alla prima scelta poi, in ordine di anzianit, toccava ai comandanti delle restanti coorti scegliere i propri rimpiazzi. Ma quando fu il suo turno, Macrone non fu affatto contento degli uomini che erano rimasti.
 Non sembrano cos notevoli quanto mi erano parsi a Bruccium, comment.
 Catone scrut i ranghi prima di rispondere. I nuovi legionari sembravano presentarsi bene con indosso il loro nuovo equipaggiamento. Gli elmi brillavano e non erano ancora segnati da tutte quelle piccole ammaccature, graffi e altre imperfezioni che caratterizzavano i copricapo dei veterani appena tornati da una campagna. Lo stesso valeva per gli scudi. N, tantomeno, i cinturoni e i foderi delle spade erano personalizzati come quelli dei loro commilitoni pi esperti, e le semplici finiture in pelle e ottone erano appena uscite dalle armerie della Gallia. La maggior parte degli uomini aveva gi ricevuto un addestramento di massima appena erano approdati a Isca Dumnoniorum, ma sarebbe servito molto altro lavoro prima di poterli schierare accanto ai veterani delle due coorti.
 Diamo un'occhiata pi da vicino, decise Catone.
 Camminarono avanti e indietro fino alla fine della fila dei legionari di prim'ordine e poi iniziarono a procedere lentamente lungo la linea. Macrone aveva intenzione di permettere ai veterani di rimanere nel loro gruppo precedente, formato da otto uomini, e di aggiungere a loro i nuovi arrivati. Essendo un ufficiale che veniva dalla gavetta sapeva bene quanto fosse importante trovarsi in un gruppo di uomini affiatati abituati a vivere insieme e a lottare uno al fianco dell'altro. Ma Catone non era d'accordo e ordin che i veterani formassero il nucleo portante dal quale ricostituire le centurie della Quarta Coorte, trasmettendo ai nuovi arrivati tutta la loro esperienza. C'erano di nuovo sei centurie nella coorte, anche se i ranghi erano ancora sottodimensionati, ed era stato necessario promuovere un certo numero di uomini al grado di optio, oltre a dover promuovere quattro optiones gi in carica al centurionato. La presenza di uomini inesperti avrebbe aumentato le difficolt della coorte e Macrone avrebbe dovuto lavorare sodo per addestrarli e per portare l'unit a combattere insieme con solerzia, un compito che era per impaziente di assolvere. La parata del giorno era stata la prima presentazione formale delle reclute ai loro nuovi comandanti e l'occhio esperto di Macrone esaminava ogni uomo mentre li passavano in rassegna. Di tanto in tanto i due ufficiali si fermavano a esaminare nel dettaglio una delle nuove, giovani reclute.
 Tu!, url Macrone, spingendo la punta del suo bastone di vite contro un uomo. Il nome?.
 L'alto e snello legionario present il suo giavellotto e scatt sull'attenti. Catone osserv con approvazione che il giovane si era presentato nel modo corretto.
 Legionario Gneo Loreno, signore!.
 Da dove vieni?, chiese Macrone.
 Massilia, signore.
 Anni?
 Diciannove, signore.
 Balle! Non sembri tanto grande da poterti radere.
 La recluta fece l'errore di rivolgere il viso verso Macrone con aria sorpresa.
 Cosa cazzo mi guardi! Guarda dritto davanti a te!.
 S, signore! Chiedo scusa, signore.
 E non chiedere nemmeno scusa, cazzo! Sei in parata, non alla fottuta festa campestre di un attore effeminato!.
 S, signore. La recluta commise il suo secondo errore non controllando un sorriso al commento di Macrone.
 Veloce come un lampo Macrone si avvicin all'uomo tanto che i loro volti si trovarono molto vicini. La differenza di altezza fece s che il centurione dovesse inclinare la testa all'indietro per guardare negli occhi la recluta.
 Ti faccio ridere, legionario Loreno?, ringhi.
 No, signore.
 Allora cazzo, stai dicendo che non ho senso dell'umorismo?  cos?
 No, signore.
 Allora stai ridendo di me, Loreno!  questo? Ti stai maledettamente prendendo gioco di me, grandissimo scolo di piscio?.
 Ancora una volta lo sguardo dell'uomo si indirizz verso il suo superiore e Macrone spinse il bastone di vite con forza contro la veste di maglia metallica della recluta. guarda avanti! Ti ho chiesto se ti stai prendendo gioco di me!.
 N-no, signore, sussult la recluta.
 Non ti credo. Optio!. Macrone si rivolse al superiore della recluta. Legionario Loreno. Tenuta di lavoro. Cinque giorni!.
 S, signore!. L'optio scrisse una nota veloce sulla sua tavoletta cerata.
 Catone era rimasto in piedi impassibile durante lo scambio di battute. In quel momento ricord il duro trattamento a cui era stato sottoposto quando si era aggregato per la prima volta alla Seconda Legione. Quello che giustamente veniva soprannominato centurione Bestia, aveva reso la sua vita un inferno e Catone mentalmente si sent mancare, ripensando al terrore che quell'istruttore gli aveva inculcato. Allora aveva creduto che Bestia fosse un mostro crudele, ma ormai da tempo aveva imparato a capire quale fosse il vero scopo del duro trattamento riservato durante l'addestramento. I soldati dovevano mantenere il sangue freddo in tutte le situazioni. Dovevano essere disciplinati sia nei confronti di se stessi che verso gli altri. Questo processo iniziava sul campo di addestramento, dove gli uomini imparavano a guardare dritto davanti a s, rispondendo direttamente e senza farsi turbare. Si concludeva poi quando riuscivano ad affrontare un nemico in battaglia con freddezza e distacco, tenendo a bada l'istinto e riponendo la massima fiducia nella propria formazione.
 Macrone continu a camminare lungo la fila, con Catone accanto che manteneva il suo passo. Altri uomini ricevettero un analogo trattamento prima che Macrone desse le consegne agli ufficiali per dare inizio alle esercitazioni mattutine. Appena la Prima Centuria inizi a marciare e si allontan con passo pesante, Macrone si rivolse al suo amico sfregandosi le mani con allegria.
 Ah! Non ho perso il mio smalto. Riesco ancora a metterli sotto pressione.
 Gi. Ma pensavo che l'obiettivo fosse addestrarli, non terrorizzarli.
 Si riprenderanno in fretta, appena smetteranno di cacarsi addosso. Proprio come i vecchi tempi, eh? Questo significa arruolarsi. Non c' nulla di simile! Ogni esercitazione  in realt una battaglia senza spargimento di sangue e ogni battaglia un'esercitazione cruenta.
 Catone sorrise con indulgenza. Questo era l'ideale di Macrone. L'opportunit di trasformare uomini in soldati duri e disciplinati lo riempiva d'orgoglio e lo faceva sentire realizzato. Ci che sembrava cos facile per Macrone era invece un compito oneroso per Catone. Si sentiva ancora impacciato nell'urlare insulti in faccia ai soldati di primo pelo e ringrazi gli di per essere stato promosso a un rango che lo metteva al di sopra di tali compiti.
 I rimpiazzi assegnati alla Seconda Tracia presentavano anche un altro tipo di problema. Erano quasi tutti provenienti dalla Batavia e erano gi dei cavalieri e combattenti esperti. Alti, di corporatura robusta e perlopi biondi, il loro aspetto era in netto contrasto con quello dei Traci scuri di capelli, che avevano dato origine alla prima unit. I Batavi avrebbero dovuto accettare le usanze dei loro compagni. I Corvi Sanguinari avevano una reputazione conquistata con ferocia e avevano curato un'immagine che li faceva sembrare pi un gruppo di cavalleria irregolare che una consolidata unit dell'esercito romano. Erano al servizio di Catone da tanto tempo e lui desiderava che continuassero a comportarsi cos bene.
 Quando inizi l'ispezione dei cavalieri in piedi accanto ai loro destrieri, il contrasto tra i Batavi e i Traci lo preoccup. Si ferm davanti al primo dei decurioni, un uomo con una cicatrice e il volto pieno di rughe. Era chiaramente un veterano dei combattimenti, e dal suo aspetto sembrava non averli vinti tutti.
 Qual  il tuo nome?
 Decurione Avergo.
 Avergo? Questo  tutto?
 S, signore. Questo  il nome che mi  stato dato quando sono nato. Non ho mai avuto motivo di cambiarlo. Il latino dell'uomo era buono nonostante l'accento e, come molti della sua razza, era abituato a parlare a voce pi alta del necessario. Una buona caratteristica per un soldato, ma un po' logorante da un punto di vista sociale, temette Catone.
 Lanci un'occhiata a Macrone. Per gli ausiliari con origini non romane era usanza adottare un nome romano durante l'arruolamento, tanto pi che la cittadinanza romana veniva concessa quando il soldato terminava il suo periodo di servizio nell'esercito. La scelta di mantenere il suo nome tribale poteva significare che il decurione era orgoglioso del suo retaggio oppure che disprezzava le usanze romane. Catone decise che avrebbe dovuto tenere d'occhio Avergo.
 Avergo, molti di questi uomini sono stati reclutati insieme a te?
 S, signore. Stessa trib. Un villaggio sulle rive del Reno vicino Mogontiacum. L'intero contingente viene da quell'insediamento.
 Quanti sono a parlare latino?.
 Avergo riflett un attimo prima di rispondere. La maggior parte dei ragazzi del villaggio lo parla facilmente. Quelli dei poderi limitrofi, no.
 Capisco. Cosa mi dici di te? Tu lo parli abbastanza bene.
 Mio padre  un commerciante di pellicce, signore. Fornisce la locale guarnigione sul Reno. Quando ero piccolo ho passato pi tempo nelle fortezze romane che a casa.
 Allora ti nominer insegnante di lingua per le nuove reclute. Il decurione Mirone ti fornir l'elenco dei comandi e dei termini essenziali. Almeno questi devono apprenderli subito. Il resto potrai insegnarglielo quando saranno pronti.
 Le folte sopracciglia di Avergo si aggrottarono.
 Problemi?
 No, signore. S, signore. Non sono propriamente un insegnante.
 Fa lo stesso, disse Macrone. Perch questo  un esercito, non una cazzo di scuola. Il prefetto ti ha dato un ordine e tu devi scattare. Capito?
 S, centurione.
 Catone annu. Bene.
 Poi si incammin senza fermarsi a brutalizzare nessun altro dei nuovi arrivati, perch era assolutamente inutile urlare a un uomo che non capiva una parola di quanto gli veniva detto. Quando raggiunse il decurione Mirone, parl con tono esitante.
 Le nuove leve sembrano avere la stoffa per diventare dei validi elementi.
 S, signore. Riusciranno a fare bene, appena saranno addestrati a dovere. Col tempo sapranno meritarsi l'onore di far parte dei Corvi Sanguinari.
 Catone sorrise. Assicurati che loro capiscano che  un nome di cui essere orgogliosi. Procedi, decurione Mirone.
 Si scambiarono il saluto e Mirone si volt e ritorn dagli uomini. Ufficiali! Con me.
 Catone annu con soddisfazione. Mirone sapeva il fatto suo e poteva fidarsi di demandare a lui l'addestramento. Si rivolse a Macrone.
 Vieni con me.
 Si allontanarono dalle due formazioni non appena gli ufficiali urlarono gli ordini per dare inizio alle manovre di addestramento degli uomini: formazione di sfondamento, pratica delle armi ed esercizi di forza e resistenza. Catone sal a grandi passi la rampa che portava alla pedana per la rassegna e guard gli uomini e i cavalli del distaccamento della scorta prima di rivolgere la sua attenzione a Macrone.
 Le voci che provengono dal quartier generale riferiscono che il generale ha dato l'ordine di interrompere l'interrogatorio dei civili del campo e di rilasciarli.
 Era ora. Dagli interrogatori si  saputo qualcosa di nuovo?
 Niente. Chiunque abbia aiutato Carataco a scappare  uno dei nostri.
 Macrone fece schioccare le nocche. Sei proprio certo che sia opera della spia di Pallante, vero?.
 Catone annu. Sembra avere senso. Visto quanto ci ha riferito Settimio.
 E tu hai fiducia in lui?
 Non senza riserve.  figlio di suo padre, dopo tutto. Ma la fuga di Carataco  la prova di ci che ha detto sull'intenzione di Pallante di rendere ingovernabile la provincia e distruggere il consenso per Claudio l a Roma.
 Macrone annu. Ma possono accadere cose ben peggiori. Per noi.
 Esatto, sospir Catone. A quanto pare, grazie ai nostri rapporti con Narciso, faremmo meglio a guardarci le spalle. Siamo stati proprio fortunati....
 Proprio fortunati.
 La sera successiva il generale Ostorio convoc i suoi ufficiali nel quartier generale per fornire loro dei ragguagli, il primo incontro di questo tipo dopo molti giorni. Il pretorio era una enorme struttura a graticcio che dominava gli altri grandi edifici raggruppati al centro della fortezza: i granai, gli alloggi dei tribuni, l'armeria, l'ospedale e le stalle per i cavalli degli ufficiali e degli esploratori della Ventesima Legione. Era appena prima del tramonto e una luce mielata attraversava in modo obliquo la fortezza, gettando lunghe ombre sulla strada che si stagliava davanti a Macrone e Catone mentre si avvicinavano all'ingresso ad arco.
 Furono circondati dai rumori sommessi dell'accampamento, dove gli uomini avevano terminato i loro compiti e iniziato a preparare i pasti serali. Quelli che avevano ottenuto un permesso non vedevano l'ora di raggiungere i piaceri del vicus tentacolare attraversando il paesaggio collinare situato a breve distanza dalle mura di Viroconium. Dopo le fatiche della campagna, l'esercito era lieto di scivolare nella tranquilla routine della vita della guarnigione e un senso di benessere perme tutta la fortezza.
 Macrone respir l'odore forte che proveniva dai fuochi della cucina e sorrise con soddisfazione. Nella vita non c' niente di meglio.
 La fronte di Catone si corrug per un attimo. Davvero? Veramente io avevo sperato in qualcosa di meglio. Avrei fatto volentieri a meno del disonore del generale per la fuga di Carataco, che non  avvenuta affatto per colpa mia. Abbiamo un nemico astuto a piede libero e mi piacerebbe che non ci dovessimo preoccupare di un assassino inviato da Roma per farci fuori. In questo momento vorrei soltanto essere lontano da qui, al sicuro fra le braccia di mia moglie.
 Macrone rise sotto i baffi. Ci scommetto.
 Prima che Macrone parlasse ancora, camminarono per un po' in silenzio. Mi riferivo solo a questo preciso momento, Catone. Parlavo solo di adesso. Metti tutto il resto da parte e dimmi che questo profumo non  buono.
 A qualche passo di distanza, poco pi avanti, uno degli schiavi del generale camminava con due dei cani da caccia del suo padrone. Uno di loro si ferm improvvisamente, proprio davanti a Catone, e si curv per defecare. Catone non pot fare a meno di sorridere mentre annuiva verso il cane. Questo riassume la situazione dal mio punto di vista.
 Porca puttana, url Macrone, poi fece un respiro profondo e url allo schiavo: Ohi! Pulisci, hai sentito?.
 Lo schiavo si volt ansioso e chin la testa. S, signore. Certo, signore.
 Entrarono e attraversarono il cortile, superando le porte aperte verso lo spazio fresco e ombreggiato della sala principale. La maggior parte degli ufficiali era gi arrivata e aveva preso posto sulle panche disposte in fondo davanti alla pedana. Catone vide il prefetto Orazio seduto su una delle panche. Si ferm, ma prima che potesse cambiare direzione, Orazio si guard intorno, e lo chiam.
 Qui, Catone. C' abbastanza spazio. Anche tu, centurione Macrone.
 Non c'era scelta e Catone e Macrone accettarono l'invito. Orazio si spost, facendo loro posto. Come si stanno comportando i nuovi Batavi?.
 Catone scroll le spalle. Sono buoni cavalieri, ma un po' lenti ad adattarsi alle nostre tattiche. Impareranno abbastanza in fretta se avranno a che fare con il decurione Mirone.
 Batavi del cazzo, disse Orazio con empatia. Ho avuto anch'io a che fare con loro. Loro e gli Ispani si detestano. Negli ultimi due giorni ho avuto tre scontri, e uno dei miei uomini ha avuto il cranio spaccato. Il chirurgo dice che sar fortunato a non uscirne stupido. Non si pu dire lo stesso di molti Batavi, eh? E tu cosa mi dici, Macrone?
 I rinforzi sono per lo pi dei novellini, signore. Ma far in modo che siano pronti abbastanza presto.
 Meglio cos. Con Carataco ancora in libert potremmo dover riprendere la marcia prima della fine dell'estate. Orazio abbass la voce e si avvicin. Si pensa che per allora il generale sar andato.
 Catone non parl ma sollev un sopracciglio.
 Voci dicono che  malato.  stato a letto per giorni.  il motivo per cui non ci sono stati ordini o indicazioni di nessun tipo.
 Malato?. Macrone volse lo sguardo verso la pedana come se si aspettasse di vedere il generale da un momento all'altro. Malato di cosa?.
 Orazio si accigli. Che sono io? Un fottuto chirurgo? Ho solo ripetuto quello che ho sentito dire. Ma sapete com'. Per ha la pelle dura. Deve essere stato qualcosa di serio per tenere Ostorio a letto. Tuttavia, Catone, per quel che vale, per me non sei responsabile della fuga di Carataco. Poteva succedere a chiunque avesse l'ordine di sorvegliarlo.
 Grazie.
 Per, se quell'incarico fosse toccato a me, avrei raddoppiato il numero delle guardie che avevi disposto tu. Non era il caso di rischiare, eh?.
 Catone si sforz di controllare la sua irritazione per quel rimprovero e rispose con voce piatta. Ritengo di no.
 Si guard intorno per interrompere ogni contatto visivo con Orazio, e vide che stavano arrivando gli ultimi ufficiali che raggiungevano gli altri obbligati a rimanere in piedi, dato che tutte le panche erano occupate. Un attimo dopo il prefetto del campo avanz sulla pedana e url l'annuncio: Ufficiale comandante presente!.
 Appena gli uomini seduti si alzarono per mettersi sull'attenti si ud un improvviso frastuono provocato dallo strascinio degli stivali sul terreno, poi un attimo di silenzio e il suono di passi vacillanti echeggi nella sala. Con la coda dell'occhio Catone vide il generale che si faceva strada di lato, accompagnato da un giovane nativo piuttosto alto, che indossava un mantello finemente intessuto. Ostorio fece cenno al membro della trib di stare l di fianco e poi sal i tre gradini per raggiungere la pedana. Il generale sembrava ancora pi emaciato del solito e la sua pelle aveva assunto un pallore terreo. Catone pens che con quella tunica riccamente ricamata e la corazza di pelle lucidata, sembrava una tartaruga decrepita nel suo guscio.
 Il generale attese qualche istante e poi si rivolse agli ufficiali che aveva di fronte, facendo scorrere la lingua sulle labbra per inumidirle. Si schiar la gola e inizi a parlare.
 Signori, sono latore di brutte notizie. Questo pomeriggio ho ricevuto un messaggero dalla regina Cartimandua dei Briganti. Fece un gesto con la mano verso il nativo in piedi l accanto. La nostra alleata ci informa che Carataco ha fatto la sua apparizione a Isurium, la capitale del territorio della sua trib. Ora  sotto la protezione del consorte della regina, Venuzio, il quale ha chiesto che a Carataco sia data la possibilit di perorare la sua causa davanti alle trib della confederazione dei Briganti riunite in assemblea.
 Ostorio si interruppe appena gli ufficiali cominciarono a mostrare la loro agitazione.
 Cazzo di Giove, bofonchi Macrone. Questo susciter un vespaio.
 Appena ebbe nuovamente l'attenzione degli uomini il generale continu. Devo purtroppo avvertirvi che se Carataco otterr ci che vuole potrebbe fomentare tutto i territori del Nord contro di noi. Sappiamo che  un abile oratore e se riuscir a influenzare abbastanza quelle teste calde dei comandanti dei Briganti, allora l'autorit di Cartimandua andr in frantumi, Venuzio diventer il nuovo capo del suo popolo e Carataco avr alle spalle un esercito potente per riprendere la guerra contro di noi. Pessimo tempismo. I nostri uomini devono ancora riprendersi dalle ferite della campagna sulle montagne. Abbiamo subito pesanti perdite e anche se abbiamo avuto alcuni rimpiazzi le reclute non sono esperte. I Briganti sono pi numerosi di noi con un rapporto di almeno due a uno. Se dovr contrastare la nuova minaccia, allora lascer i territori a ovest quasi senza deifese. Tutte le vittorie che abbiamo riportato finora potrebbero essere vane se i Siluri e gli Ordovici decidessero di trarre vantaggio dalla situazione. Ci troveremo a sostenere una guerra su due fronti. Prima sar obbligato a occuparmi dei Briganti, e poi potremo dover riconquistare ogni territorio perso con le trib di montagna.
 Partendo dal presupposto che batteremo i Briganti, sussurr Catone.
 Macrone stava ascoltando il suo amico solo in parte. Osservava il generale, le cui ultime parole sembravano impastate. Non ci posso credere. Il vecchio  ubriaco....
 Catone si volt a guardare e si accorse che Ostorio barcollava leggermente, le parole si spezzavano in modo incoerente nella gola mentre un lato della bocca sembrava storcersi verso il basso: il generale barcoll indietro, inciamp e cadde dalla pedana con un tonfo. In un attimo il prefetto del campo percorse gli scalini e si precipit al fianco del suo superiore. Alcuni ufficiali erano gi in piedi, incluso Catone, il quale cap subito che il generale non era ubriaco e si rivolse a uno dei centurioni che si trovavano pi vicino all'ingresso della sala.
 Chiama il medico! Vai!, grid nell'allarmato frastuono.
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CAPITOLO DICIANNOVE.
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 Pensavo che avremmo dovuto fare quattro chiacchiere in santa pace con Settimio, disse Macrone sedendosi sulla sedia di fronte alla scrittoio di Catone. All'esterno del modesto quartier generale del fortino del distaccamento della scorta era calata l'oscurit e l'ufficio del prefetto era illuminato da due lampade a olio a stelo. Tutto intorno al bagliore delle fiamme stava gi volteggiando un nugolo di insetti. Dov'?.
 Catone scroll le spalle.  appena suonata soltanto la prima ora. Diamogli una possibilit, Macrone.
 Macrone bofonchi sottovoce mentre si appoggiava al muro incrociando le braccia. Hai notizie di Ostorio?.
 Era trascorso un giorno da quando il generale era caduto durante il discorso. Non era stato dato alcun annuncio ufficiale ma giravano le voci pi disparate nell'esercito, da stravizi nel bere a una morte improvvisa per il veleno somministrato da una spia di Carataco. Catone aveva scoperto da solo la verit, semplicemente recandosi al quartier generale e chiedendo informazioni.
  vivo. Secondo il prefetto del campo il chirurgo dice che ha avuto una sorta di convulsione. Ha perso il controllo del lato sinistro del corpo e ora  farneticante.
 Si riprender?
 Il chirurgo non lo sa. Sta curando Ostorio con alcuni intrugli orientali e ha sacrificato un galletto ad Asclepio. Sperando che serva a qualcosa.
 Macrone si accigli, non era mai troppo contento quando il suo amico metteva in dubbio l'operato degli di. Secondo Macrone era un gioco troppo pericoloso. Anche se non aveva mai avuto prova della loro esistenza, riteneva pi prudente pagare agli di quanto dovuto, tanto per essere sicuri. Si schiar la gola leggermente.
 Credi che il vecchio si riprender?
 Come hai detto, Macrone,  anziano.  quel tipo di malattia che non garantisce una guarigione. Catone incroci le mani e fiss la porta. Questa campagna lo ha logorato.  in guerra contro Carataco e i suoi alleati da quando, cinque anni fa,  diventato governatore, questo doveva essere il suo ultimo incarico prima di ritirarsi dalla vita pubblica. Credo che la prospettiva che Carataco ricominci la guerra su un nuovo fronte lo abbia distrutto. Anche se dovesse riprendersi, dubito che sar in grado di comandare l'esercito per un'altra campagna di una intera stagione.
 Cosa succeder allora? Chi prender il suo posto?
 Il legato pi anziano  Quintato. Sar lui a comandare fino a quando il generale guarir.
 Quintato. Mi hai detto che pensavi ci fosse lui dietro la nostra assegnazione a Bruccium e che credevi lo avesse fatto per cercare di liberarsi di noi.
 Catone annu. Anche se Quintato aveva detto che non li avrebbe danneggiati Catone non si fidava di lui.
 Merda. Adesso avr di nuovo mano libera per provarci ancora.
 Calma. Dovremo cercare di tenerci fuori da tutto questo. Non dobbiamo dargli nessun motivo di trovarci in difetto. A proposito, come stanno andando i nuovi uomini?
 Potrei essere stato un po' frettoloso nel mio giudizio su di loro. Imparano in fretta. Per la maggior parte sono un buon gruppo di ragazzi. Ma ce n' sempre qualcuno che non riesce ancora a prendere un giavellotto dall'impugnatura. Vedr che posso fare per farli trasferire al personale del quartiermastro, e preservare gli altri ragazzi dalla loro presenza.
 Potrebbe essere un'arma a doppio taglio. Chiss quali danni potrebbero causare avendo accesso alle razioni e alle attrezzature dell'esercito. Cosa mi dici dei Batavi?.
 Macrone si gratt la mascella ispida. Mirone dice che sono dei bravi uomini. Per, ci vorr ancora un po' prima che diventino dei buoni soldati. E c' ancora molta tensione tra loro e i Traci, che minaccia di esplodere da un momento all'altro. Ho detto a Mirone di rimetterli in riga e risolvere la cosa. Forse dovremmo minacciare i Batavi di spedirli a lavorare nelle botteghe del quartiermastro. Sai come sono fatti. Preferirebbero camminare sul fuoco piuttosto che imparare a leggere, scrivere e a far di conto.
 Sentirono dei passi avvicinarsi nel corridoio esterno e un colpo alla porta prima che questa si aprisse e Trace infilasse la testa nell'ufficio. Quel mercante di vini  di nuovo qui, signore. Dice che volevi vederlo per ordinare altre scorte.
 Va bene. Fallo entrare.
 Trace esit sulla porta. Signore, se vuoi posso occuparmi io di lui.
 Catone lo guard con occhi decisi. Nel normale corso degli eventi un ufficiale del suo rango avrebbe infatti affidato l'acquisto delle scorte personali al suo attendente. Ma Catone aveva bisogno di una copertura per incontrare Settimio. Se il tracio avesse avuto l'impressione che il suo superiore non si fidava di lui sarebbe stato un brutto affare. Non fare ancora domande, Trace. Fai entrare il mercante e poi prepara da mangiare per me e il centurione.
 S, signore.
 La porta si chiuse dietro il servitore e Macrone fece schioccare la lingua. Prima o poi qualcuno si far delle domande sulle visite di Settimio. E lui non semplifica le cose essendo testimone della fuga, e poi  ancora poco conosciuto nell'accampamento. Sembra sospetto.
 Non c' possibilit di aiutarlo. Se andassi io stesso nel vicus ad acquistare il vino direttamente da Settimio, la cosa sembrerebbe ancora pi strana di lui che viene qui da me.
 Macrone scroll le spalle.
 Si sentirono di nuovo dei passi avvicinarsi, Trace apr la porta per far entrare Settimio e la richiuse dietro di s senza proferire parola, ma con uno sguardo di rimprovero.
 Settimio portava sotto ogni braccio una giara e chin la testa prima di salutare calorosamente il suo cliente. Onorevole prefetto,  un piacere fare ancora affari con te. Ho portato due assaggi delle ultime scorte che avevo prima di arrivare a Viroconium.
 Appena il rumore dei passi di Trace si attut smise di recitare, appoggi le giare accanto a uno sgabello e si sedette. Macrone indic subito il vino. Se vogliamo rendere credibile la tua copertura, penso che dovremmo provare la qualit della merce.
 Settimio annu. Molto saggio, e per rendere credibile la mia copertura, credo che tu dovresti pagarmi il vino. Un denario per ogni giara.
 Cosa?. Macrone fece finta di offendersi. Vuoi trarre profitto da un collega?
 Perch no? Tutto ci che una spia imperiale pu fare per attenuare i sacrifici dei suoi servizi  semplicemente un atto di patriottismo.
  piuttosto quello che si chiama affarismo, no?.
 Settimio scroll le spalle e porse la mano. Con una bestemmia Macrone mise mano alla borsa, ne estrasse una moneta d'argento e la lanci a Settimio prima di prendersi da solo la giara e di rivolgersi a Catone. Le coppe?
 Sulla mensola. Laggi.
 Macrone and a prendere le coppe in ceramica di Samo e vers per s e Catone una dose generosa prima di mescere a malincuore mezza coppa per Settimio. Quest'ultimo prese un sorso veloce e poi parl.
 Una vicenda spiacevole, disse serio. La malattia del governatore non aiuta la nostra causa.
 Macrone gli lanci uno sguardo cinico. La nostra causa?.
 Settimio ricambi lo sguardo. La mia causa. La mia principale causa. La causa dell'imperatore. La causa di Roma. E quindi la tua causa. Sei contento adesso?.
 Sul volto di Macrone balen un sorriso. Di tanto in tanto aiuta sentirselo ricordare.
 La spia imperiale si rivolse a Catone. Sai che tutto questo significa che Quintato assumer temporaneamente il comando.
 Questo l'avevo capito da solo.
 Settimio ignor la battuta. Non mi fido del legato. Ha dato prova di essere vicino all'altra parte, anche se in realt non  un spia di Pallante. La situazione  gi abbastanza pericolosa con Carataco a piede libero tra i Briganti. Con Quintato al comando dell'esercito non si pu prevedere quello che potrebbe decidere di fare pur di sabotare la nostra posizione.
 Macrone sbuff. Stai forse dicendo che un legato romano sacrificherebbe deliberatamente i suoi uomini per soddisfare i capricci di un liberto imperiale?.
 Settimio lo fulmin con lo sguardo. Questo  quello che succede a Roma, centurione. E riguarda chi siede sul trono e chi gli sta accanto. Tutto quello che succede nel resto dell'impero dipende da questa essenziale verit.
 Io credo che tu ci abbia preso in giro per troppo tempo, replic Macrone freddamente. Mi stupisce il fatto che tu e quelli come te sopravvalutiate il vostro ruolo in questo mondo. Le vostre lotte sono di scarso interesse per noi. Ci troviamo a dover affrontare dei pericoli molto pi imminenti, come ad esempio tenere i barbari al loro posto.
 Settimio lo fiss di nuovo e poi rise. Sei impagabile, Macrone! Davvero credi che  cos che funziona il mondo? Pensi davvero che voi soldati abbiate tutta questa importanza e credete davvero di poter determinare il futuro dei potenti?
 Visto quello che succede, s. Macrone diede una pacca sull'elsa della sua spada. Vuoi che te lo dimostri?.
 Catone fece un cenno con la mano con impazienza. Piantala, Macrone. Non  questo il momento per lasciarsi sopraffare dai nostri rancori privati. Si rivolse di nuovo alla spia imperiale. Non credo che Quintato cercher di fare qualcosa in modo troppo palese.
 Oh?
 Pensaci. Anche se si sta adoperando per assicurare che Nerone succeda a Claudio,  difficile che abbia voglia di passare alla storia come l'uomo che ha perso la provincia della Britannia. Credo che sar molto pi discreto. Se realmente Quintato sta cercando di indebolire fatalmente le nostre opportunit di portare la pace in quest'isola, allora dovr fare in modo che succeda solo dopo aver lasciato la scena. In modo che la colpa venga attribuita a qualcun altro, al successivo governatore, chiunque esso sia. Sempre che Ostorio non si riprenda. Catone si ferm per raccogliere i pensieri. Ora che Carataco  nel territorio dei Briganti ci sono molte probabilit che la guerra si trascini abbastanza a lungo perch Quintato porti a termine il mandato della Quattordicesima Legione e rientri a Roma. Quindi  nel suo interesse che Carataco convinca i Briganti, ma nello stesso tempo dovr dimostrare di fare tutto il possibile per evitare che ci accada. Il problema : come intende riuscirci? Penso che lo scopriremo piuttosto presto.
 Che cosa intendi dire?, chiese Settimio.
 Quintato ha convocato tutti gli ufficiali anziani per una riunione alle prime luci dell'alba. Immagino che voglia annunciarci che assumer temporaneamente il comando dell'esercito, e le funzioni di governatore della provincia, fino al ristabilirsi di Ostorio. E se il generale muore, Quintato manterr la carica fino all'arrivo in Britannia di un nuovo governatore.  un grande potere che si concentra nelle mani di un legato. In particolare se  uno di cui non ci si pu fidare.
 Devo fare immediatamente rapporto a Narciso sull'accaduto. Sar meglio che io butti gi il messaggio e che lo cifri stanotte. Settimio si alz, avendo cura di prendere l'altra giara prima che Macrone se ne appropriasse. Appena fu sulla porta si volt a guardare i due ufficiali. Dato quello che sta per accadere domani, se fossi in voi mi guarderei le spalle con maggiore attenzione. Temo che la spia inviata da Pallante avr mano libera.
 Staremo attenti, rispose Catone.
 Gli ufficiali riuniti al quartier generale la mattina successiva non riuscivano a nascondere la loro ansia mentre parlavano a bassa voce in attesa che il prefetto del campo li riportasse all'ordine. Non dovettero attendere a lungo prima che la sua voce echeggiasse nella sala.
 Ufficiale comandante presente!.
 Il legato Quintato si avvicin rapidamente alla pedana e sal i gradini per rivolgersi agli ufficiali riuniti. Era accompagnato dal capo aruspice aggregato all'esercito. Il sacerdote indossava la veste bianca delle cerimonie. Dietro di lui veniva un segretario che portava una borsa ricolma di tavolette di ardesia, pergamene, calamaio e penne, mentre sotto il braccio stringeva una grande tavoletta cerata sulla quale scrivere le note della riunione. Per un attimo lo sguardo di Quintato spazi sugli uomini in silenzio, poi toss e cominci il suo discorso.
 Secondo l'opinione del medico della Ventesima Legione, Publio Ostorio Scapula in questo momento non  nelle condizioni fisiche per continuare a comandare l'esercito.  sempre sua opinione che il generale possa essere inabile al ruolo anche per il prossimo futuro. Per questo motivo ricade su di me, in qualit di ufficiale anziano qui presente, l'onere di assumere il comando dell'esercito e controllare la provincia fino al momento in cui Ostorio si rimetter. C' qualcuno che vuole mettere in dubbio questo mio diritto?.
 Porre quella domanda era un atto dovuto. Non c'erano motivi legittimi per protestare e gli ufficiali rimasero fermi e in silenzio.
 Bene, allora. Quintato fece un cenno di assenso al segretario in piedi al lato della sala. Si registri che non ci sono state obiezioni. Inoltre, ho consultato l'aruspice per garantire che la mia decisione rispetta la volont degli di. I presagi sono favorevoli?.
 Pi che una domanda era un'affermazione e il sacerdote annu immediatamente mentre replicava con tono sonoro: Infatti. Gli auspici pi propizi che io abbia mai visto, signore. L'aruspice fece un respiro profondo per continuare ma Quintato sollev una mano per fermare le parole dell'uomo.
 Gli di hanno parlato e mi hanno dato la loro benedizione a procedere. Il tempo  breve, signori. Il nostro nemico sta ancora cercando di minare la lealt della nostra alleata, la regina Cartimandua. Se ci riuscir, saremo obbligati a marciare contro le trib del Nord. Sar una campagna grande e sanguinosa come mai nessun'altra da quando le legioni sono sbarcate in Britannia. L'esercito dovr essere pronto. Invier la Seconda Legione e altre due coorti della Nona a potenziare i nostri ranghi, nel frattempo vi chiedo di preparare i vostri uomini per la guerra. Dobbiamo essere pronti ad attaccare in pochi giorni se ce ne sar l'esigenza. Domande?.
 Catone divent risoluto e alz la mano. Signore!.
 Quintato si rivolse a lui. Cosa c', prefetto Catone?
 Se attaccheremo i Briganti prima che loro abbiano deciso cosa fare con Carataco, potremo accelerare una guerra tra noi. Non sarebbe meglio informarli prima su quelle che potrebbero essere le conseguenze di schierarsi con lui? Visto che c' ancora una possibilit di risolvere tutto questo pacificamente.
 Il legato sorrise. Grazie per aver messo in evidenza delle ovviet, prefetto.
 Catone si sent arrossire per l'imbarazzo e la rabbia mentre gli ufficiali intorno a lui cercavano di soffocare risatine divertite. Quintato aspett un po' prima di continuare, per consentire loro di godere di quel lungo momento di umiliazione del comandante della scorta al convoglio delle salmerie.
 Mander un mio rappresentante a capo di una piccola colonna per convincere i Briganti a consegnarci Carataco. Tuttavia, dobbiamo essere pronti ad agire se le trib rifiuteranno la mia richiesta. Si volt distogliendo il suo sguardo da Catone. Ci sono altre domande? S, tribuno Petillio?
 Signore, come sta il generale?
 Ostorio  nella sua tenda e si sta riprendendo. Se ci saranno cambiamenti nelle sue condizioni di salute sarete avvisati. Nient'altro? No? Allora, ad eccezione del tribuno Otone e dei prefetti Orazio e Catone, potete andare.
 Appena Quintato avanz lungo la pedana, dirigendosi a grandi passi verso il segretario, gli ufficiali si alzarono rapidi. Mentre il legato scendeva i gradini, il primo degli ufficiali si incammin verso l'uscita.
 Che cosa c'?, chiese Macrone. Perch vuole vederti?
 Non ne sono sicuro, ma ho la sensazione sgradevole di riuscire a indovinare. Tu faresti meglio a tornare dagli uomini. Riunisci i nostri ufficiali, il quartiermastro, il maniscalco, l'armaiolo e l'istruttore dei cavalli dei Corvi Sanguinari.
 S, signore. Macrone gli fece il saluto e si volt per andare via con gli altri.
 La sala si svuot rapidamente, lasciando i tre uomini scelti da Quintato. Orazio era a breve distanza da Catone e aveva un sopracciglio piegato con aria inquisitoria, ma Catone riusciva solo a scuotere la testa. Il tribuno Otone era semplicemente rimasto seduto e sembrava sorpreso. Alla fine, le porte si chiusero con un rumore sordo quando l'ultimo degli ufficiali si allontan dalla sala e i due soldati di guardia al quartier generale ripresero le loro posizioni su entrambi i lati dell'entrata, lance e scudi a terra. Quintato licenzi l'augure e intrattenne una tranquilla conversazione con il segretario prima che anche quest'ultimo salutasse e lasciasse la sala, per tornare un attimo dopo con il messaggero inviato da Cartimandua. Il giovane guerriero si diresse verso la parte anteriore della sala e si ferm a breve distanza dalla pedana, le braccia conserte di fronte a lui. Catone lo scrut. Era biondo, alto e robusto. La mascella era squadrata e aveva un aspetto muscoloso che, riflett Catone, lo avrebbe reso molto popolare con quel tipo di donna che a Roma aveva una vera e propria venerazione per i gladiatori.
 Rivolgendosi ai suoi subordinati, Quintato annunci: Questo  Vellocato, il rappresentante personale della regina Cartimandua. Parla la nostra lingua. Era sia una sorta di gentile ammonimento che una vera e propria presentazione. Il brigante fece un breve cenno di saluto agli altri ufficiali prima che Quintato continuasse a parlare.
 Prefetto Catone, hai chiesto di fare il tentativo di negoziare con i Briganti per evitare la guerra. In questo caso sarai lieto di sapere che sarai tu ad accompagnare il mio rappresentante per parlare con la regina Cartimandua e il suo popolo a mio nome. Il rappresentante in questione sar il tribuno Otone. Si volse al giovane aristocratico.  un incarico di vitale importanza. Pensi di essere l'uomo giusto per portarlo a termine?.
 Otone non pot fare a meno di essere raggiante mentre rispondeva con enfasi: S, signore!.
 Bene. Allora prenderai il comando della colonna che partir domani mattina all'alba. Vellocato vi accompagner facendo da guida e da interprete. Prenderai due delle coorti della Nona, la coorte ausiliaria del prefetto Orazio e la scorta al convoglio delle salmerie del prefetto Catone. Queste sono le uniche forze che posso permettermi di mettere a rischio. Se mandassi altri uomini sembrerebbe un'invasione. Se ne inviassi meno, in caso di problemi non riuscirebbero a trovare una via di scampo. Anche se dovrai parlare a mio nome e sei l'ufficiale di grado pi elevato, voglio che il prefetto Orazio sia al comando della colonna per quanto concerne le azioni militari. Se si dovesse combattere voglio in carica un ufficiale esperto.  chiaro?
 S, signore. Otone annu, poi sulla sua fronte liscia si form una ruga leggera. Posso chiederti perch mi onori dandomi l'incarico di questa missione?
 L'onore non ha nulla a che fare con questa scelta. Ho bisogno di un uomo valido sul posto. Qualcuno di alto lignaggio che sia in grado di parlare avendo alle spalle l'autorit del Senato, e attraverso questo, dell'imperatore. E tu sei la persona giusta per questo ruolo.
 S, signore.
 Quintato sorrise cordialmente. Giocatela bene, tribuno Otone e sarai ricordato come l'uomo che ha portato la pace in Britannia.
 S, signore.
 Quintato si rivolse ai due prefetti. Orazio, tu sarai di supporto al tribuno come potrai. Il tuo compito sar proteggere lui e, se necessario, la regina Cartimandua. Se i negoziati dovessero fallire, potresti dover scendere in campo per battere in ritirata. Sei l'uomo giusto per questo incarico?
 Signore!, annu Orazio.
 Il legato affront Catone. Immagino che tu ti stia chiedendo perch la scorta al convoglio delle salmerie si deve unire alla colonna.
 Questa domanda ha attraversato la mia mente, signore.
 Non sei uno sciocco, prefetto. Anche tu hai dimostrato una certa abilit ad adattarti alle circostanze e ad agire d'iniziativa. Proprio il tipo di ufficiale di cui ho bisogno per fare da supporto al tribuno Otone e al prefetto Orazio. Servili nel migliore dei modi.
 Conosco il mio dovere, signore.
 Ne sono certo. Considera questo incarico come un modo per redimerti.
 Gli occhi di Catone diventarono due fessure. Redimermi. Per cosa, signore?
 Il generale ritiene che tu sia il maggior responsabile della fuga di Carataco. Sono certo che tu pensi che sia ingiusto. Forse  cos, ma il problema  come questa notizia sar valutata a Roma. Se riusciremo a venire a capo di tutto questo con Carataco nel sacco e a dissuadere i nativi dal continuare ad opporsi a noi, saremo tutti ricompensati e ogni sfortunato dettaglio sar semplicemente dimenticato.  in questo che si trova la tua possibilit di redenzione, prefetto Catone. Mi sono spiegato?
 Assolutamente, signore.
 Bene. Allora, adesso siete tutti a conoscenza di quale sar il vostro ruolo. Far preparare al segretario i vostri ordini che vi saranno recapitati prima che il giorno volga al termine. Partirete all'alba.
 Il legato fiss ognuno di loro con una rapida occhiata. Buona fortuna, signori. Ne avrete bisogno.
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CAPITOLO VENTI.
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 Che cos' questo?, chiese Catone slacciandosi l'elmo e asciugandosi il sudore dalla fronte. Indic il papiro arrotolato sullo scrittoio. Il suo nome era scritto sull'esterno, in modo chiaro.
 Trace smise di slacciare la cotta di maglia metallica sulle spalle di Catone per guardare lo scrittoio.  da parte della moglie del tribuno Otone, signore. Il suo schiavo l'ha portato nel pomeriggio, mentre eri impegnato nelle esercitazioni della coorte.
 Catone grugn. Era stato fuori con i suoi uomini da quando si era conclusa la riunione del mattino. La scorta al convoglio delle salmerie aveva appena avuto la possibilit di rientrare nella routine della vita di guarnigione, che subito era stata costretta ai preparativi per addentrarsi nel territorio dei Briganti. C'erano alcuni brontoloni, ce n'erano sempre. Catone ricord le sue prime esperienze come optio di Macrone: allora avvertiva sempre un senso di frustrazione per la necessit di essere pronto nel momento in cui arrivava un qualsiasi ordine, oppure quando, come accadeva assai spesso, si rimaneva in attesa di un ordine che non arrivava mai. Ora che si trovava a comandare una unit, quei tempi erano andati. Tutti i doveri che erano di competenza di un prefetto avevano trasformato quella noia in un lusso raro.
 La mattinata era trascorsa a requisire i mezzi di trasporto per il mangime dei cavalli, i carri per le balestre della coorte di Macrone, le razioni necessarie durante la marcia e il carico pi pesante di tutti, la pelle per riparare o sostituire le tende danneggiate dalla tempesta. Le scorte di pelle a Viroconium erano scarse ed era stato obbligato a corrompere il quartiermastro per fargliene avere una quantit appena sufficiente per i suoi uomini. Nel pomeriggio aveva osservato gli uomini che eseguivano le manovre di addestramento sulla piazza d'armi. C'era ancora molto lavoro da fare con le reclute batave, che avevano gi appreso le formazioni di base e le manovre dello squadrone, ma tendevano ancora a rispondere lentamente e in modo scoordinato quando veniva chiesto loro di assumere gli schieramenti pi raffinati a cuneo e in cerchio intorno all'asse di ogni fianco. Erano dei cavalieri abili e vigorosi. Se avessero dovuto combattere, Catone era sicuro che si sarebbero affermati quanto gli altri Corvi Sanguinari.
 Nell'arco di quei pochi giorni, da quando i nuovi legionari erano stati aggregati alla coorte, Macrone aveva lavorato duramente al loro addestramento tanto da poter fare affidamento sul fatto che questi avrebbero marciato e si sarebbero impegnati fino in fondo. La loro abilit con le armi era ancora rudimentale. Nel caso di una battaglia gli uomini pi esperti delle varie sezioni avrebbero dovuto dare l'esempio, mantenendo la formazione senza arretrare. Era tardo pomeriggio quando Catone conged le due coorti e mand gli uomini alle rispettive caserme per preparare il bagaglio, inclusi i gioghi da marcia e l'occorrente per le selle. Era accaldato, stanco e assetato e non vedeva l'ora di rilassarsi nelle terme per rilassare i muscoli prima di lasciare Viroconium il mattino dopo.
 Cosa vuole Poppea Sabina?.
 Trace non lo guard, ma rispose dopo una breve esitazione. Davvero non lo so, signore.
 Quindi non l'hai letto?
 A malapena qualche parola, signore.
 Ma abbastanza per sapere che cosa vuole, eh?
 Veramente, signore, ho avuto i dettagli dalla sua schiava.
 E non solo i dettagli, aggiunse Catone astutamente, prima di addolcirsi. La vita privata del suo attendente non erano affari suoi. Alz le braccia mentre Trace lo aiutava a togliersi la cotta in maglia. Cosa vuole la moglie del tribuno?
 Suo marito ti ha invitato a cena, dopo il primo cambio di guardia, signore. Insieme al prefetto Orazio, e ai tre centurioni anziani che comandano le coorti di legionari.
 Catone digrign i denti per l'esasperazione. Avrebbe voluto completare la sua preparazione per la marcia e avere una notte intera di riposo in un vero e proprio letto. E invece avrebbe dovuto soddisfare i capricci di un tribuno laticlavio e di sua moglie. Si imbarazz al solo ricordo delle attenzioni, non richieste, della donna la sera dopo la battaglia, e non aveva alcuna voglia di trascorrere la serata in sua compagnia. Inoltre, se conosceva bene quelle occasioni, la cena si sarebbe trascinata fino a tarda notte prima di poter andare finalmente a dormire. Per un attimo prese in considerazione l'idea di declinare l'invito, ma sapeva che cos facendo sarebbe finito sul libro nero di Otone. Dovendo essere a disposizione del tribuno per quasi tutto il mese successivo sarebbe stato meglio non offenderlo fin dall'inizio.
 L'ultima parte della cotta di maglia pesante gli scivol oltre la testa e Trace raccolse la veste per adagiarla delicatamente sull'apposita struttura con il resto dell'armatura del prefetto. Catone ruot il collo, godendosi quella sensazione di libert dopo essersi liberato dal peso.
 Appena avrai finito qui, puoi andare a dire che accetto l'invito agli alloggi del tribuno.
 Intendi a casa sua, signore?
 Casa?
 S, signore. La moglie del tribuno non era soddisfatta della sistemazione nella fortezza cos ha convinto il marito ad affittare la villa di un mercante di lana che si trova all'estremit del vicus. Non  lontano. Non pi di un miglio, signore.
 Catone incresp le labbra. Sembrava che il tribuno Otone fosse abituato a essere indulgente con ogni capriccio di sua moglie. Non c'erano dubbi che se lo potesse permettere. Poteva facilmente immaginare quale fosse il ricco ambiente sociale del tribuno. Come la maggior parte delle famiglie aristocratiche, doveva avere una bella casa a Roma, una villa sulle colline etrusche dove ritirarsi durante i caldi mesi estivi, e un'altra al mare nell'ampia baia tra Puteoli a Pompeii. Otone doveva avere avuto i migliori precettori, e aver goduto dei migliori posti a teatro, ai giochi e al Circo Massimo. Dopo un breve periodo nell'esercito sarebbe entrato nel Senato e, a tempo debito, se non si fosse cacciato nei guai, avrebbe anche potuto aspirare a una carica redditizia come quella di governatore di una provincia o come comandante di una legione. Catone sent una fitta d'invidia per le facilitazioni che la vita concedeva ad alcuni, mentre altri dovevano faticare duro per ottenere delle magre ricompense.
 Amaramente, Catone prov a mettere da parte la sua invidia. Molto bene, sarebbe andato a quella dannata cena dal tribuno. Ma sarebbe stato formale e brusco e si sarebbe comportato come un ospite austero di cui avrebbero fatto a meno volentieri, e che in futuro avrebbero evitato di invitare di nuovo. Sorrise con una certa soddisfazione a quel pensiero mentre spingeva uno strigile e un vasetto di olio in uno zaino e lasciava il suo alloggio per raggiungere Macrone al complesso delle terme, frequentate dagli ufficiali e dagli uomini della guarnigione di Viroconium.
 Allora, che cos' questa storia?, chiese Macrone mentre attraversavano il vicus. Sotto la luna crescente l'aria della sera risuonava delle voci dei commercianti e dei piccoli gruppi di chiassosi soldati fuori servizio in giro alla ricerca di qualcosa da bere, di un posto dove si giocasse a dadi e di qualche bordello. Molte delle piccole cittadine che sorgevano vicino alle fortezze militari erano dei luoghi sgangherati caratterizzati da luride strade tortuose, ma il villaggio di Viroconiumu era stato predisposto in un modo molto pi ordinato fin dall'inizio su ordine del generale Ostorio. Le strade erano dritte, ampie e asciutte e molte delle strutture provvisorie erano state sostituite da edifici a graticcio costruiti su fondamenta di pietra. C'era persino una piccola basilica nel cuore dell'insediamento, dove si riuniva un consiglio che amministrava gli interessi degli abitanti. Catone stava riflettendo sulla rapidit con cui Roma aveva messo il suo segno distintivo sui territori conquistati da poco e cos non aveva ascoltato la domanda dell'amico.
 Scusa, che cosa stavi dicendo?
 Questo fottuto invito del tribuno? Che cosa vuole veramente da noi?
 Presumo sia un'occasione per farsi conoscere meglio.  il primo comando che gli viene affidato. Otone vuole fare bella figura e portare a termine il suo compito in modo decente.
 Macrone era andato nella bottega del barbiere ed era ben rasato. I suoi scuri capelli ricci erano stati tagliati corti con cura e la sua tunica era lavata di fresco. Ogni tanto Macrone raggiungeva la scollatura della tunica e si grattava la pelle, come se quella recente tirata a lucido fosse la causa del prurito. Profumava ancora degli oli aromatici che il barbiere gli aveva massaggiato sulle guance dopo la rasatura.
 Quindi dobbiamo essere tutti imbellettati per fare una buona impressione?.
 Catone si era sottoposto a un trattamento simile ma sembrava molto pi a suo agio con il suo aspetto. Scroll le spalle. Non ci recher alcun danno.
 Nel passarci davanti Macrone gett uno sguardo nostalgico nel buio ingresso di un bordello. Una piccola fila di soldati era appoggiata contro il muro e condivideva una giara di vino. Una donna tarchiata con le guance sfumate di rosso e lunghi capelli lisci si affacci dalla porta, sollev l'orlo della corta tunica e pieg un dito in modo esplicito verso il soldato pi vicino, che si affrett ad entrare immediatamente insieme a lei. Macrone annus l'odore della sua pelle.
 Ne far buon uso al ritorno. L'ultima opportunit prima di dirigerci nei territori barbari.
 Credo che scoprirai che si chiamano Briganti.
 Non mi interessa come si chiamano, a patto che si comportino bene e che ci restituiscano quel bastardo di Carataco.
 Catone si volt verso di lui e scosse la testa. E io che pensavo che questa fosse essenzialmente una missione diplomatica.
  una perdita di tempo. Sarebbe meglio prenderli a bastonate e fargli capire chi comanda. Questa  la mia idea di diplomazia.
 Chiaramente.
 Raggiunsero il limitare dell'insediamento e lungo la strada, a breve distanza, a malapena riuscirono a riconoscere la villa cinta da mura immersa nel paesaggio circostante dai toni grigio scuri. Quando Catone si rese conto delle proporzioni della costruzione, pens che il mercante di lana doveva aver fatto una piccola fortuna grazie al suo commercio con l'esercito. Man mano che si avvicinavano riusc a individuare il posto di guardia che conduceva in un cortile, mentre l'edificio principale era sullo sfondo con quello che sembrava un tetto di tegole, anche se poi si rese conto che doveva trattarsi di scandole di legno. Ci sarebbe voluto ancora del tempo prima che le tegole raggiungessero Viroconium.
 Alcuni legionari della Nona erano posti a guardia dell'entrata e si misero sull'attenti appena videro i due ufficiali avanzare dall'oscurit. L'optio li guard e fece il saluto.
 Prefetto Catone e centurione Macrone, annunci Catone. Siamo qui per vedere il tribuno.
 Siete attesi, signori. Gli altri ospiti sono gi arrivati. Se volete seguirmi.
 L'optio si volt e fece strada attraverso l'arco. Alla tenue luce della luna Catone vide che il cortile seguiva quello stile familiare per cui i lati coperti erano destinati alle stalle e ai magazzini. Davanti si ergeva l'edificio principale. La porta era aperta e l'interno era illuminato da lampade il cui bagliore si proiettava sui ciottoli del cortile. Seguirono l'optio all'interno della casa e videro che questa si affacciava su un giardino recintato. C'erano lampade appese su supporti fissati al telaio di legno della casa. Un basso colonnato correva tutto intorno al giardino, offrendo riparo lungo il camminamento che conduceva ai saloni, alla cucina, alla latrina e alle camere da letto. Il giardino non misurava pi di dieci passi da un lato all'altro e lo spazio era in gran parte occupato da triclini disposti intorno a un tavolo basso. Tutta la casa del mercante di lana era modesta per gli standard romani ma sontuosa rispetto alle capanne rotonde delle trib dell'isola. Era inoltre un ambiente pi tranquillo rispetto agli alloggi angusti e rumorosi delle fortificazioni satelliti raggruppate intorno alla fortezza principale. Catone cap il motivo per cui il tribuno Otone e sua moglie avevano preferito questa soluzione.
 Il prefetto Catone e il centurione Macrone!, annunci l'optio.
 Guardando avanti, Catone riusc a scorgere Orazio e gli altri ufficiali sui triclini laterali mentre il tribuno e sua moglie occupavano quello a capotavola. Otone alz lo sguardo e sorrise mentre richiamava il suo ospite.
 Ah! Mi chiedevo se ti fosse successo qualcosa!.
 Ricordando la sua recente decisione di assumere il ruolo del taciturno di professione, Catone non ricambi il sorriso e semplicemente chin appena la testa prima di rispondere. Il centurione e io abbiamo finito i preparativi per la marcia, signore.
 Bene, ottimo. Otone indic il triclinio alla sua sinistra dove c'erano due posti liberi. Orazio era sul lato opposto, la posizione di maggior privilegio, visto il suo rango superiore. Quando si furono accomodati, Otone indic i due centurioni che sedevano accanto a Orazio. Nel caso non vi conosciate, Gaio Statilio e Marco Polemo Acer, i centurioni anziani della Settima e dell'Ottava Coorte della Nona Legione.
 Catone lanci un'occhiata ai centurioni e istintivamente li soppes. Statilio aveva forse una cinquantina d'anni ed era alla fine della suo servizio nell'esercito. I capelli erano radi e i suoi lacrimosi occhi blu sostenevano lo sguardo in un viso segnato dalle intemperie. Acer era pi giovane. Catone suppose che fosse stato promosso di recente. Il suo sguardo vagava di continuo sulla tavolata come se non fosse convinto di poter far parte di una compagnia a lui cos estranea. Era il pi corpulento dei due, robusto come un secutor con capelli chiari e lineamenti forti che tradivano le sue origine celtiche.
 Otone si adagi meglio sul triclinio e sollev una coppa d'argento. Questo completa le presentazioni.
 Sua moglie si sporse verso di lui e gli tocc il braccio. Non proprio, mio caro. Non credo di conoscere la deliziosa creatura che si trova accanto al prefetto Catone.
 Macrone digrign i denti al commento della donna.
 No?. Otone sorrise e sollev la sua mano per baciarla. Quello, mia cara,  il centurione Macrone, il centurione anziano della Quarta Coorte della Quattordicesima Legione.
 Quanti numeri da ricordare!, protest lei. Come ci riesci? Sono sicura che se fossi un soldato non saprei da dove cominciare. Tutti questi ranghi, nomi, numeri, distaccamenti.
 Orazio e gli altri centurioni sorrisero educatamente ma Catone mantenne un'espressione neutrale quando Poppea cambi posizione per rivolgersi a lui direttamente.
 Ah s, ho capito adesso. Gli uomini del centurione Macrone, e quei cavalieri dall'aspetto brutale che comandi, sono incaricati dei bagagli dell'esercito. Non  cos, prefetto?
 Salmerie, mia signora, la corresse Catone senza alcuna espressione. Comando la scorta del convoglio delle salmerie.
 Lei pieg la testa da un lato e fece un breve sorriso, mostrando denti candidi che sembravano affilati. Come la sua lingua, riflett Catone mentre lei continuava. Non sembra un compito particolarmente oneroso o impegnativo, eppure l'esercito ha brindato alle tue gesta il giorno della battaglia.
 E giustamente!, interruppe il centurione Acer, sollevando la coppa verso Catone. Un lavoro dannatamente ben fatto, signore. Ci hai salvato il culo quel giorno, credimi.
 Il tuo collega ti ha fatto un bel complimento, disse Poppea dolcemente. Posso continuare? Hai proprio ragione, il prefetto sembra essersi coperto di gloria quel giorno. Purtroppo quel momento  passato troppo in fretta con la fuga di Carataco. Ecco, un altro dettaglio della vita militare che un semplice civile trova sconcertante. Un momento sei un eroe, e il momento successivo, una sorta di criminale. Cosa ci si pu fare?.
 Catone rimase un momento in silenzio, traboccante di una amara voglia di giustificarsi, e poi mise da parte questo sentimento e concentr i suoi sforzi per mantenersi indifferente.  la vita dell'esercito, mia signora. Tutto ci che pu fare un soldato  servire al meglio delle sue capacit e accettare sia il cattivo che il buono che ne viene.
 Poppea lo guard da pari a pari. Cos stoico, e cos tipico di tutti i soldati professionisti che ho incontrato da quando sono in Britannia. Eppure sei un prefetto troppo giovane per provenire da un tale contesto. Suppongo che tu venga da una buona famiglia.
 Se pensi che sia ricco, allora no.
 Non pensavo a qualcosa di volgare come la ricchezza. Parlavo di un buon lignaggio.
 Non ho nessuno dei due. Ho soltanto fatto carriera nei ranghi.
 Allora devi aver dato prova di essere un perfetto soldato per essere stato promosso cos rapidamente, vero?.
 Catone scroll le spalle con aria diffidente ma non replic.
 Poppea spost il suo sguardo di nuovo su Macrone. E cosa mi dici di te, centurione? Da quale contesto provieni?.
 Macrone arricci il naso. Mi sono arruolato da ragazzo. Ci sono voluti otto anni per raggiungere il rango di optio, poi altri due anni prima di ottenere la promozione al centurionato.  stato allora che ho conosciuto il prefetto. Allora era al mio servizio come optio.
 Le sopracciglia ben delineate di Poppea si sollevarono per la sorpresa. Il prefetto Catone era un tuo subordinato? E ora cosa provi a questo riguardo?
 Cosa provo?. Macrone si agit e gonfi le guance. Il prefetto Catone  il mio ufficiale in comando, domina Poppea. Obbedisco ai suoi ordini. Ecco cosa provo.
 Lei lo fiss per un attimo e si lasci scappare una breve risata prima di sollevare la coppa e prendere una delicata sorsata. Come vedo questa  una serata con una conversazione animata.
 Otone le scocc un'occhiata allarmata e poi sollev la sua coppa. Un brindisi, signori. Alla fortunata ricerca e all'arresto del fuggitivo, Carataco. E alla pace e alla prosperit che seguiranno.
 Gli altri ufficiali sollevarono diligentemente le loro coppe e fecero del proprio meglio per ripetere il prolisso brindisi, borbottando sulla frase finale. Poppea li guard con ironico divertimento mentre suo marito faceva cenno allo schiavo che stava silenziosamente in piedi da una parte. Adesso puoi portare la prima pietanza.
 S, signore. Lo schiavo fece un inchino e scomparve attraverso una porta dietro il colonnato.
 Macrone osserv tutto il giardino e annu. Avete scelto proprio un bel posto, signore.
 Bello? Direi di s. Se vogliamo intendere pulito e semplice. Ovviamente, parliamo di una zona commerciale quaggi ai confini dell'impero. L'affitto che pago per questa topaia coprirebbe la spesa per un modesto palazzo a Roma. Ma  una piccolo prezzo da pagare a fronte della comodit e della privacy che consente.
 Topaia?, bofonchi in silenzio Macrone.
 Poppea mosse una mano verso il giardino. Per noi sar un peccato dover sostituire tutto questo con il disagio di dormire in una tenda per il prossimo mese o gi di l, ma il dovere ci chiama.
 Catone toss. Intendi farti accompagnare nei territori dei Briganti da tua moglie, signore?
 Naturalmente. La mia cara Poppea e io non possiamo sopportare l'idea di separarci l'uno dall'altra. Inoltre  una missione diplomatica. La presenza di mia moglie dimostrer i nostri intenti di pace. Sono sicuro che la regina Cartimandua sapr apprezzare una compagnia femminile nel corso dei nostri negoziati.
 Macrone non ne era sicuro. Si ricord la sua breve avventura con una giovane donna icena durante il suo primo viaggio in Britannia. Boudicca era uno spirito libero che amava bere e che si dedicava ad occupazioni piuttosto grossolane. Lui non pensava che ci fossero molti interessi che lei avrebbe potuto condividere con quell'aristocratica dall'aspetto volubile. Forse Cartimandua era diversa, ma ne dubitava.
 Pensi che sia saggio, signore?, chiese Catone. Sar pure una missione diplomatica, ma ci sono buone probabilit che si trasformi in un'azione militare. Nel qual caso la domina Poppea si troverebbe in grave pericolo.
 Oh, dubito fortemente che questo accadr, rispose Otone fiducioso. Sar la regina Cartimandua ad essere in serio pericolo se non accoglier le nostre richieste. Se sar tanto incauta da schierarsi con Carataco sar spazzata via insieme agli altri quando il legato Quintato far avanzare il resto dell'esercito. Francamente, credo che nel momento in cui arriver la mia colonna si render conto che il gioco  finito. Tuttavia, confido nel fatto che riusciremo a mantenere le cose su un piano civile, e in quanto a questo sono certo che mia moglie sapr come gestire i rapporti tra Roma e quei barbari arretrati. Non  cos, mia diletta?
 Far la mia parte. Questo  il mio compito.
 Ecco!. Otone sorrise a Catone. Hai visto?.
 Catone alz le spalle.
 Furono interrotti dall'arrivo della prima pietanza, un grande vassoio portato dallo schiavo. Lo pos sulla tavola e un intenso profumo si diffuse tra gli ospiti.
 Straccetti di montone, appena saltati con una glassa di garum e aceto, spieg Poppea. Una ricetta data alla nostra cuoca da quella di Agrippina.
 Lo schiavo serv delle porzioni ben presentate in piccoli vassoi d'argento, porgendo il primo al padrone di casa e poi, a seguire agli altri ufficiali. Appena Otone inizi a mangiare, gli altri si unirono con gusto, usando le punte dei loro coltelli per sollevare le striscioline di carne e portarle alla bocca. Macrone termin in fretta e fece cenno allo schiavo per avere un'altra porzione, mentre Catone procedeva con un ritmo pi pacato, rifiutandosi di mostrare che trovava il sapore alquanto delizioso.
 Maledette portate eleganti!, esclam Orazio entusiasta, prendendone ancora. Gli altri centurioni annuirono con grande entusiasmo. Catone not che Statilio stava faticando molto e poi, appena questi apr la bocca, ne cap il motivo. L'uomo non aveva denti, e Catone si rese conto che il veterano doveva essere pi anziano di quanto avesse pensato prima.
  un piatto abbastanza semplice, disse Poppea. Purtroppo il nostro cuoco  riuscito a portare con s soltanto una cassa di spezie e di altri ingredienti. E in questa miserabile isola  disponibile soltanto una minima variet di carne e di frutta pregiate. Quindi ci dobbiamo arrangiare. Il cibo  appena pi sofisticato di quello dei comuni legionari, credo.
  dannatamente delizioso, comment Macrone, con la bocca ancora mezza piena.
 Poppea gli lanci un sorriso prima di rivolgersi a Catone. E tu cosa ne pensi, prefetto Catone?.
 Lui mastic e deglut e si lecc le labbra prima di rispondere. Salato.
 Salato?. Lei si accigli, ma prima che potesse rispondere, Otone batt le mani per attirare l'attenzione dello schiavo e indicargli che la prima portata doveva essere ritirata.
 Nell'intervallo un altro schiavo port dell'altro vino e riemp le coppe.
 Ora, signori, se non vi dispiace, vorrei portare la nostra attenzione sulla questione che abbiamo fra le mani. Tutti voi avete gi avuto gli ordini dal quartier generale e conoscete la natura della nostra missione. Il problema  come gestirla al meglio. E quale tipo di eventualit dover considerare immaginando una serie di possibili risultati.
 Catone not che il tribuno aveva adottato un atteggiamento pi pragmatico e che ora nei suoi occhi c'era un bagliore acuto che il prefetto non aveva notato prima. Otone si sollev appoggiandosi sui gomiti e incroci le mani mentre continuava a rivolgersi ai suoi ufficiali.
 Carataco ha un vantaggio su di noi. Avr avuto tutto il tempo di incontrare i capi della trib. Sappiamo che sa essere molto persuasivo e che avr gi convinto qualcuno a schierarsi dalla sua parte. Dovremo recuperare un po' di terreno quando raggiungeremo Isurium. Dalle notizie che ho raccolto da Vellocato, potremo ricevere un'accoglienza ostile. Se questo accadesse, torneremo immediatamente qui. Se ci riceveranno in pace, chiederemo che i Briganti onorino l'alleanza che hanno stretto con Roma. Non mi aspetto che Cartimandua arrivi a una decisione immediatamente. Avr bisogno di assicurarsi che la maggior parte del suo popolo sia dalla sua parte.
 Mentre ascoltava il tribuno, Catone non riusciva a comprendere quali fossero realmente i pensieri del giovane uomo. Sembrava un po' in contrasto con quell'ingenuo personaggio allegro e cordiale che era apparso fino a quel momento. C'era chiaramente un altro aspetto del suo carattere che lo rendeva in realt molto pi astuto e calcolatore.
 Naturalmente, continu Otone, pu anche andare in un altro modo, nel qual caso dovremo affrontare un nuovo capo della trib. Al momento, il pi probabile candidato  Venuzio, un fedele sostenitore di Carataco. Se questo dovesse succedere, ci ritroveremo a dover affrontare una battaglia.  mia intenzione non rischiare. Stabiliremo l'accampamento fuori da Isurium, anche se ci offriranno ospitalit nella capitale. Non si tratter del vostro tradizionale campo di marcia. I fossati saranno pi profondi e pi ampi e il terrapieno pi alto. Monteremo le baliste sulle torri angolari. I nativi sanno poco dell'arte dell'assedio, cos riusciremo a tenerli a bada fino a quando ci raggiunger il legato Quintato.
 Si interruppe e sorrise. Ma auguriamoci che le cose vadano come speriamo e che Cartimandua sia d'accordo nel consegnarci il nemico. In questo caso voglio che sia portato via da l il pi presto possibile. Questo sar compito tuo, prefetto Catone.
 S, signore. Presumo che tu intenda solo i Corvi Sanguinari.
 Intendo il distaccamento della scorta, prefetto.
 Perdonami, signore, ma avrebbe pi senso che solo la mia coorte conducesse indietro Carataco alla fortezza. Altrimenti dovremmo procedere allo stesso ritmo della fanteria di Macrone. Questo darebbe a Venuzio e ai suoi seguaci molte opportunit di tenderci un'imboscata. Sarebbe molto meglio che noi cavalcassimo velocemente fino a Viroconium e che la coorte di Macrone sia di sostegno agli uomini che rimangono all'accampamento.
 Chi ha detto che resteremo nell'accampamento?, replic Otone. Non appena avremo concluso i nostri affari con Cartimandua ho programmato di lasciare il territorio dei Briganti immediatamente e di tornare indietro per riunirci con il resto dell'esercito.
 Catone esit prima di fare obiezioni a un suo superiore. Voleva essere sicuro che le sue ragioni fossero spiegate chiaramente, e ne accett il rischio. Signore, anche se la regina accetta di darlo a noi, non ci sono garanzie che la campagna per sottomettere la Britannia sia finita. Qualsiasi cosa Cartimandua decide  destinata a dividere il suo popolo.  pi che probabile che consegnare Carataco a noi provocher un'azione da parte di Venuzio. Ci potrebbero essere scontri tra i sostenitori di Carataco e la fazione favorevole a Roma. In questo caso, se i tuoi uomini saranno a portata di mano potresti riuscire a conquistare il favore della regina. Secondo me per Roma sarebbe meglio mantenere una presenza militare esterna a Isurium fino a quando non sar chiaro che Cartimandua  certa di avere il controllo sul suo popolo.
 Sar facile per te quando tu sarai al sicuro.
 Un inquieto silenzio piomb sulla tavolata riunita a cena e Catone sent un'ondata di rabbia a quell'accusa. Prima che potesse rispondere, Otone rise bonariamente e gli sorrise. Stavo solo scherzando, prefetto. Solo scherzando... Hai ragione, naturalmente. Molto bene, se metteremo le mani su Carataco, tu ritornerai qui e farai rapporto al legato che io intendo rimanere nel territorio dei Briganti fino a quando sar sollevato dall'incarico, o riterr sicuro lasciare il campo, o ricever ordini direttamente da Quintato di smontarlo.
 S, signore.
 Allora penso che abbiamo valutato ogni eventualit. Si guard intorno rivolgendosi agli ufficiali. Orazio, vuoi aggiungere qualcosa?.
 Il prefetto, incaricato dell'aspetto militare della missione, dopo aver riflettuto un attimo scosse la testa. No, signore. Puoi stare tranquillo che far il mio dovere.
 Bene! Allora ci possiamo godere il resto della cena senza fare altri grandi discorsi, con l'eterna gratitudine di Poppea, la cui noia  assolutamente evidente. Si rivolse a lei con una smorfia visto che la donna si era accigliata, e poi si spinse in avanti per baciarla sulle labbra. Lei fece finta di resistere e distrasse l'attenzione del marito, ma poi lo baci di rimando. Gli ufficiali, imbarazzati, volsero lo sguardo altrove a quella aperta manifestazione di affetto e Orazio si gir a parlare con i due centurioni che aveva accanto. Catone guard un momento di pi, ricordando dolorosamente sua moglie che aveva lasciato a Roma, sapendo quanto sarebbe stato difficile per lui dividersi tra i suoi doveri di ufficiale e quelli di marito. Nonostante il tribuno Otone sembrasse avere la situazione sotto controllo, Catone non poteva fare a meno di avere delle riserve sulla decisione del suo superiore di portare la moglie con s nella missione nel territorio dei Briganti. A parte il pericolo per la donna, c'era la questione della distrazione che questa avrebbe rappresentato, quando invece suo marito avrebbe dovuto concentrarsi sui negoziati per terminare il conflitto in Britannia.
 Dalla cucina usc una piccola fila di schiavi. I primi due trasportavano un lungo vassoio con un maialino glassato, circondato da dolci delicatamente modellati. Seguiva un altro con un cestino di pagnotte di pane, poi un altro ancora con un vassoio di funghi, cipolle arrostite e altri vegetali. La confusione di quei profumi che facevano venire l'acquolina in bocca scaten i complimenti degli ufficiali. Otone e sua moglie si separarono e sorrisero alla gioia dei loro ospiti. Accanto a Catone, Macrone si freg le mani appena vide il maiale.
 Ah, vedrai che cotenna di maiale! Mmmm!.
 Soltanto Catone rimaneva austero e silenzioso, incapace di scrollarsi di dosso il velo di sospetto che continuava a tormentarlo riguardo ai pericoli presentati dalla missione che li aspettava.
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CAPITOLO VENTUNO.
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 Che cosa ci fa lui qui?, chiese il centurione Acer indicando il mercante di vini mentre questi posizionava il suo carro alla fine della piccola colonna di mezzi su ruote che trasportavano i rifornimenti e l'artiglieria.
 Orazio si guard intorno. Il tribuno gli ha dato il permesso di unirsi alla nostra allegra compagnia. Si chiama Ipparco.  soltanto un altro greco che si  attaccato alla coda del mantello dell'esercito romano e che sta cercando di fare fortuna.
 Gli altri ufficiali risero e Catone e Macrone si unirono a loro svogliatamente.
 Veramente, continu Acer, pensavo che dovessimo lasciare indietro tutto quello che ci potrebbe rallentare. Nessun ingombro inutile era quanto diceva l'ordine del tribuno.
 Ma questo valeva solo per noi, ragazzo, rispose ridendo Macrone. Il tribuno ovviamente pensa che sua moglie e una pronta fornitura di vino siano necessari per assicurare il successo della sua missione.
 Gli altri risero ancora.
 Ma c' anche qualcos'altro, replic Orazio. Il mercante  qui per commerciare con i Briganti. Non c' niente che i nativi amino pi del nostro vino. Per gli di!, venderebbero la loro madre per una giara di Falerno decente. E una volta l'hanno fatto per davvero, stando ai racconti di mio padre che prest servizio a Gesoriacum, molti anni prima dell'invasione. In Britannia veniva spedito un flusso costante di vino, e le navi che tornavano indietro erano piene di pellicce e di schiavi. Il tribuno spera che una fornitura di vino ai nativi potrebbe aiutare ad ungere le ruote e a rendere gli indigeni un po' pi disponibili alla persuasione. Inoltre, sapete come sono questi commercianti greci. Se ci sono dei pettegolezzi che possono tornare utili, raggiungono innanzitutto le loro orecchie.
 Il sole era da poco sorto sulla distesa disordinata delle fortificazioni e dell'insediamento dei civili a Viroconium. Le prime tracce dei fuochi appena riaccesi si stagliavano contro un cielo limpido e rosa. Gli uomini della colonna di Otone si trovavano in formazione sciolta sulla piazza d'armi in attesa dell'ordine di avvio alla marcia. I cavalli delle due coorti ausiliarie erano sellati e caricati con l'equipaggiamento dei loro cavalieri e avevano reti piene di mangime. Gli animali sembravano percepire quell'atmosfera di attesa degli uomini che avevano intorno, e tenevano le orecchie tese mentre agitavano i musi delicati accompagnati dal leggero tintinnio dei loro morsi di metallo. Al contrario, i muli imbrigliati a carri e carretti sembravano assolutamente indifferenti e rimanevano immobili con le loro bardature, anche quando i conducenti, se ritenevano necessario sistemare meglio le cinghie e i gioghi, gli giravano continuamente intorno. Il carro di Poppea Sabina era il veicolo pi largo della colonna ed era stato collocato nella parte anteriore, dove non sarebbe stata infastidita dalla polvere sollevata dalle ruote e dagli zoccoli degli altri.
 Eccoli arrivare, annunci a bassa voce Macrone e gli ufficiali videro il tribuno, sotto braccio a sua moglie, avvicinarsi provenendo dalla villa presa in affitto. Non c' alcuna fretta allora.
 Quando raggiunsero il carro, Otone diede la mano a sua moglie per aiutarla a salire i gradini posti nella parte posteriore e poi si mise in punta di piedi per darle un ultimo bacio prima di distendere i muscoli delle spalle e di passare davanti ai legionari e al contingente di fanteria ausiliaria superando la coorte mista di Orazio. Si strofin le mani e si avvicin ai suoi ufficiali.
 L'aria  pungente questa mattina, vero?.
 Macrone sussurr a Catone a mezza bocca: Ma perch dice continuamente vero?.
 Catone scroll le spalle. Presumo sia di moda a Roma.
 Be', mi rompe il cazzo. Con loro ho sempre la sensazione che si sprechi l'avena per i cavalli.
 Cosa c', centurione?, chiese Otone allegramente.
 Stavo solo dicendo, signore, che  bello vedere un uomo che ha perso completamente la testa. Per sua moglie, intendo.
 Non  un grande sforzo, mormor Catone, muovendo appena le labbra.
 Il tribuno annu felice. Ogni giorno ringrazio gli di per avere sposato Poppea. Ora, signori, al nostro dovere.  tutto pronto. Possiamo andare?.
 Orazio annu. Aspetto soltanto l'ordine, signore.
 Allora partiamo. Dobbiamo solo portare a termine una piccola conquista.
 Orazio esit, amareggiato per il comportamento superficiale del suo superiore. Poi sospir e annu. S, signore. Ufficiali! Alle vostre unit.
 I centurioni si voltarono e raggiunsero rapidamente le loro posizioni mentre il prefetto si incammin a grandi passi verso la testa della colonna. Catone e Macrone si scambiarono un breve cenno prima che quest'ultimo si dirigesse verso la coorte riunita dietro i carri. Catone si avvicin al soldato che teneva il suo cavallo e salt in sella. Dopo aver sistemato il suo arcione fece un cenno al decurione Mirone. Quest'ultimo fece un respiro profondo e mise le mani a coppa vicino alla bocca.
 Seconda Tracia! In sella!.
 Tra lo scalpiccio degli zoccoli, i grugniti degli uomini e i nitriti dei cavalli i cavalieri montarono rapidamente i loro destrieri e li stabilizzarono.
 Attraverso la piazza d'armi Catone vide uno schiavo che portava al tribuno il suo cavallo, uno stallone bianco perfettamente strigliato il cui mantello era lucente nei punti in cui non era nascosto dalla sella rossa e oro e dalle nappe che pendevano dai finimenti di cuoio. Lo schiavo si chin e incroci le mani per aiutare il tribuno a salire. Appena Otone fin di fissare le cinghie dell'elmo fu in sella e si irrigid come se volesse verificare la sua scarsa forza. Con il suo mantello rosso, bordato d'oro, la corazza e l'elmo sormontato da un elaborato pennacchio rosso aveva un aspetto imponente. Il tipo di aspetto che Catone immaginava avesse avuto Pompeo Magno in giovent. Certamente l'equipaggiamento del giovane ufficiale eclissava quello dello stesso generale Ostorio, per non parlare dei legati legionari il cui rango era di gran lunga superiore a quello di Otone. Catone sorrise, pensando all'impatto che avrebbe avuto sulla regina dei Briganti tutta questa ostentazione, quando l'esercito dei Romani avrebbe raggiunto Isurium, la sua capitale.
 Il tribuno incit leggermente il suo cavallo a muoversi e si avvi al trotto verso la testa della colonna dove Orazio lo stava aspettando, insieme a Vellocato, l'interprete indigeno. Subito dopo, a breve distanza, seguiva il contingente a cavallo di Orazio, l'avanguardia della colonna che aveva l'incarico di andare in perlustrazione appena varcata la frontiera ufficiale della nuova provincia. Otone annu al suo secondo in comando e la voce di Orazio risuon chiaramente fra le linee di uomini, veicoli e bestie dietro di lui.
 Colonna! Avanti!.
 Dietro ai due ufficiali gli stendardi delle unit affiancate alla colonna si spostarono in avanti, poi fu la volta dei ranghi principali della prima coorte di legionari comandati dal centurione Statilio, dopo venivano gli uomini di Acer, seguiti dal convoglio delle salmerie della coorte di Macrone. I Corvi Sanguinari erano assegnati alla retroguardia da dove potevano facilmente avanzare per proteggere i fianchi della colonna se ce ne fosse stato bisogno.
 La colonna marci fuori dalla piazza d'armi e raggiunse la strada che conduceva a nord di Viroconium. Un gruppetto di donne del vicus si era raggruppato per vederli partire, alcune di loro incapaci di trattenere le lacrime nel vedere l in mezzo il proprio uomo. Data la necessit di raggiungere Isurium rapidamente, Otone aveva dato ordini rigidi che a nessun civile dell'accampamento fosse consentito di unirsi alla colonna, temendo che potessero rimanere indietro e diventare un peso. Sua moglie sarebbe stata l'unica donna a poter accompagnare i soldati, e il mercante di vini l'unico altro civile.
 Uno sparuto gruppo di ufficiali si era riunito fuori della fortezza alla porta principale per salutare il tribuno e i suoi uomini. Quintato si fece avanti quando la testa della colonna gli pass dinanzi.
 Che la fortuna ti accompagni, tribuno Otone, e buona caccia.
 Il giovane uomo gli sorrise. Riporter indietro Carataco, vivo o morto, signore. Hai la mia parola.
 Nel giro di un mese ci rivedremo di nuovo. In un modo o nell'altro.
 Si scambiarono brevemente il saluto e poi il tribuno fece avanzare di nuovo il suo cavallo per condurre la colonna verso la terra dei Briganti. Se erano ancora alleati di Roma o erano diventati un suo acerrimo nemico lo avrebbero scoperto presto.
 I primi due giorni marciarono attraverso i territori dei Cornovi, una trib che, poco dopo lo sbarco delle legioni, aveva fatto di tutto per assicurarsi la pace con gli invasori. E fu soltanto dopo che Ostorio aveva respinto il nemico sulle montagne che per la prima volta nel corso di generazioni quel popolo aveva vissuto libero dalle incursioni dei vicini. Di conseguenza, le dolci colline erano ora costellate di piccole fattorie e la colonna, oltrepassando pastori e mercanti, viaggiava tranquillamente di villaggio in villaggio, libera dal timore di essere attaccata da bande di predoni in agguato nei boschi che si estendevano su quelle alture.
 Mentre cavalcava alla testa dei suoi uomini, attraverso la rigogliosa campagna punteggiata dai colori vivaci dei fiori selvatici, Catone pens che quella immagine potesse sintetizzare come sarebbe diventata in futuro l'intera provincia. La morbida bellezza di quelle terre aveva toccato la sua anima. Il paesaggio era molto diverso dal drammatico scenario dell'Italia, troppo spesso sfigurata da possedimenti agricoli enormi, dove bande di schiavi incatenati erano costrette a lavorare con fatica dalle prime luci dell'alba fino a sera inoltrata. Dedic una preghiera a Giove affinch la Britannia fosse risparmiata da tali eccessi. Se avessero raggiunto una pace duratura, allora avrebbe portato Giulia a vedere l'isola e forse anche lei ne sarebbe rimasta incantata. Subito dopo storse il naso infastidito da questo suo facile idealismo. Si era abbandonato alla serenit dell'estate dell'isola. Per la maggior parte dell'anno il clima era umido e freddo e in pieno inverno le corte giornate riversavano sul paesaggio spoglio una flebile luce. Giulia lo avrebbe odiato, proprio come lo detestava Macrone, da quanto affermava.
 Il terzo giorno attraversarono una zona di piccoli fortini e torrette ricoperti da un tappeto erboso, presidiati da distaccamenti ausiliari e proseguirono, oltrepassando i confini della provincia romana. Quella notte il tribuno ordin agli uomini di costruire un campo di marcia nonostante il nemico, poich l'esercito fu chiamato alla costruzione di un fossato pi profondo e di bastioni pi alti le cui sommit erano sormontate da palizzate. I cavalli e i muli non erano pi impastoiati ed erano lasciati a pascolare liberi in recinti chiusi fuori dall'accampamento, pur essendo per riportati all'interno del campo al crepuscolo e stipati in recinzioni ben pi piccole, dove erano al sicuro da eventuali incursioni. La guardia notturna era stata raddoppiata e le sentinelle erano sempre tese e in allerta mentre sorvegliavano l'oscuro profilarsi del paesaggio circostante avvolto dall'oscurit.
 Catone era consapevole che l'umore degli uomini era cambiato. Il leggero umorismo dei primi due giorni era svanito e erano diventati molto pi accorti e professionali. Tutti conoscevano lo scopo della missione e sapevano bene quali fossero i pericoli che avrebbero potuto affrontare. Come Catone aveva ben intuito, Carataco era diventato una sorta di leggenda per i suoi avversari romani. Rare volte Roma si era trovata a combattere cos a lungo contro un nemico e il re dei Catuvellauni aveva rifiutato di capitolare, anche dopo che il suo regno era ormai stato distrutto. Nessuna sconfitta l'aveva dissuaso dalla sua fanatica sfida contro l'imperatore Claudio. E ora molti soldati ritenevano che possedesse poteri magici che gli avevano consentito di liberarsi dalle catene nel cuore di un accampamento romano, lo stesso giorno della sua cattura. A nessun uomo poteva pi essere permesso di sfidare Roma. Anche lui doveva rientrare tra coloro che avevano messo alla prova l'esercito romano e avevano fallito, come era gi accaduto ad Annibale, Mitridate e Spartaco ancora prima.
 Il giorno seguente una delle guardie di Catone si accorse che appena sotto la cresta delle colline, sulla loro destra, un piccolo gruppo di cavalieri li stava seguendo. Il decurione Mirone li indic al suo superiore e Catone impieg qualche attimo prima di riuscire a vederne il movimento lontano tra l'erica e le ginestre che crescevano sul ripido pendio. Erano cinque cavalieri, con indosso tuniche e brache aderenti, che tenevano in mano delle lance. Non c'era traccia del luccichio di armature, n alcun segno di scudi.
 Sembra un gruppo di cacciatori.
 Vuoi che gli mandi dietro uno squadrone, signore?.
 Catone riflett brevemente e poi scosse la testa. Non ha senso. Ci potrebbero seminare abbastanza facilmente. E poi, non siamo qui per fare la guerra. Se sono dei Cornovi, sono nostri alleati. Se sono Briganti, altrettanto, almeno finch non scopriamo il contrario. Lasciali stare.
 Mirone pieg la testa ma non fece il minimo sforzo per nascondere i suoi dubbi. Costrinse il cavallo a invertire la marcia e torn al trotto dai suoi uomini. Catone continu a guardare i cavalieri di tanto in tanto e not che mantenevano il passo del convoglio. Non facevano alcun tentativo di avvicinarsi o allontanarsi. Se erano dei cacciatori, dovevano chiaramente aver abbandonato il loro intento originale per osservare i Romani. Era ancora pi probabile che nel momento in cui avevano avvistato la colonna avessero mandato degli uomini a riferire della presenza romana. Nonostante esistesse un'alleanza con i Cornovi e con la regina dei Briganti, Catone non poteva fare a meno di pensare con preoccupazione al tragitto che dovevano ancora percorrere. Il tribuno Otone li avrebbe guidati ben oltre il confine della provincia. In lontananza Catone riusciva a vedere una linea di colline che si estendevano da nord a sud. Quelle, secondo Vellocato, delimitavano il territorio di Cartimandua. Era possibile che Carataco li avesse gi convinti ad appoggiare la sua causa e che un nuovo esercito si fosse gi mobilitato per combattere contro i Romani. Se la colonna avesse avuto un'imboscata sulle colline o nei territori sottostanti, non ci sarebbero state speranze di salvezza.
 Ma, riflett aspramente Catone, non era l'unico pericolo incombente. C'erano buone possibilit che qualcuno della colonna stesse pianificando di sabotare la missione del tribuno Otone di arrestare Carataco. Ma chi? Catone rivolse la sua attenzione alla colonna che arrancava nella tranquilla campagna: la fanteria faticava sotto il peso dei gioghi di marcia, molti soldati, per assorbire il sudore, si erano legati delle sporche strisce di stoffa intorno alla testa; la cavalleria guidava i destrieri, con l'equipaggiamento appeso ai solidi corni delle selle, e i carri e i carretti si muovevano producendo un rumore sordo sui solchi aridi in direzione delle colline rese indistinte dalla foschia. Catone riconobbe il carro coperto di Settimio e vide la spia imperiale seduta accanto al suo schiavo sulla panca del conducente, con le braccia incrociate e il corpo che tremava per le vibrazioni del veicolo quando questo attraversava un terreno accidentato.
 Settimio aveva gi indicato i suoi sospetti, ma Catone non riusciva a riconoscere in nessuno di loro i segni di un evidente tradimento. Orazio sembrava un vero soldato e di conseguenza non lo riteneva capace di cospirazione, mentre se il tribuno Otone e sua moglie da un lato sembravano avere dei lati nascosti, dall'altro non c'erano prove che indicassero il loro coinvolgimento in un possibile tradimento. Eppure qualcuno aveva aiutato la fuga di Carataco, e nel farlo era stato tanto spietato da uccidere anche due soldati. Quella persona era una pericolosa minaccia. Soprattutto se Settimo aveva ragione nel dire che voleva eliminare anche lui e Macrone. Per un po' Catone era stato contento di essere tornato nell'esercito con il chiaro obiettivo di sconfiggere il nemico. Sin dall'arrivo della spia imperiale, che lo aveva subito informato del piano di Pallante, Catone era stato obbligato a mantenere alto il livello di attenzione. La sua mente instancabile cercava continuamente ogni minimo segno di tradimento ed era difficile riuscire a dormire bene. Da allora aveva fatto in modo che la sua spada fosse sempre a portata di mano e che il pugnale si trovasse accanto al guanciale. Non che si illudesse che un nemico cos intraprendente non avrebbe trovato un modo per ucciderlo, se mai se ne fosse presentata l'occasione. Era improbabile per che ci accadesse nella routine quotidiana, perch un tale omicidio avrebbe comportato troppi rischi per un cos misero bottino. Catone ipotizz che era molto pi probabile che l'uomo di Pallante avrebbe aspettato fino a quando sarebbe riuscito a far passare la loro morte come un incidente oppure, meglio ancora, quando avrebbe potuto usare la loro morte per perseguire il suo obiettivo principale. E se lui e Macrone fossero stati uccisi durante i negoziati con Cartimandua? Se delle loro morti fossero stati incolpati gli uomini della trib, questo avrebbe causato una frattura tra Roma e i Briganti. C'era un briciolo di speranza in tutto questo, riflett Catone. Carataco sapeva chi era il traditore. Se non era ormai troppo tardi per negoziare una soluzione pacifica, Catone avrebbe tenuto un occhio sul fuggitivo nemico e avrebbe anche cercato di scoprire se lui fosse in contatto con qualcuno della colonna romana. E se questo fosse accaduto, Catone avrebbe colpito, senza piet.
 Nel tardo pomeriggio, subito dopo che Otone aveva dato ordine di fermarsi e montare il campo, sulla cresta di una collina a poco pi di un miglio dalla colonna, fece la sua comparsa un gruppo di cavalieri pi numeroso. Catone era in piedi con Macrone mentre i legionari iniziavano a smuovere il terreno con i picconi, pronti a costruire la sezione di difese loro assegnata. L'allarme fu dato dagli uomini della coorte del centurione Acer e tutti gli altri si voltarono a guardare, allungando il collo per osservare la collina. Catone calcol che doveva essere un gruppo composto da almeno cinquanta individui. Stavolta fu subito palese che non si trattava di cacciatori. La luce obliqua del sole brillava sugli elmi lucidi e sugli scudi dei capi guerrieri. Catone si volt verso il centro del campo, dove c'era il tribuno con Vellocato e alcuni altri ufficiali. Otone guard verso i cavalieri ma non fece niente per ordinare al cornicen di chiamare gli uomini alle armi. Si volt invece brevemente verso uno dei suoi attendenti e indic in direzione di Catone. L'uomo annu e inizi a correre.
 Macrone aveva visto il breve scambio di parole. Che cosa vuole da noi?
 Lo scopriremo presto, replic Catone e poi si guard intorno accorgendosi che tutti gli uomini di Macrone si erano fermati per osservare i nativi in lontananza.
 Macrone.... Catone gli fece un cenno indicando gli uomini al lavoro.
 Il suo amico incresp gli occhi assumendo uno sguardo truce, e fece un respiro profondo. Che cos' questa? Una dannata festa?, ringhi ai suoi uomini brandendo il bastone di vite. Alzate quei picconi e datevi da fare!.
 In un attimo i legionari tornarono al lavoro e l'aria si riemp del suono metallico delle punte di ferro che colpivano la terra, accompagnato dai grugniti degli uomini. Macrone percorse a grandi passi la linea per accertarsi che nessuno battesse la fiacca, proprio mentre l'attendente arriv davanti a Catone, col fiato corto per la corsa.
 Il tribuno Otone ti porge i suoi omaggi, signore, e ti chiede di mandare uno squadrone per affrontare quei cavalieri.
 Affrontare? Vuole che io li cacci via?
 No, signore. Vuole soltanto scoraggiarli, per evitare che si avvicinino ancora di pi.
 Per un istante Catone lanci una dura occhiata all'attendente, chiedendosi che cosa avrebbe potuto scoraggiare i guerrieri nemici se questi avessero deciso di avvicinarsi. Molto bene. Riferisci al tribuno che non sar il primo a colpire se posso evitarlo.
 S, signore. L'attendente salut e ritorn dal comandante.
 Catone raggiunse il decurione Mirone che aveva appena slacciato la cinghia sottopancia della sella e stava appoggiando il suo pesante carico in pelle in terra.
 Mirone! Vieni con me!.
 Subito dopo Catone si mise alla guida del primo squadrone dei Corvi Sanguinari dirigendosi verso i cavalieri che stavano osservando l'accampamento. Manteneva il passo a un'andatura regolare allo scopo di non allarmare i nativi. Il monotono tintinnio dei picconi era sovrastato dal tranquillo scalpiccio degli zoccoli dei cavalli. Il sole stava calando all'orizzonte e inondava la campagna con una calda sfumatura dorata. Le ombre dei cavalieri romani si stagliavano nell'erba che attraversavano, mentre dalla loro scia si innalzava delicatamente una debole foschia di polvere. Il decurione Mirone mentre cavalcava accanto a Catone continuava a serrare la mano libera.
 Avremmo dovuto portare l'intera coorte con noi, signore.
 Il tribuno vuole che diamo soltanto un'occhiata, rispose con calma Catone.
 Questo avremmo potuto farlo dal campo.
 Ma li avremmo incoraggiati ad avventurarsi un po' pi vicino. Per il momento sar meglio tenerli a distanza. Abbiamo degli ordini, decurione, concluse con decisione, disapprovando il modo in cui il suo subordinato permetteva all'ansia di interferire con il suo dovere.
 Avanzarono in silenzio fino a quando raggiunsero i piedi della collina, dove i cavalieri nativi attendevano, immobili. Catone alz il braccio e ordin ai suoi uomini di fermarsi e di formare una fila, e i Corvi Sanguinari si schierarono a ventaglio rivolti verso il pendio. I Traci erano tesi e tenevano lance e scudi a portata di mano. Catone riusciva a capire il loro nervosismo. L'unit era stata impegnata per due anni nella campagna contro le trib della collina e ogni nativo che avevano incontrato in quel periodo era stato un nemico. Perch quegli uomini sulla cima della collina dovevano essere diversi? Ciononostante, Catone era determinato a fare in modo che i suoi non provocassero inavvertitamente alcuna ostilit.
 Mentre le ombre si allungavano e l'erba e l'erica si tingevano della luce del tramonto, la costruzione del campo di marcia procedeva. Di tanto in tanto Catone si voltava a guardare e si accorse che la fortificazione era sempre pi elevata, mentre in basso, gli uomini che stavano lavorando faticosamente al fossato sembravano affondare nel terreno. Dopo un po', si videro spuntare soltanto le loro teste, e infine l'unica cosa visibile fu il guizzo di picconi e zolle di terra utilizzate per formare il terrapieno. Dall'altra parte, altri uomini avevano cominciato a montare le tende, delle lunghe e ordinate file di pelle marrone mantenuta tesa da corde ancorate. La coorte incaricata della guardia aveva formato un cordone intorno al campo e vigilava sugli eventuali attacchi del nemico. Appena le difese furono completate, gli uomini furono richiamati e quelli del primo turno di guardia raggiunsero la fortificazione, mentre i loro commilitoni si toglievano le armature e cominciavano a preparare la cena.
 Per quanto tempo ancora dovremo restare qui fuori?, chiese afflitto Mirone a se stesso ma a voce abbastanza alta da stimolare la risposta del suo superiore.
 Fino a quando saremo richiamati, ecco fino a quando.
 Mirone era pronto a rispondere, ma ci ripens e tenne la bocca chiusa.
 Signore!. Un soldato alz la lancia e indic il pendio.
 Catone segu la direzione indicata e vide che uno dei cavalieri aveva lasciato il gruppo e aveva iniziato la discesa del pendio, a passo regolare, con il cavallo che muoveva la coda pigramente da una parte all'altra. Immediatamente i Corvi Sanguinari cominciarono ad agitarsi, serrando la presa sulle redini e le lance.
 Fermi!, url Catone. Nessuno dovr far nulla senza il mio preciso ordine! Mantenete la posizione e aspettate il mio ordine. Far la pelle al primo che agir di testa sua!.
 La fila allineata si stabilizz e aspett in un silenzio pieno di tensione, mentre il cavaliere scendeva lentamente dalla cresta della collina. Mentre questi si avvicinava, Catone vide che sedeva alto sulla sella del suo stallone castano finemente strigliato, il cui mantello brillava nella luce intensa. Indossava una tunica disegnata e delle brache blu aderenti legate con cinghie di cuoio. Uno scudo ovale pendeva dalla sella e nella mano destra teneva una lunga lancia. Le sue braccia erano muscolose e i capelli scuri divisi in trecce che scendevano sulle spalle larghe. Non vi era alcuna traccia di paura nella sua espressione mentre guidava il cavallo verso lo squadrone di Catone e si fermava a soli dieci passi dal suo comandante. Guard Catone per un momento e poi costrinse il cavallo a voltare verso destra e cavalc lungo il fianco, fissando i Corvi Sanguinari. Arrivato alla fine si volt e torn indietro fino a quando, giunto di nuovo davanti a Catone, si ferm e indirizz la punta della sua lancia verso l'ufficiale romano. Istintivamente Mirone mise mano alla spada.
 No!, ringhi Catone. Non fare nulla finch non te lo dico io.
 Mirone esit un momento e poi si costrinse a lasciare la presa riportando la mano sul corno della sella.
 Il cavaliere inizi a parlare con voce profonda, venata di orgoglio e di rabbia mentre si rivolgeva a Catone nella sua lingua, puntando contro i Romani la lancia per dare enfasi alle sue parole. Ci volle un attimo a Catone prima di capire che l'uomo stava indicando tanto il campo quanto la fila di cavalieri con cui si stava confrontando.
 Cosa sta dicendo, signore?, chiese Mirone a bassa voce.
 Immagino che voglia sapere che cosa ci facciamo qui. Ed  una domanda piuttosto logica. Saremo anche alleati ma possiamo sembrare una colonna di invasori.
 Ci serve l'interprete che il tribuno ha fatto venire con noi. Posso andarlo a prendere, signore?
 No. Non ti muovere, e tieni la bocca chiusa.
 Il cavaliere continu la sua filippica e di tanto in tanto i suoi occhi sembravano brillare appena catturavano il bagliore del sole del tramonto tanto da sembrare l'incarnazione dell'indignazione, pronto a spronare il cavallo in avanti per cercare di impalare Catone sulla punta della sua lancia. Poi Catone si rese conto del rumore di zoccoli e si arrischi a guardare oltre la propria spalla per vedere un cavaliere galoppare verso di loro provenendo dal forte. Riconobbe immediatamente Vellocato e sorrise sottilmente mentre si rivolgeva al decurione.
 Sembra che il tribuno ti abbia anticipato.
 Le urla si interruppero quando il cavaliere allung il collo per guardare oltre Catone. Un attimo dopo Vellocato tir le briglie e si ferm accanto a Catone. L'espressione dell'altro uomo si aggrott in un ghigno di disprezzo sputando nell'erba davanti al nuovo arrivato.
 Catone si gratt il lobo di un orecchio distrattamente.  un tuo amico?
 Un cugino. Belmato. Il fratello pi giovane di Venuzio.
 Ah, ora capisco perch  cos felice di vederti qui. Catone annu in direzione del focoso nativo. Credo sia meglio scoprire cosa vuole esattamente.
 Vellocato si schiar la gola e si rivolse al suo congiunto. In precedenza Catone aveva imparato alcuni dialetti delle trib del Sud ma non riusciva a seguire l'idioma dei due nordici dai suoni pi gutturali. Ci fu un dialogo piuttosto aspro fra i due prima che l'interprete si rivolgesse di nuovo a Catone.
 Al di l di alcuni insulti assai coloriti nei miei confronti, Belmato vuole sapere perch i Romani si sono avventurati oltre i confini dei territori di cui rivendicano la conquista.
 Capisco. Catone pieg leggermente la testa come se un pensiero angosciante lo turbasse. Presumo quindi che la vostra regina non abbia ancora informato il suo popolo di aver richiesto il nostro aiuto.
 Vellocato si mosse a disagio sulla sella prima di rispondere. Non lo so, signore. Io ho semplicemente riferito il messaggio.
 Non ci credo. Prova di nuovo.
 Il giovane nobile abbass lo sguardo nel rispondere. Lei ha detto che sarebbe stato meglio non diffondere la notizia del vostro avvicinamento.
 Sembra che gli eventi abbiano invece travalicato la sua intenzione. Catone fece cenno al nativo che aspettava. La notizia della nostra avanzata sta per raggiungere Isurium ancor prima del nostro arrivo.
 Vellocato scroll le spalle. Prima che Catone potesse continuare, furono interrotti da Belmato che parl velocemente e con tono aspro.
 Vuole una risposta.
 Allora faremo meglio a dirgli la verit.
 L'interprete lanci a Catone uno sguardo ansioso. Non credo che sia saggio.
 Quale scelta abbiamo? Se non diremo la verit allora la nostra sembrer un'invasione del territorio dei Briganti. Digli che siamo qui su richiesta della sua regina e che lei ha chiesto di parlare con un rappresentante del governatore romano. Catone abbass il tono della voce. Non fare menzione della persona che siamo venuti ad arrestare. Scopriranno il nostro vero scopo abbastanza in fretta, ma cerchiamo di non metterglielo su un piatto d'argento. Riferiscigli cosa ho detto.
 Ci fu un altro scambio di parole, stavolta molto pi lungo e pi acceso, prima che Belmato digrignasse i denti e allungasse il braccio puntandolo verso sud, nella direzione dalla quale era venuta la colonna.
 Fammi indovinare, disse Catone seccamente. Ci sta chiedendo di tornare indietro nella nostra provincia.
 Vellocato annu. Dice di non sapere nulla della richiesta di Cartimandua. In ogni caso, prende ordini da suo fratello. Se la vostra colonna proseguir allora i Briganti la prenderanno come una dichiarazione di guerra.
 Catone si irrigid. Questo cambiava la situazione in modo piuttosto sgradevole. Tutto ci andava ben oltre la sua autorit. Doveva tornare e far rapporto al tribuno Otone e dargli modo di considerare la faccenda prima di decidere come procedere.
 Hrrrmm. Catone si schiar la gola. Riferisci a Belmato che porter il suo messaggio al mio comandante e digli anche che non intendiamo affatto fare del male alla sua gente. Ricordagli che siamo qui su richiesta della regina Cartimandua, che  nostra alleata. Gli consiglio di farselo confermare da lei, prima che di intraprendere qualsiasi azione che la sua gente potr rimpiangere.
 Vellocato parl e la dura risposta dell'altro nativo sembr travolgere l'interprete come un pugno. Si rivolse a Catone e trasal. Mio cugino dice che se la vostra colonna far un altro passo in direzione di Isurium allora lui e gli altri guerrieri della trib vi uccideranno e prenderanno le vostre teste come trofei.
 Il guerriero guardava Catone da vicino mentre le sue parole venivano tradotte e poi sorrise freddamente passandosi con lentezza un dito sulla gola. Poi volt il cavallo e lo spron di nuovo verso i suoi uomini che aspettavano sulla cresta della collina. Il sole stava tramontando all'orizzonte e, anche se la serata era calda e afosa, Catone sent un brivido freddo scorrergli lungo a schiena.
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CAPITOLO VENTIDUE.
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 Come pu pensare la tua regina che sia una buona idea nascondere al vostro popolo il fatto che lei ha chiesto il nostro aiuto?, domand il tribuno Otone.
 Vellocato, prima di rispondere, cerc di scomporre quella domanda contorta. Come ho spiegato al legato Quintato, la sua posizione  delicata. La nostra gente  divisa per quanto riguarda il rapporto con Roma. La maggior parte vuole la pace, ma sono in molti a odiarvi o ad aver paura di voi. Questi guerrieri vogliono unirsi a quelli che continuano a combattere contro l'invasore. Altrimenti il territorio dei Briganti verr spazzato via, come  successo a tutte le altre trib a sud del nostro regno. La mia regina ha deciso che sarebbe stato meglio che la sua corte non sapesse che aveva richiesto il vostro aiuto. Perlomeno fino a quando non foste in marcia.
 Otone si strofin gli occhi stanchi come se dovesse assimilare la spiegazione. Intorno al tavolo gli altri ufficiali anziani della sua colonna sedevano in silenzio. Catone mise un dito sotto l'orlo della sua tunica e sollev l'indumento per allontanarlo dalla pelle sudata. C'era un caldo opprimente nella tenda del tribuno perch Otone aveva ordinato che i lembi fossero chiusi per tenere fuori gli insetti. Ciononostante, un piccolo nugolo di moscerini e zanzare volteggiava sulle fiamme delle lampade a olio e Macrone, borbottando una bestemmia, alz una mano per allontanare quelli che si erano avvicinati troppo al suo volto.
 Il tribuno, tuttavia, sembrava ignorare quel fastidio. La sua attenzione era concentrata sul nobile dei Briganti. Davvero tuo cugino ci attaccher se domani cercheremo di continuare la nostra marcia?
 Se?, lo interruppe Orazio. Signore, abbiamo l'ordine di....
 Conosco i miei fottuti ordini, grazie!, lo aggred Otone. E sono io che comando. Io che prendo le decisioni. Ti ringrazio per avermelo ricordato, prefetto Orazio.
 Era la prima volta che Catone assisteva a un improvviso scatto di nervi del giovane tribuno, e lui e gli altri ufficiali rimasero immobili aspettando che passasse la sfuriata. Otone prese un respiro profondo per recuperare la calma e fece cenno al suo interprete. Allora, tuo cugino ci attaccher?.
 Vellocato chiuse gli occhi per un attimo e si accigli prima di alzare lo sguardo e replicare. Non lo so. Belmato  una testa calda. Lo  sempre stato. Ma prende ordini da Venuzio.  di lui che ti devi preoccupare. Se ha avuto ordine dal fratello di combattere, allora sar battaglia.
 Ma sarebbe una follia, lo interruppe il prefetto Orazio. Non ha che una cinquantina di uomini. Se cercher di fermarci lo spazzeremo via.
 E allora s che saremo bene accolti alla corte della regina Cartimandua, disse Catone con pesante ironia, in modo che Orazio non pot far finta di non capire. Prima che i suoi alleati romani raggiungano Isurium ci sar il sangue della loro gente a tingergli le spade. Posso immaginare come andr a finire. Venuzio attribuir a noi la responsabilit dei loro morti e dir che questa  la prova che Roma ha intenzione di dichiarare guerra ai Briganti e che il suo popolo non aveva scelta se non di unirsi alla lotta di Carataco contro di noi. Si rivolse al tribuno. Signore, dobbiamo essere certi che domani non ci saranno spargimenti di sangue, almeno per quanto possibile.
 Otone si massaggi lentamente la fronte. Stai dicendo che se ci opponiamo allora saremo ricacciati indietro?
 Non completamente, signore. Se torniamo indietro Venuzio pretender il merito di questo successo e indebolir la posizione della regina.
 In ogni caso, la situazione a Isurium sar peggiore per noi. Saremo fottuti se andremo avanti, e fottuti se non lo faremo.
 Catone represse la sua irritazione. Non amava questo tipo di affermazioni categoriche, che limitavano tutte le reali possibilit di riuscita a due sole opportunit e, di conseguenza, frenavano la libert d'azione.
 No, signore. Sto semplicemente sottolineando che la decisione non  tra andare avanti e tornare indietro. In entrambi i casi indeboliremo qualsiasi appoggio che abbiamo tra i Briganti. Perci non c' una soluzione migliore di un'altra.
 E allora quale scelta abbiamo?, chiese Otone con delusione.
 Domani dovremo continuare la nostra avanzata, disse Catone pazientemente. E d'altra parte, come ha fatto notare Orazio, questi sono gli ordini che abbiamo ricevuto... a meno che il legato non abbia previsto anche l'eventualit di non procedere se fossimo stati contrastati.
 Otone scosse la testa.
 Allora andremo avanti, disse Catone con fermezza. Ma non dovremo provocare alcuna reazione violenta. Anzi, dovremo evitarla a ogni costo.
 Orazio si sporse in avanti. Ad ogni costo, a meno che non dovremo difendere noi stessi.
 Esatto, concesse Catone. Ma se sar sferrato un colpo, dobbiamo essere sicuri che lo faranno loro per primi.
 Ci fu una breve pausa prima che Macrone parlasse. Ai ragazzi questo non piacer. Non sono addestrati a restare fermi e a prenderle dal nemico.
 Ma loro non sono il nemico, rispose Catone. Non ancora, almeno, ed  cos che vogliamo che le cose rimangano. Se dovremo combattere, allora potremmo essere costretti a subire qualche perdita. Sempre meglio che provocare una guerra che costerebbe molte pi vite, solo perch ai nostri uomini manca la disciplina per comprendere e accettare questa situazione. Rivolse di nuovo la sua attenzione al tribuno. Signore, sar necessario cambiare l'ordine di marcia domani. Se ci dovremo affrontare, allora ci sar bisogno di avere gli uomini giusti in avanguardia. Uomini che facciano esattamente quanto viene loro richiesto.
 Il tribuno Otone accenn appena un sorriso. I tuoi uomini, immagino.
 S, signore.
 Ma non hanno una brutta reputazione tra i nativi? Ho sentito dire che i tuoi uomini sono un gruppo assetato di sangue, Catone. Proprio i tipi giusti a cui ci possiamo affidare per mantenere la pace.
  questo il punto, signore. La loro reputazione arriver prima di loro. Quando Belmato e i suoi vedranno lo stendardo dei Corvi Sanguinari alla testa della colonna, ci penseranno due volte prima di attaccare.
 Non  di loro che mi preoccupo. Cosa succeder se non riuscirai a controllare i tuoi soldati? E cosa accadr se attaccheranno per primi?
 Non lo faranno, rispose Catone risoluto. Sceglier io stesso gli uomini. E stai pur certo che mi accerter che capiscano bene cosa voglio da loro. Mi fido di loro, signore. Devi farlo anche tu.
 Otone fiss Catone e valut le scelte che aveva. Alla fine, intrecci le mani e guard gli altri ufficiali. Qualche commento?.
 Nessuno rispose e ci fu un breve silenzio prima che Otone sospirasse. Allora, sembra che io sia obbligato a procedere verso Isurium. Data la situazione, marceremo come se fossimo in territorio nemico. In aggiunta alle consuete difese notturne, raddoppieremo la guardia sull'accampamento. Avanzeremo in formazione stretta. Domani mattina il prefetto Catone, e met della sua coorte, condurr l'avanguardia. Prefetto Orazio, i tuoi uomini saranno a guardia dei fianchi della colonna. Signori, assicuratevi che i vostri ufficiali dicano ai loro sottoposti che  vitale che non si lascino provocare dai guerrieri della trib. Inoltre se attraverseremo qualche villaggio, non dovranno prendere nulla dai nativi. Se ci dovessero essere dei furti, o qualsiasi atto di violenza, allora la far pagare molto cara al responsabile e al suo ufficiale in comando. Mi sono spiegato?.
 Gli ufficiali annuirono e mormorarono il loro assenso.
 Otone rivolse di nuovo lo sguardo a Catone. Sarai tu a guidare la marcia. Se succede qualcosa, ti riterr direttamente responsabile, prefetto. Se scoppier un conflitto tra Roma e il regno dei Briganti, stai pur certo che tutti, dal legato Quintato allo stesso imperatore, sapranno che  stato per causa tua.
 Catone ricambi lo sguardo, cercando di recuperare la calma. Nel suo intimo provava disprezzo per il tribuno che senza alcuna remora scaricava tutta la responsabilit sulle spalle del suo subordinato. La colonna era sotto il comando di Otone. Lui aveva ricevuto gli ordini. Sapeva quello che doveva fare. E tuttavia si era sottratto a tutte le conseguenze della posizione che gli era stata affidata. Catone si sentiva amareggiato per il comportamento dell'uomo. Per quanto Otone sembrasse il tipico esponente della sua classe, era stato piuttosto vigoroso nella battaglia contro Carataco e il suo esercito. Forse non era poi cos sicuro di s. Catone aveva imparato che era questo che distingueva essenzialmente gli ufficiali meno validi da quelli migliori. La fiducia in se stessi era fonte di competenza. L'arroganza poteva anche aiutare un uomo, ma era una qualit volubile, fondata su un'illusione piuttosto che sul buon senso e quindi pericolosa. Era forse il punto debole di Otone? Il suo tallone di Achille?
 Poi un oscuro sospetto si insinu nella mente di Catone. E se avesse valutato in maniera errata il tribuno? E se Otone avesse deliberatamente, anche se con molta cautela, cercato di compromettere la sua missione? Forse era lui la spia nemica inviata in Britannia da Pallante per provare a ostacolare la pace nella provincia. Il suo desiderio di nominare Catone quale responsabile dell'avanguardia poteva dipendere dalla possibilit che se ci fosse stato uno scontro con i nativi il prefetto sarebbe stato fra i primi a rimetterci la vita. In fondo, pens Catone con una punta di ammirazione, sarebbe stata una soluzione doppiamente vantaggiosa. In un colpo solo Pallante avrebbe provocato la guerra con i Briganti che tanto auspicava, e l'eliminazione della sua preda. La colonna di Otone sarebbe stata costretta a ritirarsi e Macrone poteva essere eliminato in seguito.
 Catone prese un respiro profondo prima di rispondere al suo ufficiale in comando. Far il mio dovere, signore. Non fornir alcun pretesto per una nuova guerra.
 Sono lieto di sentirlo, replic Otone senza alcuna espressione. Ora, a meno che non ci siano altre questioni da affrontare... No? Allora andate.
 Gli ufficiali si alzarono dagli sgabelli e lasciarono la tenda. Appena uscirono all'aria fresca della notte Macrone sbuff per il sollievo. Il cielo sopra di loro era completamente sereno e le stelle brillavano come minuscole gemme. Una mezza luna era bassa nel cielo poco sopra la linea delle colline e dalla cresta pi vicina si poteva vedere, illuminato dalla sua luce, un uomo solo a cavallo che osservava l'accampamento romano. Gli altri ufficiali si voltarono e si diressero ognuno verso la propria unit. Macrone e Catone indugiarono per un momento, a poca distanza dalla tenda del quartier generale del tribuno.
 Che pensi?, chiese Macrone. Ci saranno problemi domani?
 Chi pu dirlo? L'unica cosa che posso fare  impegnarmi affinch non si creino problemi per causa nostra.
 S. Gentile da parte del tribuno darti l'incarico.
 Catone fece una risatina amara.  stata una mia idea. Me ne assumo tutta la responsabilit.
 Macrone lanci un'occhiata all'amico. Il pallido luccichio della luna fece apparire la pelle del prefetto fredda, come il marmo. Fai attenzione, ragazzo. Non mi importa cosa hai detto prima nella tenda. Se uno di quei barbari domani ti aggredisce, non correre rischi. Trafiggi il bastardo prima che lui abbia la possibilit di fare lo stesso.
 Le labbra di Catone si aprirono in un ampio sorriso. Questo lo vedremo. La sua espressione si indur. Al momento, non  solo il pericolo dei barbari che mi preoccupa.
 Che cosa intendi?.
 Furono interrotti da una delicata risata della moglie del tribuno, che arriv distintamente alle loro orecchie. Quattro delle guardie del corpo del tribuno erano in piedi in silenzio all'entrata della tenda, a distanza ravvicinata. Catone port l'amico lontano, per non farsi sentire. Non qui. Credo sia il momento di prenderci qualcosa da bere.
 Gli occhi di Macrone scintillarono alla luce della luna. Ah! Questo s che significa parlare.
 Poi afferr il vero significato delle parole di Catone e le sue spalle si afflosciarono un po' mentre si dirigevano al piccolo carro parcheggiato in un angolo del campo,.
 Un braciere illuminava lo spazio aperto davanti al carro del mercante di vini dove una modesta folla, in piedi o seduta in piccoli gruppi, sorseggiava il vino da semplici bicchieri di argilla e parlava alla maniera tranquilla dei soldati, stanchi per la marcia della giornata, ma molto contenti della propria sorte. Gli uomini si scansarono per lasciar avvicinare i due ufficiali al bancone a poca distanza dall'estremit del carro. Lo schiavo di Settimio era occupato a servire i clienti mentre il suo padrone era in piedi da un lato che mescolava vino scadente con acqua.
 Vogliamo due coppe, annunci Catone aprendo la sua borsa e prendendo alcune monete di ottone. Del vino decente, ti avverto.
 Settimio sollev lo sguardo appena riconobbe la voce del prefetto. Abbass la giara che teneva in mano e sorrise in modo ossequioso. Ahim, niente vino, miei signori. Soltanto posca, accuratamente miscelata con acqua fresca di sorgente dalle mie mani. Molto rinfrescante.
 Vogliamo vino, insist Macrone.
 Settimio alz le mani e scroll le spalle per il rammarico. Non posso, per ordine di sua eccellenza, il tribuno Otone. Non vuole che nessuno sotto il suo comando si ubriachi. Per cui solo vino annacquato. Oppure niente vino. Settimio abbass la voce, ma non abbastanza da non poter essere ascoltato dai soldati pi vicini. Ma per i miei clienti speciali, cari signori, c' sempre del vino. Ho qualche giara di prima scelta nel carro, se siete interessati.
 Catone annu e Settimio con disinvoltura fece loro strada verso l'estremit del carro. Alcuni uomini l vicino lanciarono occhiate ai loro superiori e si scambiarono brevi borbottii sui privilegi del rango, prima di tornare alle loro tranquille conversazioni. Settimio condusse i due ufficiali alla sponda posteriore del carro e vi si introdusse scostando i lembi di pelle della copertura, per poi estrarre una piccola giara. Mentre parlava di tanto in tanto la indicava gesticolando.
  meglio che siamo concisi. Qual  il problema?
 Hai visto quegli uomini che ieri mattina ci osservavano?.
 Settimio annu.
 Hanno minacciato di bloccarci la strada domani.
 Ne ho sentito parlare dal vostro decurione Mirone. Era qui poco fa, cercando di annegare i suoi dispiaceri.
 Non andr lontano con la posca, disse Macrone.
 Fa lo stesso. Non credo che quell'uomo abbia voglia di aggiungere anche una sbornia all'elenco dei suoi guai. Settimio rivolse di nuovo la sua attenzione a Catone. Quindi?.
 Catone esit un momento. Otone sta cercando una scusa per far tornare indietro la colonna. Raccont brevemente l'incontro che lui e Macrone avevano avuto nel quartier generale.
 Capisco... E tu pensi che possa esserci qualcosa di pi di un cedimento di nervi?
 Nella prima battaglia al tribuno non  mancato il coraggio, puntualizz Macrone. Non credo che abbia voglia di darsela a gambe solo perch un mucchio di inutili barbari gli ha detto di non sconfinare nel proprio orticello.
 Esattamente, disse Catone. Credo proprio che non ci sia solo questo ma anche dell'altro.
 Settimio si gratt il naso. Pensi che sia il nostro uomo? La spia di Pallante?
 Potrebbe essere.  nella posizione perfetta per far s che la sua missione fallisca, ancor prima che noi riusciamo ad avvicinarci a Carataco e a prenderlo in custodia.
  vero, ammise Settimio. E il fatto che lui sembri cos desideroso di metterti in pericolo sembrerebbe supportare la tua tesi. Ma  difficile considerarla una prova schiacciante.
 Deve giocarsela con attenzione, continu Catone. Chiunque sia la spia non deve lasciare traccia. Non solo per coprire se stesso, ma per proteggere Pallante. Se qui in Britannia insorgesse una crisi, e qualcuno la ricollegasse al liberto dell'imperatore, allora Pallante sarebbe crocifisso insieme a tutti quelli legati a lui.
 Non credo che il problema si estenderebbe ad altri. N alla moglie dell'imperatore, e nemmeno a Nerone.
 Pensi di no? Messalina  stata condannata a morte per aver complottato contro di lui. E Claudio la amava. Ha sposato Agrippina per ragioni politiche e non per altro. Se ci saranno le prove che lei ha agito in combutta con Pallante nel tentativo di danneggiare l'imperatore allora non sono sicuro che Pallante sar l'unico fatto a pezzi. Catone si interruppe. Comunque, come ho detto, la sua spia non pu permettersi di giocare allo scoperto. Deve essere cauta. Per il momento, questo rende Otone un possibile sospetto. A meno che tu non sappia qualcosa che non ci hai detto.
 Non sono pi vicino alla verit di quanto non lo siate voi, ammise Settimio.  possibile che la spia non sia nemmeno nella colonna. Pu essere qualcuno che  rimasto a Viroconium. Il legato, per esempio.
 Non credo, continu Catone. Quintato ha ammesso di essere informato che qualcuno vuole rendere la vita difficile a me e a Macrone.
 Macrone sbuff. E questo te lo rende meno sospetto?
 Esattamente, disse Settimio. Vedi, prefetto Catone. Abbiamo a che fare con Pallante e il suo giro di spie. Hanno altrettanta astuzia e sono ugualmente spietate quanto quelle utilizzate da Narciso. E io so di cosa sono capaci. Potrebbe essere Otone. Potrebbe essere sua moglie....
 Cosa?. Macrone sbuff. Pensi davvero che potrebbe avere eliminato due dei miei uomini e liberato Carataco?
 Perch no? Ti viene in mente qualcuno con meno probabilit di mettere in allarme due uomini di guardia se era lei ad avvicinarli? Pensi davvero che non ci siano spie imperiali di sesso femminile? Cazzo di Giove, hai molto da imparare, centurione Macrone! E faresti meglio a imparare in fretta se non vuoi che qualcuno ti tagli la gola. Si interruppe, e moder il tono.  ovvio che io sospetti di lei. E di chiunque altro abbia la possibilit di fare ci che vuole Pallante. Pu essere Otone, sua moglie, Orazio, quasi chiunque.
 Anche tu?, brontol Macrone.
 Settimio lo guard con aria severa. Io servo Narciso. Lui serve l'imperatore. E questo mi mette al di sopra di ogni sospetto. Gli unici di cui non sospetto siete voi due. Ma solo perch le vostre vite sono in pericolo per colpa dell'uomo che stiamo cercando. O della donna, aggiunse.
 Per come la penso in questo momento sul tuo capo Narciso, potrebbe anche essere lui l'agente di Pallante. Sarei felice che tu e Narciso vi toglieste dalle palle, non importa quali saranno le conseguenze per l'impero romano.
 I due uomini si guardarono l'un l'altro nella penombra infausta della luna e Catone si diresse fuori dal carro. Questo non ci porta da nessuna parte. Ho detto tutto quello che avevo da dire. Bisogna tenere d'occhio Otone. Ecco cosa penso.
 Ne prendo atto. Ora, sar meglio che torni dai miei clienti, prima che qualcuno si chieda perch abbiamo parlato cos a lungo.
 Settimio rimise la giara nel carro e and verso il bancone, alzando un po' il tono della voce. Mi dispiace, cari signori, se il prezzo  troppo alto. Pensavo che gli ufficiali romani avessero abbastanza denaro da vivere come dei veri signori. Aggiunse con una nota critica nella voce: Talvolta l'apparenza inganna.
 I due ufficiali annuirono seccamente e si fecero strada tra la folla allontanandosi da quella locanda di fortuna.
 Parlare con lui  stato proprio inutile, si lament Macrone.
 S, disse Catone a bassa voce. Non  stato utile... Affatto utile.
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CAPITOLO VENTITR.
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 Catone sedeva in sella silenziosamente mentre osservava gli uomini che aveva scelto per l'avanguardia a cavallo. Erano cinquanta, in piedi accanto ai loro destrieri in attesa che lui si rivolgesse al gruppo. Aveva dato ordini che il loro equipaggiamento fosse portato sui carri adibiti al trasporto, in modo che fossero liberi da fardelli e pronti a rispondere a ogni minaccia. Per la maggior parte erano Traci, uomini che lo avevano gi seguito in battaglia tempo prima. La loro disciplina era stata garantita dai rispettivi comandanti di squadrone. Gli altri, un piccolo gruppo, erano stati scelti tra le recenti reclute batave che si erano dimostrate affidabili.
 Sembrano degli uomini in gamba, disse Catone con calma al decurione Mirone, che era in piedi al suo fianco.
 S, signore. I migliori che abbiamo. Pi di quanto sia necessario per quella marmaglia sulla collina.
 Entrambi gli uomini sollevarono lo sguardo verso l'alto dove, su un crinale a meno di un miglio di distanza, era schierata una fila sottile di cavalieri. Durante la notte avevano cambiato posizione e adesso si erano disposti lungo tutto il tracciato che la colonna avrebbe dovuto percorrere una volta smontato il campo. Quell'incombenza era gi a buon punto. La palizzata di legno era stata smantellata e i pali acuminati gi imballati sui carri. L'ultima sezione del terrapieno era stata rapidamente spalata nel fossato in modo che solo le zolle segnassero il perimetro del campo della notte precedente. Le tende era state smontate e le ultime erano state legate sulle sacche da sella dei muli della colonna. Gli animali da traino furono attaccati ai carri e ai carretti e le guide li mantenevano in una fila ordinata. In testa e dietro, la fanteria si stava mettendo in riga, con i gioghi di marcia sulle spalle. La cavalleria della coorte di Orazio e il resto dei Corvi Sanguinari si erano messi in formazione sui fianchi e nella parte posteriore della colonna, a non pi di venti passi dalla fanteria. Il carro di Poppea Sabina era posizionato a met del corto convoglio delle salmerie, con una sezione di legionari incaricata di proteggerla.
 Speriamo di non doverli mettere alla prova, rispose Catone. Poi si schiar la gola e parl con tono formale. Grazie, decurione. Adesso puoi raggiungere la colonna principale.
 Signore?. Mirone si volt verso di lui.
 Prender io il comando qui. Tu andrai a comandare la restante parte della coorte, fino al prossimo ordine. Catone aveva previsto questo momento. Aveva gi deciso di escludere il decurione dall'avanguardia. La nervosa reazione di Mirone il giorno precedente aveva dimostrato che non era adatto per quell'incarico. Catone aveva bisogno di uomini su cui contare nel caso fosse necessario arrivare allo scontro. Ma non intendeva affatto dirlo al decurione. Anche se gli mancava il giusto temperamento per il comando, era un ufficiale piuttosto competente e non meritava di essere offeso. Aveva raggiunto il massimo dei ranghi consentitogli e avrebbe prestato servizio per tutta la durata della ferma come decurione. Per Catone il suo valore consisteva nel fatto che lui lo servisse in quel ruolo con totale soddisfazione.
 Mirone esit e Catone sorrise pazientemente. Ho bisogno che qualcuno di cui mi fido prenda il mio posto nel caso mi succeda qualcosa. Capisci?.
 Il decurione annu e poi fece il saluto. S, signore. Puoi contare su di me.
 Molto bene. Catone rispose al saluto.
 Mirone si volt e rapidamente raggiunse il resto della coorte, in attesa che la colonna si mettesse in viaggio. Catone rivolse la sua attenzione agli uomini dell'avanguardia.
 Tutti sapete perch siete stati scelti per questo compito! Siete i migliori uomini della coorte. E questo vi distingue da ogni altra unit di cavalleria nell'esercito. Non c' una coorte migliore della Seconda Tracia - i Corvi Sanguinari. Ma questo onore ha un suo prezzo. La nostra reputazione  stata conquistata duramente negli anni in cui la coorte ha partecipato alla campagna in Britannia. E come tutte le reputazioni, ci che richiede anni per essere costruito si pu dissolvere in un solo momento di sventura.... Catone si interruppe per guardare con sguardo inflessibile i suoi uomini. Questo non lo permetter. Oggi potremmo dover mettere alla prova la nostra autodisciplina e il nostro coraggio. Voglio che ogni uomo qui presente comprenda esattamente ci che voglio da lui. E cio, assoluta obbedienza. Qualsiasi cosa accada, qualsiasi offesa o provocazione, dovrete ignorarla. Non dovrete reagire. Non farete nulla a meno che io non lo ordini in modo esplicito. Non mi importa se qualche puzzolente, peloso capraio del territorio dei Briganti vi salta sulla sella e vi scopa il culo. Se succede, succede e se vedo appena un sussulto da parte vostra, allora vi far spalare la merda della latrina della coorte di Macrone per il resto dei vostri giorni!.
 Ci fu un accenno di risata al commento, e Catone benedisse la rivalit tra le due unit che avevano prestato servizio insieme per la maggior parte dell'anno. Anche se ci aveva scherzato su, sapeva che i suoi uomini avrebbero rispettato i suoi divieti con maggiore scrupolo per paura di essere umiliati davanti ai commilitoni.
 Corvi Sanguinari!. Il suo sorriso svan. A cavallo!.
 I cavalieri si voltarono verso gli arcioni, si fermarono per la tradizionale conta uno-due-tre e poi si issarono sulle selle e tirarono le redini per controllare i loro cavalli e allinearsi nei ranghi. Appena furono pronti, Catone rivolse il suo cavallo verso il fronte della colonna e distese il braccio in avanti.
 In fila per quattro, avanti!.
 Superarono la fanteria della coorte di Orazio e poi iniziarono a oltrepassare gli uomini della coorte di Macrone che gli avrebbe dato man forte nell'eventualit di un combattimento. Macrone stava aspettando alla testa della Prima Centuria e fece il saluto appena il suo amico si avvicin.
 Buona fortuna, signore.
 Anche a te, centurione.
 Un formale scambio di parole, eppure entrambi gli uomini erano consapevoli del profondo legame che li univa. Quante volte nel corso degli anni avevano dovuto affrontare momenti simili? Catone se lo domand. Eppure questa volta era diverso. Aveva insegnato agli uomini ad attaccare il nemico per primi e per impedire che proprio questo addestramento prendesse il sopravvento era necessario un altro tipo di forza. L'addestramento e l'istinto di conservazione, pens Catone.
 Se qualcosa va storto, voglio che sia tu a dirlo a Giulia.
 Il solo pensiero mi uccide, signore.
 Interessante scelta di parole. Catone sorrise e continu a procedere sul terreno fino a quando la parte pi arretrata dell'avanguardia fu dieci passi avanti alla coorte di Macrone.
 Corvi Sanguinari! Alt!.
 I cavalieri si fermarono in sella ai loro cavalli, che agitavano le orecchie, e occasionalmente sbattevano o strusciavano uno zoccolo sulla terra battuta del tracciato. Non c'era nulla da fare fino a quando alla colonna non veniva dato il comando di avanzare. Il sole era gi sorto e sembrava lavare il paesaggio con il suo intenso bagliore. Davanti a loro gli uomini della trib erano inondati dalla stessa luce, che agli occhi di Catone li faceva sembrare pi grandi di quanto non fossero in realt. Si chiese se fosse soltanto la tensione a tormentare il suo stomaco. Anche se non credeva realmente che Belmato e il suo manipolo di uomini si sarebbero davvero sacrificati dando inizio a una guerra con tale leggerezza, non riusciva a calmare i nervi. Qualcosa non gli tornava in quella situazione e non riusciva a capire.
 Ci fu solo un breve ritardo prima che l'ultimo elemento della colonna fosse in posizione e poi un corno risuon nell'aria del mattino, diffondendo una nota chiara che echeggi fino alle pendici pi vicine.
 Catone si riemp i polmoni e url alle sue spalle: Corvi Sanguinari! Avanti!.
 Con uno schiocco della lingua e un leggero colpo ai fianchi dell'animale incit il suo cavallo in avanti, con gli occhi fissi sugli uomini delle trib che gli sbarravano la strada a non pi di mezzo miglio di distanza. L'aria era piena del rumore degli zoccoli, del battito sordo degli stivali chiodati e del rimbombo del convoglio delle salmerie. In cielo, lo svolazzare dei rondoni che frustavano l'aria alla ricerca del primo pasto della giornata, con alcuni che si levavano in volo e altri che sfrecciavano tra i cespugli e i ciuffi d'erba pi alti, punteggiati di fiori gialli e bianchi. I sensi tesi di Catone erano infastiditi dalla loro presenza mentre, a passo costante, scalava la cresta della collina dove Belmato e i suoi uomini erano in attesa.
 Riusciva gi a individuare il loro capo. Il guerriero era in sella al suo stallone fermo al centro del sentiero, le mani sui fianchi con quella sprezzante e arrogante postura che Catone sapeva essere propria degli uomini a capo delle trib dell'isola. Per un attimo desider di avere accanto Vellocato perch gli facesse da interprete, nell'eventualit che avesse dovuto scambiare qualche parola con i nativi. Ma a Vellocato era stato ordinato di viaggiare nel carro di Poppea, dove non sarebbe stato a portata di vista. Il tribuno aveva ragione a questo riguardo, riflett Catone. La vista di uno di loro che cavalcava con i Romani, poteva facilmente infiammare gli animi dei nativi trasformando la passione in un atto di violenza di cui si sarebbero pentiti tutti. E, ragion Catone, non c'era bisogno di un interprete. Sapeva esattamente cosa doveva fare e le parole sarebbero state superflue, se non addirittura pericolose in quella situazione. In realt Catone si rese conto di desiderare la presenza dell'uomo soltanto perch si sentiva allo scoperto a cavalcare da solo alla testa della colonna. Il cuore gli batteva forte e sentiva il sangue scorrere velocemente nelle vene anche se cercava di mantenere un'aria composta e di guardare dritto davanti a s.
 Poi, quando si trov a non pi di cento passi dalla cresta, l'aria si riemp di un forte boato, che fece alzare gli uccelli in volo. Dietro il piccolo gruppo di cavalieri in attesa, il suolo si era riempito di uomini, centinaia, che andarono ad accrescere i ranghi dei guerrieri. Catone si sent trafiggere il petto da una pugnalata di gelida paura, ma strinse la mascella e continu ad avanzare, fedele ai suoi ordini. Si volt rapidamente e prese atto con orgoglio che nessuno dei suoi uomini aveva vacillato, anche se avevano approntato le lance e gli scudi per proteggere i loro corpi. Catone fece altrettanto con il suo scudo e prese le redini con la mano destra per evitare la tentazione di appoggiarla sul pomo della spada.
 Gli uomini delle trib non fecero alcun tentativo di muoversi in avanti, ma erano fermi e li guardavano con aria di scherno, stringendo il pugno e brandendo le armi. Appena Catone fece per avvicinarsi a loro, un esile giovane guerriero scatt in avanti e poi diede le spalle ai Romani che sopraggiungevano. Raccogliendo l'orlo della tunica, lo sollev fino a rivelare le natiche e poi si chin in avanti per imporre le pallide chiappe verso Catone. Questi soffoc un sorriso per l'arroganza del ragazzo e fece finta di ignorare il gesto. All'improvviso il giovane si spost da un lato e Catone si ritrov faccia a faccia con Belmato.
 Il nobile dei Briganti rimase immobile e Catone modific leggermente la presa delle redini in modo da passare proprio accanto all'uomo. Non fu proferita parola, solo i loro occhi si incontrarono, uno scambio di inflessibili sguardi d'acciaio e poi Catone lo super. Mentre procedeva in sella al suo cavallo, Catone si trov a guardare dall'alto le teste dei nativi che si accalcavano sotto di lui gesticolando e urlando. Come tutti i destrieri della cavalleria il suo cavallo era addestrato da lungo tempo alle battaglie ed era abituato al rumore delle grida, dei corni e al clangore delle armi. Anche in questo caso, l'animale sbuff e gir il collo mentre sollevava la testa cercando di tenerla lontana dagli uomini che affollavano il suo percorso.
 Mentre incedeva Catone si sent afferrare una gamba e si sforz per non divincolarsi. Non era stato fatto nessun tentativo per fermare il suo cavallo, n tantomeno per toccare l'animale o il romano. Avvert poi come un guizzo alla sua destra e qualcosa che sembrava fango gli piomb sul petto, schizzandogli anche sul mento. L'odore di sterco gli assal le narici, ma si costrinse a non reagire. E nemmeno lo rimosse. Attravers le fila dei guerrieri ed emerse, illeso, sul crinale della collina. Davanti a lui il sentiero continuava tra le colline del territorio dei Briganti. Cavalc ancora per un po' prima di voltarsi a guardare indietro e vide che i suoi uomini mantenevano la disciplina, ignorando gli abusi e la sporcizia che gli veniva gettata addosso. Poi diede un'occhiata a Belmato, che si era spostato sul lato della strada. Il nobile si volt e guard nello stesso momento Catone, che percep tutta la frustrazione della sua espressione.
 Subito, tutta la tensione sembr svanire dal corpo del prefetto che sent l'irrefrenabile desiderio di ridere a piena voce appena si rese conto che Belmato e i suoi uomini avevano ricevuto i suoi stessi ordini. Anche a loro era stato ordinato di non attaccare per primi, pur essendo liberi di fare qualsiasi cosa che potesse istigare i Romani alla violenza. Ora che il bluff era stato scoperto, questo non sarebbe accaduto, pens Catone con sollievo.
 La colonna si trascin avanti trafiggendo il cuore di quella folla urlante, ma non fu scambiato un colpo, nessun romano si gir a lanciare un insulto ai Briganti, e poco dopo l'avanguardia si lasci alle spalle Belmato e i suoi uomini. Giunto in cima alla collina successiva Catone si gir per guardare indietro e vide che il nobile gesticolava infuriato contro i suoi uomini, fino a quando questi fecero silenzio e rimasero immobili a guardare le schiene dei soldati romani che marciavano lungo le serene distese della campagna. Catone prese la sua borraccia e rimosse quanto sterco pot. La volta successiva, riflett, avrebbe potuto non essere cos fortunato. Poteva essere colpito da una freccia, una lancia o da una fionda.
 La colonna procedette la marcia sulle colline che si estendevano in lontananza sui due lati e i nativi mantenevano il passo con loro su entrambi i fianchi. Non ci furono altri tentativi di frapporsi al loro cammino e quella notte le due forze si accamparono a meno di un miglio di distanza. La distesa dei fal dei Briganti illuminava i nativi di un bagliore rossastro mentre erano riuniti intorno al fuoco, parlando in modo animato come erano soliti fare i Celti. Le loro voci giungevano fino alle ordinate file delle difese che i soldati romani pattugliavano in silenzio, fermandosi di tanto in tanto per gettare uno sguardo diffidente sui loro vicini, prima di riprendere il passo regolare, mentre i loro occhi scrutavano il buio per vigilare sul minimo segnale di pericolo. Quando inizi a calare la notte, i nativi cominciarono a cantare. All'inizio i toni erano rochi e molto passionali, ma poi pian piano le canzoni si fecero pi delicate e cos piene di sentimento da sembrare quasi malinconiche alle orecchie di Catone, mentre questi camminava nella sezione del perimetro affidato ai suoi uomini.
 Di norma era dovere dell'optio responsabile della guardia di accertarsi che gli uomini rimanessero in stato di allerta, ma Catone non riusciva a dormire. Con indosso il mantello si era fatto strada nel percorso di ronda e passando da un posto di guardia all'altro, forniva la parola d'ordine ogni volta che gli veniva richiesta. Si avvicin a una delle piattaforme d'angolo, dove la massa scura di una balista si stagliava contro le sfumature pi chiare del paesaggio, a malapena illuminato dal chiarore della distante falce di una luna che gli sembrava sottile quanto la letale lama ricurva dei pugnali che aveva visto una volta in Giudea. Sent uno scambio di battute mormorato tra due uomini e serr con collera le labbra, mentre si preparava a rimproverare le sentinelle. Poi riconobbe la voce di Macrone.
 Molto melodioso, vero? Cosa stanno cantando adesso?.
 Ci fu una pausa prima che l'altro uomo rispondesse.  un lamento...  la moglie di un guerriero che aspetta che lui ritorni dalla battaglia. Lei non lo sa, ma il suo uomo  caduto. La morte di un eroe. Lei  ferma alle porte del villaggio con altre donne e cerca il volto del suo amato fra quelli che tornano, fino a quando vede passare l'ultimo. E poi capisce....
 Appena l'altro uomo parl, Catone riconobbe la voce di Vellocato. Il brigante fu interrotto da una scortese sbuffata.
 Non molto allegro, disse Macrone. Per la melodia non  male. No, non  affatto male. Me la devi insegnare uno di questi giorni....
 Avvertendo la presenza di Catone si volt e accenn un saluto quando riconobbe il suo amico. Buonasera, signore.
 Centurione. Catone annu e i suoi occhi si spostarono sull'interprete. I lineamenti dell'uomo erano appena riconoscibili alla debole luce della luna. Abbastanza per per vedere l'espressione addolorata mentre rivolgeva lo sguardo verso l'accampamento lontano. Nulla da riferire?
 No. Belmato e i suoi ragazzi si stanno comportando bene. E ci stanno fornendo un po' di intrattenimento.
 Spero che continuino a fare i bravi. Catone fece un passo fino alla palizzata accanto a loro e guard lo spazio di terra che li separava. Mi chiedo se hanno intenzione di continuare a comportarsi bene fino a Isurium.
 I canti li posso tollerare. Ma se vogliono una battaglia, avranno la peggio.
 A meno che non arrivino dei rinforzi. Inoltre, pi ci addentriamo nel loro territorio, pi lunga sar la ritirata, se ci si dovesse arrivare.
 Dovresti sapere, rispose Macrone, che a questo ci ero arrivato da solo.
 Catone si irrit con se stesso per quel commento inutile. Tradiva il suo nervosismo. Lanci quindi all'amico un rapido sorriso. Scusa.
 I tre uomini rimasero in silenzio ascoltando il leggero suono delle canzoni che si diffondeva nella notte. Poi Catone si accorse che Vellocato stava canticchiando a bocca chiusa la melodia e si chiese perch l'interprete non stesse con i suoi compatrioti, invece che qui sulle fortificazioni. Si schiar la gola.
 Perch sei qui, Vellocato?.
 Il brigante si volt verso di lui aspramente. Che cosa intendi dire?
 Voglio dire, perch sei qui con noi invece che con loro?. Catone indic con un gesto le figure lontane raggruppate intorno ai fuochi dell'accampamento.
 Vellocato guard l'ufficiale romano con durezza. Vuoi dire perch sto aiutando voi e non i miei compatrioti?
 S.
 Sono qui per ordine della mia regina.
 Perch ha scelto te?
 Perch parlo la vostra lingua. Perch si fida di me. Sono due buoni motivi. E poi, me lo ha ordinato. Non ho potuto scegliere.
 Tutti abbiamo la possibilit di scegliere. Avresti potuto decidere di schierarti a fianco di coloro che non intendono consegnarci Carataco. Avresti potuto unirti alla fazione di Venuzio. Ma non l'hai fatto. Sono curioso di sapere perch.
 L'uomo si strofin distrattamente la parte posteriore del collo. A dire il vero, io sono il portatore di scudo di Venuzio. Nella nostra trib questo  un onore. Non nego di essere fiero del fatto che abbia scelto me. Venuzio  un grande guerriero. Molto coraggioso e altrettanto forte. La nostra gente lo ammira. Ecco perch ha suscitato l'attenzione di Cartimandua all'inizio. Ecco perch lei lo ha scelto come consorte. Con Venuzio accanto contava di consolidare la sua posizione, rafforzando il suo ascendente sul popolo e di tenerlo unito. Vellocato sorrise in modo ironico. L'unit  un valore a cui la maggior parte delle trib di quest'isola presta scarsa attenzione, come avete potuto notare voi Romani. Se noi avessimo dato maggiore importanza al concetto di unit, coalizzandoci contro di voi, allora le vostre legioni sarebbero state ricacciate in mare molto tempo fa.
 Davvero la pensi cos?, intervenne Macrone. Io credo che la nostra determinazione di portare a termine un incarico sia una sfida ancora maggiore per la vostra unit.
 Per quanto siano abili le vostre legioni, non riuscirebbero mai a superare la potenza di tutte le nostre trib messe insieme. Se i Briganti entrassero in guerra contro Roma, l'ipotesi di una vostra sconfitta sarebbe assai concreta.
 Credo che tu sopravvaluti le vostre possibilit, giovanotto.
 Vellocato. Catone si volt guardandolo in faccia. Se quanto dici  vero, perch solo alcuni uomini della tua trib scelgono di seguire Venuzio?.
 L'interprete esit. Ci sono due fazioni principali fra i Briganti, le trib occidentali e quelle dell'Est. Venuzio viene dalle trib occidentali e l ci sono molti uomini legati agli Ordovici. Le loro simpatie vanno a Carataco e ai suoi alleati. Ci sono alcuni che vorrebbero combattere contro Roma. Ecco perch la regina ha scelto Venuzio come consorte: per tenere unite le nostre genti. Lei, ed io, veniamo dai territori dell'Est. Abbiamo meno motivi per odiare Roma. Inoltre, c' sempre il rischio di essere sconfitti e la regina  molto cauta nell'esporre il suo popolo alle conseguenze che ne deriverebbero. E io sono d'accordo con lei.
 Parli come un vero guerriero, lo punzecchi Macrone.
 Vellocato si irrigid. Anche il portatore di scudo di un eroe come Venuzio riesce a comprendere che la guerra non  la risposta a tutto, centurione. Vedo che la mia regina aveva ragione a voler agire con cautela. La certezza della pace con Roma  preferibile al rischio di una sconfitta che trascinerebbe il nostro popolo nel vostro inferno. Non desidero subire la stessa sorte dei Catuvellauni o dei Durotrigi. E neanche molte delle nostre trib. La regina questo lo sa, e condivide le loro preoccupazioni.
 Sembri conoscere molto bene i pensieri della tua regina, disse Catone con voce pacata. Per essere uno che  al servizio di Venuzio come suo portatore di scudo.
 Il giovane nobile apr la bocca per rispondere, ma esit, e guard altrove.
 Catone si rese conto di essere andato su un campo minato e di dover procedere con maggiore tatto. Cambi il tono della domanda. E cosa fa il consorte della regina di fronte a tanta cautela?
 Venuzio  un guerriero nato. Ha condotto la nostra trib in battaglia molte volte. Ma essere un capo non  lo stesso che essere un sovrano. Questo richiede saggezza oltre che coraggio, come ho imparato stando al servizio della regina. Lui non  pi entusiasta di essere il suo consorte e ambisce a governare al suo posto e a condurre la sua gente contro Roma, con Carataco al suo fianco.
 Carataco non  il tipo d'uomo che sta al fianco di qualcuno, disse Catone. Non accetter di lasciare che Venuzio comandi il vostro popolo. Questo ruolo lo vuole per s. E vuole un altro esercito con cui opporsi a noi. Ci combatter fino a quando vedr scorrere l'ultima goccia di sangue di quei Britanni che riuscir a convincere a seguirlo. Soltanto la regina Cartimandua si frappone sulla sua strada.
 Non solo lei. Siamo ancora in molti ad esserle fedeli, rispose Vellocato con fierezza. Non staremo a guardare e non lasceremo che Venazio le usurpi il trono.
 Macrone pieg la testa. Fedele alla regina, ma non fedele al tuo condottiero, eh?
 Io sono al servizio del mio popolo, della mia regina e solo dopo di Venuzio.
 Molto lodevole. Macrone annu a Catone. Cosa ne dici?
 Oh, s, replic Catone, e poi tacque perch voleva che il giovane continuasse. Invece, Vellocato diede un ultimo sguardo al bagliore dei fuochi prima di rivolgersi ai due ufficiali romani.
 Sono esausto. Mi ritiro se non vi dispiace.
 Catone lo fiss e poi annu. Naturalmente. Dormi bene.
 Il nobile dei Briganti fece un breve cenno e si affrett gi per il pendio interno del bastione prima di avviarsi a grandi passi in direzione della tenda sede del quartier generale.
 Bene, bene..., disse Macrone dolcemente. Sembra che il ragazzo sia tra l'incudine e il martello. Per fortuna si trova dalla parte giusta, almeno per quanto ci interessa.
 Catone annu lentamente. Credo ci sia qualcos'altro.
 Che cosa intendi dire?
 C'era qualcosa nel tono della sua voce quando parlava di Cartimandua. Lo hai sentito anche tu?
 Ho sentito quello che ha detto.
 Non  esattamente la stessa cosa.
 Macrone prese un profondo respiro. Che cazzo, sii diretto.
 Voglio dire che c' qualcosa di pi della lealt che prova nei confronti della regina e che supera quella nei confronti di chi lo ha onorato con il ruolo di portatore di scudo....
 Macrone riflett per un attimo prima di imprecare a bassa voce. Intendi dire che ha preso una sbandata per la donna?
 Penso a qualcosa di pi. E credo che l'amore sia corrisposto.
 Come fai a dirlo?
 Lei ci ha inviato qualcuno di cui poteva fidarsi, che  poi il servo dell'uomo che  un alleato di Carataco. Venuzio non  a conoscenza del segreto della loro relazione. Perch dovrebbe esserlo? Sono sicuro che la regina e Vellocato sono molto attenti a gestirla. Sai bene quanto le passioni si accendano facilmente tra i Celti.
 S, questo lo so, replic Macrone con sentimento.
  stata intelligente. Catone si gratt il mento. E Vellocato non  stato molto onesto con noi. Almeno adesso sappiamo che  leale soprattutto nei confronti di Cartimandua.
 E se ti sbagliassi?, chiese Macrone. E se lui lavorasse veramente per Venuzio?.
 Catone prese in considerazione questa ipotesi, poi scosse la testa. Come ho detto, c'era qualcosa nella sua voce quando parlava di Cartimandua... Ne sono sicuro.
 Macrone allung i muscoli delle spalle stancamente. Dolce Giove, cosa bisogna fare a Isurium per una relazione imbarazzante. La regina si sta giocando il ragazzo in cambio del marito. Se la verit dovesse venire fuori, si porr fine al loro paradiso domestico. E come!.
 Esattamente. Catone annu. Come se non avessimo gi abbastanza da fare con le nostre faccende. L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno  una guerra civile tra i Briganti. Se la decisione di consegnarci o meno Carataco non innescher nuovi problemi, allora l'infedelt di Cartimandua potrebbe anche essere sfruttata da Venuzio. E noi abbiamo una spia nella nostra truppa di cui preoccuparci.
 Il pericolo  su tutti i fronti allora, riflett Macrone aspramente. Sembra proprio cos. Dimmi, Catone, cosa abbiamo mai fatto, perch ogni volta gli di decidono di riempirci di merda fino al collo? Eh? Dimmelo.
 I canti erano terminati e i nativi iniziavano a distendersi sul terreno, riscaldati dalle fiamme quasi spente. Catone alz le spalle.
 Gli di fanno i loro giochi, e noi facciamo i nostri, Macrone. E sembra che non ci sia nulla che possiamo fare se non cercare di restare vivi. Questo  tutto.
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CAPITOLO VENTIQUATTRO.
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 Tre giorni dopo raggiunsero la capitale dei Briganti al crepuscolo. Un tempo Isurium era stata una fortezza i cui fossati si estendevano tutto intorno alla cresta di una ripida collina che dominava una valle di un fiume. Adesso la cresta era disseminata di tetti di paglia di un gran numero di capanne di varie misure. Sul punto pi alto era stato costruito un padiglione di legno di grandi dimensioni che dominava il forte. Attraverso fossati e palizzate uno stretto sentiero curvava e conduceva gi a un ampio insediamento ai piedi della collina, dove piccole fattorie punteggiavano tutta la vallata circostante.
 Quando la colonna romana interruppe la marcia a mezzo miglio dalla strada che conduceva fino a Isurium le ombre si erano gi allungate. Il gruppo di nativi che li aveva seguiti fedelmente prosegu entrando nel villaggio, mentre i cavalieri si inerpicarono sulla collina e scomparvero dalla vista attraverso il complesso dei terrapieni posti a guardia dell'ingresso del forte. Appena la colonna si ferm, i soldati iniziarono le consuete operazioni. Una pattuglia di picchetto fu inviata a guardia della loro posizione, mentre i loro commilitoni presero i picconi per iniziare a lavorare al fossato e alla fortificazione.
 Con l'allungarsi delle ombre, alcuni gruppetti di nativi, pi audaci di altri, si avventurarono pi vicino, per guardare per la prima volta quei Romani che avevano messo a ferro e fuoco i territori del Sud prima di raggiungere la loro terra. Si tennero a distanza di sicurezza e si limitarono soltanto a osservare il campo che spuntava dal terreno davanti ai loro occhi. Prima che la luce svanisse completamente la palizzata era al suo posto e le baliste erano state montate sui punti strategici ad ogni angolo.
 Voglio che domani siano costruite anche le torrette della porta, ordin il tribuno Otone quando ispezion l'accampamento con gli ufficiali anziani. Potremmo restare qui diversi giorni. O ancora pi a lungo se la situazione dovesse volgere a nostro sfavore. Si rivolse al centurione Statilio. Voglio che le difese del campo siano incrementate il pi presto possibile. Non abbiamo triboli, quindi dovremo arrangiarci con i pali e qualsiasi altro ostacolo che possiamo disseminare. Cercateli.
 S, signore.
 Erano in piedi sulla fortificazione pi vicina a Isurium e la massa scura della collina si profilava alta sopra di loro nell'oscurit della notte. Il cortile era illuminato dai bracieri posizionati a una distanza di sicurezza dai tetti di paglia e con quella sfumatura rossa la struttura sembrava ancora pi grande di quanto fosse alla luce naturale. Tutti gli ufficiali guardavano nella stessa direzione e ci fu un breve silenzio prima che il prefetto Orazio si schiarisse la gola e parlasse a nome di tutti.
 Quando si decideranno a riceverci?.
 Da quando la colonna era arrivata non c'erano stati ancora contatti con la regina o con altri suoi ufficiali e questo colpiva Catone come un fatto inquietante. Si rivolse a Vellocato.
 Questo  il tuo popolo. Perch pensi che la regina non abbia inviato qualcuno a porgerci i suoi saluti?
 Non lo so, ammise Vellocato. Ma se mi fosse consentito arrivare lass, potrei scoprirlo e farvi poi rapporto.
 Otone scosse la testa. No. Ho bisogno di te qui, nel caso che qualcuno si avvicini al campo con un messaggio. Se non succeder niente per domani mattina, invier una delegazione insieme a te per porgere i saluti del generale Ostorio. Valuteremo quindi l'umore della regina. E quello di tutta la sua corte.
 Ma potrei farlo stanotte, signore. Anche adesso, se me lo ordini.
 Otone riflett un momento e poi scosse di nuovo la testa.  troppo buio. Potrebbe essere pericoloso lasciare il campo. Aspetteremo fino a quando far giorno. Non voglio esporti ad alcun rischio.
 Rischio?. Il brigante non era uno sciocco. Preferisci tenermi come ostaggio, vuoi dire.
 Per un istante Catone credette che il tribuno avrebbe protestato ma poi Otone annu. Naturalmente. Potresti condurci in una trappola, per quanto ne so. Puoi anche non rendertene conto, ma  del tutto irrilevante. Se la tua regina, o chiunque  al comando, d importanza alla tua vita allora potrebbe darci qualcosa in cambio. In caso contrario, se i Briganti hanno tradito la nostra fiducia, sarai il primo della tua gente a morire. Faresti meglio a pregare i tuoi di affinch Cartimandua garantisca realmente il libero passaggio alla mia colonna. Nel frattempo, non ti muoverai da qui. Se proverai a fuggire dal campo penser che tu sia un traditore e sarai ucciso. Capito?.
 Otone espose la sua minaccia in modo deciso e il giovane nobile annu semplicemente. Catone inarc un sopracciglio per la spietata crudelt rivelata dal giovane tribuno.
 Molto bene. Otone torn a rivolgersi agli altri. Metteremo di guardia una coorte alla volta. Met degli uomini sulle fortificazioni e met a riposo nella zona cieca posteriore, pronti a raggiungere la palizzata se dovesse scattare l'allarme.
 Percep il disagio degli ufficiali e spieg loro il suo pensiero. So che gli uomini sono esausti, ma preferisco essere cauto che essere colto di sorpresa. Signori, siamo abbastanza lontani dalla nostra frontiera, qui nel cuore del territorio dei Briganti. Anche se presumiamo che siano nostri alleati, abbiamo gi visto che tra i loro guerrieri c' scarso amore per Roma, o almeno tra alcuni di loro. Pertanto per ogni turno ci sar di guardia una coorte al completo. Questa  la mia decisione. Scopriremo la situazione reale domani mattina. In un modo o nell'altro. Signori, siete congedati.
 Il gruppo si scambi il saluto prima che Otone si allontanasse con gli ufficiali di stato maggiore, Vellocato e le sue guardie del corpo personali. Quelli rimasti aspettarono che il loro comandante fosse fuori portata di orecchio prima di iniziare a parlare a bassa voce.
 Non mi piace, mormor il centurione Acer. Se siamo ancora in pace con i Briganti allora perch ancora non sono venuti a porgerci i loro saluti?
 Le ragioni sono tante, rispose Catone.
 Acer lo aggred. Come ad esempio?
 Come ad esempio, signore. Catone gli ricord il modo in cui doveva rivolgersi a un superiore del suo rango. Si interruppe per fargli recepire il rimprovero e poi continu. La regina potrebbe voler rispettare la forma. Siamo arrivati troppo tardi perch lei potesse organizzare una cerimonia di accoglienza. Se organizzer un qualche festeggiamento, allora sar meglio che avvenga alla luce del sole. Davanti al suo popolo. Non c' nulla di sinistro in tutto questo.
 Presumo che tu abbia ragione, signore.
 Se non  cos, lo scopriremo abbastanza presto, disse Macrone.
 Le convocazioni arrivarono all'alba. Un cavaliere si avvicin al campo con un messaggio della sovrana dei Briganti. Cartimandua richiedeva la presenza del comandante della colonna romana, di un piccolo gruppo di ufficiali e delle guardie del corpo se il tribuno avesse ritenuto necessario questo tipo di protezione. La regina dava la sua parola che nessuno avrebbe fatto alcun male ai Romani mentre godevano dell'ospitalit della sua gente. Avrebbe atteso i suoi ospiti a mezzogiorno, nella sala reale in cima alla fortezza sulla collina. Appena l'inviato ricevette un cenno di ringraziamento da Otone, mont sul suo cavallo e usc dall'accampamento.
 Ci fidiamo di lei, signori?. Otone rivolse lo sguardo a tutti gli ufficiali che erano nella tenda con lui. O dobbiamo insistere che venga lei da noi?
 Non mi piace la piega che ha preso questa storia, signore. Fu Orazio a parlare. Se vai lass ed  una trappola, avranno degli ostaggi.
 Ma anche noi ne abbiamo uno, puntualizz Otone. Vellocato.
 Il che ci d un leggero vantaggio, signore. Ma se prenderanno qualcuno di noi allora il vantaggio lo perderemo.
 Catone si schiar la gola. Questo  il motivo per cui non considero una buona idea continuare a tenere Vellocato qui, signore. Se i Briganti pensano che stiamo trattenendo uno dei loro nobili contro la sua volont potrebbero sentirsi incoraggiati a fare lo stesso, se ne sorge l'opportunit. Dovremmo consentirgli di lasciare l'accampamento, o almeno dovresti portarlo con te quando incontrerai Cartimandua.
 Otone inarc un sopracciglio. Se andr.
 Con tutto il rispetto, signore, devi farlo.
 Per quale motivo, prefetto?
 Per due ragioni, spieg Catone. Innanzitutto, i Briganti ci stanno osservando da vicino. Questa  la prima colonna militare che arriva nel cuore del loro territorio. Che ci piaccia o no, ci giudicheranno. Se non accetterai l'invito della regina, per loro sar motivo di offesa. Peggio ancora, potrebbe nuocere alla sua autorit di fronte al suo popolo e anzi servir soltanto a rafforzare la mano di coloro che supportano Venuzio, e il suo amico, Carataco. Catone si interruppe. Poi c' un altro aspetto. Se ci mostreremo troppo timorosi ad avventurarci fuori dal campo e a entrare nella capitale della trib, Venuzio ci accuser di essere dei codardi.  certo che user questa linea di condotta quando cercher di istigare chi vuole la guerra con Roma.
 Otone annu pensieroso mentre rifletteva sulle considerazioni di Catone. Allora sembra che in realt io non abbia scelta.
 Tu puoi scegliere, signore, protest Orazio. Noi siamo Romani. E non prendiamo ordini dai barbari. Ecco cosa le devi dire. Devi ordinarle di venire da noi. Questo dimostrer loro chi comanda. E significher anche non correre alcun rischio.
 Otone sorrise appena. Cazzo, invece di un diplomatico sei il soldato perfetto, Orazio. Questo  il problema. Siamo qui per riprenderci Carataco, su richiesta della regina Cartimandua, nostra alleata. Sarebbe riprovevole trattare un alleato in modo cos vergognoso, anche se, come dici tu, si tratta di un barbaro. Per questo motivo rimarrai qui, al comando del campo, quando incontrer Cartimandua. Avrai l'ordine assoluto di rimanere dietro queste mura fino al mio ritorno.
 Orazio serr le labbra per controllare la rabbia a quel diniego, prima di replicare seccamente: Presumendo che tu ritorni, signore.
 Se per stasera non sar di rientro, o se non vi far sapere che sto bene, allora dovrai presumere che io, e quelli che sono con me, siamo stati fatti prigionieri. Nel qual caso tu non negozierai per il nostro rilascio. Lo pretenderai. Se falliremo manda un messaggio per fare rapporto al legato Quintato. La colonna deve restare qui fino a nuovo ordine. Chiaro?
 S, signore, replic Orazio dimostrando tutta la sua riluttanza.
 Bene. Otone si guard intorno fissando gli altri nella tenda. Porter con me il prefetto Catone, visto che ho bisogno di un uomo con una vivace perspicacia. E tu, centurione Macrone, nel caso che ci siano problemi e che mi serva qualcuno con una spada pronta. Verr anche Vellocato, un paio delle mie guardie del corpo, e anche mia moglie.
 Tua moglie?. Macrone alz le sopracciglia. Scusami, signore. Tua moglie?
 Perch no? Come ha puntualizzato il prefetto Catone, cos non daremo l'impressione a questa gente di essere timorosi. Questo far un'impressione favorevole sui locali. Ritengo che neanche un barbaro avrebbe la sfrontatezza di attaccare una donna disarmata.
 Signore, ci sar un motivo per cui vengono chiamati barbari, protest Macrone.
 Cose senza senso!. Otone licenzi l'obiezione con un breve cenno della mano. Ho preso la mia decisione. Voglio che tu, il prefetto e le mie guardie vi presentiate in modo elegante. Voglio che la prima impressione dei nativi sia la migliore possibile. Orazio?
 Signore?
 Prima che io vada avrai gli ordini per iscritto. E obbedirai alla lettera.
 S, signore.
 Questo  tutto, signori. Siete congedati.
 A che cazzo di gioco sta giocando?, borbott Macrone mentre stavano attraversando il campo per tornare alle loro tende.  da pazzi portarsi dietro sua moglie. Cosa pensa che sia? Un fottuto picnic nella campagna etrusca?.
 Catone scosse la testa. Ha ragione. Ci dimostra che il tribuno si fida di Cartimandua. Se sbaglia, e ci sono problemi, allora dubito che Poppea Sabina sarebbe pi sicura qui all'accampamento. La colonna non riuscirebbe a reggere a lungo se i Briganti mobilitassero i loro guerrieri.
 Macrone sollev lo sguardo e indic. Eccone uno che non vede l'ora di andarsene.
 Catone segu la direzione indicata da Macrone e vide il carro del mercante di vini a poca distanza dalla porta che era di fronte a Isurium. Accanto al carro c'era un carrettino, legato a due muli, e Settimio stava caricando una pesante giara di vino sulla parte posteriore del mezzo. La mise con fatica in posizione e si ferm per asciugarsi la fronte, prima di accorgersi dei due ufficiali che si stavano avvicinando a lui. Un'espressione piena d'ansia si dipinse sul suo volto prima di assumere di nuovo il ruolo di commerciante di vino.
 Che cosa c'?, domand Macrone. Ci lasci di gi?
 Niente affatto, mio caro centurione!, rispose Settimio, simulando la parlantina tipica del commerciante. Non abbandonerei mai dei buoni clienti come voi. No, sto cercando di fare affari con i nativi. Vino in cambio di pellicce oppure, sarebbe ancora meglio, di argento e oro.
 Catone sbirci all'interno del carretto e vide alcune giare di grandi dimensioni e circa una ventina di piccoli recipienti, ognuno con il nome del vino che vi era contenuto. Allora gli stai vendendo il vino a buon mercato, eh?
 Naturalmente. Mi d la possibilit di sbarazzarmi della roba che nessun romano sano di mente toccherebbe. Gli occhi di Settimio si volsero intorno rapidamente per verificare che nessuno potesse ascoltarli. Ho visto che stamattina presto  entrato nel campo un nativo. Che cosa sta succedendo?.
 Macrone indic col pollice in direzione del quartier generale. La loro regina ha convocato il tribuno. Andr da lei a mezzogiorno. Insieme a Catone e a me, pochi uomini, e sua moglie.
 Sua moglie?. Gli occhi di Settimio si spalancarono per la sorpresa.
 Macrone alz una mano. Non fare domande. Apparentemente,  una buona idea.
 Quindi cosa stai andando a fare veramente?, chiese Catone.
 Sai come funziona con il vino e i Celti. Se c' qualcosa che riesce a sciogliere loro la lingua,  questa roba. Settimio diede una pacca su una delle giare. Prover con quelli che girano intorno alla regina. Con un po' di fortuna qualcuno potrebbe farsi sfuggire qualche informazione utile. Ho perso le tracce del mio traditore.
 Se senti qualcosa, ricordati di condividerla con noi, disse Catone.
 Lo stesso vale per voi due.
 Macrone simul un'espressione turbata. Che cosa c', non ti fidi di noi?
 Vi sto solo ricordando che siamo dalla stessa parte, centurione.
 Lo siamo davvero? E quale sarebbe questa parte? Tu stai lavorando per Narciso. Il traditore sta lavorando per Pallante. E in cima a tutto questo noi abbiamo Carataco e Venuzio. E poi ci sono Vellucato e la sua regina. Macrone si gratt la testa in modo teatrale. Ci sono cos tante fazioni in questa storia che sto perdendo il filo del ragionamento.
 La spia imperiale lo guard di nuovo con freddezza. Ci sono solo due partiti. Quelli che servono i veri interessi di Roma, e quelli che vi si oppongono. Questa  la pura e semplice realt, Macrone.
 Macrone si sporse in avanti e sussurr minaccioso: Quando una cosa interessa tuo padre non esiste la realt pura e semplice, amico mio.
 Settimio ricambi a sua volta lo sguardo e poi sorrise. Guardati le spalle, Macrone. Anche tu, prefetto. Poi si volt e riprese a mettere un'altra giara nella parte posteriore del carro. Macrone strinse i pugni e la sua mascella contratta divenne visibile, il che significava che si stava preparando a menare le mani. Catone ne riconosceva i segnali piuttosto bene e trascin via Macrone dal retro del carro.
 Andiamo. Non  il momento per questo. Dobbiamo assicurarci che il nostro equipaggiamento sia tirato a lucido per l'incontro con la regina.
 Macrone si mosse riluttante e fece schioccare la mascella. Va bene. Lo lascer perdere per il momento. Ma la prossima volta che quel bastardo dir qualcosa sul fatto di guardarci le spalle, non lo moller.
 Naturalmente, disse Catone per farlo calmare e il suo amico lo guard cos arrabbiato che Catone non pot evitare di ridere per quell'espressione. Che temperamento. Ora per serbalo per il nemico, eh?.
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CAPITOLO VENTICINQUE.
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 Quando il sole super lo zenit, le porte dell'accampamento si aprirono e il tribuno Otone usc alla testa della sua piccola delegazione. Al suo fianco cavalcava sua moglie, la tunica sollevata sulle gambe pallide, mentre era in sella. A Roma avrebbe insistito per avere una lettiga, pens sardonico Catone, ma l, ai confini dell'impero, certe comodit neanche si vedevano e Poppea sedeva eretta cercando di ostentare quanta pi grazia e dignit possibili. Dietro di loro cavalcavano Catone, Macrone, Vellocato e due guardie del corpo del tribuno. Tutti e tre gli ufficiali avevano lucidato le proprie corazze e gli elmi e presentavano nuove creste rosse, dritte e rigide nell'aria calda dell'estate. Ognuno indossava un mantello pulito, scostato dalle spalle per evitare il soffocante abbraccio della lana rossa. Il nobile brigante aveva invece scelto una semplice tunica verde e braghe a quadri.
 Catone e Macrone portavano esposte le loro medaglie, dischi d'argento che rilucevano sotto il sole. Un grande monile d'oro ornava il collo di Macrone, un trofeo preso al fratello di Carataco che aveva ucciso in un combattimento diretto poco dopo che lui e Catone erano arrivati sull'isola per la prima volta, molti anni prima. Era un oggetto di un certo valore e Macrone di solito lo teneva avvolto in un panno in fondo al suo sacco, lontano dagli sguardi indiscreti degli addetti agli accampamenti e a tutti i soldati mani di velluto. Le loro decorazioni erano in netto contrasto con il petto disadorno del loro ufficiale di comando, ma Otone ostentava un'aria cos orgogliosa, che di sicuro avrebbe impressionato i nativi molto pi dei riconoscimenti al valore in oro e argento dei suoi subalterni.
 La piccola delegazione era controllata da Orazio e da diversi ufficiali, dalla torretta della porta costruita quella mattina stessa, ma n Otone n gli altri si degnarono di voltarsi indietro per un ultimo sguardo alla sicurezza rappresentata dall'accampamento. Tenevano invece gli occhi fissi sul villaggio che avevano davanti, annidato ai piedi del fianco erboso della collina in cima alla quale si trovava la capitale fortificata dei Britanni. Non erano gli unici a dirigersi verso la corte della regina, not Catone. Davanti a loro un altro piccolo gruppo stava risalendo il sentiero e altri due ancor meno numerosi si avvicinavano dalle colline a nord. Li indic a Macrone.
 Un raduno di nobili?, si chiese il centurione.
 Catone annu. Quando si decider del destino di Carataco dovranno esserci pi testimoni possibili, immagino. Cartimandua vuole accertarsi che tutti recepiscano che la sua autorit non viene messa in discussione. E noi siamo qui perch i nobili sappiano che ha amici potenti. Non  cos, Vellocato?.
 Il brigante diede un'alzata di spalle. Male non fa ribadire il concetto, con quei pazzi che vanno dietro a Venuzio.
 Quando raggiunsero il villaggio, una piccola folla si era radunata per vederli passare. Stavano in silenzio, nelle tuniche logore e le braghe da contadini. Catone comprese che la casta dei guerrieri sarebbe stata accolta di sopra, nel forte. Alla gente che viveva nelle capanne e nei tuguri ai piedi della collina importava poco delle guerre che affliggevano le altre trib. Le loro vite erano per lo pi all'insegna della lotta quotidiana per sfamare le proprie famiglie. Alcuni osservarono incuriositi i Romani e il loro interprete nativo, altri insospettiti e altri ancora intimoriti, ma nessun accenn a rivolgere loro la parola. Macrone incontr lo sguardo di una ragazzina che ne stava appoggiata al palo della porta e le fece un leggero cenno di saluto. Lei rispose con un sorriso timido, fino a che suo padre non le diede uno schiaffo sulla testa e la rimand tra la folla.
 Poppea si guard intorno e disse: Se questa  quella che considerano la capitale, allora siamo di sicuro in mezzo ai selvaggi, ben oltre gli estremi confini del mondo civilizzato.
 Il tribuno le scocc un'occhiata di rimprovero. Mia cara, ti sarei grato se tenessi per te determinati pensieri. Alcuni dei, ehm, selvaggi parlano la nostra lingua.
 Catone ud lo scambio e prov subito una punta d'imbarazzo mentre guardava di sottecchi Vellocato. Il giovane tenne le labbra serrate e strinse i pugni intorno alle redini, ma, come Catone not sollevato, non accenn ad alcuna reazione. Un uomo che riusciva a ingoiare il proprio orgoglio e tenere la bocca chiusa si sarebbe probabilmente rivelato un vantaggio nei giorni a seguire.
 Il sentiero proseguiva all'interno, insinuandosi tra capanne e recinti che accoglievano capre e maiali. Era un torrido giorno d'estate e l'odore di animali, sudore e liquami era stato decomposto dal calore in un tanfo che ristagnava pesante nell'aria ferma. Il sentiero super il villaggio e inizi a zigzagare su per la collina verso il forte, per circa quattrocento piedi. Un piccolo nugolo di ragazzini dagli occhi spalancati li segu a breve distanza, prima che tutti venissero richiamati dai genitori o perdessero interesse nel momento in cui bisognava affrontare la ripida salita.
 Mentre si avvicinavano alla recinzione esterna del forte, Catone e Macrone gettarono un occhio professionale al terrapieno.
  pi piccolo di quella che il legato Vespasiano ha abbattuto a sud. Te lo ricordi? Quel maledetto forte enorme, eretto dai Durotrigi.
 Me lo ricordo, rispose Catone. A quell'epoca Macrone era stato ferito e non aveva preso parte all'attacco, per cui lo aveva visto solo una volta caduto. Per Catone invece, era stato ben diverso. Si era infiltrato nel forte per liberare gli ostaggi mentre il resto della Seconda Legione portava avanti l'attacco principale. Questa sarebbe una gatta da pelare ancora maggiore.
 Tu credi?
 Molte salite ripide e chi attacca sarebbe un facile bersaglio per tutto il tragitto fino alla porta.  una buona cosa che i Briganti siano alleati. Non mi piacerebbe dover espugnare questo posto.  una posizione ben scelta, una fortezza naturale.
 Proseguirono lungo la salita fino a raggiungere la prima svolta lungo le difese esterne. Un primo bastione si ergeva dinanzi a loro e un pugno di sentinelle li guardava dall'alto mentre passavano. Cinquanta passi pi avanti, il sentiero ripiegava in un avvallamento scosceso tra i due terrapieni e davanti c'era la porta, due solidi battenti di legno al di l di un ponte levatoio. Sopra la porta c'era un camminamento fortificato che portava a due rialzi anch'essi protetti ai due lati dell'ingresso del forte. Altre sentinelle li osservavano dall'alto. Ora che erano saliti dalla valle, li accolse una brezza che soffiava leggera e lo stendardo giallo dei Briganti si gonfiava sulla porta di Isurium. Quando si spieg, videro chiaramente la sagoma del cinghiale nero al centro, che pareva prendere vita con il movimento della stoffa.
 Attraverso l'apertura si intravedeva nettamente un piccolo gruppo di guerrieri con lance e scudi e Otone si gir sulla sella per chiamare Vellocato.
 Avr bisogno di te tra un attimo.
 Il giovane annu e spron il cavallo avanti, superando Poppea e prendendo posto accanto al tribuno. Il ponte levatoio risuon sotto gli zoccoli mentre attraversavano il fossato e superavano la porta. Una fila di uomini gli sbarr la strada e Otone si ferm proprio davanti, annunciando coraggiosamente: Siamo ospiti della regina Cartimandua. Fatevi da parte.
 Vellocato tradusse e il capo dei nativi, un grosso guerriero dai capelli striati di grigio, legati sulla nuca con un laccio di cuoio, fiss i Romani prima di rispondere.
 Questo  Trabone, capo della guardia del corpo della regina, tradusse Vellocato.  stato mandato per scortarci alla sala.
 Allora ringrazialo. Otone pieg il capo. E digli di farci strada.
 La scorta prese posizione ai lati del gruppo a cavallo, mentre Trabone cavalcava avanti. Contrariamente al villaggio sottostante, l'interno del forte era molto pi ordinato. Le capanne erano sistemate lungo la linea interna dei bastioni, lasciando un'area aperta davanti alla sala reale. Su di un lato, una ventina di uomini si stavano allenando ed era impegnata in falsi combattimenti sotto l'occhio rigido di un guerriero pi anziano a torso nudo, coperto di tatuaggi blu. Altri sei uomini con tuniche ocra e armati di lance, erano di guardia all'ingresso dell'area e, quando li videro avvicinarsi al campo di addestramento, si disposero davanti alla porta.
 Guardandosi intorno, Catone not altri dettagli, con particolare attenzione a quello che avrebbe potuto tornare utile in un secondo momento. Da un lato della costruzione si ergevano due file di stalle, dove c'erano alcuni cavalli e un folto gruppo di uomini , che si scambiavano amichevoli saluti a voce alta. Subito appresso c'era il carro di Settimio e Catone lo intravide camminare accanto a uno dei nobili.
 Devono essere i cavalieri che abbiamo visto prima.
 S. Catone li guard per poi spostare gli occhi sul lato opposto dell'area, dove diverse capanne pi piccole erano sistemate intorno a una certa quantit di buche per il fuoco con spiedi posati su cavalletti. Donne e bambini erano intenti a macellare agnelli e maiali e a preparare le buche per il fuoco con fasci di legna. Trabone li guid verso la sala, poi si volt e fece cenno di smontare. Due dei suoi uomini si fecero avanti per tenere i cavalli, mentre loro scendevano toccando terra con un clangore di armature ed equipaggiamenti. Macrone allung il collo e guard la parte frontale della sala. L'architrave sopra ai due battenti era una massiccia struttura di quercia, con intarsi di cavalli e disegni contorti cos cari ai Celti.
 Bel lavoro.
 Catone guard su. Ben diverso dai teschi che collezionano altre trib.
 Dagli tempo.
 Otone aveva preso il braccio di sua moglie e si volt verso i propri uomini. Manteniamoci buoni e calmi. Siamo ospiti qui.
 Macrone si aggiust velocemente l'elmo in modo che gli stesse ben piantato sulla testa. Fin quando se ne ricorderanno, signore.
 Il tribuno fece un profondo respiro poi scocc un sorriso a sua moglie prima di girarsi di nuovo verso l'ingresso della sala e avanzare con quanta pi determinata dignit potesse raccogliere. Gli altri lo seguirono, Macrone, Catone e Vellocato insieme, con le due guardie reali a chiudere il gruppo.
 Dopo il sole accecante ci volle un po' per abituarsi alla fioca luce all'interno della sala, poi Catone riusc a vedere che era illuminata da feritoie lungo i lati da cui i raggi del sole penetravano nell'interno buio, catturando insetti e polvere nel loro bagliore di miele. Il pavimento era formato da lastre di ardesia levigate su cui le calighe risuonarono forte al loro ingresso. Dozzine tra uomini e donne della trib erano allineati in piedi lungo i lati della sala, in silenzio. Un ampio passaggio si stendeva verso il lato opposto dell'ambiente dominato da un grande trono di legno posto su una piattaforma di pietra. Era stato posizionato sotto una grande apertura nel tetto di paglia e la luce catturava la parte alta del trono, tingendola di una tonalit dorata. L seduta, ferma e silente, stava una donna alta e snella, con una massa di capelli biondo-rossicci che sembravano risplendere intorno ai lineamenti delicati. Cartimandua dimostrava di essere intorno ai quarant'anni, da quello che Catone riusc a cogliere da una prima impressione.
 Nessuno parl, neanche un mormorio, mentre i Romani e il loro interprete avanzavano lungo il percorso avvicinandosi alla regina dei Briganti, la pi potente trib dei Britanni. Alla sua destra, Catone vide un guerriero molto robusto, con i capelli intrecciati che scendevano lungo la tunica, che fasciava le spalle muscolose. Era a braccia conserte e rivolgeva ai nuovi arrivati uno sguardo di sfida. Venuzio, immagin Catone.
 Il tribuno Otone rallent quando si avvicinarono e si ferm a breve distanza dal gradino che portava al trono. Ora Cartimandua non era che a dieci piedi da lui, Catone riusc a vedere che era quasi bella, nonostante si fosse lasciata la giovent alle spalle molti anni prima. Aveva occhi castani, scuri e penetranti, zigomi alti che facevano sembrare la mascella affilata e profonda. Scrut ogni romano a turno, iniziando e terminando con Poppea.
 Il tribuno chin il capo. Sono Marco Salvio Otone, tribuno anziano della Nona Legione. Questa  mia moglie, Poppea Sabina.
 Poppea chin il capo, rigida.
 E questi ufficiali sono il prefetto Quinto Licinio Catone, comandante della Seconda Coorte Tracia di Cavalleria, e il centurione Lucio Cornelio Macrone della Quattordicesima Legione.
 Catone e Macrone fecero il saluto militare.
 Siamo venuti su ordine del generale Ostorio, che invia calorosi messaggi di amicizia alla regina Cartimandua e al suo popolo, per arrestare un nemico di Roma. E quindi un nemico di entrambi.
 Cartimandua sorrise debolmente prima di voltarsi verso Vellocato e prendere per la prima volta la parola con tono di comando, piuttosto profondo e altisonante per essere quello di una donna. Vellocato fece un rapido passo avanti e pieg un ginocchio al suo cospetto mentre pronunciava un saluto formale. Gli occhi di Cartimandua si posarono su di lui e Catone la vide sollevare leggermente gli angoli della bocca, compiaciuta. Poi allung il braccio e gli mise una mano sulla guancia, dandogli dei colpetti leggeri.
 Gli occhi di Catone scattarono sull'uomo che aveva ritenuto essere Venuzio: fissava freddo Cartimandua e il suo giovane favorito.
 Non scorre buon sangue tra i due, sussurr Macrone. E lei non nasconde affatto i suoi sentimenti.
 Cartimandua abbass la mano e si risistem sul trono, fissando lo sguardo sul tribuno. Per un attimo rimase immobile e le altre persone nella sala fecero altrettanto, cos che i nuovi arrivati si sentirono addosso gli sguardi di centinaia di occhi. Disse qualcosa a Vellocato e questi annu, quindi si alz in piedi e prese posto accanto ai Romani. Cartimandua torn allora a parlare in modo che tutti sentissero e le sue parole furono tradotte al tribuno e ai suoi compagni.
 Dichiaro i nostri ospiti e alleati romani benvenuti nella grande sala dei Briganti. Per ordine reale verr loro riservata ogni cortesia. Abbiamo promesso amicizia a Roma, cos come i Romani si sono impegnati a sostenere i nostri interessi e la nostra indipendenza, e ci hanno regalato oro e argento come garanzia delle loro intenzioni di onorare il trattato. Tutti qui ne siete a conoscenza e per questo siamo vincolati dal sacro giuramento che ho fatto a Roma. Ora viene la prima grande prova di quel trattato.
 Catone vide la mano sinistra della donna fare un minimo movimento e una figura al lato della piattaforma farsi strada verso una piccola porta al lato della sala, mentre la regina continuava.
  venuto a noi un fuggiasco che una volta  stato un grande re nel Sud di quest'isola. Un grande guerriero, nemico incrollabile dei Romani fin dal primo istante in cui hanno messo piede in Britannia. Nel corso della sua guerra,  stato sconfitto pi volte dalle legioni di Roma. Perso il proprio regno, ha scelto di guidare contro il nemico altre trib e tutte sono state sconfitte e distrutte e nelle loro terre risuonano grida e lamenti di disperazione. Un destino che ai Briganti  stato risparmiato. Un destino che non tollereremo per il nostro popolo. Il suo sguardo pass sulla folla di nobili radunati, sfidando ognuno di loro a contraddirla. Questo re, sconfitto e cacciato dalle montagne dei Siluri e degli Ordovici, ora  tra noi e ci chiede di essere accolto, richiamando l'ospitalit che le nostre usanze ci obbligano a fornire. Ci sono per dei limiti a questi obblighi, quando mettono in pericolo chi ospita, e quindi bisogna decidere tra le nostre usanze e la nostra sopravvivenza.  per questo motivo che vi abbiamo riunito qui, per essere testimoni del destino di questo re... Carataco.
 Quando le ultime parole echeggiarono lungo tutta la sala, Catone vide un uomo stagliarsi sulla porta laterale alla testa di un piccolo gruppo. Quattro grossi guerrieri in tuniche ocra con spade a tracolla scortavano quella figura ancora pi imponente che si trovava nel mezzo. Carataco era vestito di un'elegante tunica blu e braghe bianche. Aveva i capelli intrecciati che ricadevano sulla schiena ampia. Un monile d'oro gli brillava intorno al collo. Si avvi deciso verso la piattaforma con la testa leggermente piegata che sembrava svettare sopra quelli che gli erano intorno. Il suo aspetto e il suo atteggiamento non erano quelli di un prigioniero, bens di un re che avanzava nella sala con la sua guardia personale.
 Nonostante fosse nemico giurato di Roma, Catone non pot non provare ammirazione per il suo portamento orgoglioso. Percep che tutta la sala provava la sua stessa sensazione e al contempo sent una certa inquietudine alla bocca dello stomaco. Il capo nemico era un uomo che incuteva rispetto all'istante con la sua sola presenza. Non c'era da meravigliarsi che in cos tanti avessero voluto seguirlo fino alla sconfitta e alla morte in quei lunghi anni di conflitto con Roma.
 L'antico re dei Catuvellauni fece per rivolgersi all'assemblea, ma venne interrotto dalle aspre parole di Cartimandua che lo fiss minacciosa. Carataco abbass il capo con un lieve sorriso e la regina prese un profondo respiro prima di rivolgersi alla sala.
 Siamo vincolati dal nostro trattato con Roma a consegnare quest'uomo alla sua custodia, tradusse Vellocato, e onoreremo tale obbligo.
 Quello che apparve come un sospiro attravers la folla, mentre da pi parti si udirono mormorii sommessi. La regina si alz in piedi e parl di nuovo, con voce fredda e determinata.
 Abbiamo preso la nostra decisione e non torneremo indietro!. Si guard intorno con occhi di sfida per poi continuare con tono pi moderato. Tuttavia, rimaniamo un popolo ospitale. Stanotte, ci sar un banchetto in onore di Carataco, prima che venga posto sotto la custodia dei Romani.
 Un banchetto?. Macrone risucchi l'aria fra i denti. Per quel bastardo?
 Shh, sibil Catone sommessamente.
 Il tribuno Otone non riusc a nascondere la propria sorpresa e poi un moto di rabbia a quell'annuncio. Si gir di scatto verso Vellocato. Di' alla tua regina che non  accettabile. Quest'uomo  un nemico di Roma, che sfugge alla nostra giustizia. Dovrebbe essere in catene.
 No!. La regina punt un dito contro di lui per intimargli il silenzio e parl in latino. Anche voi siete ospiti qui e non  assolutamente permesso a un ospite di dettare condizioni. Quindi terrai i tuoi pensieri per te, tribuno, se hai la pur minima idea di come ci si comporta.  chiaro?.
 Otone venne colto di sorpresa da quell'attacco pronunciato nella sua lingua, la mascella gli cedette un attimo, ma poi annu. Ma sua moglie non prov il suo stesso disagio e fece un mezzo passo avanti, rivolgendo il capo verso la regina dei Briganti. Adesso ascolta tu, nessuno si rivolge in questo modo a un romano. Nessuno.
 Ma io l'ho appena fatto, rispose Cartimandua affermando l'ovvio. E se vuoi anche tu partecipare al banchetto faresti meglio a parlare solo quando sei interpellata, Poppea.
 La donna sollev le sopracciglia sentendosi oltraggiata e suo marito la prese per un braccio. Basta, mia cara. Non  questo n il tempo n il luogo.
 Carataco, che aveva osservato il breve alterco con ironico divertimento, rivolse lo sguardo a Catone.
 Ah, il prefetto Catone. Il mio carceriere di breve durata. Mi auguro che la mia fuga non ti abbia causato troppi inconvenienti personali.
 Catone chin il capo verso il re nemico. Signore, non nego che abbia contrariato il generale Ostorio. Tuttavia, ora pare che sia la tua fuga a essere stata di breve durata.
 Lo pensi davvero?
 La regina ha parlato. Tornerai nelle nostre mani con l'arrivo del mattino. Abbiamo gi i tuoi fratelli, tua moglie e i tuoi figli e domani avremo anche te. La guerra che hai portato avanti contro Roma  finita. Poi ci sar la pace. Quindi ti consiglio di goderti il banchetto stanotte, signore. Potrebbe essere l'ultima cui partecipi da uomo libero.
 Per un attimo Carataco si adombr, poi sorrise freddo e disse in tono minaccioso: Forse sei tu quello che dovrebbe godersi il banchetto, prefetto Catone. Chi lo sa? Potrebbe anche essere il tuo ultimo pasto.
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CAPITOLO VENTISEI.
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 Quel pomeriggio diversi gruppi di nobili con i rispettivi seguiti arrivarono al forte sulla collina e presto non ci furono pi stalle disponibili per le cavalcature, tanto che furono costretti e lasciarle nel villaggio in basso. Nella sala furono portati panche e tavoli su cavalletti, sistemati in tre file che occuparono tutto lo spazio. Al di fuori, i servi della regina stavano gi approntando i fuochi di cottura per dar loro il tempo di ridursi in braci su cui cuocere la carne.
 Dopo l'annuncio del banchetto, la regina Cartimandua si era ritirata in una capanna privata sul retro della sala, insieme ai suoi ospiti romani. Il tribuno ordin alle proprie guardie del corpo di aspettare con i cavalli. Non appena le cavalcature furono portate via, Catone vide Carataco scortato verso un alloggio pi piccolo che gli era stato riservato, dove venne tenuto sotto sorveglianza. I quartieri privati di Cartimandua erano stati preparati per l'incontro. Sul lastricato in pietra c'era un piccolo cerchio di sgabelli, con un sedile pi grande e imbottito che dominava il lato pi lontano del cerchio. Una volta sedutasi Cartimandua, tutti gli altri la imitarono con un breve tramestio, quindi la regina si rivolse a loro sorridendo.
 Chiedo scusa se prima, nella sala, mi sono espressa nella mia lingua, ma molti del mio popolo tendono a considerare la mia conoscenza del latino pi come un tradimento che come una qualit utile. Ecco perch ho voluto che Vellocato traducesse la maggior parte delle mie parole.
 E che considerazione ha il popolo di Vellocato, maest?, chiese Otone.
 La regina sorrise allo scudiero del marito.  giovane e non ha grande prestigio, quindi non ci fanno molto caso. Con il tempo, assumer un ruolo predominante nella nostra nazione, ma per ora la sua padronanza della vostra lingua  considerata una pecca sulla quale la maggior parte  disposta a chiudere un occhio. Cartimandua si gir verso il tribuno e quel breve guizzo di compiacimento svan, sostituito dall'imperturbabile aspetto regale.
 Ho onorato il mio accordo con Roma. Carataco diventer vostro prigioniero. Vi sar grata se lo portaste via dalle mie terre il pi rapidamente possibile, non appena terminato il banchetto.
 Ma allora perch organizzarlo?, chiese Macrone in tutta sincerit, salvo poi trattenere il fiato e deglutire, continuando in un tono pi rispettoso. Chiedo scusa, maest. Intendevo dire, perch non consegnarcelo semplicemente in questo preciso istante e lasciarci riprendere la nostra strada?
 Vorrei che fosse cos semplice, romano. A dire la verit, il suo spiacevole arrivo a Isurium  stato fonte di considerevoli difficolt per me. Da quello che so,  riuscito a fuggire dall'accampamento del vostro generale la notte dopo la battaglia in cui  stato sconfitto e fatto prigioniero.
  cos, ammise Otone. Quindi indic Catone. Costui  l'ufficiale che aveva l'incarico di sorvegliare i prigionieri.
 Sei tu quindi l'inetto?.
 Catone si irrigid a quell'accusa infamante, e percep in Macrone al suo fianco la stessa reazione. Inspir per mantenere la calma, poi rispose: Io sono quello che l'ha catturato sul campo di battaglia e il generale mi ha dato l'incarico di sorvegliarlo come ricompensa per la mia impresa.
 E lui  fuggito. Davvero poca attenzione da parte tua. Viene da pensare che un oppositore tanto pericoloso debba essere sorvegliato in maniera pi diligente, disse Cartimandua con pesante ironia. Capirai dunque il mio disappunto nei confronti del tuo generale quando Carataco  arrivato alla mia corte in cerca di protezione, cogliendo tra l'altro l'occasione per chiedere al mio popolo di unirsi a lui in una nuova guerra contro Roma.
 Otone si agit sullo sgabello.  stato aiutato a fuggire. Qualcuno ci ha tradito.
  un problema vostro, non mio. Anche se adesso  diventato anche mio. Soprattutto dato che Carataco ha cercato il sostegno del mio consorte per una nuova guerra. Per fortuna la mia gente ha un'indole mercenaria molto pi spiccata della maggior parte dei popoli. Non combatteranno, a meno che non venga loro promesso oro o argento. Anche la loro fedelt nei miei confronti pu essere ottenuta nello stesso modo. Di conseguenza, ho esaurito da tempo il tesoro anticipatomi dal vostro imperatore per mantenere la pace con Roma. Questa  l'unica ragione per cui non sono stata deposta da Venuzio e dalla sua fazione. Se Roma vuole mantenere lo stato attuale delle cose, avr bisogno di altro denaro.
 Catone afferr subito il messaggio. Vuoi una ricompensa per Carataco, maest?.
 La regina riport lo sguardo su di lui e, nel considerarlo, socchiuse gli occhi quasi impercettibilmente. Naturalmente. Un'alleanza pone obblighi da entrambe le parti, prefetto.
 Da quello che posso capire, Roma ti paga per restare neutrale. Consegnare Carataco sembrerebbe soddisfare quella condizione.
 Voi avete comprato la nostra neutralit. Non era previsto che agissimo da carcerieri per vostro conto. Questo vi coster un piccolo extra. Voglio essere pagata per Carataco.
 Adesso basta, si intromise Poppea. Un trattato  un trattato. Chi ti credi di essere per cambiarlo? Solo una boriosa donna barbara, ecco cosa sei. Come ti permetti?.
 Cartimandua la fiss prima di rivolgersi a suo marito. Tra la nostra gente le donne sono rispettate.  per questo che sono regina. Capisco che la semplice idea di una donna regnante provochi un profondo disagio in voi Romani. Anche le vostre donne condividono questa concezione. Ma qui non siamo a Roma, siamo a Isurium. Vi sarei grata se rispettaste le nostre usanze.
 Poppea apr la bocca per rinnovare la propria protesta, ma Otone la zitt, cosicch non le rest che serrare la mascella e abbassare lo sguardo. Suo marito si rivolse poi alla regina in tono pi conciliante.
 Maest, riferir la vostra richiesta di pagamento al generale Ostorio.  il massimo che possa fare.
 Non  abbastanza, replic Cartimandua. Voglio centomila denari per Carataco e voglio che tu metta il tuo sigillo su un documento che attesti queste condizioni, prima che lasciate Isurium con il vostro prigioniero.
 Centomila denari?. Il tribuno Otone scosse la testa per la sorpresa. Per tutti gli di, posso dirti gi ora che il generale non acconsentir mai.
 Perch no?  il prezzo della pace nella vostra provincia ed  anche poco, se consideri la possibilit che Carataco possa guidare un nuovo assalto con migliaia di miei guerrieri al seguito.
 Catone vide il suo superiore rimanere momentaneamente senza parole e si schiar la gola per intervenire. Maest, la presenza di Carataco alla tua corte  un grande problema per te, pi di quanto non lo sia per noi. Lo hai detto tu stessa. In tal caso, si dedurrebbe che il fatto che noi lo prendiamo in custodia sia un favore che facciamo noi a te. Se lo lasciassimo qui, quanto pensi che durerebbe il tuo regno?.
 Cartimandua lo fiss con gelo inflessibile, poi scoppi a ridere e si rivolse a Otone. Oh,  scaltro il tuo prefetto. E ha ragione, da un certo punto di vista. Voglio che Carataco sia portato via il prima possibile. Da quando  arrivato qua ha gi indebolito abbastanza la mia posizione e finora mi  costato caro comprare la fedelt della mia gente. A conti fatti, dovrei essere rimborsata per quello che ho dovuto pagare al fine di mantenere la pace con Roma.
 Macrone ridacchi. Per non dire della necessit di conservare il tuo posto sul trono, maest.
 La regina gli scocc uno sguardo fulminante. Questo qui non mi piace, tribuno. Gli manca la facolt di dire cose gradevoli. Cortesemente, ordinagli di non rivolgermi mai pi la parola.
 Le guance di Macrone si infiammarono per la rabbia e si protese in avanti per protestare, ma Catone alz una mano e gli rivolse uno sguardo supplichevole. Con un sibilo, Macrone si arrese e serr le labbra.
 Cos va meglio, continu Cartimandua. Ora, stavamo discutendo il prezzo di Carataco. Non sono irragionevole. Diciamo novantamila?.
 Otone riflett un attimo e scosse la testa: Sessanta.
 Catone sussult e non pot fare a meno di pensare che avrebbe voluto Porzia, la madre di Macrone, a contrattare al posto loro. Quella vecchia furba aveva un vero talento, a differenza del giovane aristocratico.
 Ottanta?.
 Otone si morse il labbro. Settantacinque.
 Settantacinque sia, dunque, fece annuendo Cartimandua. Li voglio entro due mesi e verr messo per iscritto, con il tuo sigillo, prima che lasciate Isurium. D'accordo?.
 Otone annu, impotente.
 Allora l'accordo  fatto, e siamo liberi di goderci il banchetto di stasera.
 Deve proprio essere in onore di Carataco?, chiese Catone.
 Certamente s, per salvare le apparenze.  un re, per lo meno fino a domani. Molti nobili e i loro guerrieri lo tengono in grande considerazione. Si adirerebbero se ve lo consegnassi in catene e basta. In questo modo invece verr trattato come un ospite di riguardo. Il banchetto ci permetter di mantenere quell'illusione. La verit, invece,  che  stato un prigioniero fin dal primo momento in cui si  presentato alla mia corte.
 E sei certa che coloro che sostengono la sua causa non rappresentino un pericolo, maest?
 Non lo sono. Qualunque cosa pensino di Carataco potete essere certi che tengono in maggior conto le monete che gli sono arrivate dal mio tesoro. Il banchetto  solo una questione formale. Io far la parte di un'ospite generosa e guadagner il rispetto della mia gente. I miei sudditi avranno la possibilit di brindare e gloriarsi delle sue gesta senza bisogno di versare il proprio sangue per lui. L'onore sar salvo da entrambe le parti. Fece una pausa e si port le mani in grembo. Ovviamente la questione del prezzo pagato per il prigioniero dovr rimanere un segreto tra me e Roma. Sar la cosa migliore per entrambi.
 Capisco, maest.
 Allora abbiamo un accordo?
 S, afferm nuovamente Otone.
 Vi consiglio di godere dell'ospitalit di Isurium prima che inizi il banchetto.
 Grazie. Prima devo mandare un messaggero al mio secondo per avvertire che torneremo al campo pi tardi di quanto comunicato in precedenza.
 Molto bene. Cartimandua inclin il capo verso l'entrata della capanna. Potete andare.
 Tutti si alzarono dagli sgabelli e si diressero all'uscita. La regina disse qualcosa a bassa voce nella sua lingua e Vellocato si ferm, voltandosi verso di lei. Ci fu un breve scambio prima che tornasse dai Romani.
 Devo restare. La mia regina ha bisogno di me.
 Macrone si sforz di restare impassibile, mentre Catone rispose: Naturalmente. Ci vedremo al banchetto, immagino.
 S, al banchetto allora.
 Catone fu l'ultimo a uscire e Vellocato spost la tenda di pelle a chiudere l'entrata alle sue spalle. Mentre seguivano il tribuno e sua moglie di ritorno verso la sala, Macrone ridacchi e fu quasi sul punto di parlare, quando Catone lo anticip. Attento a quello che dici, Macrone.
 Stavo solo considerando il peso dei doveri. Fortunato, il ragazzo.
  quello che dici ora, replic Catone, quindi fece un gesto discreto verso il terreno aperto di fronte alla sala. Venuzio era l con un gruppo di nobili, ma non ascoltava la loro conversazione. Se ne stava, invece, in piedi, a braccia conserte, guardando rabbioso in direzione della capanna della moglie.
 Catone prosegu a voce bassa. Non credo che il convegno amoroso della regina sia un segreto e il suo consorte non sembra il tipo da chiudere un occhio.
 Godete dell'ospitalit di questa squallida discarica, dunque, disse Poppea tirando su i bordi della tunica per sollevarla da terra. Poich era un giorno molto caldo e il terreno non presentava fango, Catone lo interpret come un gesto di piccato sdegno.
 Oh, ma sono sicuro che ci sar qualcosa da vedere qui, rispose suo marito con forzata allegria. Magari il mercato dei nativi. Da qualche parte puoi prendere dei graziosi ciondoli per le tue amiche a Roma, mia cara.
 La donna gli rivolse un'occhiata scura. L'unica cosa che porter via sar qualche disgustosa malattia dei nativi. Sono certa che le mie amiche saranno felici di riceverla da me come ricordo della mia visita in questo affascinante rifugio rustico.
 Li interruppe l'improvvisa comparsa di una tunica rossa romana quando un uomo corse verso di loro dal punto in cui le guardie del corpo e i cavalli erano ancora in attesa.
 Cosa c' ora?, si domand Macrone tra s e s.
 Il tribuno Otone si ferm e gli altri fecero altrettanto, mentre il soldato si avvicinava con una tavoletta cerata e sigillata tra le mani. Da parte del prefetto Orazio, signore. Mi  stato dato ordine di trovarti e darti subito questa, ma quei bastardi non mi facevano passare. Accenn agli uomini in tunica ocra.
 Controlla quella fottuta lingua, soldato!, esclam Macrone. Alcuni di quei bastardi parlano latino. Comportati civilmente.
 Otone sollev un sopracciglio. Grazie, centurione.
 Il tribuno prese la tavoletta e si spost a breve distanza, ruppe il sigillo e l'apr. Gli altri, in silenzio, lo osservarono leggere il messaggio, cercando di interpretarne la gravit in base alla sua reazione. Otone inspir profondamente e chiuse la tavoletta. Girandosi verso il soldato, gli si rivolse bruscamente. Aspetta accanto ai cavalli. Ho una risposta da inviare.
 S, signore!. Salut, si gir e si allontan.
 Quando fu sufficientemente lontano, Otone si gir verso gli altri, si guard intorno brevemente e poi disse: Ostorio  morto.
 Tutti e tre lo fissarono in silenzio. La mente di Catone si mise in movimento. Delitto? Caduto in battaglia? Un incidente?
 Morto? Come?.
 Poppea sospir. Pover'uomo.
 Orazio non fornisce altri dettagli, dice solo che il generale  morto nella sua tenda.
 Chi ha preso il comando?, chiese Catone.
 Otone scosse la testa. Orazio non lo dice.
 Il legato Quintato, sugger Macrone. Per forza.
 Catone annu. Era abbastanza logico. Quintato era il secondo per anzianit nell'esercito a Viroconium e aveva gi assunto il controllo temporaneo dell'esercito. Ma c'erano anche i legati delle altre tre legioni della provincia e uno di loro avrebbe potuto rivendicare il proprio diritto di comando temporaneo. Ci sarebbe stata una minima opportunit di guadagnare un po' di gloria guidando la nuova provincia, prima che Roma nominasse un nuovo governatore. Soprattutto l'invio a Roma di Carataco in catene poteva far guadagnare crediti per la sostituzione di Ostorio. Catone temeva che, in caso di contrasto tra i legati, i nemici avrebbero approfittato in pieno della situazione mentre si risolveva la lotta per il potere. Poi lo colp un altro pensiero angosciante.
 Se a Viroconium gi sanno della sua morte,  solo questione di tempo e poi la notizia arriver anche a Isurium.
 Otone lo fiss. Quindi?
 Potrebbe rafforzare la posizione di Venuzio. Se lui riuscisse a persuadere altri che questa morte lascia il nostro esercito momentaneamente senza guida, potrebbe convincere i nobili briganti a lui vicini a crearci qualche problema. Hai sentito la regina, signore. Il suo potere non  saldo.
 Otone annu pensieroso. Allora dovremo fare in modo che ottenga il suo denaro il prima possibile.
 S, signore. Purch ci sia un comandante in capo che autorizzi il pagamento.
 Dannazione, hai ragione. Corrug la fronte, poi gli occhi si illuminarono. Abbiamo il forziere delle paghe. Potremmo utilizzare quello.
 Macrone esplose. No! Quello  il denaro degli uomini. Ci sono i loro salari, i loro risparmi. Se lo tocchi ti scateneresti contro l'ira di quei ragazzi.
 Catone sapeva che il suo amico aveva ragione. Il forziere di ogni unit era sacro quasi quanto lo stendardo sotto cui gli uomini marciavano e per la cui protezione avrebbero dato la vita. Le solide casse di metallo contenevano tutte le ricchezze che gli uomini avevano al mondo, tutti i loro sogni e ambizioni per quello che avrebbero fatto dopo aver servito nell'esercito. Se il tribuno le avesse svuotate passandone il contenuto alla regina dei Briganti, i suoi uomini si sarebbero sentiti oltraggiati tanto quanto Macrone. Anche Catone entr in agitazione per il timore di rimetterci, ma quanto meno lui la vedeva come una possibilit di aiutare a mantenere la pace nella provincia.
 Che cosa importa?, disse Poppea a suo marito. Sono i tuoi uomini, i tuoi soldati. Faranno quello che gli viene detto e se lo faranno andar bene.
 Macrone trattenne un lungo respiro e cerc di controllare la propria rabbia nel rivolgersi alla moglie del suo comandante. Domando il tuo perdono, mia signora, ma non sai di cosa si sta parlando. Questo  affare dei soldati. Credimi, se prendi i loro soldi, non posso rispondere delle conseguenze.
 S che puoi, centurione. Devi. Sei un ufficiale. Hai prestato giuramento di obbedire all'imperatore e agli ufficiali di grado pi alto. Se mio marito d un ordine, tu devi obbedire e fare in modo che obbediscano anche gli altri.
 Macrone la fiss, bruciando dalla voglia di dirle di chiudere la bocca e farsi gli affari propri, ma prima che potesse dire qualcosa, Otone si schiar la gola e parl, calmo. Hai pi o meno ragione, carissima, ma sono io che devo gestire la situazione, non tu.
 Uffa, sbuff Poppea agitando la mano. Gestiscila allora.
 Otone le sorrise accondiscendente prima di tornare a rivolgersi agli altri. Quindi pensate che non sia consigliabile utilizzare il contenuto del forziere delle paghe?.
 Macrone digrign i denti. Non consigliabile  per dirla gentilmente, signore.
 Otone spost lo sguardo su Catone. E tu, prefetto? Cosa ne pensi?
 Siamo molto lontani dal resto dell'esercito, signore.  una situazione delicata. L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno ora  di doverci preoccupare dell'umore dei nostri uomini. E comunque, anche se facessi quanto suggerisci, nelle casse potrebbe non esserci abbastanza per le esigenze di Cartimandua. In tal caso ci troveremmo a dover fronteggiare problemi su entrambi i fronti. Ti consiglio, veramente, di non farlo, signore.
 E allora? Se io do la mia parola che manderemo il denaro nel momento in cui torneremo a Viroconium, per trovarmi senza nessuno che sia nella posizione di autorizzare il pagamento, la regina Cartimandua potrebbe non prenderla troppo bene.
 Potrebbe infuriarsi, direi, comment Macrone rabbuiato. Perderebbe la faccia di fronte al suo popolo.
 Dovremo gestire la cosa nel momento in cui si presenter, disse Catone. Ora  fondamentale prendere in custodia Carataco e portarlo lontano da qui nel pi breve tempo possibile. Signore, dobbiamo tenere per noi la notizia della morte di Ostorio. Non possiamo sapere che conseguenze potrebbe avere. Nel frattempo, parteciperemo al banchetto, acconsentiremo agli onori che la regina riserva a Carataco. Lo prenderemo in consegna alle prime luci del giorno, lasceremo il campo e marceremo di ritorno a Viroconium pi velocemente possibile. Nel momento in cui i Briganti scopriranno di Ostorio, sar troppo tardi per cambiare le cose. Naturalmente, dovrai fare in modo che chiunque assuma il comando della provincia paghi la regina.
 Esatto, annu Otone acidamente. E se non verr effettuato il pagamento dopo che io ho dato la mia parola, sar disonorato.
 Se  il prezzo da pagare per mettere fuori gioco il nostro nemico pi pericoloso, vale la pena pagarlo, signore.
 Facile a dirsi per te. Sono io al comando.
 Questione di gerarchia, signore. Macrone arricci le labbra. A volte mangi il lupo, altre volte  il lupo a mangiare te.
 Otone corrug la fronte. Che diavolo significa?
  solo un modo di dire, signore. La decisione sta a te.
 Grazie per averlo sottolineato, centurione Macrone. Sei di grande aiuto. Otone chiuse gli occhi un attimo, trattenendo il fiato e sospirando amaramente, poi li spalanc di nuovo. Bene. Prendiamo Carataco alla prima occasione e andiamocene da qui. Nel frattempo, che nessuno dica una parola su Ostorio.
 Dovrai dire a Orazio di fare lo stesso nell'accampamento, signore, sottoline Catone.
 S... certo. Subito. Otone apr la tavoletta cerata, incerto, quindi sollev la testa. Qualcuno ha uno stilo?.
 Macrone gli rivolse uno sguardo vuoto e Catone istintivamente allung una mano nella sua sacca che per si rese conto di aver lasciato all'accampamento.
 Assurdo, disse Otone. Poi prese la daga e con quanta pi cura possibile, scrisse una breve risposta a Orazio con quello strumento inadatto. Chiudendo la tavoletta, rinfoder la spada e chiam il messaggero. Il soldato, che li stava guardando, corse verso il tribuno.
 Riportala al campo. Devi consegnarla direttamente al prefetto Orazio. Digli che agisci sotto mio preciso ordine. Capito?
 S, signore.
 Allora vai.
 Il messaggero si gir in tutta fretta.
 Aspetta, ringhi Otone. Non correre. Non farai che attirare l'attenzione dei nativi. Dimostra che i Romani non sono teste calde, eh?
 S, signore. Il soldato si avvi con passo deciso verso i cavalli, mont in sella e part a un leggero trotto verso la porta e spar alla vista lungo il sentiero che conduceva al villaggio.
 Ecco fatto, dunque, concluse Otone. Il dato  tratto. Ora non ci resta altro da fare che aspettare l'inizio del banchetto.
 Catone sorrise incoraggiante, sollevato dal fatto che il tribuno avesse preso la decisione migliore possibile in quelle circostanze. Non era come varcare il Rubicone, ma se quel pensiero permetteva al giovane aristocratico di convincersi di aver preso una difficile ma corretta decisione, allora Catone era lieto di farglielo credere.
 A proposito di dadi.... Macrone accenn alle due guardie. Posso passare il tempo in maniera utile, signore?.
 Otone sollev un sopracciglio. Cosa? Ah, s. Come vuoi, centurione.
 Macrone salut e guard Catone. E tu?.
 Catone era tentato di rifiutare l'offerta. C'erano troppe cose cui pensare. Poi si rese conto che non poteva fare niente in quel momento. Aveva fatto tutto il possibile per influenzare la decisione del tribuno. Ora stava solo agli di gettare un occhio benevolo sui loro piani o dare una svolta netta al loro percorso. Fece un gesto verso Macrone.
 Perch no? La fortuna dovr pur girare a nostro favore prima o poi.
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CAPITOLO VENTISETTE.
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 Quando il sole scomparve all'orizzonte, lo spazio di fronte alla sala reale inizi a riempirsi di invitati al banchetto. Era stata una giornata torrida e chi era rimasto all'aria aperta pi a lungo sentiva il tipico fastidio della pelle bruciata. Gli animali che erano stati uccisi nel primo pomeriggio stavano arrostendo sulle braci nei focolai, a debita distanza dai tetti di paglia delle vicine abitazioni. L'aria era densa del delizioso profumo di carne arrostita e Macrone sollev il naso respirandolo con un sorriso beato.
 Sto morendo di fame, maledizione. Sar un bel cambiamento rispetto al solito rancio.
 Catone si spost accanto a lui su una delle lunghe panche, posizionate all'esterno della sala a favore degli ospiti della regina in attesa di essere invitati a entrare.
 Suppongo di s, rispose con fare assente. Era preoccupato da quel via vai di nobili briganti. Il gioco dei dadi era finito a pomeriggio inoltrato, una volta che Macrone aveva vinto tutte le monete della guardia del corpo del tribuno, nonch la maggior parte di quelle di Catone. Non c'era da meravigliarsi che il suo amico fosse di buonumore, riflett il prefetto.
 Il tribuno Otone e sua moglie erano da poco tornati da un giro di esplorazione del villaggio. Entrambi erano arrossati e sudati per aver risalito la collina e un piccolo gruppo di ragazzini li seguiva, portando cesti di frutta, involti di pellicce e piccoli rotoli di quella spessa stoffa a quadri tanto amata dai nativi. Otone si rivolse loro dicendo di lasciare il carico alla sua guardia del corpo e li pag con qualche moneta di bronzo. Le guardie della regina si radunarono allora di nuovo fuori del forte mentre il tribuno e la moglie tornavano verso Catone e Macrone.
 Nella calda luce e nelle lunghe ombre del crepuscolo, Poppea prese posto accanto al marito, di fronte agli ufficiali, tentando di farsi aria con un ventaglio di paglia per liberarsi dai moscerini che le giravano intorno alla testa come piccole scaglie dorate.
 Quando inizia questo miserabile banchetto?.
 Suo marito stava mangiando pigramente una mela che aveva preso da una piccola cesta posta sulla panca tra di loro. Se hai fame, prova una di queste.  deliziosa.
 Otone diede un altro morso e le offr il cesto. Poppea lo guard gelida.
 Quando vuoi sai sembrare un maiale schifoso. Manterr le maniere civili anche per te.
 Catone la guard e si morse la lingua. Come gli altri, anche Poppea appariva accaldata e scompigliata e la sua tunica le stava attaccata addosso nei punti di maggiore sudorazione. Dubitava che in quel momento sarebbe apparsa tanto raffinata alle sue aristocratiche amiche di Roma.
 Salve! Ecco qualcuno che per lo meno sembra contento. Il saluto di Macrone a una figura che si avvicinava interruppe i pensieri di Catone che, seguendo la direzione indicata, vide Settimio. La spia dell'imperatore aveva una striscia di tessuto legata intorno alla fronte per evitare che il sudore gli andasse negli occhi.
 Centurione! Prefetto!. Settimio us un tono molto cordiale poi, non appena not la presenza del tribuno e della moglie, ne assunse uno pi rispettoso. Ti auguro buon pomeriggio, signore e anche alla tua gentile signora.
 Sei soddisfatto come chi nuota nell'abbondanza, sottoline Macrone. Fatto buoni affari? Sembravi molto indaffarato prima. Ho visto che Venuzio e alcuni suoi compagni hanno acquistato un po' della tua merce.
 Catone sorrise. Anche lui aveva visto il consorte della regina fare acquisti e portare la piccola riserva di giare di vino in una delle capanne pi grandi.
 Lo sai com' con questi Celti. Settimio sorrise eloquente e batt sulla pesante sacchetta che gli pendeva sul fianco. Adorano il vino. Ne ho venduto molto. Ho messo all'asta le ultime tre giare e si sono battuti come se fosse una questione di vita o di morte.
 Catone spinse lo sguardo oltre il compagno, verso i nobili che formavano piccoli capannelli a poca distanza. Molti parlavano a voce alta, e la maggior parte erano chiaramente infervorati dal vino. Si gir e sorrise a Settimio. Fino a quando avr l'effetto desiderato.
 La spia dell'imperatore gli fece un leggero cenno di assenso e rispose: Fin quando saranno immersi nelle loro coppe e io ben bene nelle loro sacche, allora non ci saranno problemi. Mi pare di capire che si riveler un bel mercato per i commercianti che volessero portare la propria attivit a Isurium. Fece una pausa. Naturalmente dipende sempre se si manterr la pace in questa parte di mondo.
 Faremo in modo che sia cos, assicur Macrone. Anche se dovessimo dargli una maledetta bastonata per esserne sicuri. Roma non si cura di chi deve distruggere per portare la pace.
 Catone guard il suo amico per essere certo che stesse facendo dell'ironia, una pratica che non gli era molto familiare.
 Ehm, s. Settimio si accigli. Presto rester senza scorte. Ho bisogno di andare a prendere altra merce dal campo.
 Si tocc la fronte con le nocche, poi si chin rispettosamente a Otone e sua moglie e si diresse a prendere il carro ormai vuoto.
 Che uomo terribilmente noioso, biascic Poppea. Come tutti i commercianti. Parlano solo di soldi.  tutto quello che Roma significa per loro.  la nostra classe che si dedica all'espansione dell'impero e versa il proprio sangue per conquistare nuove terre, ma poi a trarne profitto sono quelli come quel mercante. Sono andata a comprare del vino da lui nel primo pomeriggio e me l'avrebbe venduto a un prezzo assurdo, quella canaglia.
 Catone represse un sorriso nel constatare che la spia si era abilmente calata in quel ruolo di copertura.
 Otone deglut e scrut la sua mezza mela prima di rispondere. Forse, ma tu non lavori molto al servizio di Roma, mia cara.
 Ah no? Pensi che sia semplice per me vivere come un soldato comune e condividerne tutte le avversit?.
 Macrone si strozz e abbass in fretta lo sguardo verso i propri stivali nel tentativo di reprimere una risata.
 Sto cominciando a pentirmi di aver insistito cos tanto per accompagnarti in questa squallida isola. Sarebbe stato molto meglio se fossi rimasta a Roma.
  vero..., disse Otone compiaciuto. Poi, rendendosi conto di come avrebbe potuto essere interpretata la sua risposta, esclam: Voglio dire, sarebbe stato meglio per te rimanere nel tuo elemento naturale, mia cara. Sei come una rosa tra le ortiche qui. Ho paura per te. Sarei molto meno in ansia a saperti sana e salva a Roma.
 Macrone si protese un po' pi vicino a Catone e disse: Insomma.
 Poppea scocc uno sguardo sospettoso al marito, ma prima che potesse replicare, la nota penetrante di un corno risuon nell'aria della sera. La conversazione si interruppe e tutti si voltarono verso il richiamo. Un enorme guerriero soffi altre volte, poi abbass lo strumento di bronzo. Accanto a lui, Vellocato fece un profondo respiro prima di fare il suo annuncio. Parl nella lingua dei nativi, poi si rivolse ai Romani, in latino.
 Sua maest, la regina Cartimandua, vi prega di entrare nella sala e prendere posto al banchetto.
 Non appena due servitori della regina aprirono le porte, i nobili e le loro donne iniziarono immediatamente a dirigersi verso l'ingresso. Catone not che Otone fece per alzarsi, ma fu rimesso a sedere da sua moglie che lo tir per un braccio. Aspetta! Non voglio che accorriamo l come un branco di maiali. Entreremo come dovrebbero entrare dei Romani, in una maniera dignitosa che ci distingua da questi barbari.
 Il tribuno emise un sospiro rassegnato, mentre Catone riusc chiaramente a sentire Macrone che digrignava i denti. Vellocato aggir la folla e li raggiunse in un attimo.
 La regina vi ha tenuto un posto alla sua sinistra. Io sieder con voi.
 Poppea sollev una delle sue curatissime sopracciglia. Alla sua sinistra? Chi siede alla sua destra allora?
 Il suo consorte, Venuzio.  il posto che gli spetta di diritto.
 Catone non pot non cogliere una nota di netta amarezza nella voce del giovane nobile.
 E chi siede con Venuzio?, chiese.
 I suoi compagni pi stretti.
 Tra cui Carataco, immagino.
 Vellocato annu.
 Poppea strinse gli occhi. Il nostro nemico sieder al posto d'onore, secondo alla regina e sopra di noi? No,  inammissibile.
 Il sopracciglio del brigante ebbe un fremito. Non si pu evitare, mia signora. Cos  stabilito.
 Poppea si rivolse a suo marito. Quella donna ci vuole umiliare. Siamo suoi alleati e lei d il posto d'onore al nostro nemico. Non puoi permetterlo, Otone. Diglielo.
 Amore mio, non posso....
 Diglielo! O dillo a quella donna.
 Silenzio!, sbott il tribuno, con un'espressione selvaggia negli occhi. Poppea si ritrasse e lui continu con lo stesso tono arrabbiato. Tieni a freno la lingua. Non voglio pi sentire una sola lamentela da te. Siamo gi abbastanza in difficolt cos come siamo, senza che i tuoi piagnistei peggiorino le cose.
 Piagnistei..., disse lei offesa, con il labbro inferiore che tremava.
 S, piagnistei. Sei voluta venire alla frontiera con me. Un'avventura, hai detto. E non ho sentito altro che lamentele da quando siamo arrivati. Ora ho bisogno che tu tenga la bocca chiusa fino a che non ti sar rivolta la parola. E se avrai cose da dire, sarai gentile e cortese.  chiaro?.
 Lei lo fiss, gli occhi spalancati per la sorpresa e lo sconcerto per quell'insolito scoppio di rabbia. Ma, Otone, amore mio, io....
 Ti ho chiesto se hai capito. S o no? Se  no, te ne torni dritta all'accampamento. E poi a Roma non appena raggiungeremo Viroconium.
 Non puoi dire sul serio.
 S, invece. Si alz in piedi, incombendo su di lei. Allora?.
 Lo guard con espressione addolorata e le lacrime pronte a uscire agli angoli degli occhi. S.
 Cos va meglio. La voce di Otone si addolc e le offr la sua mano. Lei la prese e si alz in piedi incerta. Il tribuno si rivolse poi a Vellocato e ai due subordinati. Chiedo scusa per questa piccola scenata.
 Catone non disse niente ma chin la testa in segno di comprensione. Macrone emise un brontolio muto e senza senso, mentre Vellocato sorrise tollerante.
 Ora, se vuoi essere cos gentile da condurci ai nostri posti. Otone fece un gesto verso l'ingresso e Vellocato li port nella sala.
 Era ora, maledizione, sussurr Macrone al suo amico. Se l' cercata.
 Sicuramente, replic Catone e gli scocc un rapido sorrisetto.
 Nel momento in cui entrarono nella sala, la maggior parte degli altri ospiti aveva gi preso posto sulle panche ai lati dei lunghi tavoli che occupavano tutto l'ambiente. Non c'erano posate d'argento o delicati spuntini che ci si sarebbe aspettati in un banchetto a Roma, pens Catone. A met di ogni tavolo, c'erano, invece, pane e formaggio e tutti gli uomini e le donne avevano una coppa di ceramica o avevano portato i propri corni o coppe decorate per bere. C'erano brocche di sidro e di birra. Alcuni avevano gi bevuto la loro prima coppa e l'aria era piena del suono allegro delle loro risate o dei brindisi. Vellocato guid i propri ospiti al centro della sala e Catone cerc di tenere lo sguardo fisso avanti a s, ignorando le occhiate curiose e ostili che provenivano da ogni parte. Davanti a loro not che il trono della regina Cartimandua era stato spostato sul retro e sulla pedana reale c'erano tre tavoli su cavalletti con semplici sedie. Il posto della regina era vuoto, ma Venuzio e diversi altri uomini erano gi seduti e parlavano animatamente. Nel vedere Carataco, Catone sent ribollire il sangue. I loro occhi si incontrarono e il re catuvellauno impietr. A quelli che gli erano intorno non sfugg quel cambiamento di umore e si voltarono per guardare con palese ostilit i Romani che si avvicinavano.
 Troppa ospitalit da parte dei Briganti, disse Macrone.
 Non mi sorprende, rispose Catone. Ma restiamo calmi.
 Io resto calmo se lo restano anche loro.
 Lo sarai, in ogni caso, amico mio.
 Macrone si accigli. Guastafeste.
 E sar l'unico guasta che verr servito stasera, concluse fermamente Catone garantendosi, con quasi totale certezza, che Macrone avrebbe mantenuto la calma. Avrebbe dovuto vigilare, soprattutto una volta che avesse iniziato a scorrere da bere. Sapeva bene che quando Macrone non era lucido, le cose tendevano a sfociare nella violenza e, viste le circostanze, una rissa tra ubriachi non sarebbe stata la migliore conclusione della serata.
 Salirono sulla pedana e Otone prese posto al tavolo accanto a quello della regina. Poi vennero sua moglie, Vellocato, Catone e Macrone. Esattamente di fronte a loro, Venuzio e i suoi compagni li fissavano con espressione fredda e intransigente di odio e disprezzo.
 Be',  alquanto imbarazzante, disse Macrone. Prese la coppa di fronte a lui e allung la mano verso la brocca pi vicina. Annus il contenuto con sospetto, prima di fare un cenno di approvazione. Fece per versarsene poi, rammentandosi delle buone maniere, chiese agli altri.
 Ne volete?.
 Poppea scosse la testa mentre teneva gli occhi fissi sul tavolo di legno stagionato.
 Magari dopo, rispose Otone.
 Vellocato e Catone gli tesero le coppe e Macrone le riemp fino all'orlo prima di tornare alla sua e posare di nuovo la brocca. Alzando la coppa, la tenne alta e la rivolse in direzione di Carataco. All'ospite d'onore.
 Venuzio parve furioso e fu sul punto di alzarsi, quando il re dei Catuvellauni gli pos una mano decisa sul braccio per tenerlo al suo posto. Con un sorriso divertito, Carataco riemp il suo corno, un oggetto finemente decorato con una testa di toro alla base, e rispose al brindisi di Macrone, dicendo a distanza: Ai miei temibili nemici romani.
 Temibili, ripet Macrone compiaciuto. Questo  vero.
 Sollev la coppa e prese un sorso. La birra era dolce e aveva un sapore pi leggero di quella gallica che aveva bevuto in precedenza. Accanto a lui, anche Catone bevve, mentre Vellocato si rifiut perfino di toccare la coppa.
 Una bella bevuta, disse Macrone, per poi prendere un'abbondante sorsata. Meglio di quel Kourmi in Gallia.
 Molto piacevole, concord Catone e guard il suo amico. Ma vacci piano, eh?.
 Macrone si protese per rivolgersi a Vellocato, che sedeva accanto all'amico. Che hai, ragazzo? Perch non bevi?
 Non condivido il brindisi con l'uomo che sta complottando contro la mia regina, rispose Vellocato.
 Cosa, lui?. Macrone fece un gesto verso Carataco. I suoi complotti sono finiti, amico mio. Domani a quest'ora sar nelle nostre mani verso Viroconium. Non dar pi problemi n a noi n a te. Fidati di me. Nel frattempo, lasciamo che si goda l'ultima notte di libert, eh?.
 Lo scudiero rimase in silenzio, e incroci le braccia per enfatizzare la protesta.
 Fa' come ti pare. Macrone si riemp la coppa e fece scrocchiare la schiena mentre si guardava intorno. L'odore di carne arrostita pervadeva l'interno soffocante della sala, illuminata dalla luce del tramonto che si riversava dall'ingresso. Allora, dov' la regina?.
 Quasi in risposta alla sua domanda, una figura venne avanti dall'oscurit sul lato della sala e sal con grazia sulla pedana. In un attimo ci fu un assordante rumore di sedie e panche e la conversazione si spense. Cartimandua si accomod al suo posto e sedette, a schiena dritta, mentre passava in rassegna i propri ospiti. Poi alz una mano e fece segno di riprendere posto. Di nuovo ci furono i rumori e la conversazione riprese, aumentando leggermente di volume.
 Non ci furono preamboli al cibo, niente intrattenimenti. I servitori carichi di vassoi di carne a pezzi entrarono dalle porte laterali e servirono quelli che erano alle estremit pi lontane, in modo che la regina, servita per ultima, avesse la sua carne calda, essendo la prima a mangiare. Lo stomaco di Macrone inizi a brontolare alla vista di quelle pile lucenti di carne arrostita e si lecc le labbra.
 Poi Venuzio si alz in piedi di scatto e sollev il braccio teso per attirare l'attenzione su di s, mentre urlava sul frastuono delle altre voci che riempivano la sala.
 A che gioco sta giocando?, chiese Catone. Guard alla sua destra e vide lo sguardo allarmato sul viso di Cartimandua per quell'intervento del consorte. Che sta dicendo, Vellocato?.
 Ci fu una breve pausa prima che Vellocato traducesse. Chiede di essere ascoltato. Dice che ha un annuncio da fare, che deve informarci che i nostri di gli hanno rivelato un presagio. Hanno dato segno di aver maledetto Roma.
 Maledetto?. Le sopracciglia di Otone si unirono dallo stupore. Che roba ?.
 Catone, per, aveva gi capito. La regina punt il dito contro il consorte e parl imperiosa. Venuzio si gir verso di lei con una smorfia e scosse la testa e prima che la regina potesse ripetere il proprio ordine, si rivolse direttamente al tribuno romano chiamandolo a voce tanto alta che arriv in tutti gli angoli della sala. Quando parl, Catone diede una brusca gomitata a Vellocato.
 Che sta dicendo?
 Dice che il generale Ostorio  morto.
 Catone e Otone si scambiarono uno sguardo ansioso, ma fu sufficiente perch Venuzio lo cogliesse e, indicando il loro tavolo, url.
 Chiede se  vero.
 Cazzo, grugn Macrone. Lo sa.
 Come pu essere?. Otone scosse la testa. Come ha fatto a scoprirlo cos presto?.
 Venuzio pos le mani sul bordo del tavolo e Poppea sussult mentre ripet la sua domanda con voce sempre pi minacciosa.
 Non ricevendo risposta, Venuzio si allontan dai Romani, gir le spalle alla furia di Cartimandua e si rivolse a quelli nella sala.
 Dice che il vostro silenzio dimostra che quanto sostiene  vero.  un segno degli di. Un segno che hanno voltato le spalle a Roma. Un segno che i Briganti dovrebbero sollevarsi e fare la guerra. I nostri di sbaraglieranno di certo le legioni, cos come hanno eliminato il loro generale.
 La maggior parte degli ospiti della regina lo guard inorridita, ma Catone riusc a cogliere anche cenni di assenso, un lampo di ribellione negli occhi, mentre ascoltavano Venuzio.
 Dice che gli di sono arrabbiati con la nostra regina per la sua alleanza con Roma. Sono arrabbiati per la sua decisione di consegnare Carataco al nemico.
 Dobbiamo zittirlo, disse Macrone, con la mano che scivolava sul pomo della spada. Presto.
 No, ordin Catone. Se tiriamo fuori un'arma qui dentro siamo morti.
 Ma non possiamo non fare niente. Non possiamo lasciare che quel bastardo li fomenti.
 Catone annu, pensando in fretta. Guardando Otone, vide che era impietrito dal terrore. Con un profondo respiro, si alz in piedi, si riemp i polmoni e grid con voce pi forte che aveva per sovrastare Venuzio.
 Basta! Basta! Ascoltate me! Briganti, ascoltatemi!. Si rivolse quindi a Vellocato. Digli quello che ti dico, parola per parola.
 Il nobile annu.
 Venuzio non cerc di competere con Catone, ma si fece da parte e incroci le braccia con un sorriso glaciale.
 Il generale Ostorio  morto,  vero. Ma non  un segno degli di. Era vecchio e malato. Proprio mentre parlo, un altro generale ha preso il suo posto. Le legioni serviranno efficacemente lui come hanno servito Ostorio. Distruggeranno ogni trib che gli si opporr. Venuzio dice il falso quando afferma che i vostri di ci hanno maledetto.
 Non appena le sue parole furono tradotte, Venuzio si interpose tra Catone e il resto della sala. Ci fu una rinnovata nota di trionfo nella sua voce quando torn a rivolgersi alla sua gente. Catone si guard intorno e fece segno a Vellocato di riassumere la traduzione.
 Dice che pu dimostrare che gli di sono contro Roma....
 Venuzio fece una pausa e indirizz la mano verso l'entrata dove il sole morente tingeva la cornice di legno di una feroce luminosit. Una figura alta con una lunga tunica si stagli sulla soglia e allarg le braccia, nera contro il rosso sangue del cielo.
 Un druido, esclam Catone. Merda....
 Subito il nuovo arrivato inizi a parlare con un timbro studiato e profondo, pronunciando una specie di cantilena, come un incantesimo.
 Dice di essere un druido dell'ordine della Luna Nera.
 Oh no, sussurr Catone tra s e s, mentre un brivido di gelido terrore gli risaliva lungo la spina dorsale. Aveva gi incontrato l'ordine prima di allora, e aveva quasi pagato con la vita, come Macrone. Nello stesso tempo cap che la sua comparsa era stata attentamente pianificata, perfino con il suo stesso tentativo di smentire i presagi cui si era rifatto Venuzio. Ora, se i nativi potevano non credere totalmente al consorte della regina, avrebbero invece accettato subito la parola di un druido. Catone gett uno sguardo dall'altra parte del tavolo e vide Carataco sorridergli, mentre Vellocato continuava a tradurre.
 Il druido dice che Venuzio afferma il vero. Ha visto i presagi. La morte del generale romano  un segno che gli di chiedono ai Briganti di sollevarsi e seguire l'esempio di Carataco. Chiamano alla guerra contro Roma. Gli hanno mostrato la visione di un'aquila dorata che annega in un mare di sangue romano.
 Prima che il druido potesse continuare, Cartimandua si alz in piedi urlando la propria risposta. Fu costretta ad alzare la voce che, se nel corso della giornata era stata melliflua, ora suonava penetrante. Di fronte a quell'attacco tanto rabbioso, il druido ammutol, allora la regina si volse al proprio consorte che ricevette tanta violenza quanta ne aveva data.
 Vellocato, sconvolto da quell'aspro confronto che si svolgeva davanti ai suoi occhi, aveva smesso di tradurre.
 Che cosa stanno dicendo?, chiese Otone, poi lo afferr per il braccio e lo scosse. Traduci, dannazione!.
 Vellocato sbatt gli occhi e annu. Gli dice di mandar via il suo druido e di lasciare subito Isurium. Ora Venuzio dice che rifiuta di andarsene. Chiede una riunione del consiglio della trib per discutere i presagi e la decisione di consegnare Carataco nelle mani dei Romani.
 Un coro di grida salut le parole di Venuzio e ai suoi sostenitori si unirono altri, mentre i restanti guardavano la regina con espressione preoccupata. Alcuni si alzarono e urlarono rabbiosi contro quelli che erano dalla parte di Venuzio.
 La situazione sta degenerando, disse Macrone. Dobbiamo prendere Carataco e andarcene via di qui prima che sia troppo tardi.
  gi troppo tardi, disse Catone. Se solo lo tocchiamo, siamo belli che morti.
 Mentre nella sala continuavano gli scambi rabbiosi, Cartimandua si avvicin agli ospiti romani e parl apertamente in latino. Dovete andare. Tornate al vostro accampamento. Mi occupo io di tutto questo.
 Otone scosse la testa. Non possiamo andarcene senza Carataco.
 La regina digrign i denti. Sei pazzo, romano? Ti dico di andartene ora. Uscite dalla porta laterale e prendete i vostri cavalli.
 E tu che farai?, chiese Catone.
 Cartimandua fiss il proprio consorte. Dar a Venuzio la sua riunione di fronte al consiglio. Poi lo bandir dalla mia corte e dal regno. Lo uccider nel momento in cui dovesse far rivedere ancora la sua faccia da queste parti.
 E Carataco?
 Ve lo invieremo alle prime luci dell'alba. Avete la mia parola. Ora, andate!.
 Catone si volt verso il tribuno che annu con riluttanza e si alz dal proprio posto, aiutando anche Poppea, prima di guidarla verso la porta laterale indicata da Cartimandua. Catone e Macrone lo seguirono, sempre con uno sguardo bellicoso rivolto a quelli che erano pi vicini. Un pugno di uomini di Venuzio sghignazzarono e fischiarono. Fuori dalla sala, i Romani si affrettarono lungo tutto il forte sulla collina. Otone mise un braccio sulle spalle della moglie con fare protettivo. Macrone e Catone avevano la mano sull'impugnatura della spada, pronti a sguainarla nel momento in cui si fosse presentato un pericolo. Dall'altra parte del campo, le guardie del corpo, che erano balzate in piedi a quel baccano, li attendevano angosciate. Catone guard in su e vide che il cielo a occidente era tinto di un profondo cremisi. Ben oltre la striscia di luce, sullo sfondo del vellutato cielo notturno, brillava una luna crescente, simile alla lama di un falcetto. Rabbrivid a quella vista e non riusc a non pensare che, dopotutto, forse il druido aveva ragione in merito ai presagi.
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CAPITOLO VENTOTTO.
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 Appena rientrato all'accampamento, il tribuno Otone diede ordine agli uomini della sua colonna di presentarsi in formazione. Gli optiones e i centurioni urlarono l'ordine ai propri soldati che si precipitarono fuori dalle loro tende alle ultime luci del giorno, affrettandosi a prendere l'armatura e a schierarsi. Nel frattempo, gli ufficiali anziani si riunirono con il tribuno. Sua moglie era andata a dormire e aveva chiuso dietro di s i lembi della tenda, come se volesse escludere il pericolo in cui sentiva di trovarsi. Catone comprendeva le sue paure. La missione che era stata affidata a suo marito era stata travolta dagli eventi. Ora c'era una possibilit reale che i Briganti, invece di accoglierli come alleati, potessero essere persuasi a ritornare nemici di Roma. La prospettiva che la pi potente trib britannica desse il proprio sostegno a qualcuno tanto astuto e determinato come Carataco lo riempiva di terrore.
 N era l'unico ufficiale a temere il risultato del confronto tra la regina Cartimandua e il consorte che si stava svolgendo nel forte sulla collina che incombeva sull'accampamento romano. Serpeggiava tra gli ufficiali romani un cattivo presentimento quando si sedettero intorno al tavolo del tribuno. Otone aveva descritto brevemente gli eventi di quella sera, per poi tacere e dare modo ai propri ufficiali di valutare la situazione. Quando riprese, si schiar la gola per ostentare tranquillit.
 Quali sono le vostre proposte, signori?
 Proposte?. Catone congiunse le mani. Signore, non abbiamo idea di cosa stia succedendo l sopra. Fino a che non lo sapremo, dobbiamo solo sperare che Cartimandua riesca a calmare la propria gente. Dovremmo restare all'accampamento fino a quando non scopriremo cosa  accaduto.
 Il prefetto Orazio scosse la testa. Allora potrebbe essere troppo tardi. Non possiamo starcene seduti ad aspettare, signore. Io dico di mandare una coorte di legionari in sostegno della regina. Possono arrestare coloro che le si oppongono e mettere le mani su Carataco. Domattina sar tutto finito. L'ordine ristabilito e nessuno oser mettere in discussione l'autorit della regina.
 Otone annu lentamente prima di rispondere. Pensi che una coorte sar sufficiente? E se ne mandassimo due? In questo modo avremmo diverse centinaia di uomini l sopra.
 Nell'ascoltare quel dialogo, Catone sent il cuore farsi pesante e si sforz di valutare le preoccupazioni che lo affliggevano. Signore, se mandiamo uomini su al forte, si sfocer nella violenza. Non importa chi sar a cominciare... Si verser del sangue. Non appena il resto della trib sapr che i soldati hanno ucciso la loro gente, a prescindere dalle circostanze, ci si rivolter contro. Faremo soltanto il gioco di Venuzio e Carataco che la presenteranno come la dimostrazione delle intenzioni dei Romani nei confronti dei Briganti.
 Non se mettiamo subito ai ferri questi due, rispose Orazio. Se arrestiamo i capi della fazione antiromana possiamo porre fine alla loro opposizione a Roma in questo preciso istante.
 Oppure potremmo provocare l'entrata in guerra del resto della trib, consider Catone. Deve essere chiara una cosa. Qualsiasi differenza di opinione ci possa essere tra le fazioni e il resto della trib della nazione dei Briganti, si infiammeranno e si rivolteranno contro di noi nel momento in cui useremo la forza. E poi, con questa luna cos luminosa, nel momento in cui i nostri soldati avanzeranno verso il forte verranno avvistati. Venuzio e Carataco avranno tutto il tempo per fuggire.
 Vero, ma in quel caso scapperanno con la coda tra le gambe. Noi dimostreremo il nostro sostegno all'autorit della regina e ristabiliremo l'ordine a Isurium.
 Catone trattenne a stento la propria frustrazione e si sforz di mantenere la calma. Servir solo a farla sentire impotente. Agli occhi della sua gente apparir come un burattino dei Romani. Ogni autorit che in questo momento ha sul suo popolo croller. Si rivolse al tribuno. Dobbiamo dare a Cartimandua la possibilit di sistemare le cose da sola, signore. Hai visto che ha una forte personalit. Potrebbe anche persuadere i suoi nobili a rivoltarsi contro Venuzio. Le dobbiamo dare questa possibilit.
 Otone sollev le sopracciglia pensieroso mentre cercava di riflettere sulla questione. Forse hai ragione, prefetto Catone. Potrebbe essere pericoloso intervenire.
 Orazio fece una smorfia di disappunto. Potrebbe essere ancora pi pericoloso restare seduti qui in attesa degli eventi, signore. Io dico di andare.
 E io dico che sto considerando le possibilit che abbiamo, replic brusco Otone. Siamo stati mandati qui in missione diplomatica, Orazio. Non per invadere la terra dei Briganti.
 Orazio si morse il labbro e rimase in silenzio per un attimo, poi riprese a parlare. Se ben ricordi, signore, il legato ha detto che avrei assunto io il comando, nel caso fosse necessaria un'azione militare.
 Ma non  ancora necessaria, protest Catone. Io dico che dovremmo aspettare finch non sapremo cosa  successo.
 E io dico di non correre il rischio di lasciare che le cose sfuggano al nostro controllo. Il tempo di agire  ora. Orazio sbatt la mano sul tavolo. Se il prefetto Catone  nervoso, allora pu restarsene all'accampamento con i suoi uomini e proteggere le salmerie. Dopotutto  questo che  capace di fare.
 Quell'affermazione fece scattare Macrone che si protese aggressivamente in avanti.  stato il prefetto Catone a vincere la battaglia contro Carataco, in caso tu lo abbia dimenticato, signore. E se molti dei nostri uomini sono ancora vivi  grazie alla sua capacit di pensare in fretta e al suo coraggio, che avrebbe potuto portarlo alla morte su quella fottuta collina.
 Questo non lo nego, replic Orazio. Ma  sempre a causa di Catone se siamo qui, dopotutto. Se avesse sorvegliato meglio Carataco....
 Basta cos!, grid Otone. Silenzio, signori!.
 Cal un silenzio teso prima che Macrone si ritraesse, la mascella serrata. Orazio rispose con uno sguardo furioso, ma si trattenne dal fare altri commenti, per il momento.
 Il prefetto Catone ha ragione a puntualizzare che non  ancora una questione militare. E prego Giove che tale rimanga. Non agiremo precipitosamente fin quando non scopriremo cosa  successo. Se si arriva alla battaglia, allora lascer il controllo della colonna a te, Orazio, ma non prima. Chiaro?
 S, signore.
 Nel frattempo, raddoppiamo la sorveglianza alle difese dell'accampamento. Fate ritirare le altre unit. Potranno riposare dietro i bastioni tra una guardia e l'altra. Orazio, Catone, restate qui. Gli altri sono congedati.
 Non appena gli altri ufficiali lasciarono la tenda, Otone aspett un attimo per essere certo che fossero abbastanza lontani e non sentissero, poi rivolse un'espressione infuriata ai suoi sottoposti.
 Giuro sugli di che se voi due osate ripetere ancora una volta una scena come quella appena passata, vi sollevo dai vostri incarichi.  in mio potere farlo, Orazio, nonostante le istruzioni del legato in merito al comando militare di questa colonna. Siete pregati di ricordarlo.
 S, signore. Orazio acconsent a denti stretti.
 Catone rimase a bocca chiusa. Era arrabbiato per aver dovuto condividere la responsabilit di quello scontro. Aveva solo fatto il proprio dovere nel far presente al proprio comandante i rischi annessi a un'azione militare. E l'insulto al suo coraggio che aveva fatto Orazio lo aveva ferito profondamente. Tuttavia, Otone lo fissava con uno sguardo duro.
 E tu, Catone.
 S, signore, rispose piatto, fortemente scontento di sentirsi trattato come un bambino disobbediente da un uomo pi giovane di lui.
 Allora non c' altro da dire, signori. Raggiungete le vostre unit. Sapremo chi dei due ha ragione quando arriver l'alba. O anche prima. Potete andare.
 Catone non riusc a dormire e trascorse le prime ore della notte sulla torre di legno sopra la porta principale. Macrone rimase con lui per un po', con lo sguardo fisso sul forte in cima alla collina. Le torce bruciavano lungo la palizzata e la luce dei fuochi illuminava i tetti delle capanne e la sala reale. Non c'erano segni di fiamme e Catone immagin che quella luce lontana provenisse dalle buche dei fuochi utilizzati per cucinare e gli altri bagliori dall'illuminazione interna del forte.
 A un certo punto, proprio dopo che nell'accampamento romano venne suonato il cambio della guardia di mezzanotte, si udirono alte urla che sembrarono poi mutarsi in una cantilena che prosegu per un po' per poi svanire del tutto. Dopodich dal forte non pervennero altri rumori e, per quanto ne sapeva Catone, i suoi abitanti potevano aver ceduto alla sonnolenza da vino, birra e sidro. Oppure, continuava a pensare, erano semplicemente quieti, sobri, a definire i loro piani di attacco all'accampamento romano, preludio di una guerra su vasta scala contro le forze dell'imperatore Claudio. Gli abitanti del villaggio sottostante parevano condividere la preoccupazione di Catone, dal momento che non c'era traccia di luci n segni di vita tra le capanne appena visibili alla luce della luna. Di certo, gli unici movimenti arrivavano dall'accampamento romano, mentre le sentinelle andavano a passo spedito su e gi lungo le torri e le torrette della recinzione.
 Cosa credi che stia succedendo lass?, chiese Macrone a bassa voce.
 Catone sent le spalle pesanti mentre faceva un profondo respiro e metteva ordine tra i pensieri. Ne so quanto te, Macrone. Possiamo solo sperare che Cartimandua sia riuscita a persuadere una porzione sufficiente del suo popolo a restarle fedele. Se non c' riuscita e Venuzio ha preso il controllo, allora avremo una guerra a portata di mano.
 Nel qual caso, Isurium diventer un luogo in cui un romano non sar tanto ben accetto.
 Ci vorr comunque un po' di tempo per radunare le trib. Abbiamo qualche giorno per tentare di capovolgere la situazione, o per partire in vantaggio contro qualsiasi esercito Venuzio ci vorr scatenare contro.
 Macrone si volt verso l'amico e inarc un sopracciglio. Meglio darsela a gambe, non credi?
 Non lo so... dobbiamo fare qualche tentativo di prendere il forte e catturare Carataco prima di considerare una ritirata. Ma sar un compito difficile e sanguinoso. Hai visto le difese lass, anche con la met dei nostri uomini, Venuzio potrebbe riuscire a respingerci fino all'arrivo dei rinforzi. E quegli uomini l sopra sono la crema dei guerrieri nativi, faranno una guerra spietata.
 Lo hanno gi fatto in precedenza e non gli  andata molto bene, ribatt Macrone con un sorriso, i denti che brillavano uniformi sotto la luna. Un forte in collina vale l'altro.
 Non questo'. Catone fece un gesto a comprendere l'intero complesso, visibile solo come una fascia d'ombra che si stendeva sulla cresta della collina sotto la linea della palizzata. Salite tra le pi ripide e alte. C' una sola linea di attacco praticabile ed  coperta dal bastione esterno. E dietro le difese ci sono uomini abituati alla dura lotta.
 Macrone riflett per un attimo prima di rispondere. Pensi che Orazio sia all'altezza della situazione?
 Non lo so. Di certo non  Vespasiano.
 Gi, questo  vero. Macrone ridacchi. Il legato  passato in quei forti come una furia, da quello che ho sentito. Magari potesse esserci lui ora, invece abbiamo quel tribuno sbarbatello e la sua nutrice, Orazio. Una prospettiva penosa da ogni angolazione.
 Catone protese le labbra. Potrebbero ancora sorprenderci entrambi.
 O potrebbero di nuovo non farlo.
 Catone gli rivolse un tiepido sorriso. Pensavo di essere l'unico a vedere sempre il lato negativo di tutto.
 S,  da te,  vero. Macrone rise e gli batt sulla spalla amichevolmente. Sembrerebbe che alla fine vedo le cose nel tuo stesso modo.
 Catone diede un'alzata di spalle. Che cosa posso dire?
 Meglio che tu non dica niente, eh?. Macrone sbadigli e stir le spalle. Visto che  tutto tranquillo, andr a riposare un po'. Domani potrebbe esserci da fare.
 Il centurione attravers il retro della torre, si tolse l'elmo e sganci il mantello. Ripiegato in un involto stretto, si stese posando il capo su quel cuscino di fortuna. Respir regolarmente per un po', poi cadde in un sonno profondo. Un sorriso guizz sulle labbra di Catone nel sentire quel leggero brontolio, preludio del sonoro russare del suo amico.
 Poi colse con la coda dell'occhio un lampo di luce e si volt di nuovo verso il forte mentre scintille bruciavano nell'aria a poca distanza dalla palizzata. Ci fu una brevissima pozza di luce sulla discesa erbosa prima di spegnersi del tutto. Un'altra torcia comp un arco nell'aria seguita da altre, precipitando nell'oscurit con una parabola infuocata, per poi colpire anch'essa il terreno in una lontana esplosione di fuoco. Stavolta ci fu abbastanza luce perch Catone riuscisse a vedere una figura correre gi per il pendio. Poi tutto torn buio. Aguzz la vista e affin le orecchie e colse una lieve eco di urla, quindi le note di un corno bucare la quiete della notte e riecheggiare brevemente per le colline circostanti.
 Catone si gir e chiam alle sue spalle: Macrone!.
 L'amico parve muoversi, poi per gli volt la schiena e borbott qualcosa a proposito della tenda. Catone corse verso di lui, si chin e lo scosse vigorosamente per le spalle. Sveglia, centurione!.
 Stavolta gli occhi di Macrone si spalancarono e sbatt le palpebre per mettere a fuoco. Non appena colse l'espressione angosciata di Catone, riprese immediatamente lucidit e si alz in piedi, elmo alla mano. Che succede, signore?
 Qualcuno sta tentando di abbandonare il forte. Sembra che venga in questa direzione. Voglio mezza centuria dei tuoi uomini pronta alla porta, adesso.
 Macrone si allacci l'elmo e annu prima di andare alla scala. Avanti ragazzi! Prima Centuria, Quarta Coorte! In piedi!.
 Non appena le figure ai piedi del bastione si mossero, Catone torn alla parte frontale della torre per cercare di seguire l'azione nei pressi del forte. Poche altre torce stavano scendendo, stavolta tenute da uomini che sembravano un po' correre e un po' scivolare lungo il pendio all'inseguimento. Ce n'erano altre che ondeggiavano lungo la palizzata in direzione della porta del forte. Catone sent il suo battito aumentare. Chiunque avesse prevalso nello scontro tra la regina Cartimandua e il suo consorte, non sembrava che fosse finita pacificamente.
 Poteva essere uno scherzo della luce lunare, ma a Catone parve di cogliere un movimento sullo sfondo grigio scuro che si stendeva verso Isurium. Un momento dopo ne fu certo: c'era una figura che correva verso l'accampamento romano. Si sent tentato di dare l'allarme e tenere pronta l'intera colonna, ma al momento c'era un solo uomo e sarebbe stato meglio lasciar riposare i suoi uomini perch conservassero le forze per la mattina seguente.
 Mise le mani a coppa intorno alla bocca e chiam: Macrone!.
 Signore, risuon la risposta da sotto, dietro la porta.
 Sono pronti i tuoi uomini?
 In qualsiasi momento, signore.
 Bene. Restate accanto alla porta.
 L'uomo che correva non era che a un quarto di miglio, affrettandosi nell'erba alta nel soffocante calore della torrida notte estiva. Allora, sopra il clangore dell'armatura e il risuonare delle calighe degli uomini di Macrone, Catone ud un altro suono inconfondibile: il tonfo degli zoccoli di un cavallo. Proveniva dal villaggio e, subito, vide diversi uomini aprirsi a ventaglio mentre galoppavano dietro la loro preda, determinati a travolgerla prima che potesse raggiungere l'accampamento romano.
 Catone corse sul retro della torre e si sporse per intravedere la figura di Macrone.
 Aprite la porta! C' qualcuno che sta venendo al forte inseguito da uomini a cavallo a breve distanza. Uscite e portatelo dentro.
 Il viso a malapena visibile di Macrone guard in su. S, signore.
 Diede uno sguardo alla prima linea della Prima Centuria della sua coorte. Avete sentito il prefetto. Togliete la barra!.
 Forme oscure si precipitarono in avanti e Catone sent gli uomini affaticarsi mentre sollevavano la pesante trave di legno dai sostegni. Un attimo dopo i cardini cigolarono e la porta venne aperta. Macrone lanci quindi un comando secco.
 Prima Centuria! Rapidi, avanti!.
...
.
...
CAPITOLO VENTINOVE.
...
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...
 Gli stivali rimbombarono sulla terra battuta del passaggio rialzato, mentre gli uomini si riversavano fuori dalla porta, attraverso il fossato, nella notte. Macrone si strinse istintivamente lo scudo contro il fianco per mantenere al meglio l'equilibrio. La sua mano destra pendeva rilassata, non essendoci ancora bisogno della spada. Scrut davanti a s il paesaggio alla luce della luna fin quando non not una figura correre verso di lui. Cambiando direzione per andare incontro al fuggitivo, vide anche gli uomini a cavallo che lo inseguivano. Bisognava essere pi rapidi possibile, constat Macrone. Aument sensibilmente il passo e ordin ai suoi uomini di fare altrettanto. Per i legionari quegli uomini a cavallo rappresentavano una minaccia relativa. Erano pochissimi, eppure arrivavano alla carica, incuranti del rischio che rappresentava per le loro cavalcature lanciarsi cos nel buio. Ora li poteva sentire, emettere urla selvagge mentre spronavano i cavalli, come cacciatori pronti a uccidere.
 Da questa parte!, chiam Macrone. Di qua!.
 L'uomo si lanci nell'erba dritto verso di lui. Alle sue spalle galoppavano i suoi inseguitori e il centurione riusc a vedere che erano armati di lance. Quello che era in testa al gruppo prese la mira con la punta.
 Alzate gli scudi! Formate il cuneo!, url Macrone mentre girandosi sguainava la spada e ne poggiava la parte piatta sul bordo dello scudo. Rallent per permettere agli uomini della prima fila di posizionarsi ai suoi lati, mentre gli altri, sempre avanzando, si disponevano a ventaglio.
 Il fuggitivo si guard alle spalle e vide che il primo degli uomini a cavallo era a poca distanza. Si lanci in un ultimo scatto cercando la salvezza della formazione romana, ma Macrone cap che sarebbe stato raggiunto prima.
 Buttati a terra! A terra!, url affannosamente non appena il primo degli inseguitori piomb sull'uomo. O perch aveva udito l'avvertimento, o perch ag d'istinto, il fuggitivo si butt di lato e rotol a terra. Il cavaliere sferr il colpo ma lo manc, quindi diede uno strattone alle redini e punt contro i Romani. Macrone sent l'urto del petto del cavallo contro lo scudo. Poi l'animale si gir e l'uomo imprec mentre colpiva con la lancia. La punta di ferro scivol sulla curvatura dello scudo e Macrone alz la spada per conficcarla dritta nella carne.
 A quel punto il cavallo scapp, raggiungendo il resto del gruppo. Macrone cerc l'uomo inseguito e vide una figura alta rialzarsi dall'erba. Riusc a distinguere la chioma fluente e la mano sinistra che si teneva la spalla opposta. Poi l'uomo gli pass accanto e lo super, finalmente al sicuro nella formazione romana. Ce n'erano altri con cui avere a che fare e Macrone non gli rivolse neanche uno sguardo mentre serrava i ranghi e sollevava lo scudo verso gli uomini a cavallo.
 Prima Centuria! Alt!.
 Il rimbombare degli stivali cess e respiri affannosi riempirono l'aria mentre i soldati affrontavano i cavalieri. All'ultimo momento quelli si diressero lungo il lato del cuneo, infilzando con le lance le sagome scure dei legionari. Il clangore del ferro contro il legno e le grosse borchie degli scudi risuon nell'aria, ma nessuna lancia and a segno. Macrone si rivolse alla formazione e ordin agli uomini dell'altro lato di chiudersi. Poi si gir e vide che l'uomo che avevano salvato era in ginocchio e cercava di riprendere fiato.
 Stai bene, ragazzo?.
 L'uomo alz lo sguardo e il suo aspetto fu finalmente visibile sotto la luce della luna. Macrone esclam: Per tutti gli di, Vellocato!.
 Il nobile annu e si sforz di riprendere fiato. Il tuo tribuno.... Devo parlare con lui... Subito.
 Bene, allora. Macrone rinfoder la spada e lo aiut a rialzarsi. Aveva una macchia scura sulla stoffa all'altezza della spalla destra, dove teneva premuta la mano per tamponare il sangue. Macrone lo guid nel cuore della formazione, riparandolo con il suo scudo. Intorno al compatto schieramento dei legionari continuavano a girare gli uomini a cavallo, cercando invano di trovare un punto debole in quell'enorme rettangolo di scudi. Macrone guard di nuovo verso il forte e stim che era a pi di duecento passi. Il suono di una tromba annunci che era stato dato l'allarme generale.
 Torniamo indietro! Uno... due....
 Intanto che il centurione dava il passo, gli uomini indietreggiavano verso l'accampamento, con Vellocato al sicuro al centro. Mentre si avvicinavano al campo, uno squadrone di cavalleria si rivers fuori dalla porta, galoppando verso di loro e Macrone sorrise nel riconoscere lo stendardo dei Corvi Sanguinari.
  il nostro prefetto, ragazzi! Viene a scortarci nel rientro.
 Quando si resero conto del rischio, i nativi a cavallo si diedero alla fuga. Macrone vide uno di loro girarsi e impugnare la lancia alzando il braccio sopra la spalla. Emise poi un urlo furioso e la scagli contro Vellocato. Macrone istintivamente si gett sopra la vittima designata ed entrambi caddero a terra mentre la lancia, passando sulle loro teste, colp alla coscia uno dei legionari, attraversando la carne e fuoriuscendo dall'altra parte. Il romano barcoll per l'impatto, poi guard con stupore incredulo quell'asta che gli trafiggeva la gamba.
 A quel punto venne urlato un comando e gli uomini a cavallo si ritirarono in direzione di Isurium. Il legionario ferito rinfoder la spada e abbass con calma lo scudo a terra, mentre ispezionava la ferita con mani tremanti.
 Rimuovila e benda la ferita, ordin Macrone.
 In un battito di ciglia gli uomini della cavalleria ausiliaria controllarono i due lati della formazione e Catone chiam: Tutto bene, l, Macrone?
 S, signore.
 Siete arrivati in tempo dal nostro uomo?
  qui.  Vellocato.
 A quella notizia, Catone rest momentaneamente in silenzio, percependo un nauseante terrore per quello che poteva implicare la sua presenza. Portatelo all'accampamento. Io vado a chiamare il tribuno. Non credo che gli piacer quello che il nostro amico avr da dirgli.
 Il chirurgo della Nona Legione era intento a pulire la ferita alla spalla mentre Vellocato faceva il resoconto agli ufficiali in piedi intorno a lui. Si erano radunati proprio sotto la porta, dove Catone aveva dato ordine di accendere un braciere per fornire al chirurgo luce a sufficienza mentre si occupava del paziente.
 Hanno imprigionato la regina, disse Vellocato con voce amara. Venuzio l'ha fatta arrestare. Le sue guardie sono state disarmate e gli uomini di Venuzio hanno accerchiato tutti quelli che le sono rimasti fedeli. C' stata uno scontro in una parte della sala ed  in quel momento che sono riuscito a scappare dalla porta laterale. Mi hanno notato subito e uno di loro mi ha ferito alla spalla prima che riuscissi a superare la palizzata e arrivare al vostro accampamento. Dovete aiutarci. Dovete liberare la regina, insistette.
 Otone e i suoi ufficiali si scambiarono sguardi preoccupati, poi Catone parl. Cos' successo esattamente? Dobbiamo saperlo prima di poter agire.
 Cosa c' da sapere che non sappiamo gi?, replic Orazio. Non  riuscita a mantenere il controllo sul suo popolo. Ora questo rinnegato  al potere. Lui e Carataco. Dobbiamo quindi entrare e risolvere la questione.
 Aspetta, protest Catone. Dobbiamo saperne di pi.
 Orazio scosse la testa. Perch, esattamente?
 Perch non ha senso. Catone si gir verso Otone. Signore, quando ieri abbiamo avuto l'incontro privato con Cartimandua, ci ha detto che aveva pagato la sua gente. Ha detto che la fedelt nei suoi confronti era stata comprata. Ricordi?.
 Il tribuno annu.  vero. A quanto pare si sbagliava.
 C' un solo modo in cui Venuzio potrebbe aver ottenuto sostegno sufficiente per deporre la regina. Deve aver offerto di pi.
 Infatti, lo interruppe Vellocato. Cos  stato. Una moneta d'argento a ogni uomo che fosse passato dalla sua parte contro la regina.
 Ha mostrato loro l'argento?, chiese Catone. L'hai visto?.
 Vellocato annu. Uno dei suoi uomini ha portato un forziere. Era pieno di monete.
 Orazio sospir impaziente. Non capisco cosa c'entri questo. Non cambia niente.
 Catone si rivolse a lui. Ma dove ha preso l'argento? Deve avere accesso a un tesoro. Non  che lo raduni semplicemente facendo un giro tra i tuoi seguaci della trib.
 Va bene, concesse Orazio. Quindi come ha fatto a entrarne in possesso?.
 Catone guard Macrone prima di rispondere.  stato aiutato da qualcuno che  al nostro fianco. Una spia.
 Orazio lo fiss e subito scoppi a ridere. Oh, vai a farti fottere! Abbiamo tra noi una spia dei nativi? Si  infiltrato e si fa passare per romano, vero?
 Non ho parlato di nativi.
 E cosa allora? Intendi un romano? Uno di noi?
  esattamente quello che intendo dire. Qualcuno inviato per aiutare Venuzio a deporre la regina e far s che i Briganti sostenessero Carataco.
 Orazio scosse la testa e sorrise beffardo. Ma senti cosa dici, Catone.  assurdo.
 Il prefetto Catone ha ragione, interruppe Macrone. C' una spia nel nostro accampamento e andr a minare la sicurezza in tutta la provincia.
 Orazio e gli altri si voltarono sorpresi verso Macrone. Orazio inspir profondamente prima di rispondere. Anche tu? Cosa c' nel rancio di voi ragazzi della scorta alle salmerie? Qualcuno di quei funghi di cui vanno cos pazzi i druidi?
  la verit. Macrone parl nel modo pi calmo possibile. Il prefetto e io siamo stati avvisati che c' una fazione a Roma che vuole abbandonare la Britannia. La spia sta lavorando per loro.
 E perch sareste stati avvisati?
 Perch lavoriamo per la parte che  contro la fazione di cui parliamo.
 Orazio si accigli. Che significa, che anche tu e il prefetto siete delle spie?
 No. Catone si intromise ora che Macrone aveva tirato fuori la verit. Non pi. Non da quando siamo tornati nella provincia. Vi do la mia parola. Ne siamo stati informati nel caso fossimo riusciti a mandare a monte i loro piani.
 Il tribuno Otone li fiss. Informati? Chi vi ha informati?.
 Catone scosse la testa. Non siamo autorizzati a dirlo.
 Bah!, ringhi Orazio. Balle, comunque le si guardi. E non cambia niente. Dobbiamo andare lass. Togliere di mezzo Venuzio e i suoi e rimettere Cartimandua sul trono.
 Giusto, annu Vellocato. Si spost per guardare in faccia Otone e il chirurgo dovette rapidamente ritirare l'ago e il filo che stava per usare per ricucirgli la ferita sulla spalla.  questo che dovete fare. Non avete altra scelta.
 Otone evit il suo sguardo mentre considerava la situazione. Ho poco pi di duemila uomini al mio comando e ora siamo nel cuore di quello che  diventato territorio nemico. A parte le centinaia di uomini che ora Venuzio ha ai suoi ordini, ce ne saranno decine di migliaia in pi che accorreranno sotto il suo stendardo nel giro di pochi giorni. Guard in su. Signori, da quello che vedo non abbiamo scelta. Dobbiamo ritirarci. Subito.
 Ci fu un silenzio attonito, poi Vellocato prese la parola con voce angosciata. Tradireste la vostra alleata? Abbandonereste Cartimandua al suo destino?  cos che Roma onora i suoi trattati?
 Mi dispiace, rispose Otone. Non c' niente che possiamo fare. Cercare di liberarla sarebbe un suicidio. Non rischier la vita dei miei uomini con scelte sconsiderate.
 Orazio lo guard con disprezzo. I tuoi uomini o tua moglie?.
 Otone lo fiss. Cosa stai insinuando?
 L'ho sempre detto che non avresti dovuto portarti dietro tua moglie. Non c' posto per le donne in simili campagne.
 Macrone annu.
 Questa  la mia decisione, prefetto. E sono io al comando, qui.
 No, signore. Non pi. Gli ordini del legato erano chiari. Se si arrivava alla battaglia allora avresti ceduto il comando a me.
 Ma possiamo evitare lo scontro se ci ritiriamo subito.
 Non ci ritireremo. La battaglia ci sar e io sar al comando. Finch non sar finita. Orazio sorrise beffardo. Guard tutti gli ufficiali uno a uno. Come da ordini, prender il comando dal tribuno Otone. C' qualche obiezione?.
 Il centurione Statilio scosse la testa e Acer segu il proprio superiore. Gli occhi di Orazio si spostarono su Catone. Ebbene?.
 Nonostante fosse istintivamente d'accordo che un tentativo di salvataggio fosse la cosa giusta da fare, Catone pass velocemente in rassegna le varie opzioni. La ritirata era possibile. Avrebbe evitato una sanguinosa perdita di vite umane ad ogni attacco al forte sulla collina sia tra i nativi che tra i Romani, ma non c'era garanzia che potessero tornare alla frontiera prima che Venuzio e i suoi guerrieri li bloccassero e costringessero a combattere. Avrebbero potuto porre sotto assedio il forte, ma ogni giorno passato in attesa che Venuzio facesse una sortita in cerca di cibo o per arrendersi, sarebbe stato un giorno utile per mobilitare rinforzi tra le trib e poi marciare su Isurium. Non c'era una sola strada logica da seguire, concluse. Dovevano soffocare la rivolta prima che si spargesse e riportare Cartimandua al potere. E quello significava approvare il cambio al comando delle forze dell'accampamento.
 Non ho obiezioni.
 Macrone?
 Concordo'.
 Orazio annu. Allora cos  stabilito. Ho io il comando. Pianificher l'attacco al forte alle prime luci dell'alba.
 Perch aspettare, signore?, chiese Macrone. E se provassero a uscire fuori con la copertura del buio? Se Venuzio e Carataco fuggono non ci sar modo di metterci sulle loro tracce.
 No, resteranno dove sono. Pensano di essere al sicuro lass. Anche se credo che avranno gi mandato a dire alle altre trib di convergere su Isurium il prima possibile. Ecco perch dobbiamo fare tutto domattina.
 Il chirurgo aveva terminato di ricucire la ferita di Vellocato e la stava. Il portatore di scudo si alz e chin il capo in segno di gratitudine al prefetto Orazio. Ti ringrazio, signore.
 Non ringraziarmi fino a che non sar tutto finito, giovane. Voialtri, informate i vostri ufficiali e preparate i vostri uomini per l'attacco. Vi consiglio di farli mangiare all'alba e di farli riposare il pi possibile fino ad allora. Avrete i vostri ordini non appena saranno pronti.
 E io?, chiese Otone a bassa voce.
 Orazio sembr considerarlo un istante, poi alz le spalle. Fai quello che vuoi, signore. Unisciti a noi oppure resta qui all'accampamento con l'unit che rimane di guardia e tua moglie. Sta a te decidere.
 Capisco.
  tutto. Sar al quartier generale se dovesse servire. Orazio si rivolse a Vellocato. Tu vieni con me. Ho bisogno di conoscere la struttura del forte e tutto quello che potrebbe tornarci utile per fargli una brutta sorpresa.
 Si avvi e Vellocato si affrett dietro il nuovo comandante. Gli altri restarono l e si guardarono in silenzio e a disagio, rifiutandosi di girarsi e di incontrare lo sguardo del tribuno. Otone si schiar la gola e fece per parlare. Poi ci ripens, si volt e prese a camminare lentamente nella notte, sulle orme di Orazio, mentre si avviava verso la tenda che condivideva con la moglie.
 Povero bastardo. L'imbarazzo di oggi non lo abbandoner pi.
 Forse. Catone si gratt la mascella. Oppure si dimostrer che aveva ragione. Potrebbe andare tutto male e per noi potrebbe essere stato meglio ritirarci come avrebbe voluto lui.
 Macrone risucchi l'aria tra i denti e diede un'alzata di spalle. Guardiamola dal lato positivo.
 Lato positivo?
 Certo, disse Macrone. Se dovesse uscir fuori che aveva ragione il tribuno e tutto dovesse andare a rotoli, non ci star intorno a dirci che ce l'aveva detto.
...
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CAPITOLO TRENTA.
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 Nel momento in cui i soldati iniziarono a entrare nel villaggio, la maggior parte degli abitanti era gi fuggita. Non appena si era sparsa la voce che Venuzio aveva preso il potere, molti avevano iniziato a temere un intervento da parte dei Romani del vicino accampamento. In tutta fretta avevano raccolto in fagotti le poche cose di valore e avevano portato le famiglie fuori dal villaggio, in cerca di un luogo sicuro sulle colline circostanti, da dove avrebbero potuto seguire l'evolversi degli eventi. Solo in pochi rimasero, nascosti in silenzio dietro le porte chiuse, pregando i loro di di passare inosservati o venire ignorati totalmente.
 Il prefetto Orazio aveva lasciato il contingente a cavallo della sua coorte a protezione dell'accampamento, sotto il comando del tribuno Otone, mentre lui guidava il resto dei soldati all'attacco del forte. Cavalcava in testa alle truppe, seduto a schiena dritta sulla sella. Davanti a lui una schiera di legionari entr diffidente nel villaggio, attenta a eventuali segnali di imboscata, avanzando lungo il sentiero stretto verso la strada che portava al forte. Il sole era appena sorto e le ombre indugiavano tra le capanne e i ricoveri degli animali. Orazio ferm la colonna principale fuori dal villaggio e convoc i comandanti di unit. Era ancora abbastanza fresco ma, pur indossando il mantello, Catone dovette reprimere un brivido quando allung il collo per osservare la salita che portava alla palizzata in alto.
 C' un solo modo, inizi Orazio. Bisogna attaccare la porta principale.
 Durante la notte un gruppo di uomini era uscito dal forte per abbattere un albero che potesse servire da ariete e, in quel momento, due sezioni di legionari lo stavano trasportando attraverso il villaggio.
 Centurione Statilio, la tua coorte condurr il primo assalto lungo la strada. Una centuria di copertura nell'avanguardia. Poi l'ariete e il resto degli uomini.
 Statilio annu.
 Naturalmente ti accerterai che gli uomini che portano l'ariete siano protetti dai compagni. Non voglio perdite inutili. Salite lungo la strada pi velocemente possibile e attaccate la porta. La tua coorte dovrebbe bastare a prendere il forte, ma gli uomini del centurione Acer saranno a portata di mano in caso abbiate bisogno di rinforzi. Purtroppo non possiamo utilizzare le baliste per coprire il vostro attacco perch l'angolazione della salita  eccessiva.
 Un peccato, comment Macrone. Ai nativi non piace proprio trovarsi dall'altra parte delle nostre macchine da lancio.
 Non ci si pu fare niente. Dobbiamo prendere il forte solo in maniera diretta. Il coraggio e il ferro dei Romani saranno sufficienti a schiacciare Venuzio e i suoi sostenitori. Orazio si rivolse a Catone. L'ultima cosa che resta da fare  controllare che nessuno scappi. Se Vellocato  uscito, puoi star certo che ci proveranno anche altri. Non vogliamo che i capi della rivolta, o Carataco, fuggano.  responsabilit tua, prefetto Catone. I Corvi Sanguinari devono circondare la collina e bloccare chiunque scenda dal pendio. Chiaro?
 S, signore.
 Bene. Allora sapete tutti cosa fare. Cominceremo l'attacco non appena la Settima Coorte si sar schierata ai piedi della collina. Si guard intorno e concluse fiducioso: Buona fortuna, signori. Fate il vostro lavoro e tutto sar finito per mezzogiorno. Potete andare.
 Gli altri ufficiali fecero il saluto e si allontanarono per riunirsi ai propri reparti. Catone camminava accanto a Macrone lungo il fianco della colonna dei legionari. La coorte di Macrone era alla fine, subito prima del contingente di fanteria ausiliaria dell'unit di Orazio. I Corvi Sanguinari erano accanto ai loro cavalli in coda alla colonna.
 Che cosa ne pensi?, chiese Catone.
 Di cosa?
 Del piano del prefetto.
 Macrone protese le labbra.  piuttosto semplice.
  proprio questo il problema.
 Macrone sospir. Sai, a volte la semplicit  la cosa migliore.
  vero, ammise Catone, ma non  questo il caso. Un assalto frontale potrebbe costarci caro. Se puntiamo direttamente alla porta principale non potremo evitare enormi perdite. Fece una pausa e punt il dito in alto, verso il profilo del bastione intorno al quale il sentiero curvava nel suo tratto finale fino al fossato e alla porta del forte. Gi c'era traccia di guerrieri lungo la palizzata, a controllare l'arrivo delle forze romane.  l che dovremmo andare, prima ancora di portare su l'ariete.
 Macrone alz lo sguardo su quel formidabile terrapieno. Richiederebbe troppo tempo. Orazio ha ragione, dobbiamo concludere il prima possibile, anche se ci dovesse costare delle perdite in pi. Sorrise cupo. Colline... a quanto pare conquistarle sta diventando una specialit negli ultimi tempi.
 Catone rimase fermo per un momento, mentre si figurava i pericoli dell'imminente assalto. Speriamo di non ripetere quel bagno di sangue che  stato battersi con i Siluri.
 Ben detto, fratello.
 Ripresero la marcia lungo la colonna fin quando raggiunsero lo stendardo alla testa della coorte di Macrone. Catone tese la mano e si strinsero gli avambracci in segno di saluto.
 Fa' attenzione, Macrone. Se vieni mandato su per la collina, sar una questione delicata.
 Se vengo mandato su per la collina, Orazio avr fottuto tutto in maniera spettacolare. Non succeder. Tu assicurati che nessuno di quei bastardi scappi via.
 Non permetter a Carataco di farlo ancora. Lo giuro, su tutti gli di.
 Non li provocherei, se fossi in te. Agli di piace divertirsi con noi due. Lo abbiamo imparato ormai.
 Catone rise. E anche molto bene. Ci vediamo dopo, al forte.
 Allentarono la stretta e Catone prosegu lungo la colonna verso i cavalieri in attesa. Mentre montava in sella e dava l'ordine agli altri di fare altrettanto, vide il riverbero del sole del mattino sugli elmi della Settima Coorte, che usciva dal villaggio e formava le centurie sul sentiero che si inerpicava. Sopra di loro, sul bastione esterno, piccole tracce di fumo salivano nel cielo chiaro, mentre i difensori si preparavano a rispondere all'assalto ormai imminente.
 Decurione Mirone!.
 Signore!.
 Catone indic la collina. Voglio i nostri uomini posizionati a breve distanza dalla base del pendio . Due uomini ogni cinquanta passi dovrebbero bastare. Terr uno squadrone di riserva alla destra del villaggio. Non faremo passare nessuno. E vogliamo prigionieri. Uccidiamo solo se necessario. Carataco dobbiamo prenderlo vivo. Catone fece un giro completo con il cavallo e alz la voce in modo che lo sentissero tutti. Sapete tutti come  fatto Carataco. Non ci sfuggir stavolta. Se lo vedete, sappiate che prometto cento denari all'uomo che lo catturer. E dieci per ogni altro prigioniero.
 Vide il lampo di eccitazione su quei visi e cap di poter contare su di loro, Traci e rinforzi nello stesso modo. Avrebbero fatto il loro dovere e lottato al meglio per lui, anche di pi, ora che c'era un premio in denaro. Catone non temeva di non averne a sufficienza. L'avrebbe ricavato dalla vendita di prigionieri ai mercanti in attesa a Viroconium.
 Seconda Tracia! Avanti!.
 Spron il cavallo al passo e guid la coorte nella distesa di erba alta fino al ginocchio in direzione della collina. Ferm lo squadrone principale a breve distanza dalla capanna pi vicina e fece cenno a Mirone di iniziare a schierare il resto degli uomini intorno al pendio. Avanti riusciva ancora a vedere gli ultimi legionari della Settima Coorte che si muovevano in colonna lungo il sentiero. A terra, accanto alla prima fila, c'era l'ariete con otto uomini per lato, gli scudi sulla schiena. Avevano il non invidiabile compito di trasportare il pesante tronco per tutto il tracciato fino in cima alla collina prima di provare a sfondare la porta. Per tutto il tempo sarebbero stati il bersaglio dei difensori nativi e avrebbero fatto affidamento sui compagni che avrebbero dovuto proteggerli al meglio.
 Un rullare di ruote attir l'attenzione di Catone che si gir e vide Settimio a cassetta del suo carro mentre si avvicinava dall'accampamento. La spia agit la mano in saluto e si avvicin allo squadrone di Catone.
 Bella mattinata, prefetto!.
 Cosa ti porta qui, Ipparco?
 Affari, signore, affari. Che altro?. Indic quindi i legionari. Sar un lavoraccio oggi. Gli uomini avranno bisogno di rinfrescarsi e cosa c' di meglio del mio buon vino? E poi posso vedere le cose da vicino, aggiunse volutamente. Chiss cosa imparer oggi un umile civile.
 Un corno annunci l'inizio dell'attacco e tutti e due gli uomini concentrarono la propria attenzione sulla Settima Coorte, mentre la centuria in testa iniziava ad avanzare.
 Far meglio ad andarmene da qui, signore. Settimio si colp la fronte e fece schioccare la frusta per spronare i muli. Il carro arranc sulla terra sconnessa e scomparve nel villaggio. Quando fu in sella, Catone si sent teso e stanco. La notte precedente non aveva dormito e la mente era appannata dalla fatica. Sembrava che Settimio e Narciso avessero avuto sempre ragione circa la presenza di traditori che cospiravano contro le ambizioni di Roma in Britannia. Indubbiamente se Carataco fosse stato preso vivo sarebbe stato riportato a Roma e duramente interrogato per scoprire l'identit di quelli che avevano segretamente favorito la sua causa.
 Per quanto forte e duro fosse Carataco, Catone non si faceva illusioni sulla sua possibilit di resistere alle atroci torture degli uomini del segretario imperiale. Avrebbe rivelato tutto quello che sapeva e in seguito ci sarebbe stato il massacro di quanti avevano complottato contro l'imperatore Claudio. Sarebbe stato meglio per loro se Carataco fosse morto quel giorno, lottando contro gli avversari romani fino all'ultimo respiro. Sarebbe stato il destino che avrebbe pi meritato, che non quello di essere spezzato dagli scagnozzi di Narciso, ammise Catone. Dopotutto, si era battuto per la libert del suo popolo. Aveva continuato a combattere quando re meno potenti di lui si erano inchinati a Roma, o avevano accettato denaro romano per diventare cagnolini dell'imperatore. Aveva qualcosa di eroico e Catone gli augur una fine migliore di una morte dolorosa in una buia e malsana prigione nelle viscere del palazzo imperiale.
 Uno sbaffo scuro disegn un arco attraverso l'aria quando una freccia infuocata raggiunse il punto pi alto della sua traiettoria e ridiscese verso la prima linea della Settima Coorte. Dato il segnale, gli arcieri sui bastioni rilasciarono un nugolo di frecce lungo il pendio e Catone le vide frantumarsi contro il nero degli scudi dei legionari. Alcune si conficcarono nel legno e sembravano aculei sottili sulla schiena di un lungo insetto a scaglie mentre la coorte arrancava sulla prima curva del sentiero che procedeva a zigzag verso il forte.
 Il primo uomo colpito abbandon lo schieramento non appena i legionari raggiunsero il primo rettilineo del tracciato, con una freccia conficcata ad angolo acutoin una gamba. L'uomo zoppic fuori dal percorso dei suoi commilitoni e, mantenendo alto lo scudo, ridiscese lungo il fianco erboso. Il secondo segu poco dopo quando uno di quelli che portavano l'ariete fu abbattuto da una freccia che gli trapass il collo sotto la protezione della guancia. Cadde sul sentiero e un optio ordin a un altro di prendere il suo posto per poi trascinare via il legionario caduto.
 La coorte fece un'altra curva e pass direttamente sotto il bastione esterno. Lungo il parapetto Catone vide scintille e fiamme e spire di fumo, mentre gli uomini posizionavano balle infuocate sulle catapulte e le scagliavano gi per la fortificazione. Le balle brillavano fendendo l'aria. La pendenza del pendio era tale che non si spegnevano nell'impatto, ma continuavano a rotolare infuocate direttamente verso il fianco scoperto della colonna. La colonna si ferm quando i legionari tentarono di togliersi dalla traiettoria di quel proiettile di legno cosparso di pece. Un'intera fila di uomini fu travolta e quando uno di loro si rialz Catone vide che le fiamme gli avevano avvolto la tunica che aveva preso fuoco. L'uomo lanci via lo scudo e prov a soffocare le fiamme mentre i compagni si allontanavano. Poi fu colpito da una freccia, e un'altra ancora e barcoll sul sentiero rotolando gi dal pendio, cercando disperatamente di spegnere il fuoco.
 Altri furono travolti da fasci infuocati e presero fuoco, prima che gli optiones e i centurioni ordinassero agli uomini del fianco destro di spostare lo scudo sull'altra mano. Una sezione corse a coprire il fianco di quelli che portavano l'ariete, tre dei quali erano stati bruciati o colpiti da frecce. La colonna avanz ancora sotto un massiccio lancio di dardi, pietre, giavellotti e fascine infuocate.
 Catone osservava il tutto con sempre meno speranza, mentre i legionari continuavano a essere colpiti e il pendio si punteggiava di armature e tuniche rosse dei feriti che cercavano di mettersi in salvo ai piedi della collina. Sopra di loro la palizzata dei bastioni era piena di guerrieri briganti, e altre centinaia erano lungo la recinzione del forte principale a incitare i loro compagni, con grida facilmente udibili dalle unit romane che osservavano in silenzio la battaglia della Settima Coorte. Alla fine, i sopravvissuti della centuria di testa imboccarono l'ultima curva, tra il bastione e il forte principale e si avvicinarono alla porta, scomparendo dalla visuale di Catone. Segu l'ariete, sebbene Catone si chiedesse quanti del gruppo originario fossero sopravvissuti. Le altre centurie avanzavano, ma sempre pi lentamente finch non si fermarono.
 Uno scintillio gi per la collina attir il suo sguardo e Catone vide un ufficiale a cavallo galoppare sul sentiero: cap che si trattava di Orazio. Nel superare il primo caduto, il prefetto rallent, poi fu costretto ad andare al passo mentre raggiungeva la fine della colonna. Brandendo la spada, la sollev in alto e indic il forte, spronando i propri uomini mentre li superava, andando verso la testa della coorte. Raggiunse l'ultima curva e allora sembr uscire dalla visuale, come fosse sparito. Catone aguzz la vista, ma non colse alcun segno della sua presenza. Nessun elmo, n il cavallo. Poi vide l'animale, senza nessuno in sella e sporco di sangue, che si dava alla fuga gi per il pendio mentre i legionari lo scansavano.
 Nell'assistere a quella ritirata, Catone sent il cuore farsi pesante per la frustrazione. Non c'era traccia dell'ariete, abbandonato nella zona pericolosa tra il forte e il bastione e quelli che lo avevano trasportato scappavano via con i commilitoni, liberi alla fine di tenere gli scudi sulla testa per proteggersi da quanto veniva lanciato da sopra. Altri uomini caddero e chi era pi fortunato veniva aiutato e sostenuto dai compagni mentre la Settima Coorte si ritirava lungo il sentiero e fuori dalla portata di pietre, poi di lance e infine di frecce. I pi ottimisti tra i difensori tentarono degli ultimi colpi prima che apparisse chiaro che i nemici erano fuori tiro. Urla di trionfo si levarono dalle fila dei Briganti mentre contavano i corpi e gli equipaggiamenti sparsi sotto il forte. I resti di diversi fasci di legna erano ancora in fiamme alla fine delle strisce bruciate che segnavano il pendio come cicatrici. Alcuni dei feriti cercavano di mettersi in salvo prima di attirare l'attenzione dei nemici.
 Catone scosse la testa disperato. L'attacco era fallito, proprio come aveva temuto e, a quanto pareva, Orazio si era esposto al pericolo ed era stato ferito durante l'azione. La Settima Coorte aveva subito forti perdite e sarebbe stato sconsigliabile compiere un secondo attacco, cos come riteneva anche il resto della colonna che aveva visto la battaglia.
 Bene, e adesso?. Una voce risuon alle sue spalle. Catone si volt e vide Trace scuotere la testa. Che spreco, maledizione.
 Catone lo fiss per un momento, tentato di condividere il suo pensiero. Poi decise di non minare l'autorit di un altro ufficiale di fronte ai propri uomini. Rugg invece: Silenzio, tra i ranghi!.
 Torn a girarsi e si chiese cosa sarebbe successo dopo. Non appena Orazio si fosse messo in salvo nel villaggio, avrebbe dovuto rivedere il suo piano e farsi curare le ferite. Catone sper che tentasse qualcosa di diverso. Il bastione doveva essere la priorit. Finch non fosse stato attaccato quello, non avrebbero mai raggiunto la porta del forte, per non parlare di fare breccia con l'ariete, a meno di subire altre spaventose perdite.
 Catone stava ancora considerando la situazione, quando vide un uomo a cavallo galoppare fuori dal villaggio e dirigersi verso lo squadrone dei Corvi Sanguinari. Un attimo dopo, tir le redini e fece il saluto.
 Il centurione Macrone si congratula con te, signore. Sospir profondamente. Il prefetto Orazio  morto.
 Morto?.
 Il soldato annu. Ucciso sul colpo dal lancio di una catapulta. Colpito al volto. Il suo corpo  stato portato gi poco fa. Il centurione Macrone mi ha mandato a dirtelo.
 Capisco.
 C' un'altra cosa, signore... Il centurione Macrone mi prega di informarti che ora sei tu al comando.
 Catone impietr. Era ovvio. Il suo amico aveva ragione. Era il successivo nella catena di comando. La responsabilit passava a lui. Si gir sulla sella per rivolgersi a Trace. Vai dal decurione Mirone e digli di subentrarmi. Riferiscigli cosa  accaduto e digli che mi trover al villaggio.
 S, signore!. Trace fece velocemente il saluto e spron il cavallo fuori dalla formazione, galoppando intorno alla collina.
 Catone torn a voltarsi verso i suoi uomini. Andiamo.
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CAPITOLO TRENTUNO.
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 Stupido pazzo, brontol Macrone guardando il corpo del prefetto Orazio, posizionato su un catafalco tra le capanne. Erano solo lui, Catone e il corpo, oltre al chirurgo che aveva tentato di curarne le ferite. Il prefetto indossava ancora l'armatura, ma gli era stato tolto l'elmo, eppure, anche a capo scoperto riconoscerlo sarebbe stato difficile persino per chi lo conosceva meglio. Il colpo della catapulta lo aveva centrato appena alla destra del naso, polverizzando la cartilagine e frantumando il sopracciglio, prima di infilarsi attraverso l'orbita direttamente nel cervello. Dietro di s aveva lasciato un cratere di ossa, carne viva e sangue che lo sfigurava completamente. Accanto a lui, a terra, giaceva il centurione Statilio, morto anch'egli, ucciso da una freccia che gli aveva reciso un'arteria della coscia. Si era dissanguato sul sentiero, mentre veniva trasportato a braccia nel villaggio.
 Ma cosa ci faceva Orazio sulla collina?.
 Macrone ricostru la scena. Ha visto che la coorte era in stallo e ha perso la pazienza. Ho cercato di dissuaderlo, ma lui ha preso il cavallo ed  partito al galoppo. Spiccava come un dito infetto. Ogni nativo con un po' di sale in zucca lo avrebbe preso di mira.  stato un miracolo che sia riuscito ad arrivare fino a l prima di essere colpito. Macrone fece scrocchiare le nocche.  vero, la situazione era avversa e tutto il resto....
 Che significa?
 Che ora, al comando, c' qualcuno che sa come agire. Macrone sollev il mento. Quali sono i tuoi ordini, signore?.
 Catone aveva avuto poco tempo per pensare mentre cavalcava allontanandosi dai Corvi Sanguinari. Raccolse i propri pensieri in tutta fretta. Prima di tutto i feriti. Voglio che quelli che possono camminare tornino da soli all'accampamento. Gli altri verranno caricati sui carri. Nel frattempo, portate avanti anche le baliste!.
 A cosa ci servono? Su una cosa Orazio aveva ragione: la pendenza  eccessiva.
 Da sotto s, concesse Catone. Falle smontare e prepara il trasporto. Ci serviranno.
 Macrone si accigli, ma Catone prosegu prima che potesse dire qualcosa. Poi dai magazzini voglio assi e picconi, per dieci uomini, e corde. E quante pi catapulte e munizioni possibili. Sceglier un nuovo comandante per l'Ottava Coorte. Acer pu tenere la Settima fino al termine dell'operazione. Avranno bisogno di un po' di tempo per riprendersi da quella manovra rozza. La tua coorte sar la prossima a salire sulla collina.
 Siamo sotto organico. Perfino ora abbiamo meno uomini della Settima. Ma considera che sono ragazzi tosti. Fiss Catone con uno sguardo determinato. Siamo all'altezza, signore! Tu dai solo l'ordine.
 Catone sorrise. Tutto a suo tempo, Macrone. Dobbiamo prima fare qualche preparativo!. Si volt verso il chirurgo. Riporta Orazio e Statilio all'accampamento, poi occupati dei feriti.
 S, signore. Il chirurgo fece il saluto.
 Catone e Macrone lo lasciarono nella capanna e uscirono alla luce del sole. Non era ancora met mattina e il giorno era caldo e luminoso. Dall'altra parte della strada era pieno di feriti, molti stesi a terra, altri seduti o in piedi, provati, e in attesa di cure.
 Macrone, voglio che torni all'accampamento e raccogli le cose che ti ho chiesto. Ritorna qui con gli equipaggiamenti il prima possibile.
 Macrone fece il saluto e si volt per eseguire gli ordini. Catone si fece strada tra i feriti ed arriv sul lato del villaggio di fronte al forte. La coorte di Macrone e l'Ottava erano a riposo sul terreno aperto, in attesa di ordini. Aspettavano il loro nuovo comandante e quando questi arriv e rimase l totalmente concentrato sul bastione, tornarono alla loro quieta conversazione.
 Catone scrut la fortificazione da un capo all'altro e not che sul lato opposto all'angolo in cui il sentiero arrivava alla porta, i pali di legno della palizzata erano pi bassi. Quindi, o i Briganti che avevano costruito il forte avevano usato pali di diversa lunghezza, oppure il terreno aveva ceduto. Se era cos, sarebbe tornato utile al suo piano, per lo meno nella prima fase. Ci sarebbe stato uno scontro selvaggio per la presa del bastione, ma una volta conquistato quello, il resto sarebbe caduto in breve tempo. Tutto dipendeva dall'impegno, lo sapeva. Sarebbe stato pericoloso e gli uomini avrebbero avuto bisogno di ufficiali che li guidassero dando per primi l'esempio del coraggio necessario per ottenere il risultato. Sorrise cupo: era indubbiamente un lavoro per lui e Macrone.
 Era mezzogiorno quando l'attrezzatura fu pronta e gli uomini informati. La fanteria ausiliaria era stata accoppiata. Un uomo portava uno scudo da legionario per coprire se stesso e il compagno, mentre l'altro era armato con una fionda e una sacca di munizioni. Si stavano gi avviando verso la salita per mettersi in posizione e coprire il piccolo esercito guidato da Catone. Due sezioni della coorte di Macrone trasportavano gli attrezzi e le corde, mentre il resto della Prima Centuria avrebbe formato una testuggine a protezione.
 Catone diede un ultimo sguardo agli uomini raccolti intorno a lui. Ricordate: quando raggiungiamo il bastione dobbiamo fare in fretta. Ci lanceranno contro tutto quello che hanno. Non voglio perdere un solo uomo pi del necessario per portare a termine quest'operazione.
 Si volt verso il centurione anziano che aveva scelto per guidare l'Ottava Coorte. Lebausco era un uomo grosso. Svettava sugli altri ed era altrettanto largo. Doveva tutto alle origini germaniche, evidentemente. Capelli chiari e mascella quadrata, con penetranti occhi azzurri.
 Quando dar il segnale, porterai gli uomini su per la salita velocemente. Non fermarti per nessun motivo. Prosegui finch non avremo fatto fuori ognuno di quei bastardi sul bastione.
 Lebausco sorrise. Conta su di me, signore. E sui ragazzi. Non ti deluderemo.
 Felice di sentirlo. Catone lanci uno sguardo sull'ultimo ufficiale a entrare in scena nell'imminente attacco. Acer, la tua squadra seguir l'Ottava nel momento in cui partir. Voglio quelle baliste pronte e a disposizione non appena avremo preso il bastione. Insieme alle munizioni. Sgombreremo la porta principale dai difensori prima ancora che si rendano conto di cosa sta succedendo. Poi si ferm e si rivolse a tutti quanti. Voglio che tutto sia rapido e feroce. Alla fine della giornata questi nativi avranno imparato solo con quanta rapidit l'esercito romano pu metterli in ginocchio e voglio che questa voce corra tra tutti i Briganti. Facciamogli vedere cosa c' in serbo per loro se pensano di darci ancora dei problemi. Un'ultima cosa: Carataco. Deve essere preso vivo. Feritelo, se necessario, ma gli di aiutino quell'uomo che pensa di potersi prendere la gloria togliendogli la vita. L'imperatore lo vuole per s. Domande?.
 Gli ufficiali e gli uomini scelti per quella operazione lo fissarono in silenzio.
 Bene. Catone batt le mani. Allora andiamo, signori.
 Acer e Lebausco cavalcarono verso le loro unit. Catone sciolse il nodo del mantello e lasci che gli scivolasse via dalle spalle. Lo afferr prima che toccasse terra e lo ripieg con cura, poi si ferm con un sorriso mentre batteva la mano su quel fagotto morbido. Questo me lo ha dato Giulia, prima che lasciassi Roma.
 Allora sar felice di sapere che ti  stato utile, disse Macrone gentilmente. E le far piacere vedertelo addosso al tuo ritorno.
 S.
 Ci fu un breve silenzio, poi Macrone riprese a parlare. Ascolta, non c' bisogno che lo faccia tu. Posso gestirlo io.
 Catone scosse la testa. Non mi importa di sporcarmi le mani.
 Questo lo so. L'espressione di Macrone si fece seria. Sono pi preoccupato di quello che succederebbe a noialtri se tu rimanessi ucciso. Abbiamo gi perso due ufficiali anziani. Se cadi anche tu allora toccher a me e al tribuno Otone portare a termine l'operazione o far ritirare i ragazzi oltre la frontiera. Temo che nessuno di noi due sia all'altezza.
 Te la caverai. E poi, sono io ad aver dato gli ordini. Gli uomini si aspettano che sia io a guidarli. Cosa penserebbero se ora mi facessi da parte? Devo andare lass.
 Macrone soffi aria dalle guance e annu. Va bene, ma tieni la testa bassa.
 Catone sent i palmi sudati e si chin per raccogliere un po' di terra asciutta del sentiero. Se la strofin tra le mani per asciugarle e aumentare la presa. Poi, afferrando un'ascia e una corda arrotolata, fece un profondo respiro e rilass le spalle. Cominciamo.
 Cavalcarono verso gli uomini della coorte di Macrone che erano in attesa sul sentiero, scudi a terra. C'era un vuoto al centro della formazione e Catone e il gruppo di attacco presero posto prima che Macrone sollevasse lo scudo e si spostasse avanti.
 Prima Centuria, Quarta Coorte! Preparatevi ad avanzare.
 Gli uomini sollevarono gli scudi e si misero sull'attenti, gli stivali pronti a marciare. Quando furono tutti fermi, Macrone diede il segnale: Avanti!.
 La centuria si mosse, una fila alla volta, fino a che l'intera unit non prese ad avanzare sul sentiero. Sopra di loro, Catone riusciva a vedere i volti che apparivano dalla palizzata del bastione quando il nemico fu allertato del nuovo attacco dei Romani. Non appena i legionari imboccarono il sentiero, avanzarono anche gli ausiliari, procedendo cautamente tra l'erba per avvicinarsi quanto pi possibile alle difese per poter utilizzare le fionde. Non avevano fatto che un breve tragitto quando la prima freccia ronz gi verso di loro. Controllando con la coda dell'occhio, gli ausiliari continuarono a salire, spostandosi di lato di tanto in tanto o riparandosi in due sotto uno scudo. Non ci volle molto perch arrivassero a tiro e presto ci fu un serrato scambio di colpi tra gli ausiliari e i difensori.
 Catone annu soddisfatto. Le fionde servivano da distrazione pi che rappresentare un pericolo vero e proprio per i guerrieri che difendevano il bastione. Avrebbe alleggerito la pressione sugli uomini di Macrone mentre si mettevano in posizione. Guardando indietro, vide Lebausco che faceva avanzare la sua coorte in posizione di partenza, e dietro di loro, gli uomini che trasportavano i vari pezzi delle baliste e ceste con i dardi che si erano dimostrati tanto efficaci contro le trib che i Romani avevano affrontato prima di approdare in Britannia.
 Macrone guidava la centuria sulla prima parte del sentiero, prima di affrontare la prima curva, e poi la salita successiva. Le prime frecce iniziarono a cadere vicine, esili asticelle piumate che sembravano sbocciare dal terreno tra l'erba come alti fiori.
 Alt!, comand Macrone. Il rimbombare dei passi cess. Scudi in alto!.
 I pesanti rettangoli di legno sbatterono l'uno contro l'altro quando i legionari li sollevarono sopra le teste, sopportandone il peso sulla corona degli elmi.
 Unitevi!.
 I legionari si accostarono l'un l'altro e Catone fu privato della luce del sole, chiuso in quel mondo d'ombra di uomini sudati e dal respiro affannoso. Il gruppo di attacco era stretto tra i commilitoni e chinato per dare loro spazio sufficiente a unire gli scudi nel mezzo della colonna.
 Avanti!.
 Ripresero la marcia, i rumori degli uomini vicini sempre pi forti nelle orecchie di Catone. Sopra, frecce e pietre sbattevano sugli scudi e di tanto in tanto perforavano le superfici con schiocchi di rottura. L'istinto di fuggire dalla formazione era quasi irrefrenabile e mantenere il passo con gli altri richiese a Catone tutta la sua forza di volont. Alla curva successiva rallentarono al massimo mentre si giravano verso l'ultimo tratto che portava dritto ai bastioni.
 Ci siamo, disse Catone a Macrone. State pronti.
 Avanzarono ancora di qualche passo prima che Catone ordinasse loro di fermarsi. Sentiva il cuore battere furiosamente, sia per la fatica della salita che per la paura di quello che stava per accadere. Tese i muscoli, in attesa di dare il comando.
 Rompete le righe! A destra!.
 Improvvisamente gli scudi si spostarono di lato e la luce intensa si rivers su Catone, costringendolo a sbattere le palpebre. I corpi scartarono fuori dal sentiero e iniziarono la salita verso la parte pi vicina del bastione. Catone corse con loro, il manico dell'ascia ben stretto nella mano destra mentre con la sinistra si aiutava nella salita. I legionari intorno a lui sbuffavano e grugnivano per lo sforzo, mentre frecce e pietre volavano verso di loro dalla palizzata. Sull'altro lato, gli ausiliari con le fionde rispondevano con rinnovato sforzo, facendo del loro meglio per distogliere i difensori dal loro obiettivo e costringerli a ripararsi. Anche cos, Catone vide un uomo cadere alla sua destra, con una freccia infilzata alla base della spina dorsale, proprio sotto la corazza. Un altro fu colpito sull'elmo da una pietra e cadde lungo disteso senza sensi, prima che un commilitone lo scavalcasse. Catone si avvicin a due uomini che si riparavano sotto uno scudo aspettando che finisse quel tormento. Allung una mano e scosse brutalmente il pi vicino.
 Andate avanti! Andate avanti o morirete qui!.
 L'uomo sembr riprendersi dall'intontimento e annu. Diede uno strattone al compagno ed entrambi ripresero ad avanzare. Catone gli fece un sorriso incoraggiante e subito dopo, pi che sentire il dolore, ud il colpo di una freccia. Abbass lo sguardo e vide le piume, poi l'asta e la base che spariva nel dorso della mano sinistra. Istintivamente cerc di tirar via la mano, ma la punta della freccia era infilzata nel terreno. Lasciando cadere l'ascia, afferr l'asticciola proprio sopra la mano e tir via la freccia dal terreno, provando un particolare sollievo nel vedere che era solo una di quelle piccole, progettate per penetrare nelle armature ma non per causare terribili ferite. Digrignando i denti, Catone l'afferr stretta. Non c'era tempo per l'esitazione, per pensare alla sofferenza. La tir via, sentendo le ossa muoversi quando la punta di ferro le urt mentre veniva liberata con un'esplosione di dolore e un acceso fiotto di sangue.
 Catone lasci cadere la freccia, arraff l'ascia e strinse a pugno la mano ferita, cercando di fermare il sangue e di sostenersi mentre proseguiva, a denti stretti. Guard in su e vide che Macrone e diversi suoi uomini avevano gi raggiunto i piedi della palizzata e stavano iniziando a formare un tetto di scudi per riparare il gruppo d'attacco. Catone si arrampic sull'ultimo tratto e si mise al riparo, gettando a terra l'ascia e mettendosi a tracolla la corda arrotolata. Sussult quando esamin la ferita, un buco slabbrato e brutto a vedersi, che sanguinava copiosamente. Macrone lo guard con una smorfia.
 Scommetto che fa male, signore.
 Cazzo, s. Catone si srotol il panno dal collo e fece un gesto all'uomo pi vicino del gruppo. Bendami la mano. Il legionario fece quanto gli era stato richiesto, mentre Catone esaminava il terreno ai piedi della palizzata. Riusciva a vedere che si era abbassato di un piede o due intorno all'angolo del bastione, segno di un cedimento.
 L! Scavate.
 Diversi uomini presero i picconi e si misero al lavoro, spaccando il terreno e ammucchiando freneticamente la terra di lato. Sopra di loro frecce e pietre continuavano a cadere, e poi ci fu un breve suono simile a un ruggito e un'ondata di calore quando una fascina incendiata bruci sugli scudi sollevati. Il terreno venne via facilmente e in poco tempo scavarono due piedi sotto i pali di legno.
 Continuate, li spron Catone, proteso in avanti per sentire la superficie del legno, scurita e ammorbidita dal tempo e dall'umidit. Si volt verso uno del gruppo. Porta qui una scure e taglia pi che puoi.
 Il soldato annu e Catone indietreggi per dargli spazio di manovra. L'uomo colpiva con l'ascia pi forte che poteva in quello spazio ridotto e un tonfo secco risuon nell'aria circostante. Colp di nuovo e un piccolo pezzo di legno schizz da una parte. Colp ancora e ancora, con il sudore che colava sulla fronte, mentre apriva una fessura nel legno, di quasi un piede di diametro. Sapeva cosa doveva fare e non aveva bisogno di ulteriori istruzioni da Catone. Non appena ebbe creato una spaccatura abbastanza larga sul palo, pos l'ascia, tir fuori la daga e scav il suolo sottostante, lavorando di lama fino a che il buco non fu grande a sufficienza da farci passare una corda. Catone allung un braccio e gli pass la matassa e il soldato infil un capo della corda quanto pi velocemente possibile, poi una seconda volta, quindi la leg e lanci l'altro capo gi per il pendio.
 Questo  il primo, url Catone a Macrone. Altri due dovrebbero bastare.
 Sbrigatevi, url Macrone mentre il suo scudo vibrava all'impatto di una pietra. Ci stanno veramente rompendo le scatole qui sopra.
 Gli uomini con i picconi tornarono ad attaccare il terreno con rinnovata frenesia, colpendo le zolle e facendo turbinare e schizzare terra ovunque, fin quando non scoprirono la base di diversi pali, come vecchi denti anneriti. Un altro uomo si fece avanti per sostituire quello con l'ascia e scav altre due piccole buche, mentre un altro legava le corde. Catone controll i nodi con la mano sana. Valutato che avrebbero retto, ordin url:: Ci siamo! Alle corde!.
 Il gruppo al lavoro abbass gli attrezzi e si un agli altri, scivolando gi per il pendio e prendendo posizione lungo la linea sull'erba. Catone rimase accanto ai pali, in piedi tra due corde con la schiena al legno.
 Afferrate!.
 Nonostante fossero esposti ai colpi nemici, gli uomini di Macrone presero le corde con due mani, puntarono i piedi e aspettarono gli ordini.
 Tirate!.
 Le corde si tesero e Catone tocc leggermente quella pi vicina, sentendo la tensione e cercando lo sbandamento che avrebbe indicato il movimento del palo.
 Insieme!, richiam Macrone. Al mio comando... tirate!.
 I tre gruppi di uomini gemettero, grugnirono e imprecarono per lo sforzo, mentre tiravano le corde con tutto il proprio peso. Ma Catone non sent alcun movimento, tocc un'altra corda e inizi a temere di non aver fatto scavare abbastanza la base dei pali. Muovetevi, bastardi....
 Un alto grido richiam la sua attenzione su uno degli uomini alle corde. Aveva lasciato la presa e afferrato l'asta di una lancia che gli aveva perforato l'armatura al di sopra della spalla. La tensione sulla corda si allent.
 Continuate a tirare!, incit Macrone e la corda si tese di nuovo. Stavolta Catone fu certo di percepire un movimento sotto le dita. Niente di pi che un leggero tremore.
 Si sta muovendo!, grid. Macrone, un'altra volta!.
 Pronti, ragazzi! Insieme. Uno, due, tre, tirate!.
 Ora il movimento fu pi netto e Catone quasi sent la corda spostarsi di una frazione in basso e il legno muoversi dietro la sua schiena. Funziona!, url soddisfatto. Funziona! Tirate!.
 Il terreno ai piedi del palo inizi a cedere e Catone, guardando in su, vide l'altra estremit muoversi contro lo sfondo chiaro del cielo. Un altro palo si spost dalla sede e per un attimo Catone dimentic il dolore alla mano, sorridendo come un bambino eccitato. Sent la terra spargersi sul suo braccio mentre si aprivano delle spaccature sopra di lui e rise incontrando lo sguardo di Macrone. Ma ci fu solo una seria occhiata di allarme nell'espressione del suo amico.
 Sta cedendo! Togliti da l, pazzo!, gli url Macrone.
 Catone sent il palo spostarsi dietro di lui e lo stridore acuto del legno contro il legno. La sua immediata esultanza si tramut in gelido terrore mentre si allontanava dall'angolo del forte e si lasciava scivolare lungo il pendio. Davanti a lui i legionari avevano lasciato andare una delle corde e si sparpagliavano ai lati. Il palo scivol accanto a lui come offuscato.
 Toglietevi!, sent Macrone urlare ai propri uomini.
 Un altro palo venne gi sull'altro fianco di Catone e improvvisamente il terreno inizi a muoversi sotto i suoi piedi come acqua e un grosso peso lo colp alla schiena, trascinandolo gi per un breve tratto. Poi, ci fu solo buio, silenzio e impossibilit di movimento.
 All'inizio Catone si chiese se la morte fosse cos. Un'infinita fredda oscurit che avvolgeva la sua mente senza corpo. In un modo o nell'altro si delineava l'idea che esistesse una sorta di essenza immortale di una persona. Si sorprese nel trovarsi a pensare in maniera cos calma, ma poi sent di nuovo il dolore alla mano e si rese conto che stava cercando di respirare. Troppo per l'aldil, si rimprover sforzandosi di muoversi. Sent il terreno spostarsi mentre agitava le dita. Spinse fuori un braccio il pi possibile e cerc di muovere una gamba nello stesso momento. Una sensazione di bruciore gli colp i polmoni e l'aria nella bocca e nelle narici gli parve bollente e soffocante e la prima coltellata di paura lo colp. Bruciato vivo. Soffocato. Rinnov i propri sforzi per liberarsi ma non riusciva a capire in che direzione dovesse muoversi. Fu preso totalmente dal panico.
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CAPITOLO TRENTADUE.
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 Dove cazzo  il prefetto?, url Macrone quando si rialz e si copr con lo scudo. Intorno a lui gli altri uomini si stavano rialzando e scrollando via la terra che era venuta gi dal pendio quando era crollato l'angolo del bastione. Uno dei legionari era stato travolto dall'estremit di un palo e giaceva immobile schiacciato al suolo. I Romani non erano soli sul pendio. Diversi nemici erano stati travolti dalla piccola frana e lottavano per liberarsi dalla montagna di terra sotto la breccia. I pali che i Romani avevano tirato gi avevano causato il cedimento della terra sottostante e se ne erano trascinati altri su entrambi i lati, lasciandone alcuni che sporgevano al di qua e al di l della breccia nella palizzata.
 Snudando la spada, Macrone cap che doveva approfittare di quel momento. Indirizz la punta sul monte di terra verso la breccia nelle difese nemiche.
 Prima Centuria! Attaccate!.
 Gli uomini emisero un ruggito e affrontarono la salita arrampicandosi sul terreno franato, sciamando verso la breccia. Macrone caric contro un brigante con una barba nera intrecciata e lo atterr con un colpo di scudo infilzandolo rapidamente tre o quattro volte. Rotolando via, quello provoc un piccolo smottamento che scopr le punte di una cresta rossa. Macrone calci via il corpo e si butt in ginocchio. Lasci cadere la spada e inizi a scavare freneticamente finch non vide il bagliore di un elmo.
 Si gir e richiam un legionario che si stava arrampicando dietro di lui. Tu, dammi una mano qui!.
 Lavorarono in tutta fretta per scavare intorno all'elmo e scoprirono il viso di Catone che sbatt le palpebre e sput terra.
 Macrone..., disse.
 Cazzo, ragazzo, hai una bella fortuna,disse ridendo Macrone mentre insieme al legionario tirava via altra terra per liberare il prefetto. Catone si tir su a sedere provocando un'altra cascata di terra. Era rivolto verso il pendio e riusc a vedere il centurione Lebausco e i suoi uomini dirigersi verso la breccia, e subito dietro degli uomini della Settima, che trasportavano le parti lignee delle baliste. Si gir verso il bastione e vide che il nemico si era ripreso dalla sorpresa del crollo e si preparava per difendere la breccia mentre i legionari avanzavano in quella direzione.
 Macrone lo aiut a rialzarsi e fece cenno al legionario di proseguire.
 Niente di rotto?.
 Catone si controll braccia e gambe e scosse la testa. Sto bene.
 Pass la mano sinistra sull'orlo della tunica per pulire la ferita dalla terra e vide che era scossa da tremori incontrollati. Digrign i denti e strinse il pugno, poi se la port al petto prima di prendere la spada. Andiamo.
 Macrone recuper la sua arma e i due, fianco a fianco, si unirono agli uomini che lottavano sul terreno franato. Pi avanti, l'ultimo dei nemici caduti nel crollo del bastione era stato ucciso mentre cercava di riunirsi ai compagni e i legionari lo scavalcavano per unirsi ai commilitoni che aspettavano in alto. C'era spazio a sufficienza per diversi uomini per difendere la breccia con spade e asce mentre sollevavano gli scudi per prepararsi allo scontro. Il primo dei Romani si fece avanti, lo scudo sulla testa, e un guerriero dei Briganti lo colp con l'ascia con tale violenza che l'impatto lo costrinse in ginocchio. Attacc di nuovo e il colpo ruppe il legno, poi il legionario affond la spada, trafiggendolo allo stinco. L'avversario imprec, stratton lo scudo di lato e gli sferr un colpo di ascia sul lato dell'elmo. Il romano croll a terra proprio in cima alla rampa e subito due Briganti gli si gettarono addosso a colpi di spada.
 I legionari successivi furono pi circospetti nel guadagnare la breccia, fermandosi per adeguarsi e mettersi al passo e presentare gli scudi prima di avanzare. I difensori si abbatterono su di loro con spade e asce, cercando di ricacciarli indietro. Ulteriori Briganti si affollarono intorno alla breccia e quelli ai lati scagliavano pietre contro i Romani che risalivano.
 Macrone e Catone continuarono a pressare con i loro uomini, con il respiro affannoso per lo sforzo di salire su quel terreno che franava sotto i piedi e rendeva l'avanzata lenta e laboriosa. Il primo gruppo di legionari nella breccia impegnava il nemico e l'aria risuonava del clangore di spade e dei tonfi contro gli scudi. Pi uomini si affollavano alla breccia, pi aggiungevano peso alla carica e pi pressavano in avanti. I due ufficiali si fermarono dietro i ranghi compatti dei loro uomini e mentre Macrone teneva alto lo scudo, Catone era in piedi a scrutare oltre le teste dei legionari che aveva davanti.
 I ragazzi devono darsi una mossa.
 Macrone annu. Ci penso io.
 Catone vide due Briganti che lo indicavano, notando la cresta rossa da ufficiale. Ne riconobbe uno, Belmato. L'altro sollev l'arco e prese la mira, la freccia vista da lontano sembrava un punto mentre l'uomo aveva un respiro regolare. Le dita lasciarono andare la corda e Catone si abbass nello stesso istante in cui la freccia cal sull'elmo con un arco lucente. Macrone si era spinto attraverso i ranghi fino a che non arriv alla prima fila e url: Prima Centuria! Avanti e al passo! Al mio segnale... uno!.
 I Romani, che si erano preparati ed erano pronti per l'ordine, emisero un profondo grugnito quando caricarono il peso dietro gli scudi.
 Due!.
 Fecero un passo avanti e si prepararono per la spinta successiva.
 Uno!.
 Catone pressava il nemico insieme agli altri, usando la mano sana per tenersi in equilibrio. Era gi sfuggito alla morte quel giorno ed era terrorizzato all'idea di scivolare e venire calpestato dai suoi stessi soldati. La massa serrata di uomini in armatura guadagnava lentamente terreno, respingendo i nativi che si abbattevano con le armi sul muro di scudi con una frenesia selvaggia. Azzardando una rapida occhiata, Catone vide che era passato tra i pali che ancora erano in piedi sull'altro lato. Fece un altro passo e con la caliga calpest qualcosa di solido. Abbassando lo sguardo vide che era il primo legionario entrato nella breccia e morto con onore. Non ci sarebbe stato un premio per quell'uomo adesso.
 Ancora quattro passi e ci fu erba appiattita sotto i piedi mentre entrava nel bastione. I legionari si stavano distribuendo ai lati e guadagnarono spazio all'interno delle difese, e c'erano sempre pi uomini che continuavano a pressare . In quel momento Catone riusc a vedere sopra le teste di quelli della prima linea. L'interno del bastione era un ovale, lungo circa ottanta passi e largo non pi di trenta. C'erano forse duecento difensori e un braciere ardeva a breve distanza dalle poche fascine infuocate che restavano. Solo un pugno di ribelli presidiava ancora il resto della palizzata, scagliando frecce sui Romani sul pendio sottostante.
 Con la mano ferita stretta al petto, Catone sfoder la spada, tenendo la punta abbassata per evitare di ferire accidentalmente un commilitone. Era circondato da respiri affannosi; era stata una fatica estenuante per i suoi uomini scalare la collina ed entrare nella breccia appesantiti dalle armature. Catone fu per un attimo grato alla sua leggera cotta di maglia che aveva comprato da un mercante siriano, poi si concentr di nuovo. Dovevano sgombrare il bastione finch avevano ancora le forze.
 Continuate ad avanzare!, url sul fragore della battaglia. Avanti!.
 Macrone raccolse l'invito. Aveva trovato uno spazio nei primi ranghi e stava spalla a spalla con gli uomini che erano di fronte al nemico. Avanzando rannicchiato scrut dal bordo di bronzo dello scudo, con la spada corta pronta a colpire qualsiasi brigante fosse stato a tiro. I nemici non erano riusciti a respingere i Romani ed erano arretrati quanto bastava per brandire di nuovo le armi. Lottavano con il coraggio disperato della loro razza, schierandosi senza paura per attaccare la linea di scudi romani. Quelli che avevano pi sangue freddo miravano in basso, cercando di storpiare i nemici colpendo sui piedi o sugli stinchi, oppure in alto, sopra gli scudi per raggiungere testa e spalle. In tutti e due i casi rischiavano di esporsi a un rapido affondo della spada dei legionari.
 Proprio davanti a Macrone, un guerriero con una cotta di maglia e armato di una pesante ascia emerse dalla ressa. La testa rasata era ornata di tatuaggi intricati e due baffi rossi incorniciavano denti digrignati. L'uomo rugg in direzione di Macrone e sollev l'ascia con entrambe le mani per colpire. Macrone ebbe giusto il tempo di spingere in fuori lo scudo che si spacc quando la testa dell'ascia colp il bordo e si scheggi quasi fino alla borchia d'ottone.
 Merda, sibil Macrone, momentaneamente stordito dalla potenza del colpo.
 L'ascia si spost quando il guerriero cerc di liberarla, ma era incastrata, cos Macrone tir indietro selvaggiamente, cercando di strappargliela di mano. Ma il brigante era forte e resistette. Ascia e scudo si spostarono avanti e indietro per un po', quando il guerriero, con un ruggito, si lanci in avanti colpendo con lo scudo Macrone che perse l'equilibrio, ma fu sorretto da quello del legionario dietro di lui. Con un potente sforzo, il brigante liber l'ascia e la sollev per attaccare di nuovo. Con quella mossa colp uno dei suoi e la testa di ferro dell'arma gli ruppe il naso. Poi la lanci formando un poderoso arco, scagliandola contro lo scudo dell'uomo che era alla destra di Macrone, schivandolo di poco. Lo slancio del movimento raggiunse la potenza massima quando colp l'elmo del legionario dall'altro lato, proprio sulla giuntura della protezione della guancia. L'aletta di metallo schizz di lato quando il taglio dell'ascia colp il cranio del soldato, uscendo dall'orbita e dal naso prima di arrivare alla fine della parabola.
 Sa!, url di trionfo il brigante. Ripose l'arma e calci via lo scudo dell'uomo ucciso che, cadendo, spruzz sangue sulle armature dei vicini.
 Macrone si spost di lato, spingendo lo scudo danneggiato in faccia all'avversario e ricevette in cambio un duro contraccolpo e un grugnito di dolore, quando la superficie scheggiata lo raggiunse in viso. Continu a spingere indietro l'uomo prima che potesse ritirare lo scudo e imbracciare la spada per colpire. Lo vide in faccia, striato di sangue sulla guancia dove una grossa scheggia gli aveva aperto una ferita. Poi il romano affond la spada, infilzandolo all'addome. L'uomo si ripieg sulla lama con tutta la forza ma, con grande meraviglia del centurione, la cotta di maglia di fine fattura trattenne la punta della spada. Il colpo lasci senza fiato il brigante che barcoll all'indietro verso la folla di guerrieri e scomparve alla vista.
 Macrone si ritrov isolato ed emise un ruggito selvaggio mentre muoveva la spada a disegnare un ampio arco. Fu sufficiente a scoraggiare i nemici per il tempo necessario a dare un'occhiata veloce e rendersi conto della situazione. La met dei sopravvissuti della Prima Centuria avevano attraversato la breccia e si stavano addentrando nel bastione. A breve distanza, alle sue spalle adocchi la cresta dell'elmo di Catone. Poi torn a guardare indietro, stivali ben saldi a terra, scudo scheggiato alto, spada pronta e lasci che la linea sfinita dei legionari gli si accostasse. Diversi difensori erano stati colpiti e si contorcevano a terra, finiti dai Romani che passavano loro accanto.
 Ci fu un urlo e il nemico si ritir in fretta. Macrone si ferm e vide un guerriero alto che se ne stava impavido a una decina di passi da loro: era Belmato in piedi di fronte a una fila di arcieri, con frecce dentellate. Il guerriero fece un passo indietro tra loro e sollev la spada.
 Prima linea gi!, strill Macrone. Seconda linea, su gli scudi!.
 Il centurione poggi a terra un ginocchio e abbass lo scudo. L'uomo dietro di lui sollev il suo e lo inclin sopra a quello di Macrone. I legionari accanto fecero lo stesso, poi il guerriero abbai un comando e il primo nugolo di frecce colp la linea di Romani con un frastuono di colpi e schiocchi delle molte punte di ferro che si infilzarono negli scudi, mentre altre frecce venivano deviate e molte aste si spezzavano nell'impatto. Segu un'ondata irregolare, poi una terza finch non divenne una incessante serie di impatti man mano che gli arcieri meno capaci cercavano di tenere il ritmo.
 Macrone!. Si gir e vide Catone che avanzava piegato da un lato, proprio dietro di lui. Aveva infilato la mano ferita nella sudicia striscia di stoffa che gli passava sulla vita, mentre con l'altra puntava la spada a terra per mantenersi in equilibrio quando si accovacciava.
 Lavoro duro!, disse Macrone con una smorfia, battendo le palpebre quando una goccia di sudore gli scese dal sopracciglio e rotolando verso la barba corta sulla mascella gli fece prudere la guancia. Sotto tutti i punti di vista. Come stiamo andando, signore?
 Abbiamo preso la breccia. L'Ottava Coorte ha iniziato a salire sulla rampa.  quasi ora di scatenare gli uomini. Visto il ritmo con cui il nemico sta usando le frecce ne rester a corto da un momento all'altro.
 Lasciamogliele scagliare. I ragazzi avranno la possibilit di riprendere fiato prima di attaccare.
 Catone annu. Va bene, ma tenetevi pronti per quando dar l'ordine. E dateci sotto. Voglio il bastione libero pi rapidamente possibile. Lo vedi l'uomo che d gli ordini agli arcieri?
 Quel bastardo alto? S.
  il fratello di Venuzio, Belmato. Se ti riesce, abbattilo. Immagino che sia il comandante del bastione. Se va....
 Ci penso io.
 Gi il muro di frecce stava diminuendo e Catone si avvi sul retro della centuria per guardare sulla rampa di terra. Il centurione Lebausco arrancava sulla superficie di terra smossa, quasi senza fiato. Si ferm in cima per rivolgere un cenno di saluto a Catone, poi torn a incitare i propri uomini.
 Che cazzo aspettate, gruppo di smidollati? Su per di qua, di corsa! L'ultimo che arriva  in punizione!.
 Gli uomini pi in forma salirono rapidi, poi il vessillifero, appoggiato al bastone con il petto ansante.
 Che ti  successo, signore?, chiese Lebausco quando vide Catone, ancora coperto ovunque di terra. Sembri una maledetta talpa. In caso di pericolo si presuppone che tu debba buttarti a terra, non infilartici dentro.
 Molto divertente, centurione. Sosterrai Macrone nel momento in cui avanzer di nuovo. Come ho detto a lui, dateci sotto. Ci preoccuperemo dopo di fare prigionieri.
 Lebausco sorrise crudele. S, signore.
 I nuovi arrivati si fermarono dietro gli scudi mentre alcune frecce sparse ronzavano sulle loro teste. Catone aspett fino a che non riempirono lo spazio dietro la Prima Centuria della coorte di Macrone, poi prese un profondo respiro e grid: Macrone! Adesso!.
 Macrone si alz e diede un'occhiata furtiva attraverso la spaccatura dello scudo. La maggior parte degli arcieri era rimasta senza munizioni e indietreggiava per unirsi agli uomini che si ammassavano intorno a Belmato, gettando via gli archi e impugnando le spade. Macrone trattenne il respiro.
 Prima Centuria! Preparatevi all'attacco e andateci pesante!.
 Gli uomini su entrambi i lati si prepararono, braccia e gambe in tensione in attesa dell'ordine.
 Macrone si riemp i polmoni e rugg: carica!.
 Uno spaventoso grido usc dalle labbra dei suoi uomini mentre si scagliavano in avanti dietro i propri scudi, spade alte e pronte a colpire. L'improvvisa esplosione di rabbia bellicosa confuse per un attimo gli avversari e il primo dei legionari si gett in mezzo a loro prima che potessero reagire. Macrone urt contro uno degli arcieri che avevano iniziato a indietreggiare e che fu travolto, cadendo sopra due suoi compagni l vicino. Macrone prosegu, colpendo di nuovo con lo scudo per poi distribuire una serie di pugnalate a ciascuno uomo. Uno, armato di un'ascia corta, balz all'indietro dopo essere stato colpito al fianco e lanci la sua arma contro la testa di Macrone, che si scans e sent lo spostamento d'aria sull'orecchio mentre l'ascia in volo andava poi a cozzare contro lo scudo del legionario dietro di lui. Macrone si assicur che gli altri due fossero fuori combattimento prima di proseguire. Era ben cosciente dell'ondata di tuniche rosse e scudi, sia da una parte che dall'altra, mentre gli uomini urlavano il nome della propria legione.
 Gemina!.
 I legionari si riversarono in avanti, colpendo gli avversari con precisione e senza piet. Ma i Briganti recuperarono in fretta la lucidit e si slanciarono contro di loro, spade e asce contro scudi e armature. Solo un pugno di nativi aveva cotte di maglie sopra tuniche imbottite. Il resto lottava senza armatura, o se si fidavano totalmente del proprio brutale coraggio perfino a petto nudo, rabbiosi verso il nemico coperto da solide protezioni. Fu uno scontro impari e caddero uno dopo l'altro, infliggendo solo poche perdite agli uomini di Roma che fendevano le loro fila.
 Macrone si ferm in cerca di Belmato. Poi lo vide, in piedi accanto a un guerriero tatuato che sventolava uno stendardo da una parte all'altra in modo che tutti potessero vedere il toro dorato su sfondo verde nell'aria asfittica di quell'afoso giorno d'estate. Era uno stendardo diverso quello che sventolava sulla capitale dei Briganti quel giorno, riflett Macrone, ma decise che sarebbe caduto prima del calare del sole.
 Avanz verso Belmato, alzando solo lo scudo o la spada verso quelli che incontrava direttamente sul suo cammino. Facendosi strada attraverso la ressa selvaggia, scambiando colpi se necessario, arriv al capo nemico. Belmato aveva visto la cresta del centurione ondeggiare verso di lui e si era mosso per intercettarla, ansioso di avere l'onore di uccidere un ufficiale. Un altro guerriero si slanci di lato, ma Belmato gli si rivolse urlando di rabbia e quello indietreggi cercando un altro nemico da combattere.
 Mi vuoi tutto per te, vero?, ringhi Macrone mentre descriveva una piccola ellissi con la punta della spada. Allora vieni a prendermi.
 Per un attimo i due uomini si squadrarono a vicenda mentre Belmato sollevava la sua lunga spada e lo scudo, accucciandosi. Il brigante disse qualcosa. Forse un'imprecazione, pens Macrone, o lanci una sfida come aveva fatto lui, come se si stessero incontrando da lottatori alla pari nell'arena e non nel mezzo della frenesia della battaglia per il possesso del bastione. Decise di fare la prima mossa, una finta per testare la reazione dell'avversario. Macrone tir indietro la spada per un affondo al centro del petto.
 Prima che potesse colpire, ci fu una mossa rapida e un legionario si scagli contro Belmato, colpendolo sotto l'ascella con la spada che scomparve nel petto. Il guerriero sbott in un grugnito e venne sollevato di peso, poi fece un altro passo prima di crollare a terra vomitando sangue.
 Ma che cazzo ti  venuto in mente?, ulul Macrone per la rabbia. Quel bastardo era mio!.
 Il legionario pos il piede sul petto dell'uomo caduto e liber la lama. Scroll le spalle rivolto al centurione, mormor delle scuse e si ributt nella mischia, lasciando Macrone a fissare Belmato con un'espressione sconcertata, scosso a terra da impercettibili spasmi, con il sangue che scorreva dalla ferita mortale.
 A breve distanza anche l'uomo che teneva lo stendardo fissava la scena con orrore, poi guard Macrone avanzare verso di lui brandendo la spada.
 Ora tocca a te, allora, amico.
 Na!. L'uomo scosse la testa e indietreggi, poi si volt e si mise a correre con lo stendardo verso la parte posteriore del bastione. Mentre la stoffa svolazzava sulla testa dei combattenti, ci furono gemiti di disperazione da parte dei nativi e alcuni abbandonarono la lotta per correre dietro all'uomo con lo stendardo. Allora Macrone vide dove stava correndo quell'uomo: verso una piccola porta sulla palizzata, dalla parte opposta del forte principale, chiaramente visibile sullo sfondo in quanto leggermente sopraelevata rispetto al bastione. Si diffuse il panico e i Briganti si sparpagliarono, ritirandosi di qualche passo, per poi girarsi e scappare. I legionari li inseguirono, rallentati dal peso delle armature. Ma quando i nativi cercarono di fuggire da quel collo di bottiglia rappresentato dalla porta, i Romani li raggiunsero e li attaccarono. Pressati uno contro l'altro, senza spazio per brandire le armi, gli uomini della trib si trovarono alla merc dei legionari, ma non ci fu piet. Solo ansia di uccidere a cui si dedicarono con violento abbandono, affondando colpi senza sosta. Gli uomini feriti a morte caddero, alcuni non riuscendo neanche a toccare terra per la calca che c'era intorno a loro.
 Sopra la carneficina, Macrone vide lo stendardo attraversare la porta e sparire, mentre l'uomo che lo portava scendeva i gradini sul lato pi lontano del terrapieno. Altri uomini lottarono per passare, nel disperato tentativo di sfuggire alle lame insanguinate dei Romani che li pressavano. Un piccolo gruppo di legionari raggiunse la palizzata e punt la porta per chiudere quell'unica via di ritirata ai Briganti. Iniziarono a spingere i sopravvissuti al centro del bastione. Macrone vide che non c'era via di fuga per quei cinquanta o pi che rimanevano, circondati dai mucchi dei loro compagni caduti. Improvvisamente sent un intollerabile dolore agli arti e il peso dell'armatura, cos come il calore soffocante. Si lecc le labbra screpolate e si sforz di restare dritto mentre urlava l'ordine.
 Basta! Indietro adesso!. Aveva la voce roca. Troppo roca perch gli uomini potessero sentirlo chiaramente. Sput, toss e grid di nuovo: Indietro!.
 Ci volle un momento perch l'ordine arrivasse alla mente degli uomini presi dalla feroce follia di quella mattanza, ma uno a uno si ritirarono da quello zoccolo di difensori ancora vivi fino a che non si apr un piccolo spazio tra le due schiere. Macrone avanz, rinfoderando la spada. Pos a terra il suo scudo danneggiato e indic l'arma del brigante pi vicino, poi il terreno.
 Mettila gi, esclam per enfatizzare l'ordine.
 L'uomo, nervoso, fece quanto gli era stato richiesto e lasci andare la spada a breve distanza, oltre i corpi. Subito gli altri fecero altrettanto. Macrone si guard intorno e vide l'optio della centuria. Portali dall'altro lato e falli sedere. Una sezione li sorvegli.
 S, signore. L'optio abbass il capo e si gir per chiamare gli uomini a cui affidare l'incarico.
 La maggior parte dell'interno del bastione non presentava segni di battaglia. La lotta era stata pi feroce sul lato che era stato fatto crollare, dove c'erano corpi disseminati sul terreno. Ce n'erano alcuni sparsi sui resti del terreno franato, uomini che avevano provato a fuggire ma che erano stati inseguiti e uccisi dai primi legionari dell'Ottava Coorte che erano entrati nella breccia. Macrone li stava osservando quando fu colpito dalla vista del guerriero rasato con cui si era scontrato poco prima. L'uomo giaceva sulla schiena, la testa appoggiata sul torace insanguinato di un altro guerriero. Macrone gli si accovacci a fianco, e prese tra le mani la cotta di maglia, arricciando le labbra alla qualit degli anelli. Non c'era da meravigliarsi che avesse respinto il colpo della sua spada. Macrone gli tolse la cintura, prese le maniche e gli sfil l'armatura. L'arrotol e la deposit accanto agli uomini che guardavano i prigionieri.
 Ecco, controllala. La voglio quando sar finito tutto. Punt un dito contro il soldato. Faresti bene ad assicurarti che sia ancora qui. Capito?.
 Quando l'uomo fece il saluto, Macrone not Catone che conferiva con il centurione Lebausco, che annu e scomparve lungo il terreno franato. Rivolgendosi all'amico, Catone gli and incontro.
 Ho visto Belmato qui dietro. Sei stati tu, poi?
 Lo avrei fatto, se non si fosse messo in mezzo uno stronzo. Comunque,  morto.
 Catone guard i mucchi di cadaveri presso la porta posteriore ed emise un fischio basso. Per Giove. Che bagno di sangue.... Attravers la palizzata e guard gi, in tempo per vedere gli ultimi che erano fuggiti percorrere di corsa la striscia stretta di terreno aperto ed entrare nella porta del forte principale. Un attimo dopo le porte si chiusero con un tonfo e si ud il grattare della barra di chiusura che veniva rimessa sulle staffe.
 Speriamo che facciano un bel resoconto di quanto accaduto qui. Sufficiente a persuadere Venuzio e i suoi a non voler condividere lo stesso destino.
 C'erano guerrieri sopra di loro sulla porta del forte e lungo la palizzata e alcuni avevano gli archi. Catone si gir e vide i prigionieri che l'optio e i suoi uomini stavano tenendo lontano dai morti. Meglio tenerli da questo lato del bastione. Potrebbe servire a scoraggiare qualsiasi lancio di proiettili dei loro amici.
 Macrone concord. Buona idea.
 Catone guard gi lungo il sentiero che Orazio aveva scelto come percorso per il primo attacco. L'ariete giaceva abbandonato sull'ultima curva, circondato da corpi degli uomini della Settima Coorte. Macrone li vide e scosse la testa costernato.
 Non si sono nemmeno avvicinati. Che spreco.
 Davvero, sospir Catone. E noi siamo solo a met strada.
 Fece un gesto verso il massiccio terrapieno difensivo e la porta dalla parte opposta. Il bastione l'abbiamo preso. Ora viene il difficile.
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CAPITOLO TRENTATR.
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 Nel tempo che ci volle alla Settima Coorte per trasportare sul bastione le baliste smontate, gli uomini di Lebausco avevano iniziato ad alzare schermi protettivi lungo il muro posteriore, utilizzando sia gli scudi dei nemici che i pali pi piccoli presi dalla parte frontale della fortificazione. Uno attaccato all'altro, fornivano una buona protezione contro quello che veniva lanciato dal forte principale. Allora gli ausiliari, armati di fionde, si misero in posizione lungo la palizzata di fronte alla porta.
 La strategia di Catone di utilizzare i prigionieri per scoraggiare Venuzio dal lanciare proiettili nel bastione aveva funzionato per un po', ma non appena furono issate le prime protezioni, seppure con riluttanza, i nativi accettarono il rischio di colpire i propri compagni e presero a scagliare frecce. Dopo un primo turbinio di lanci, che cost pi vite ai nativi che non ai Romani, i Briganti si limitarono ad attacchi mirati solo a infastidire, per risparmiare munizioni.
 Di qua!. Catone chiam il centurione Acer e indic le feritoie improvvisate di fronte alla porta del forte. Sistemate tutto lungo la palizzata.
 Sudando, i legionari portarono l'attrezzatura sull'erba macchiata di sangue e la sistemarono al riparo di quelle coperture di legno. Altri uomini salirono con le ceste piene di dardi lunghi tre piedi e pietre arrotondate, mentre i compagni erano impegnati a rimontare le macchine. Le componenti pi grandi erano le cornici di legno che contenevano le spesse corde di tendini intrecciati che conferivano quello straordinario potere alle baliste. Erano montate su solide pedane di legno e fermate con pioli e zeppe, inchiodati con le mazzuole. Infine vennero posizionati gli alloggiamenti per i proiettili, il braccio di lancio e le maniglie in torsione.
 Sono pronte ora, signore, rifer il centurione Acer a Catone mentre conferiva con Lebausco, Macrone e Vellocato. Quest'ultimo, con una fionda infilata nel braccio, si era arrampicato sul bastione insieme all'Ottava Coorte.
 Devo dare l'ordine di cominciare l'attacco?, chiese Acer.
 Non ancora, decise Catone. Quando colpiremo, voglio che sia al pieno delle nostre forze. Se li scuotiamo per bene fin dall'inizio, la battaglia  mezza vinta. Se c' una cosa che ho imparato combattendo questi Britanni  che se vai loro addosso con rapidit e ferocia, tendono a perdere la calma. Bisogna coglierli di sorpresa, signori. Il trucco  questo.
 Belle parole, disse Lebausco. Ma non  con queste che si vincono le battaglie, signore. Quello sta agli uomini e al nudo ferro.
 Catone annu. E alla mente che li dirige, centurione.
 Fece una pausa e consider velocemente gli uomini a sua disposizione e il terreno che aveva davanti. Era fondamentale che nell'azione imminente gli ufficiali avessero ben chiaro il proprio ruolo e coordinassero gli sforzi per riuscire nell'attacco con il minimo di perdite. Non potevano permettersi di diminuire ancora di numero. Catone aveva gi preso in considerazione le conseguenze se avessero fallito. La colonna sarebbe stata costretta a una rapidissima ritirata oltre il confine. Non appena Venuzio e Carataco avessero radunato uomini a sufficienza, li avrebbero inseguiti e tormentati per tutto il tragitto. La colonna, gi cos provata, aveva bisogno di tutti gli uomini per respingere il nemico. Accanton l'idea della ritirata e si concentr sull'immediato.
 Su una cosa il prefetto Orazio aveva ragione: l'unico modo per entrare nel forte  abbattere la porta. Tuttavia ha scelto un metodo troppo diretto.
 Per dirla gentilmente, disse Macrone.
 Avremo di nuovo bisogno dell'ariete, concluse Catone. Il nemico ci far pagare caro il suo recupero.  perfettamente visibile dall'alto da entrambi i terrapieni ai lati della porta e il gruppo che manderemo sar esposto al rischio di una raffica di frecce, lance, pietre e qualsiasi altra cosa ci abbiano riservato. Detto questo per, anche loro dovranno esporsi quando mireranno ai nostri uomini. Ed  qui che entri in gioco tu, Acer. Voglio che quelle baliste lavorino sodo. Tenete i difensori sotto un continuo attacco. Tu comanderai anche gli uomini con le fionde. Quando verr dato il comando, colpite il nemico pi che potete. Qualsiasi cosa per distoglierli dal loro obiettivo e dare ai nostri ragazzi la possibilit di riprendere l'ariete senza soffrire troppe perdite.
 S, signore.
 E quindi veniamo al lavoretto di recupero. Catone si rivolse a Macrone con un sorriso stanco. Quanti uomini sono rimasti nella tua Prima Centuria?.
 Macrone aveva fatto il conto delle perdite durante la breve pausa dell'azione, mentre venivano montate le baliste. Quarantotto ancora in piedi, signore. Pi che sufficienti.
 Bene. Li porterai fuori dalla breccia e girerai intorno al bastione fino alla parte frontale. Al mio segnale farete una corsa verso l'ariete e lo porterete verso la porta. Dopodich buttatela gi.
 Macrone ghign. Con piacere.
 Scusa, signore, si intromise Lebausco. Perch mandare gli uomini di Macrone? Hanno gi fatto la loro parte. Non  meglio mandare i miei ragazzi? Sono freschi e nel pieno delle forze.
 Catone scosse la testa. No, perch li sto preservando per sferrare l'attacco principale. L'Ottava Coorte sar qui, pronta ad assaltare il forte attraverso la porta del bastione, non appena l'ariete avr fatto il suo dovere. E poi, avresti il tuo bel da fare per distogliere Macrone da questo incarico. Non  cos?.
 Macrone rise e agit il dito in direzione dell'altro centurione. Prova a fermarmi, amico.
 Lebausco sorrise.  il tuo funerale, Macrone. Volevo solo aiutarti.
 Avrai la possibilit di fare la tua parte quando Macrone sar riuscito nella sua, disse Catone. Una volta buttata gi la porta entrerete rapidi e determinati. Uccidete chiunque faccia resistenza, ma risparmiate chi abbandona le armi. Dovrai farlo capire chiaramente ai tuoi uomini. Non voglio uccidere nessun nativo pi del dovuto. Per quanto ci riguarda, quelli che si sono schierati con Venuzio e Carataco sono stati traviati e hanno commesso un errore. Quindi li lasceremo vivere e ce ne saranno grati.
 Lebausco apparve dubbioso. Sar difficile con gli uomini, signore. Lo sai come diventano quando sono carichi.
 Lo so. Ed  per questo che bisogna che tu li trattenga, centurione. Quando avremo finito qui, i Briganti torneranno a essere nostri alleati. Non vorrei infliggere loro pi sofferenze di quanto sia strettamente necessario. Non vogliamo lasciarci dietro un'eredit di risentimento e amarezza.  chiaro?
 S, signore. Ma in merito ai prigionieri?
 Non ce ne saranno. Tutti coloro che verranno catturati, saranno consegnati alla regina Cartimandua che ne decider la sorte.
 Niente prigionieri?. Lebausco non riusc a nascondere la propria delusione. Agli uomini questo non piacer. Li ho gi sentiti discutere di come spartirsi il bottino.
 Non mi importa di cosa gli piaccia o cosa no, replic secco Catone. Questi sono i miei ordini. Non ci saranno prigionieri da vendere come schiavi e non ci sar bottino. Tutti gli uomini che verranno sorpresi a saccheggiare o violentare saranno puniti severamente. Glielo spiegherai per bene e sarai responsabile delle loro azioni, centurione Lebausco. Chiaro?
 S, signore.
 Catone si guard intorno. Avete tutti chiaro quello che dovete fare?.
 Gli altri fecero un cenno di assenso e Lebausco chiese: E tu, signore?
 Entreremo con la tua coorte. Io e Vellocato.
 Lebausco sollev un sopracciglio, meravigliato. Con tutto il rispetto, signore. Siete entrambi feriti. Sarete pi d'intralcio che di aiuto.
 Ti ringrazio per l'interessamento, rispose Catone bruscamente. Vellocato ci servir per chiedere ai suoi di arrendersi. E io sar l perch sono al comando.
 Come vuoi, signore.
 Catone aspett un momento, ma non ci furono altre domande. Il segnale per Macrone di uscire a prendere l'ariete e per Acer di iniziare i lanci con le baliste sar un suono di corno, ripetuto a intervalli regolari fino a che non saremo partiti. Due suoni per iniziare l'attacco principale e perch Acer interrompa i lanci. Alle vostre unit, signori. Macrone, porta i tuoi uomini sul retro del bastione. Rimanete fuori dalla visuale e siate pronti ad agire nel momento in cui sentirete il segnale.
 Gli ufficiali fecero il saluto e scattarono a unirsi ai propri uomini, mentre Catone si volt verso Vellocato.  ora di un ultimo appello alla ragione. Pronto?.
 Vellocato annu. Pensi davvero che Venuzio si arrender?.
 Catone lo fiss. Tu sei il suo scudiero. Lo conosci meglio di me. Cosa pensi tu?
 Combatter, rispose subito il brigante.  stato un guerriero per tutta la vita. Tutto quello che sa fare  combattere.
  quello che temevo, ma dobbiamo dargli una possibilit. In ogni caso, probabilmente aspetter il segnale da Carataco. Sorrise, mesto. Puoi immaginare cosa significhi.
 E allora perch fare la proposta?.
 Catone emise un sospiro stanco. Se c' una possibilit che tutto questo finisca prima che muoia un'altra sola persona, allora devo tentare.
 Si avvi verso gli ausiliari, accucciandosi dietro la palizzata e scrutando cautamente tra gli schermi eretti in tutta fretta. La porta del forte era a circa quaranta passi. Il sentiero sottostante era a poca distanza, poi c'erano il terreno aperto verso il fossato e il ponte levatoio sollevato. Molti nemici erano ben esposti, alcuni erano arcieri. Non avevano motivo di tenersi al riparo, non ancora, pens cupo Catone. Si rivolse a Vellocato.
 Vai. Digli che il comandante dei Romani vuole parlare con Venuzio.
 Solo Venuzio?.
 Catone fece un cenno di assenso. Se pu servire a minare l'autorit di Carataco, allora vale la pena provarci.
 Vellocato sorrise. Capisci molto bene la mia gente.
 Il brigante mise le mani intorno alla bocca, prese un respiro profondo e url agli uomini della sua trib. Non ci fu una risposta immediata, quindi ripet l'invito e stavolta ci fu una breve pausa, poi urla rabbiose e fischi derisori. Vellocato si volt verso Catone che scosse la testa.
 Non c' bisogno di tradurre. Ho capito il concetto.
 Le voci dal forte presto si ammutolirono, tranne una, e Vellocato si arrischi a dare uno sguardo sopra la palizzata.  Carataco.
 Dannazione. Catone si accigli. Sembrava che il re dei Catuvellauni avesse gi assunto il comando dei ribelli. Digli che voglio parlare con Venuzio.
 Vellocato grid di nuovo e un attimo dopo Catone sent la voce del suo nemico rispondere, in latino. Parler con il comandante dei Romani! Non con un traditore suo lecchino. Hai la mia parola che nessuno cercher di colpirti con una freccia. E mi aspetto lo stesso in cambio. Alzati, dove possa vederti e parlarti.
 Catone consider la cosa velocemente. Era troppo tardi per tentare di minare l'autorit di Carataco. Se avesse rifiutato di parlargli, Carataco avrebbe riferito ai suoi che il comandante dei Romani aveva paura. E se parlavano in latino, ci sarebbe stato solo un pugno di nativi in grado di comprendere abbastanza per seguire il discorso. Voglio che tu continui a tradurre. Urla, in modo che possa sentirti pi gente possibile.
 Vellocato annu.
 Catone fece un profondo respiro e si alz in piedi, spostandosi titubante dove non c'erano ripari, scoprendo la parte alta del corpo sopra la palizzata. Indic a Vellocato di restare dov'era, ma rimanendo dietro la protezione. Il giovane nobile scosse la testa e si spost al suo fianco mentre sussurrava ferocemente: Non mostrer alcuna paura a quei traditori.
 Buon per te, rispose Catone a bassa voce. Ma ti abbasserai al primo segnale di pericolo. Ci servirai pi tardi.
 C' il mio vecchio avversario, il prefetto Catone, sotto quell'elmo?, grid Carataco.
 Digli che voglio parlare con Venuzio.
 Carataco ascolt la risposta e scosse la testa. Parlo a nome dei guerrieri briganti. Venuzio mi ha fatto l'onore di cedermi il comando dei suoi uomini. E parler con il prefetto Catone e non con il suo lacch.
 Catone alz la voce. Chiedo che i ribelli nel forte rilascino la regina Cartimandua e tutti gli altri ostaggi e che si arrendano. Vi do la mia parola che tutti coloro che si arrenderanno non saranno resi schiavi o maltrattati in alcun modo. Garantisco inoltre che insister perch la nostra alleata, la regina, non metta in atto rappresaglie. La mia sola richiesta  la consegna nelle nostre mani del fuggitivo, Carataco. Poi si gir e fece un cenno a Vellocato che inizi a tradurre, ma venne interrotto da Carataco che gli urlava sopra.
 Queste invece sono le mie condizioni, romano. Abbandonate l'attacco e lasciate Isurium e io vi garantisco che avrete campo libero fino al confine. Io e i miei nuovi ospiti guerrieri, vi risparmieremo se lascerete Isurium entro la fine della giornata. Se sarete ancora qui domani all'alba, allora vi giuro su Camulo, dio della guerra, che morirete tutti e le vostre teste decoreranno le capanne dei guerrieri briganti. Cosa ne dici?.
 Catone diede un'occhiata a Vellocato. Ripeti quello che ho detto.
 Vellocato riprese, ma venne sovrastato di nuovo. Stavolta Carataco termin rivolgendosi ai propri uomini e urlando ordini.
 Sta' gi. Vellocato afferr Catone per il braccio sano tirandolo al riparo mentre una prima freccia si conficc nella protezione. Ne seguirono molte altre, una delle quali colp uno scudo dei nativi inondandoli di schegge. Catone allung la mano non ferita e se le scroll dalle spalle. Questo sembra porre fine al nostro tentativo di negoziare una soluzione pacifica.  ora di essere un pochino pi convincenti, credo. Andiamo!.
 Accucciato, si fece strada lungo la palizzata fino all'estremit pi vicina all'ariete. Poi, preso uno scudo nemico a protezione, corse sul terreno aperto e punt alla palizzata. Macrone e i suoi uomini erano in posizione sul pendio erboso sottostante, in attesa del segnale. Catone si volt e guard al di l del bastione. Lebausco aveva dato ordine alla sua coorte di inginocchiarsi e ripararsi dietro gli scudi. Gli uomini di Acer erano accovacciati dietro le loro baliste leggere e gli ausiliari avevano i colpi gi nelle fasce di cuoio delle fionde. Era tutto pronto, convenne Catone. Era il momento di mettere alla prova il proprio piano.
 La scorta all'insegna dell'Ottava Coorte si raccolse sotto lo stendardo. Tra loro Catone riusc a vedere il riflesso della curva bronzea del corno in mano al soldato incaricato di trasmettere gli ordini alle sei centurie guidata da Lebausco. Catone fece segno a Vellocato di restargli accanto e si affrett avanti. Uno dei suoi uomini avvis il centurione dell'avvicinarsi del suo superiore e questi si gir facendo il saluto.
  ora.
 Lebausco annu.
 Catone riusc a vedere Acer che osservava, il pugno sempre pi stretto in attesa dell'ordine di dare il via ai lanci. Catone si volt verso il legionario che stringeva il corno.
 Dai il segnale.
 Il legionario sollev lo strumento e sput per pulirsi la bocca. Protese le labbra, fece un profondo respiro e soffi. Il corno risuon alto, una lunga nota protratta. Si ferm, fece una pausa per riprendere fiato e cont fino a cinque prima di ripetere la nota. Prima che il secondo suono attraversasse il bastione, il ronzio delle fionde e gli schianti delle baliste squassarono la relativa quiete che aveva fatto seguito alla presa del bastione. Da sopra la palizzata arriv un coro di grida mentre Macrone e i restanti uomini della Prima Centuria uscivano allo scoperto correndo verso l'ariete, che giaceva a poca distanza sull'ultimo tratto del sentiero che conduceva alla porta del forte.
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CAPITOLO TRENTAQUATTRO.
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 Ragazzi, con me!, url Macrone mentre correvano lungo il sentiero. Alla sua destra vide gli elmi e i volti degli ausiliari che tendevano le fionde lanciando i loro proiettili. Alla sua sinistra si ergeva il terrapieno che proteggeva la porta nemica. L'improvvisa gragnuola di proiettili e di pezzi di ferro e di pietre grosse come un pugno delle baliste colsero di sorpresa il nemico, che si abbass dietro la palizzata mentre la raffica si infrangeva contro i pali di legno. Macrone cap che quel momento sarebbe durato poco e che i nativi avrebbero fatto tutto quello che era in loro potere per impedire agli uomini di raggiungere l'ariete.
 Era passato mezzogiorno, ma il caldo non era diminuito. L'aria nella conca tra il bastione e il forte era soffocante. Il peso dell'armatura e gli sforzi compiuti per tutta la mattina facevano s che il sudore gli colasse dalle sopracciglia mentre correva verso l'ariete. Davanti a lui giacevano i corpi degli uomini caduti durante lo sfortunato attacco di Orazio all'alba di quello stesso giorno. Non tutti erano morti. Alcuni ancora si muovevano e gemevano. Altri alzarono lo sguardo speranzosi quando videro i commilitoni arrivare di corsa dal sentiero. Uno allung la mano verso Macrone e gracchi: Acqua... per piet... acqua....
 Macrone lo scart e corse avanti. Vide una testa apparire sopra la palizzata del forte, un'ombra scura controsole, e ud l'allarme che veniva lanciato. L'ariete giaceva proprio davanti a lui, circondato da corpi infilzati da frecce e giavellotti e da tanti proiettili. Il centurione raggiunse la testa dell'ariete, tagliata ad angolo ottuso per massimizzare l'impatto quando avesse colpito. C'erano delle corde legate tutt'intorno che avrebbero fornito appiglio ai suoi uomini. Macrone spost di lato il suo malandato scudo e scans un corpo che giaceva sopra quel legno squadrato. Poi afferr la maniglia pi vicina all'estremit anteriore dell'ariete e vide dietro di s i legionari che sopraggiungevano lasciare gli scudi e prendere posizione ai due lati. Non appena ci furono uomini a sufficienza, Macrone grid: Al mio comando... sollevate!.
 Con grugniti stanchi, gli uomini lo sollevarono da terra.
 Avanzate!.
 Procedettero sul sentiero alla massima velocit consentita da quel peso. L'asta di una freccia si conficc a meno di un piede da Macrone che url alle sue spalle: Serve copertura qui!.
 Quelli della Prima Centuria che avevano raggiunto i compagni con l'ariete si affrettarono sul lato che dava verso il forte e sollevarono gli scudi per proteggere se stessi e gli altri. Piovvero altre frecce, e pietre, ma la raffica costante dal bastione costringeva i difensori a sporgersi e lanciare senza prendere la mira, con un effetto limitato sul gruppo che si muoveva deciso verso la porta. Di contro, i Romani sul bastione rimasero in piedi mentre bersagliavano il forte frontalmente. Avanti a s, Macrone vide il proiettile di una balista infrangersi contro la parte alta della palizzata disseminando schegge nell'aria.
 Un guerriero nemico, pi imprudente che coraggioso, si espose completamente e indirizz la spada verso Macrone, esortando i propri compagni a colpire i legionari sottostanti. Poi fu colpito in pieno petto da una pietra e spostato dall'impatto, come se fosse stato strappato alla vita da un'invisibile mano gigante.
 A un tratto ci furono grida proprio dietro Macrone, che sent uno strattone alla maniglia di corda. Costretto a fermarsi, sibil un'imprecazione e si gir con un'espressione furiosa. Uno dei suoi era stato colpito sull'elmo da una pietra ed era caduto sul compagno che lo seguiva, costringendolo a lasciare anch'egli la presa sull'ariete. Macrone fece un cenno all'uomo pi vicino con lo scudo.
 Prendi il suo posto!.
 Il legionario obbed immediatamente, spostando di lato lo scudo e sostituendosi al caduto. Non appena sent la corda in tensione, Macrone diede l'ordine di continuare ad avanzare. Risalirono lentamente l'ultimo tratto del sentiero e si avvicinarono al fossato. Era a otto piedi, per quello che riusc a calcolare. Il ponte era stato sollevato e stava a poca distanza dalla porta. Macrone diede l'ordine di abbassare l'ariete e a tre uomini di seguirlo. Scesero nel fossato e si trascinarono con tutta l'armatura sulla scarpata posteriore, fermandosi una volta in cima per riprendere fiato. Macrone indic le corde legate all'estremit del ponte levatoio.
 Le dobbiamo tagliare! Due uomini su ognuna, forza!.
 Mentre gli altri due legionari si precipitarono dall'altro lato, Macrone fece un gesto al terzo. Schiena contro il muro e fai da scala.
 L'uomo fece come gli era stato detto e un le mani. Macrone vi poggi sopra lo stivale e si tenne alle sue spalle mentre si tirava su. Alza!.
 Gemendo per lo sforzo, il legionario lo tir su e Macrone si spinse contro i pali di legno della porta mentre con l'altro piede si issava sulla spalla del compagno. Quando fu in equilibrio, il legionario lo afferr per i polpacci per sostenerlo mentre Macrone si mise all'opera. La corda esposta era poco sopra la sua testa, quindi estrasse la daga e la raggiunse. Con la mano sinistra si teneva al bordo del ponte, e cominci a segare lo spesso intreccio di fili, che cedevano sotto il taglio ben affilato. Per tutto il tempo, gli uomini di Acer sui bastioni fecero del loro meglio per costringere il nemico a rimanere al riparo e abbassato.
 Poi ci fu un urlo da dietro la porta e Macrone, guardando gi, vide la sagoma scura di un uomo che lo guardava dall'ombra.
 Ci hanno visto!, url Macrone agli uomini dall'altra parte. Sbrighiamoci!.
 Continu a tagliare furiosamente la corda, i muscoli che dolevano e bruciavano per lo sforzo, mentre malediceva la corda che non cedeva. Attraverso la fessura riusc a vedere diversi uomini che si spostavano verso la porta e il bagliore leggero di una lancia la cui punta veniva spinta contro di lui attraverso la fessura, brillando al sole. Macrone cerc di spostarsi il pi possibile rimanendo saldo sulle spalle del compagno che lo teneva da sotto. Riusc a mantenere l'equilibrio e continu a tagliare. Non restava che un filo sottile, teso dal carico che sosteneva, che rese pi facile l'operazione. Con una profonda e risonante vibrazione, la corda si spezz e l'angolo del ponte sband, destabilizzando Macrone che era sulle spalle del legionario. Si sbilanci da una parte, sbracciandosi per cercare di afferrare il palo grezzo accanto alla porta. Vide il terreno avvicinarsi, quindi atterr pesantemente su un fianco, buttando fuori l'aria dai polmoni con un grugnito di dolore. Il legionario barcoll e cadde accanto a lui, proprio mentre la punta della lancia sbuc dalla fessura, mancandolo di pochissimo. Dall'altra parte della porta, gli altri legionari stavano ancora cercando di recidere la corda.
 Macrone cerc di avvisarli, ma era ancora senza fiato per emettere un grido. Poi il legionario con il coltello sussult e annasp, colpito da un guerriero nemico, ma tenne duro e continu a tagliare. Un attimo dopo la corda si spezz, il ponte levatoio cadde e l'estremit si abbatt sull'orlo del fossato, sollevando in aria un turbine di polvere. Il legionario scivol da sopra il compagno e cadde nel fossato, con il sangue che scorreva dalla ferita della lancia infilzata all'inguine. Macrone non gli prest alcuna attenzione mentre si sforzava di rimettersi in piedi sempre cercando di riprendere fiato, poi vide che i guerrieri nemici si ritiravano nell'ombra. Prima che i Romani sul lato opposto del fossato potessero reagire, la porta si chiuse e la barra venne fatta scorrere nelle staffe. Macrone torn indietro dal ponte levatoio con i due legionari sopravvissuti e, raggiunto l'ariete, prese posto alle maniglie.
 Macrone grugn ai suoi uomini l'ordine di sollevarlo e farlo ondeggiare in aria. Il gruppo si mosse sul ponte e si ferm a breve distanza dalla porta che appariva robusta. Tutto intorno i commilitoni tornarono a sollevare gli scudi per proteggerli dai nemici che erano su entrambi i lati del porta e del terrapieno. Allineando la testa dell'ariete con la stretta fessura tra i due battenti, Macrone url alle sue spalle: Tre oscillazioni, poi un colpo. Uno....
 Gli uomini puntarono le calighe sul legno del ponte e fecero oscillare il pesante tronco all'indietro, poi lo lasciarono andare in avanti fino a che lo slancio non lo avesse fatto tornare indietro, pi forte stavolta, quando Macrone url: Due... tre!.
 Slanciarono l'ariete in avanti con tutta la forza che avevano e la testa si abbatt contro la porta, sollevando polvere dalle giunture.
 Di nuovo!.
 Macrone si caric del peso e ripet l'operazione. Ogni volta che l'ariete andava a segno, sempre pi polvere e schegge piovevano sul suo elmo e sulle spalle. Poi vide una leggera lama di luce tra i pali.
 La porta inizia a cedere, ragazzi!, url ai propri uomini. Continuate!.
 Il colpo successivo invest una delle spesse assi della porta e la luce filtr in quella spaccatura irregolare. I Romani emisero un grido di gioia e spinsero ancora, allargandola. In quel momento Macrone riusc a intravedere uomini e armi che li aspettavano dall'altra parte. Sent il battito del cuore aumentare alla prospettiva di affrontarli, vendicando gli uomini della Settima Coorte e mettendo fine alla ribellione prima che potesse estendersi al di fuori di Isurium. Ci fu uno schianto secco, la barra di chiusura cedette e, con un sussulto, i battenti si spostarono leggermente in dentro.
 Manca poco. Macrone avvert i propri uomini che di nuovo slanciarono indietro l'ariete. Il sudore brillava sui loro volti ma i loro occhi erano accesi di eccitazione. Ci vollero diversi altri colpi prima che la barra si spaccasse in due e la porta ruotasse sui cardini.
 Gi l'ariete!, ordin Macrone. Su le spade e addosso!.
 I suoi commilitoni lasciarono andare le maniglie di corda e l'ariete cadde sul ponte levatoio. Macrone si gir verso uno degli uomini che proteggevano i fianchi e gli tese la mano. Dammi lo scudo.
 Il legionario esit un attimo, non volendo cedere ci che non solo era di sua propriet, ma che lo proteggeva. Poi la disciplina lo fece ragionare e pass lo scudo a Macrone.
 Trovane un altro sul sentiero e attacca, gli ordin Macrone mentre sistemava la presa e si girava verso la porta, sguainando la spada. Seguitemi!.
 Corse avanti, proprio mentre il nemico si riprendeva e iniziava a riversarsi contro la porta, cercando di chiuderla. Il corno suon due volte sui bastioni e continu a ripetersi quando gli uomini dell'Ottava Coorte emisero un ruggito caricando per prendere parte all'attacco. Spingendo forte contro l'interno dello scudo, Macrone lo puntell contro un battente della porta e spinse con tutta la forza che aveva. I suoi uomini si affollarono su ogni lato e poi dietro i propri compagni, sforzandosi per evitarne la chiusura. Lentamente, si fermarono e i due lati lottavano per non cedere terreno.
 Fatevi da parte l!, romb una voce dietro Macrone. Fate strada!.
 Poi sent qualcuno spingerlo via bruscamente, quando il centurione Lebausco, grande e potente, si gett di peso nella lotta. I Romani iniziarono ad avanzare subito, passo dopo passo, forzando la porta all'indietro e aprendo uno spiraglio per scoprire dall'altra parte i ranghi serrati dei ribelli che cercavano disperatamente di mantenere la posizione.
 Hispania!. Lebausco url il nome della Nona Legione. Hispania!.
 Gli uomini della sua coorte raccolsero il grido unendosi alla lotta. I battenti si aprirono fino a permettere a Lebausco di combattere quelli che si trovava davanti. Emise un verso selvaggio e spinse lo scudo contro il primo nemico, colpendolo con la borchia di metallo prima che affondasse la spada. Il ribelle grugn e cerc di indietreggiare, ma non c'era spazio per muoversi e rimase tra gli uomini che aveva alle spalle e il feroce centurione romano di fronte che lo infilz con la spada pi e pi volte nei punti vitali. Lebausco si fece indietro per far cadere il corpo, poi avanz e attacc il successivo.
 Al suo fianco Macrone spinse sempre pi contro l'apertura e press in avanti, colpendo attraverso lo spazio tra l'orlo del suo scudo e quello di Lebausco. I ribelli facevano pressione con tutto il peso contro i propri scudi e la punta della spada di Macrone non riusc a farsi strada, per cui la tir indietro e spinse. Le grida di guerra morirono nella gola dei Briganti quando i Romani vi si gettarono contro, separati dal solo spessore degli scudi e non ci fu schianto di armi, ma solo grugniti affannati, imprecazioni sibilate e il monotono stridere di scudi contro scudi. Ogni passo avanti costava uno sforzo immenso, ma i Romani si fecero lentamente strada all'interno.
 Macrone cap quale sarebbe stato il pericolo successivo e ordin alle sue spalle: Retrovie! Su gli scudi!.
 L'avanzata rallent e si ferm quando i legionari si presero lo spazio necessario per coprire le teste con gli scudi fino a comprendere anche l'uomo che avevano davanti. Una volta pronti, Macrone diede il comando di avanzare e di fare di nuovo pressione contro il nemico. Come aveva immaginato, i ribelli sopra la porta erano pronti a lanciare frecce direttamente sui Romani che erano sotto, quando fossero entrati nel forte. Alcuni lanciarono pietre, ma gli scudi ripararono i Romani efficacemente. Sul lato opposto della porta, i terrapieni andavano a creare un imbuto e i legionari iniziarono a riversarsi su entrambi i lati mentre costringevano il nemico a indietreggiare.
 Macrone si volt verso Lebausco. Prendi qualcuno dei tuoi e libera la porta.
 Il centurione annu e si fece strada a forza nei ranghi serrati dietro Macrone dirigendosi verso i gradini di legno che portavano alla torre sopra la porta. La sua voce profonda risuon sopra la battaglia.
 Prima Centuria, Ottava Coorte! Seguitemi!.
 Sal di corsa verso il bastione, con i suoi uomini che lo seguivano a ruota. Un attimo dopo, Macrone sent il clangore di lame e la voce del centurione lanciare un grido di guerra mentre si gettava sui ribelli a difesa della torre.
 Macrone guid avanti il resto degli uomini, notando che il nemico ora perdeva terreno pi facilmente. Rallent il passo e fece aprire uno spazio tra i due fronti.
 Coprite la linea!.
 Gli uomini su entrambi i lati considerarono la posizione del vicino e il muro di scudi si spost di poco avanti e indietro prima che i legionari presentassero un fronte unico ai ribelli. Macrone snud la spada in avanti in modo che sporgesse di circa due palmi oltre il bordo delle scudo e poi diede un colpo secco. Gli uomini fecero altrettanto e un inquietante suono ritmato echeggi all'interno del forte.
 Avanti!.
 I due lati si chiusero di nuovo, era il genere di lotta per la quale i legionari erano addestrati e nella quale eccellevano. Usando gli scudi sia come protezione, sia per colpire i nemici, affondavano solo quando quelli si esponevano. I Briganti, pi avvezzi alle mischie disordinate, non potevano brandire liberamente le loro spade e le asce dal manico lungo o le lance e iniziarono a cadere sotto l'avanzata schiacciante degli uomini pesantemente armati che avevano assaltato il forte. Gli uomini di Lebausco si stavano battendo sui bastioni ai due lati della porta, costringendo i propri avversari a indietreggiare. Per tutto il bastione i loro compagni avevano cessato i lanci alla vista dei legionari sulla palizzata.
 Allora Macrone vide davanti a s i ribelli indietreggiare e farsi da parte, creando un'apertura che rivel diversi guerrieri con cotte di maglia, scudi ed elmi. Ne riconobbe subito il capo, Venuzio.
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CAPITOLO TRENTACINQUE.
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 Venuzio si era unito alla battaglia per placare i nervi a fior di pelle dei suoi. Vide la cresta di Macrone e punt dritto verso di lui. Con le labbra tirate a scoprire i denti, scatt in avanti e agit la spada disegnando un arco verso la cresta dell'elmo del centurione. Macrone sollev lo scudo e atterr su un ginocchio quando arriv il colpo. Riusc a ripararsi assorbendo in parte lo stordimento dell'impatto. Subito si rialz e si gett di peso su Venuzio nel tentativo di fargli perdere l'equilibro mentre recuperava la spada. In questo modo riusc a impattare contro lo scudo del guerriero che fu costretto a fare un passo indietro.
 Allora, con sorprendente velocit, il brigante spinse lo scudo in avanti, bloccando l'avanzata di Macrone, poi gli sferr un colpo contro la spalla. Nello stesso istante, Macrone fece saettare la spada in un arco acuto e con la punta strapp la manica della tunica di Venuzio colpendolo al gomito. Nel ritirare l'arma, Macrone gli present lo scudo e ringhi: Primo sangue a me....
 Venuzio si ferm e spost lo scudo per saggiarne le giunture, quindi prosegu slanciandolo in avanti e poi indietro per bilanciare i duri colpi della sua spada. Stavolta Macrone inclin lo scudo non per parare il colpo, ma per deviarlo. La lama colp la borchia con un suono metallico e scivol lungo la curvatura verso terra. A quel punto lo spinse in fuori costringendo l'avversario ad aprire il braccio, quindi attacc la carne scoperta in un violento gesto non proprio ortodosso. La lama penetr a fondo e per la potenza del colpo i muscoli di Venuzio si rilassarono e le dita lasciarono andare la spada. Il brigante contrasse il volto in una smorfia di sorpresa e tir a s il braccio ferito.
 Macrone lo caric, colpendolo di nuovo con lo scudo e agganciandogli la gamba con il piede prima di assestare un altro colpo facendolo cadere di schiena. Il centurione allora si lanci in avanti, la spada rivolta in gi a puntare la gola del guerriero, fermandosi poco sopra la carne che pulsava nervosamente. La caduta del loro capo impietr quelli che erano vicini, che indietreggiarono, inorriditi, facendo subito spazio a Macrone che incombeva sul corpo di Venuzio. Il suo istinto gli diceva di colpire, uccidere il nemico e proseguire. Ma poi ricord l'ordine di Catone. Risparmiare chi poteva essere risparmiato.
 Arrenditi!, url all'uomo sotto di lui.
 Venuzio lo fiss, ma non rispose.
 Arrenditi, grande bastardo di un barbaro!. Macrone diede un colpetto alla spada e gli graffi il lato del collo. Non te lo ripeter.
 Venuzio colse il significato di quelle parole e la sottintesa minaccia di morte. Si inumid le labbra e chiam i propri seguaci. All'inizio non sembrarono reagire e Macrone temette che avesse dato ordine di continuare a combattere e vendere cara la pelle, ma poi il primo indietreggi rispetto alla linea dei Romani. Poi un altro, pi rapido, fino a che tutti i Briganti non furono a distanza di sicurezza da quel muro di scudi nemici. Gli uomini che avevano accompagnato Venuzio nella battaglia si fermarono poco dietro di lui, che giaceva a terra alla merc del centurione, poi uno lasci cadere la spada, seguita subito dallo scudo. Dopo una pausa carica di tensione, gli altri fecero lo stesso e cos piano piano il resto dei ribelli.
 Macrone si schiar la voce e url a i propri uomini: Fermi!.
 I legionari si bloccarono, le spade pronte, ma senza fare alcun tentativo di avanzare o colpire il nemico. Tutto nell'area intorno alla porta si ferm, mentre la lotta cessava e il nemico deponeva le armi.
 Circondateli!, ordin Macrone rompendo l'incantesimo. Portate questi stronzi via dalla porta, ma non feriteli.
 Quando gli uomini indietreggiarono ancora, indicando con le loro spade che i Briganti dovevano spostarsi di lato, Macrone abbass la sua e fece un gesto ai seguaci di Venuzio perch lo aiutassero a rialzarsi. Una volta in piedi, Venuzio si strinse una mano sulla ferita e abbass lo sguardo per la vergogna, evitando di guardare in faccia Macrone.
 Macrone!.
 Si gir e vide Catone correre verso la porta, gli uomini delle centurie al seguito dell'Ottava Coorte che si facevano da parte per farli passare. Vellocato seguiva a stretto giro. Nell'avvicinarsi all'amico, il prefetto sorrise sollevato. Siano ringraziati gli di! Ce l'hai fatta, centurione Macrone. Bel lavoro, amico mio. Poi vide Venuzio e sogghign. Bel lavoro davvero!.
 Scrut i volti degli uomini intorno al capo dei ribelli. Ma non c' traccia di Carataco. Chiedigli dove si trova.
 Vellocato parl in fretta e Venuzio sollev gli occhi con una smorfia nel riconoscere la voce, ma non rispose. Vellocato glielo chiese di nuovo, pi insistente, e di nuovo non ci fu risposta. Venuzio, anzi, sput ai piedi del suo scudiero.
 Dobbiamo trovarlo e accertarci che la regina sia sana e salva. Avanti!. Catone guid il gruppo oltre il guerriero sconfitto, con Macrone, Vellocato e un manipolo di legionari al seguito. I Briganti fecero ala davanti a loro, come cani bastonati. Oltrepassando i ranghi nemici, Catone e gli altri si precipitarono tra le capanne fino a che arrivarono sul sentiero di fronte alla grande sala reale. Nel vederli, diverse donne e bambini corsero a mettersi al riparo nelle capanne. Fuori dalla sala, a guardia dell'ingresso, c'erano alcuni uomini armati di lancia. Alla vista dei Romani che si avvicinavano le sollevarono.
 Digli che Venuzio si  arreso. Digli che la ribellione  finita e di deporre le armi.
 Mentre avanzavano, Vellocato si rivolse ai propri compatrioti. Dopo una breve esitazione, le due guardie videro i legionari sbucare tra le capanne e, comprendendo che quanto detto dallo scudiero era vero, deposero le armi.
 Macrone, occupati di loro, ordin Catone mentre proseguiva verso l'ingresso della sala. Varc con circospezione la soglia verso l'interno buio e gli ci volle un po' perch gli occhi si abituassero. Poi vide che tavoli e panche erano state accatastati da una parte e un centinaio di persone erano sedute a terra, gli occhi rivolti a lui, sollevati nel vedere l'ufficiale romano, ben sapendo cosa significasse il suo ingresso. Catone non aveva tempo per loro e guard sul lato opposto. La regina Cartimandua era in piedi davanti al suo trono. Accanto a lei, Carataco la teneva stretta per un polso. Catone si avvicin con determinazione, il rumore delle calighe sulle pietre risuonava nell'atmosfera immobile.
 Il forte  caduto e Venuzio si  arreso, disse forte e chiaro. La rivolta  stata sedata. Ora devi arrenderti anche tu.
 Bugiardo!, rispose Carataco. Venuzio non si arrenderebbe mai.
 Invece lo ha fatto ed  nostro prigioniero. Come te.  finita, Carataco.
 No! Non sar mai vostro prigioniero.
 C'era una tale intensit nelle sue parole che Catone si allarm, rallentando fino a fermarsi a una decina di passi dal catuvellauno. Il suo timore era che l'uomo intendesse porre fine alla propria vita piuttosto che essere di nuovo catturato e mandato a Roma affinch l'imperatore decidesse il suo destino. Come in risposta ai suoi pensieri, Carataco estrasse improvvisamente il pugnale dalla cintura. Poi, con uno scatto violento, tir a s Cartimandua, serrandole il braccio sinistro intorno alla gola e premendole al petto la punta della lama, proprio all'altezza del cuore. La bocca di Cartimandua si spalanc per la sorpresa ed emise un rantolo strozzato di terrore.
 Se non volete che la uccida, disse Carataco, lasciatemi andare.
 Catone trattenne il fiato e scosse la testa. Non andrai da nessuna parte. Non pi. La tua guerra contro Roma  terminata.  finita ormai.
 Questo  quello che pensi tu. Trover un'altra trib. Altri guerrieri con pi coraggio di quello dimostrato da Venuzio. La guerra continuer.
 No. Non accadr. Non posso lasciarti andare.
 Se  cos, allora lei morir. Vuoi davvero essere responsabile della morte di un'alleata del tuo imperatore? Chieder la tua testa per questo.
 Catone diede un'alzata di spalle. Potrebbe. Ma fino ad allora penso che la tua cattura sia pi importante della morte della regina. Se ti arrendi ora, potrai vivere. Se ferisci la regina, allora ti uccider con le mie stesse mani. Lo giuro sul mio onore.
 Uccidermi? Pensi di potermi sconfiggere in uno scontro? Uno contro uno?.
 Risuonarono altri passi quando Macrone e un manipolo di legionari entrarono nella sala e si avvicinarono ai due che discutevano. Catone sorrise e indic con il pollice alle sue spalle.
 Non solo io, a quanto pare.
 Carataco fiss amaramente i Romani mentre Macrone veniva avanti e si fermava accanto a Catone, lo scudo in una mano e la spada insanguinata nell'altra.
 Lasciala andare, disse Catone senza astio. Lasciala andare e arrenditi.
 Carataco mosse la testa, pi per uno spasmo nervoso che per un vero e proprio rifiuto, come se non prendesse neanche in considerazione quell'eventualit.
 Pensaci, insistette Catone. Se uccidi questa donna a sangue freddo, il tuo nome ne rester infangato in lungo e in largo in Britannia.  questo che vuoi? Non vorresti invece essere ricordato come il pi indomito tra i Britanni? Hai ancora il tuo onore. Hai combattuto fino all'ultimo.  qualcosa che nessuno potr mai toglierti... se la lasci andare e ti arrendi ora.
 La mascella di Carataco si serr rivelando che era in preda a una grande sofferenza. Un suono acuto gli usc dalla gola. Poi, lentamente, allent il braccio e spinse delicatamente via Cartimandua che indietreggi rapida e salt gi dalla pedana per affrettarsi a guadagnare la protezione dei suoi alleati romani. Catone tenne lo sguardo fisso su quell'uomo in piedi, solo e disperato, quando il suo sguardo cadde sull'opaco bagliore della lama.
 Non farlo, signore. Ti prego. Hai ancora la tua vita e la tua famiglia. Ti aspettano a Viroconium.
 Carataco rimase immobile e lo guard fisso, un'espressione di pura desolazione e dolore sul volto. Poi emise un profondo sospiro e rinfoder il pugnale. Catone si avvicin con cautela e tese la mano. Lo tengo io, se non ti dispiace.
 Carataco ci pens un attimo, poi lo estrasse di nuovo e lo pass a Catone.
 Grazie, signore. Emise un leggero sospiro di sollievo e si gir verso i legionari pi vicini. Portate il re Carataco dagli altri prigionieri.
 I soldati fecero il saluto e si avvicinarono al capo dei nemici, sorvegliandolo da vicino. Carataco scese dalla pedana e permise agli uomini di prenderlo per un braccio e guidarlo lungo la sala verso la luce che filtrava dall'ingresso.
 Catone si rivolse alla regina.  tutto a posto, maest?.
 Sorrise nervosa. Adesso s, grazie.
 E queste persone?. Catone indic i prigionieri che avevano ripreso a muoversi ora che il dramma era finito.
 Ci hanno trattato abbastanza bene, nessuno  stato ferito. Fece un gesto verso l'entrata. Se non vi dispiace, siamo rinchiusi qui dentro da ieri. Un po' di aria fresca sarebbe gradita.
 Per la prima volta da quando era entrato nella sala, Catone si rese conto del caldo che c'era l dentro e annu. Certamente. I ribelli sono stati disarmati. La tua gente potrebbe voler riprendere le proprie armi.
 Cartimandua lo guard sospettosa. I tuoi uomini lo permetterebbero?
 Naturalmente, maest. Tu sei di nuovo la regina dei Briganti. Lascer qui un'unit di miei uomini fino a che non ristabilirai l'ordine e deciderai la sorte dei ribelli. Li rimanderai all'accampamento quando sentirai di non averne pi bisogno.
 La regina gli rivolse un sorriso scaltro. Sono in debito con te, prefetto Catone. O per lo meno in debito con il tuo tribuno, Otone. Dov'?.
 Macrone soffoc un sorriso e Catone si accarezz il mento prima di rispondere. Il tribuno ha ritenuto che la cosa migliore fosse affidare la presa del forte a gente di maggiore esperienza, maest. Riprender il comando della colonna ora che abbiamo assolto al nostro compito.
 Capisco. Grazie, prefetto, e anche a te, centurione.
 Catone chin il capo e Macrone segu il suo superiore.
 La regina chin la testa in risposta e stava per voltarsi verso la sua gente, quando Catone riprese a parlare. Ci sarebbe ancora un'altra cosa, se posso.
 S?
 Non mi mostrerei troppo dura con i ribelli. Ora che abbiamo Carataco non ci saranno altre figure che possano guidarli in una guerra contro Roma. Eccetto Venuzio, ovviamente.
 L'espressione della regina si fece cupa. Pagher per il suo tradimento. Ci sono metodi di esecuzione che rendono ogni ultimo istante di vita un indicibile tormento.
 Ne sono certo, ma ora ha una forza ridotta. La ribellione  stata schiacciata. Se lo fai giustiziare, temo che non farai altro che alimentare il risentimento di chi lo ha seguito.
 Cartimandua fiss il suo sguardo penetrante su Catone. Come hai giustamente indicato poco fa, la regina sono io. La decisione sul destino di Venuzio e di tutti quelli che si sono dimostrati abbastanza folli da ascoltarlo spetta a me.
 Naturalmente. Intendevo solo darti il mio parere. Niente di pi.
 E di questo ti ringrazio. Si gir altezzosa e si affrett a raggiungere gli uomini che le erano rimasti fedeli. Quando fu uscita dalla sala, Macrone scosse la testa.
 Avrebbe potuto dimostrare maggiore gratitudine, visto il sangue che i nostri uomini hanno versato per salvarle la pelle.
  vero, ma noi dobbiamo servire Roma e in questo momento, rimetterla sul trono  la scelta migliore per Roma. Considerati soddisfatto di questo.
  quello che mi tocca dato che, a quanto pare, non avremo neanche un bottino.
 Quando pronunci quella parola, Catone si guard intorno nella sala e vide che i legionari stavano curiosando intorno. Voglio questi uomini fuori da qui, ma prima assicurati che non abbiano portato via niente.
 Signore!. Dalla soglia della porta che conduceva alla camera sul retro della sala uno dei legionari lo chiam ed entrambi gli ufficiali si voltarono. Faresti meglio a venire a vedere.
 Si precipitarono verso il soldato che era rientrato nella camera. L'ambiente era illuminato da un foro sul tetto sopra una piccola buca per il fuoco e un unico fascio di luce scendeva perpendicolare. Il legionario era accanto a un forziere aperto. Una parte del fascio di luce illuminava il contenuto. Catone e Macrone attraversarono la stanza per raggiungerlo e videro che era pieno di monete d'argento. Tutti e tre rimasero a fissarlo in silenzio per un attimo.
 Questo spiega molte cose, disse Macrone. Ora sappiamo come ha fatto Venuzio a convincere cos tanti a sostenere la sua causa.
 Sicuramente!, disse Catone.
 Macrone toss. Quindi cosa ne facciamo, ora che  nostro? Spoglie di guerra?.
 Il legionario sollev gli occhi, speranzoso.
 Catone scosse la testa. No. Resta qui. La regina avr bisogno di ricomprare chi potrebbe ancora creare problemi.
 Macrone lo guard inorridito. Ma, signore....
 Rimane qui, Macrone. E non lo toccheremo. Questi sono gli ordini. Si rivolse al legionario. Tu resterai a fare la guardia fino a nuovo ordine. E che non ti venga in mente di prendere neanche una di queste monete. Chiaro?
 S, signore.
 Macrone stava ancora bramosamente osservando l'argento. Allung una mano, ne prese una manciata e la sollev. Un centinaio o gi di l e non se ne accorgeranno neanche.
 Macrone....
  un peccato, replic il centurione. Un pugno di denari freschi di conio sarebbero stati un bel piccolo ricordo della nostra visita a Isurium.
 Catone si accigli. Freschi di conio?.
 Allung una mano e prese una moneta. Quasi certamente era come aveva detto Macrone. Non avevano quasi neanche un graffio e riconobbe l'effigie dell'anno precedente quando lui e Macrone erano stati a Roma, e le monete erano appena entrate in circolazione e raffiguravano l'imperatore in visita alle truppe. Un pensiero improvviso gli attravers la mente e si port la moneta al viso per annusarla.
 Abbastanza buone da mangiare, eh?, sogghign Macrone, sperando la cupidigia avesse avuto la meglio sul suo superiore.
 Non da mangiare, no..., replic Catone con un'espressione fredda e calcolatrice. Strinse la moneta nel pugno e richiuse il forziere. C' un'ultima questione che dobbiamo risolvere prima di tornare a Viroconium.
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CAPITOLO TRENTASEI.
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 Un bel risultato, prefetto Catone, comment raggiante Otone mentre entrambi sedevano al suo tavolo nella tenda di comando. Fuori, il crepuscolo stava lentamente inghiottendo la luce del sole. Poich era stato un giorno afoso, la serata era calda e gli insetti sciamavano per nutrirsi del sangue degli uomini che per tutto il giorno avevano sudato dentro le armature.
 Dopo la sconfitta dei ribelli e la liberazione di Cartimandua, Catone aveva ordinato alle truppe ausiliarie di restare a disposizione della regina. I legionari avevano sgombrato il forte, il bastione e i pendii della collina da morti e feriti. I primi erano stati riportati all'accampamento e disposti in lunghe file fuori dalla porta principale, mentre le pire funerarie sarebbero state costruite il giorno dopo. I feriti erano stati invece riportati indietro con carri e carretti perch fossero curati dal chirurgo assegnato alla colonna. Una volta che la ferita alla mano era stata pulita e fasciata, Catone aveva scambiato una breve conversazione con Macrone prima di assegnargli un incarico, poi si era diretto al quartier generale.
 Abbiamo messo nel sacco Carataco e abbiamo schiacciato il sentimento antiromano tra i Briganti. Il corpo del druido  stato rinvenuto tra i morti e la regina Cartimandua ha un grosso debito con noi, di cui  pi che consapevole. Come ho detto, abbiamo ottenuto un ottimo risultato su tutti i fronti.
 Catone represse un sorriso ironico sentendo il tribuno parlare al plurale. Otone aveva trascorso la giornata al sicuro nell'accampamento ed era stato poco pi che spettatore della cruenta battaglia per la presa del forte. Non aveva sofferto n il caldo, n lo sfinimento, n la cruda paura. Non aveva combattuto il nemico, n riportato alcuna ferita eppure gi si prendeva il merito del risultato. Non era difficile immaginare che il rapporto finale della missione a Isurium trasmessa al legato Quintato avrebbe contenuto solo una parvenza di quella che era stata la realt.
 Abbiamo portato a termine il compito per il quale siamo stati inviati qui, concord Catone. Sebbene il nostro successo ci sia costato caro. Fece una pausa per ricordare i dettagli della carneficina che Macrone gli aveva riportato brevemente prima che lasciassero Isurium per fare ritorno all'accampamento. Oltre alla morte del prefetto Orazio e del centurione Statilio, la Settima Coorte conta sessantotto caduti e novantadue feriti. Compresi due centurioni e un optio. La Prima Centuria della coorte di Macrone ha perso ventidue uomini e conta quattordici feriti. Le altre unit hanno avuto poche perdite. L'Ottava Coorte, sei morti e diciotto feriti e gli ausiliari dieci morti e quindici feriti. Tra i Corvi Sanguinari solo un ferito, disarcionato mentre inseguiva un fuggitivo fuori dal forte.
 Otone annu solenne. Una triste perdita di vite umane, ne sono certo. Ma per cuocere una frittata  necessario rompere prima un po' di uova, no?
 Uova? Non sono sicuro di trovare accettabile un simile paragone, signore.
  un modo di dire, prefetto. Ovviamente i nostri morti riceveranno tutti gli onori e Roma sar rattristata dalla notizia, ma grata a loro per essere stati pronti all'estremo sacrificio per il bene dell'impero.
 S, signore.
 Ci fu una pausa, poi Otone si schiar la gola e continu. Ora che l'operazione militare  terminata, non c' motivo per cui il comando della colonna non torni a me.
  vero, signore, ammise Catone. Secondo gli ordini del legato Quintato, ti rimetto subito il comando.
 Otone emise un rapido sospiro di sollievo. Ti ringrazio, Catone. Stai pur certo che ti riconoscer il pieno merito per il ruolo che hai giocato nella nostra vittoria di oggi.
 Catone chin leggermente il capo.
 Ora non resta altro che preparare la colonna, smontare l'accampamento e marciare verso Viroconium, disse Otone di buonumore. Ti confesso che non mi dispiace tornare alle comodit della vita civilizzata di cui gode la base dell'esercito, per quelle che siano. Fece un gesto verso l'uniforme sporca di Catone e la mano fasciata. Datti una lavata, prefetto, e cambiati. Direi che sei anche esausto. Ti consiglio di prenderti cura di te per le prossime ore, adesso che ti ho tolto dalle spalle il peso del comando.
 Grazie, signore. Lo far. Ma prima c' un'ultima questione di cui dobbiamo occuparci. Catone sent un brivido di ansia a quelle parole. Riguarda la rivolta a Isurium, nonch la fuga di Carataco da Viroconium.
 Sulla tua coscienza non deve pesare la responsabilit della sua fuga, disse Otone comprensivo. Dopotutto la tua condotta fino ad allora, e certamente dopo di allora, ti riscatta ampiamente.
 Non  stata mia la colpa della sua fuga, signore. La responsabilit  da imputare a un'altra persona.
 A chi, dunque?.
 Catone non voleva indicare il colpevole prima di avere le prove della sua accusa. Signore, ricorderai che gli uomini che erano stati messi a guardia di Carataco sono stati uccisi prima che potessero reagire.
 S, allora?
 Allora ritengo che entrambi conoscessero l'aggressore e quindi non abbiano avuto il sospetto di essere in pericolo.
 Suppongo di s. E questo a cosa porta?
 Poi c' da chiedersi chi ha detto a Venuzio che il generale Ostorio era morto, una cosa che ha avuto un discreto peso nella deposizione della regina Cartimandua. Solo pochi tra noi sapevano della morte del generale la notte scorsa ed eravamo tutti d'accordo di tenerne all'oscuro i Briganti fin quando non ci avessero consegnato Carataco.
 Otone annu pensieroso. Tu, io, il centurione Macrone, oltre a mia moglie. Immagino che non sospetti di me. E se non sono stato io, e ovviamente non tu, non resta che il centurione Macrone. Fece una pausa. Ma so che siete molto amici. Prestate servizio insieme da tanti anni. Non sospetterai certo di lui.
 No, signore. Mi fido ciecamente del centurione Macrone. Non lo sospetterei mai di tradimento.
 Allora dev'essere stato qualcun altro. Il soldato che ci ha portato la notizia. Lo far interrogare.
 Non  stato lui. Ha lasciato il forte subito dopo. Deve essere stato qualcun altro.
 Ogni traccia dell'iniziale buonumore svan dal viso del tribuno quando colse l'insinuazione di Catone.
 Cosa stai dicendo, prefetto? Stai accusando me? Come osi....
 Non te, signore.
 Cosa?. Otone apparve confuso. Allora... mia moglie? Poppea? Sei diventato matto?
 No, signore. Sono solo deluso per non averlo capito prima.
 L'espressione del tribuno si fece oscura. Se si tratta di uno scherzo, non lo trovo affatto divertente.
 Dov' tua moglie in questo momento?
 Sta riposando nella mia tenda personale, ma non  una cosa che ti riguarda.
 Signore, aspetta un momento. Catone si alz e avanz composto verso l'apertura della tenda per guardare fuori. Macrone aspettava a breve distanza da Settimio e dal centurione Lebausco, proprio come si erano accordati poco prima. Entrambi osservavano la nuova cotta di maglia che Macrone aveva preso come trofeo sul bastione. Catone fece loro un cenno e tutti e tre lo raggiunsero nella tenda.
 Otone li guard sospettoso. Che cosa significa?
  quello che mi chiedo anch'io, disse Settimio mentre guardava Catone e sollevava un sopracciglio. Forse che i tuoi bravi ufficiali desiderano ordinare una fornitura di vino per celebrare la tua gloriosa vittoria?.
 Catone emise un sospiro impaziente.  ora di finirla.
 Sono certo che non sai quello che dici, onorato prefetto.
 Cosa diamine sta succedendo qui?, chiese Otone. Perch hai portato qui il mercante di vini?
 Non  un mercante di vini, signore. Il suo nome non  Ipparco, ma Settimio ed  una spia, inviata da Narciso per smascherare un complotto contro l'imperatore. Nello specifico aveva il compito di individuare il traditore, precisamente tua moglie, inviata in Britannia a minare il tentativo di riportare la pace nella provincia. Non solo, lei doveva anche accertarsi che io e il centurione Macrone venissimo tolti di mezzo.  esatto, Settimio?.
 Per un attimo la spia dell'imperatore rimase in silenzio, il suo volto era una maschera inespressiva. Poi annu. Otone lo fiss sorpreso.
 Una spia inviata qui per tenere d'occhio mia moglie?  cos?  un dannato oltraggio. Poppea  innocente.  assurdo anche solo pensarla diversamente.
 Davvero?, chiese Catone. Forse cos sembra. Chi sospetterebbe di una donna di elevato ceto sociale, moglie di un tribuno anziano? Di certo non i due uomini che ha ucciso per liberare Carataco. Di certo non io, neanche dopo la battaglia quando, ora lo sospetto, ha cercato di passarmi del vino avvelenato nella tenda della mensa. E cosa pi importante di tutte, non tu, suo marito, che eri pi che felice di permetterle di accompagnarti in questa missione cruciale nella capitale dei Briganti, durante la quale ha rivelato la notizia della morte di Ostorio ai nostri nemici. Adesso ricordami, sei stato tu a chiederle di venire, o  stata lei a insistere? In pratica, di chi  stata davvero l'idea di accompagnarti in Britannia?.
 A quelle parole il tribuno spalanc la bocca, poi scosse la testa. Non  vero. Non pu essere. Non Poppea. Dove sono le prove?
  stata abile a nascondere le tracce. Tranne quando ha passato l'informazione della morte di Ostorio. L ha corso un rischio, ma ha dovuto, per fornire a Venuzio un'arma per minare il potere della regina. Chi altro avrebbe potuto farlo, signore? Tu? Io? Il centurione Macrone?
 E perch non tu o i tuoi amici?
 Perch noi sappiamo a chi va la nostra fedelt. Abbiamo fatto giuramento di servire l'imperatore. Siamo soldati, non spie. Ecco perch.
 Maledettamente vero, aggiunse enfatico Macrone.
 Il tribuno Otone gli scocc uno sguardo infuriato, poi torn su Catone. Ripeto, dove sono le prove? Senza prove effettive perch dovrei credervi?.
 Catone si gratt la ricrescita della barba che ricopriva la mandibola. Non dubito che Poppea reciter la parte dell'innocente e anche bene. Dopotutto  stata molto convincente come moglie viziata di un aristocratico. Avrei dovuto sospettarlo gi prima. Adesso non c' altro che possa fare se non riferire tutto a Narciso. Immagino che sar ansioso di interrogarla quando ne avr l'occasione. E se Poppea confesser di lavorare per Pallante, sar in grave pericolo, come tutti coloro che le sono pi prossimi.
 Il sangue deflu dal volto di Otone. Non lo farai....
 Catone riflett un momento, poi scosse la testa. Potrei non farlo, ma  molto pi probabile di s. Fece un gesto rivolto a Settimio. Non  cos?.
 Questi rispose con un leggero sorriso inespressivo. S, tribuno.  mio dovere proteggere l'imperatore e niente me lo impedir.
 Niente, rispose Catone. Vedi, Otone, tua moglie sta facendo un gioco molto pericoloso. Non solo sta rischiando la sua stessa vita, ma anche la tua. Ci sono uomini a Roma, come il qui presente Settimio, che sono molto abili nell'eliminare i nemici dell'imperatore. Credimi, il giorno in cui verranno a bussare alla tua porta desidererai non essere l.
 Il tribuno croll sulla sedia e si prese la testa tra le mani, continuando a ripetere: Non pu essere vero... Non la mia Poppea.
  tutto vero, insistette Catone. La domanda, per,  un'altra: cosa si pu fare per questa situazione? Chiaramente Poppea non pu rimanere con l'esercito. Deve essere rimandata a Roma. Se fosse mia moglie, mi assicurerei che capisse che tutto questo deve finire. Prima che si arrivi a una conclusione fatale. Catone fece una breve pausa. Signore, se ami tua moglie, allora per il suo bene, devi far s che abbandoni la sua doppia vita.
 Otone rimase in silenzio per un attimo, curvo sul tavolo con lo sguardo fisso a terra, imbambolato dall'orrore per quelle rivelazioni su sua moglie. Non ci posso credere.
 Fidati di me, tutto quello che dico  la verit. Se vuoi salvarle la vita, devi assicurarti che smetta di lavorare per Pallante e abbandoni per sempre il complotto. Capito?.
 Otone sollev lo sguardo, un'espressione di timida speranza sul volto. Non la ucciderete?
 Solo a condizione che faccia quello che chiedo. Altrimenti saranno altri a decidere la sua sorte.
 Aspettate un attimo, si intromise Settimio.  una traditrice. Non le verr usata misericordia. Mio padre non lo tollererebbe.
 Tuo padre non  qui, rispose piatto Catone.
 No, ma lo verr a sapere. E allora sarai tu a essere in guai seri, prefetto Catone.
 Sta' zitto, rispose stancamente Catone. Chiudi quella bocca.
 Cosa?. Settimio avanz di un passo. Osi sfidare mio padre o me? Cosa pensi che dir Narciso quando scoprir che l'hai lasciata andare? Ti far uccidere.  meglio che mi lasci portare Poppea a Roma perch possa essere interrogata.
 Non credo, replic Catone. E poi, dubito che la porteresti a Narciso.  molto pi probabile che la riporteresti a Pallante.
 Settimio rest a bocca aperta, poi sussurr: Che cosa vuoi dire?
 Tra un attimo sar tutto chiaro.
 Otone si alz dalla sedia e fece per lasciare la tenda.
 Aspetta!. Catone gli sbarr il passo. C' dell'altro.
 Cos'altro ci pu essere?, rispose freddo Otone. Hai detto abbastanza.
 Non ancora. Siediti.
 Otone esit, ma torn alla sedia e ci si lasci cadere. Ebbene?
 Devi sapere che tua moglie non ha agito da sola. Aveva un complice. Qualcuno inviato in Britannia dopo di lei, per poi rivelarsi e aiutarla nel complotto.
 E chi sarebbe?.
 Catone si spost di lato e indic Settimio. Lui.
 Io?, sbott la spia. Che balla  questa?.
 Catone gli si fece vicino e lo guard dritto negli occhi. Tu lavori per Pallante, non  cos?.
 Settimio contrasse un sopracciglio e rise nervosamente. Stai scherzando. Lo sai che lavoro per Narciso. Lo sai bene.
 Questo era vero fino a poco tempo fa. Fino a che non ti sei reso conto che tutto si era trasformato in una lotta di potere tra Pallante e Narciso. Hai visto che Narciso stava perdendo la propria influenza sull'imperatore. E una volta che Claudio sar morto e sua moglie Agrippina si sar assicurata che diventi imperatore il figlio, Narciso  bello che finito e con lui i suoi seguaci. Quindi hai deciso che era arrivato il momento di passare dalla parte del suo nemico, Pallante. Cos, Narciso ti ha mandato qui per smascherare il complotto, non sospettando minimamente che in pratica avresti fatto del tuo meglio perch invece andasse a buon fine. Come dicevo, avrei dovuto capirlo prima.
 Sono bugie!, sbott Settimio.  una follia. Narciso  mio padre. Pensi che tradirei il mio stesso padre? La mia carne e il mio sangue?.
 Macrone lo guard in cagnesco. Narciso  un astuto macchinatore. Scommetterei bei soldi sul fatto che la sua discendenza abbia ereditato le stesse caratteristiche.
 Pfff!. Settimio si gir verso Catone e gli agit un dito davanti. Dove sono le prove? Non ne hai nessuna per Poppea e lo stesso vale per me. Non puoi dimostrare niente.
 Catone accenn un sorriso.  qui che ti sbagli, Settimio. Hai coperto molto bene le tue tracce. Tranne una. Sapevamo che Venuzio doveva aver bisogno di un tesoro per comprare il sostegno alla sua rivolta. Senza, non avrebbe avuto alcuna speranza. E allora, improvvisamente, ha avuto accesso a una fortuna. Abbiamo trovato un forziere di monete di conio recente su al forte. Monete come questa. Cerc la moneta d'argento che aveva preso poco prima e la tenne alta perch tutti potessero vederla.  romana. Sei tu ad avergli dato il denaro. Da quella piccola riserva d'argento che hai portato con te da Roma per comprare i servigi di chiunque ti avesse aiutato a perseguire lo scopo del tuo vero padrone. Hai dato a Carataco una piccola fortuna in argento, nella speranza che potesse comprare Venuzio e i suoi seguaci e sabotare i nostri sforzi per portare la pace in Britannia.
 Altre bugie, lo derise Settimio. Ovviamente avr preso l'argento da qualcun altro. Da Poppea, molto probabilmente, dato che sappiamo che  una traditrice.
 S,  quello che ho pensato all'inizio, ammise Catone. Ma poi mi sono chiesto come avrebbe potuto consegnarlo nelle mani di Venuzio. Non riuscivo a capire come ci fosse riuscita. Pass la moneta al tribuno Otone. Ecco, signore. Guardala da vicino.
 Otone si accigli, mentre cercava di accantonare il pensiero del tradimento di sua moglie. Sollev la moneta e la esamin alla scarsa luce della lampada. Alz le spalle.  un denario come gli altri.
 Non proprio come gli altri, rispose Catone. Annusalo.
 Otone esit e poi annus titubante. Odora... leggermente di... aceto?
 Non di aceto, ma di vino economico. Settimio conservava le monete nelle giare di vino. Le stesse che ho visto consegnare agli uomini di Venuzio ieri.
 Il tribuno annus di nuovo la moneta, poi l'abbass e fiss Settimio.  vero?
 Ma certo che no! Avr quell'odore per altri motivi. Sta mentendo.
 Macrone diresse un colpo improvviso e violento all'addome di Settimio, facendolo piegare in due. Non osare accusare il prefetto di mentire, stronzo traditore.
 Settimio croll mani e ginocchia a terra, col fiato spezzato. Gli altri lo guardarono in silenzio per un attimo, poi Catone riprese: Avrei dovuto capirlo molto prima. Nel momento della fuga di Carataco. Qualcuno doveva aver messo le guardie a proprio agio, in modo tale che lui, o lei, potesse avvicinarsi abbastanza da ucciderle in fretta. Questione di un attimo per chi sa usare un coltello. Puoi essere stato tu o Poppea. Con ogni probabilit lei avr chiesto di dare un altro sguardo al prigioniero, con te al suo fianco, e avr offerto loro un assaggio del tuo vino. Non appena vi siete avvicinati abbastanza, avete sfoderato i coltelli. In due sar stata questione di un attimo. Una volta fatto uscire Carataco dal recinto, hai pensato di portarlo fuori dall'accampamento con il tuo carro. Ovviamente, hai dovuto fingere di essere stato colpito e di aver perso conoscenza e di essere stato derubato del carro perch Carataco potesse fuggire. Da qui il colpo in testa e, prima ancora, la tua intenzionale perdita della borsa nella mia tenda, per avere un valido motivo per trovarti da quelle parti al momento della fuga di Carataco e poter inventare la storia di essere stato colpito e derubato del carro.
 Ma io sono stato malmenato davvero.
 S, perch dovevi essere convincente, ma il colpo  stato abbastanza leggero.  quello che ha constatato il chirurgo in infermeria. Catone consider quanto detto e scosse la testa. Non ho pi alcun dubbio, Settimio. Tu lavoravi per Pallante gi prima di lasciare Roma. Hai ucciso due degli uomini di Macrone, hai aiutato Carataco a fuggire e hai fornito l'argento che ha destabilizzato il regno dei Briganti. La domanda ora : cosa ne facciamo di te?
 Cosa ne facciamo di lui?, fece eco Macrone.
 Catone si schiar la gola e rispose con voce piatta: Deve sparire. Proprio come le sue vittime a Roma. Dir a Narciso che  rimasto ucciso nello scontro con Venuzio. Non ci guadagniamo niente a dirgli la verit su suo figlio.
 Perch non dirglielo? Ha il diritto di sapere che razza di creatura ha generato.
 Catone scosse la testa. Narciso non ha futuro.  condannato. Non vedo il motivo di aggiungere un carico a quello che sta gi sopportando per mano del nemico.
 Davvero?. Macrone tir su con il naso. Allora sei un uomo migliore di me.
 No. Non la penso cos, amico. E poi anche se Narciso non  pi cos influente,  ancora abbastanza potente da darci la caccia e vendicare suo figlio.
 E allora?, interruppe Lebausco, che diede un calcio a Settimio tanto da farlo cadere completamente a terra. Che ne facciamo di questo pezzo di merda?.
 Catone rispose senza esitazione. Morir. E morir adesso. Macrone, fallo alzare in piedi.
 Terrorizzato, Settimio strabuzz gli occhi e prov a trascinarsi carponi verso l'uscita della tenda. Ma Macrone gli fu addosso in un attimo e lo tir su di peso per poi bloccargli le braccia dietro la schiena.
 Lebausco, disse Catone con un gesto. Uccidilo.
 Con piacere, grugn il centurione. Snud la spada e si avvicin alla spia che mugolava. Piegandosi in avanti sbott: Questo  per i ragazzi che sono morti oggi.
 Aspetta!, annasp Settimio, disperato. Non puoi....
 Lebausco tenne la spada bassa e la punt dritta. Poi, attraverso la tunica, la spinse decisa nell'addome e in su verso la cassa toracica. Settimio butt indietro la testa contro la spalla di Macrone e la bocca si spalanc in una smorfia di dolore. Lebausco digrign i denti mentre ritirava la spada e affondava di nuovo, colpendo gli organi vitali per sicurezza. Otone assistette orripilato all'esecuzione.
 No.... Settimio rantol, come se le sue proteste potessero salvarlo. No.
 Lebausco estrasse la spada e si allontan dalla vittima. La parte anteriore della tunica di Settimio era gi inzuppata di sangue e, quando Macrone allent la stretta, l'uomo cadde a terra rotolando su un fianco, senza riuscire a respirare. Aveva i polmoni pieni di sangue che fiottava dalla bocca mentre era in preda agli spasmi, poi rimase immobile. Lebausco si chin e us la sua tunica per ripulire la lama.
 E adesso?, chiese Macrone. Ce ne liberiamo?.
 Catone scosse la testa. No, lasciamolo qui. Penso che il tribuno abbia bisogno di un promemoria dei pericoli che si corrono a complottare contro l'imperatore. Stavolta  stato Settimio. La prossima volta potrebbe toccare a sua moglie o a qualcun altro a lei vicino... Andiamo.
 Catone stava per girarsi e andarsene quando tutti sentirono echeggiare un altol a breve distanza, dopodich apparve una figura all'ingresso della tenda.
 Tribuno Otone?
 S. Otone cerc di ricomporsi. Sono io.
 Un messaggio dal legato Quintato, signore. Quando l'uomo entr nella tenda, Catone vide che era coperto di polvere e sporcizia dovuta dopo aver viaggiato diversi giorni da Viroconium. L'uomo si blocc quando not il cadavere e gett uno sguardo agli ufficiali. Non rilevando alcuna reazione, infil una mano nella sacchetta laterale e ne estrasse un tubo di cuoio con il sigillo del legato. Lo pass al tribuno e rimase a distanza dal tavolo.
 Otone prese il rotolo e diede uno sguardo al nuovo arrivato che cercava di ricomporsi. Hai bisogno di rinfrescarti, va' da uno dei miei attendenti e fatti dare quello che ti serve.
 S, signore. Il soldato fece il saluto e, con un'ultima occhiata al cadavere, corse fuori dalla tenda.
 Otone, con il messaggio in mano, continuava a osservare il corpo. Gli altri rimasero in silenzio fino a che, alla lunga, Catone diede un colpo di tosse. Non lo leggi, signore?
 Cosa? Oh.... Scosse la testa. No, non ancora. C' qualcosa che devo fare subito. Prima di poter riprendere il comando della colonna. Sei tu in carica, Catone. Fino a che non sar pronto a riprendere il comando... Leggilo tu. Si alz di scatto dalla sedia e gir intorno al tavolo, porgendo il tubo a Catone. Leggilo e agisci come ritieni opportuno. Se hai bisogno di qualcosa, sono con mia moglie.
 Catone annu. S, signore. Capisco. Me ne occuper io.
 Otone annu. Grazie. Sei un uomo onesto. Lo vedo.
 Scavalc con cautela il cadavere e si allontan velocemente, aprendo con forza i lembi della tenda che presero a ondeggiare per lo slancio. Catone si rivolse a Lebausco. Penso che abbiamo raggiunto lo scopo. Rimuovi il cadavere. Portalo fuori dall'accampamento e brucialo. Non lasciarne traccia, per. Come se la terra lo avesse inghiottito. Capito?
 S, signore. Lebausco fece il saluto. Ci penso io.
 Se ne and e Catone, prendendo posto sulla sedia del tribuno, ruppe il sigillo sul tubo. Srotol il papiro al suo interno e lo apr sul tavolo per leggerne il contenuto. Dopo un po' alz lo sguardo e incontr quello in attesa di Macrone.
 Ebbene?
 Il legato ci vuole in marcia di ritorno a Viroconium il prima possibile. Ci sono problemi tra gli Ordovici. I druidi li hanno aizzati di nuovo. Stanno attaccando lungo tutto il confine. Quintato ha bisogno di tutti gli uomini disponibili per respingerli.
 Macrone diede un'alzata di spalle. Niente riposo per noi, allora.
 Pare di no. Smonteremo l'accampamento domani, dopo che tutti gli uomini avranno riposato. Se lo sono guadagnato.
 E anche noi, amico. Anche noi. Macrone sorrise. Gi che ci siamo, so che c' una piccola scorta di vino che ha bisogno di essere bevuta non avendo pi un proprietario. Ti unisci a me?.
 Catone si alz in piedi. S... s, ho bisogno di una bevuta.
 Questo  lo spirito giusto. Andiamo, allora. Macrone lo guid gentilmente verso l'uscita della tenda. Fuori, l'ultima striscia di luce si allungava sull'orizzonte e le prime stelle facevano la loro comparsa nel vellutato cielo notturno. Alcuni uccelli cantavano nel buio, chiaramente udibili sul tranquillo baccano dei rumori familiari dell'accampamento. Si allontanarono a grandi passi dalla tenda di comando e Macrone ridacchi.
 E chiss, se siamo fortunati magari potremmo imbatterci in qualche moneta che ha perso lungo la strada. C' sempre un aspetto positivo.
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FINE.